Il sistema sanitario americano salva anche i canadesi… distrutto il mito dell’infallibilità della sanità pubblica

C’è una “migrazione silenziosa”, della quale nessuno parla, perché farebbe crollare il mito dell’infallibilità della sanità pubblica. Una migrazione che vede coinvolti i “migranti sanitari” canadesi, costretti a scappare da infinite liste d’attesa, per farsi curare da “quei cattivoni” della sanità privata americana.

Ebbene sì, ogni anno migliaia di canadesi passano il confine per farsi un giro negli ospedali americani, quelli che secondo la narrazione comune sono il “male del mondo” in quanto privati.

Nel 2016, secondo il Fraser institute, 63 mila canadesi sono andati a curarsi all’estero. Il sistema “single payer” canadese (che è uguale all’ NHS inglese) non è di certo tra i migliori: infatti occupa le posizioni più basse nel Commonwalth Fund’s in diverse metriche.

Il trend infatti è in forte crescita dal 2014, con 52 mila espatri (circa), le assicurazioni canadesi offrono generalmente solo servizi aggiuntivi, mentre quelli “base” (primary coverage) sono illegali in Canada e lo diventeranno anche negli USA, specie nel caso in cui dovesse passare la proposta – socialista – del “Medicare for All”.

Attualmente la situazione negli Stati Uniti è inversa. Medicare copre i buchi lasciati dal sistema privato che, oltre ad essere efficiente, garantisce tempi rapidi ai pazienti bisognosi di cure.

La battaglia politica conservatrice americana deve essere quella di migliorare e difendere il sistema attuale, puntando maggiormente sulla concorrenza tra compagnie assicurative ed eliminando definitivamente l’Obamacare, che ha tartssato maggiormente questo tipo di società e anche le case produttrici di farmaci.

Già nel 2007 Michael Moore aveva girato “Sicko” un film nel quale alla fine incitava a far pressione sui politici per fare riforme di stampo socialista in ambito sanitario. La realtà ovviamente è totalmente diversa da quanto descritto da Moore.

Consideriamo ad esempio l’Ontario, la regione più popolosa del Canada, che ha solo tre ospedali che utilizzano le cellule staminali per combattere gravi malattie del sangue ed il cancro. In caso di pazienti in “fin di vita”, vengono tutti spediti negli Stati Uniti: principalmente a Buffalo (New York), Cleveland (Ohio) e Detroit (Michigan).

Sharon Shablaw purtroppo è una di quelle pazienti che non ce l’ha fatta. Dopo essere stata diagnosticata con un cancro al sangue, doveva essere curata in uno di questi tre centri dell’Ontario, ma il tempo d’attesa minimo era di 8 mesi. Quattro mesi dopo la diagnosi decise di farsi curare negli USA, a Buffalo, ma non ce l’ha fatta ed è morta durante il tragitto.

In media, i canadesi aspettano 9.8 settimane per ricevere le cure necessarie dopo una visita specialistica, ben 3 settimane in più rispetto a ciò che viene considerato clinicamente accettabile, come indicato nel report “Leaving Canda for Medical Care“.

Nonostante l’orgoglio canadese in quest’ambito, che impedisce loro di ammettere che gli Stati Uniti hanno un miglior sistema sanitario, sono riusciti però ad ammettere che i sistemi ibridi europei (come ad esempio quello della Regione Lombardia) riescono a garantire cure in tempi più rapidi e con costi contenuti.

La “fuga dal socialismo sanitario” canadese non verrà mai raccontata dai mainstream media, che devono propagandare la narrazione degli USA come paese “capitalista” e “cattivo” che non cura i propri cittadini, quando in realtà cura anche quelli canadesi.

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