#PrimarieDaIncubo DEM. Come prosegue la ricerca dell’Asino? Le Primarie di Febbraio [Riassunto]

Elezioni USA, sono iniziate le primarie dei Democratici. Ecco un recap delle Primarie del mese di Febbraio in Iowa, New Hampshire, Nevada, South Carolina.

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Principali candidati alla Presidenza per i Democratici

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Conteggio dei delegati Democratici

CANdidatidelegati
Bernie Sanders60
Joe Biden54
Pete Buttigieg (rit.)26
Elizabeth Warren8
Amy Klobuchar (rit.)7
Michael Bloomberg0
Tom Steyer (rit.)0
Tulsi Gabbard0
Totale155
1.991 delegati necessari per vincere la nomination

Candidati Democratici che si erano già ritirati

  • Bill de Blasio, il sindaco di New York, si è ritirato il 20 settembre 2019.
  • Cory Booker, senatore degli Stati Uniti per il New Jersey, si è ritirato il 13 gennaio 2020.
  • Steve Bullock, governatore del Montana, si è ritirato il 2 dicembre 2019.
  • Julián Castro, ex segretario statunitense per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano, si è ritirato il 2 gennaio 2020.
  • Kirsten Gillibrand, senatrice degli Stati Uniti per New York, si è ritirata il 28 agosto 2019.
  • Mike Gravel, ex senatore degli Stati Uniti per l’Alaska, si è ritirato il 6 agosto 2019.
  • Kamala Harris, senatrice degli Stati Uniti per la California, si è ritirata il 3 dicembre 2019.
  • John Hickenlooper, ex governatore del Colorado, si è ritirato il 19 agosto 2019.
  • Jay Inslee, governatore di Washington, si è ritirato il 21 agosto 2019.
  • Wayne Messam, il sindaco di Miramar, in Florida, si è ritirato il 20 novembre 2019.
  • Seth Moulton, rappresentante degli Stati Uniti per il Massachusetts, si è ritirato il 23 agosto 2019.
  • Richard Ojeda, senatore nello Stato della Virginia Occidentale, si è ritirato il 25 gennaio 2019.
  • Beto O’Rourke, rappresentante degli Stati Uniti per il Texas, si è ritirato il 1 novembre 2019.
  • Joe Sestak, ex rappresentante degli Stati Uniti per la Pennsylvania, si è ritirato il 1° dicembre 2019.
  • Eric Swalwell, rappresentante degli Stati Uniti per la California, si è ritirato l’8 luglio 2019.
  • Tim Ryan, rappresentante degli Stati Uniti per l’Ohio, si è ritirato il 24 ottobre 2019.
  • Marianne Williamson, autrice e consulente spirituale, si è ritirata il 10 gennaio 2020.

Candidati Democratici che si sono ritirati durante le primarie

  • Andrew Yang, imprenditore, si è ritirato l’11 febbraio 2020.
  • Michael Bennet, senatore degli Stati Uniti per il Colorado, ha concluso la sua campagna l’11 febbraio 2020.
  • Deval Patrick, ex governatore del Massachusetts, si è ritirato il 12 febbraio 2020.
  • Tom Steyer, imprenditore, si è ritirato il 29 febbraio 2020.
  • Pete Buttigieg, ex Sindaco di South Bend, si è ritirato il 1 marzo 2020.
  • Amy Klobuchar, Senatrice del Minnesota, si è ritirata il 2 marzo 2020.

Introduzione

Il percorso delle primarie è partito come da consuetudine di “caucuses” dell’Iowa il 3 febbraio. Sono seguite le primarie in New Hampshire (l’11 febbraio), poi seguite dai caucuses del Nevada (il 22 febbraio) per poi terminare il ciclo delle primarie di febbraio in South Carolina (il 29 febbraio).

Il Partito Democratico sceglierà il suo candidato alla Presidenza del 2020 nella Convention di Milwaukee, nel Wisconsin, che si terrà dal 13 al 16 luglio del 2020.

Nella notte fra lunedì e martedì 4 febbraio inizierà dall’Iowa il lungo viaggio delle primarie democratiche, che durerà cinque mesi per un totale di 57 tra primarie e caucus, che dovrà portare a scegliere l’Asino che il prossimo novembre verrà battuto da Donald Trump. Nove i candidati ancora in lizza, cinque quelli che sembrano avere qualche possibilità di diventare effettivamente lo sfidante del presidente in carica.

La scorsa estate erano partiti in tantissimi, oltre 25, ma strada facendo si sono già ritirati candidati che, come l’afroamericana Kamala Harris o il giovane progressista texano Beto O’Rourke, per alcuni commentatori – poco avveduti – potevano rappresentare “l’asso nella manica” da giocare contro il ticket Trump-Pence alle elezioni di novembre.

Secondo gli ultimi sondaggi, in cinque hanno più possibilità di vincere, e, per il partito liberal, open minded e politically correct per eccellenza, che guarda alle minoranze e pretende di rappresentarle e difenderle dall’Orange Man… sono immancabilmente in maggioranza uomini, ultra-settantenni e… bianchi. Con l’eccezione dell’unica donna tra i “favoriti”, la sedicente “pellerossa” senatrice del Massachusetts Pocahontas Warren, e l’unico millennial, gay dichiarato, il 38enne Alfred E. Neuman… sorry, Pete Buttigieg.

Sempre parlando dei sedicenti paladini delle minoranze, come si diceva, uomini, ultra-settantenni e… bianchi – dopo ovviamente l’ex-vice presidente Sleepy Joe Biden ed il senatore Crazy Bernie Sanders, che al momento sono entrambi in testa ai sondaggi in Iowa – troviamo all’ultimo anche il miliardario Mini Mike Bloomberg, che ha però scelto di rimandare tutto al Super Tuesday.

Il sistema delle primarie prevede che si voti perlopiù uno stato per volta; dagli anni Settanta sia le primarie Democratiche come quelle Repubblicane iniziano dallo Iowa, un piccolo stato da circa 3 milioni di abitanti nel Nord-Est del paese.

Diversi analisti ed esperti di campagne elettorali sono convinti che i primi Stati in cui si vota, e l’Iowa in particolare, siano spesso decisivi per far decollare (oppure sbriciolare) una candidatura. Proprio qui, nel 2008, Obama riuscì a battere Hillary Clinton alle primarie Democratiche di quell’anno, nonostante partisse sfavorito; mentre, alle primarie Repubblicane del 2016, si capì che Trump poteva farcela già quando stravinse in New Hampshire, dove si vota una settimana dopo l’Iowa (lì era arrivato secondo, ma di poco). Il vincitore delle prime elezioni primarie, insomma, potrebbe ricevere una ulteriore spinta e guadagnare un vantaggio sugli avversari in vista delle date successive.

Iowa Caucuses, 3 febbraio (41 delegati)

  • HIGHLIGHTS
  • L’Iowa ha tenuto le sue primarie (per entrambi i partiti) il 3 febbraio 2020.
  • All’Iowa sono stati assegnati 49 delegati democratici, 41 delegati eletti direttamente e 8 “superdelegati”. I delegati vengono assegnati proporzionalmente.
  • Il caucus democratico è chiuso, il che significa che solo gli elettori registrati come “Democratici” possono votare.
  • Poiché l’Iowa tiene un caucus in luogo ad un elezione primaria, i candidati non sono tenuti a rispettare una scadenza per il deposito della candidatura.
  • Vincitore: Bernie Sanders nel voto popolare, Pete Buttigieg per numero di delegati

Che cosa sono i “caucus”?

Nello Iowa non si vota con il tradizionale meccanismo a cui siamo abituati, con la scheda elettorale in cui si indica una preferenza per un certo candidato – ma col sistema dei “caucus“.

In estrema sintesi, in ogni seggio gli elettori che intendono partecipare vengono radunati in una grossa stanza e si dividono a seconda del candidato che intendono sostenere. I gruppi dei candidati che ottengono meno del 15% del totale dei presenti vengono sciolti, e quegli elettori possono decidere se lasciare la stanza oppure aggregarsi ad un altro gruppo.

Ogni caucus ha le sue regole e, differentemente dalle primarie, qui l’organizzazione è in mano ai partiti, e, sopratutto, le modalità per l’accesso al voto non sono omogenee per tutti gli Stati Uniti. Quello che invece è comune a tutti è che ogni elettore può dare una sola preferenza.

Procedura

I caucus dello Iowa sono caucus chiusi, in cui solo i membri registrati del Partito Democratico possono votare. All’Iowa sono stati assegnati 49 delegati alla Convention Nazionale, di cui 41 delegati vengono eletti sulla base dei risultati dei caucus, mentre i restanti 8 sono i c.d. “Superdelegati”.

I voti vengono espressi “in piedi”, cioè fisicamente: l’ettore si reca in una zona del sito del caucus corrispondente al candidato preferito.

Si sono svolti ben 1.678 caucus in tutte le contee dello Iowa e 87 “caucus satellite” in tutto il Mondo (organizzati come siti di voto “alternativi” per gli elettori Democratici registrati che non erano in grado di votare localmente nel proprio caucus) per eleggere i 11.402 delegati delle Conventions di Contea”, che si recheranno successivamente alla Convention della propria Contea il 21 marzo, per scegliere 2.107 “delegati distrettuali” e “statali” che si impegnano a sostenere i candidati presidenziali in base al risultato ottenuto nello “State Delegate Equivalent” (SDE) dei caucuses.

Questi “delegati distrettuali” e “statali” andranno successivamente alleConventions distrettuali” il 25 aprile (selezionando i nomi dei 27 delegati della Convention Nazionale assegnati ai distretti congressuali) e alla Convention Statale” il 13 giugno (dove selezioneranno i nomi dei restanti 14 delegati: 9 leader del partito e 5 e funzionari eletti). In totale, 41 delegati da inviare alla Convenzione Nazionale Democratica del 2020, con il loro impegno di votare in proporzione al numero totale di SDE i candidati alla presidenza che sono riusciti a qualificarsi vincendo almeno una quota del 15% degli SDE in tutto lo Stato o almeno in un singolo distretto elettorale.

Se un candidato alla presidenza che ha ottenuto un certo numero di delegati in seguito decide di ritirarsi prima della Convention Statale del 13 giugno, i suoi delegati verranno divisi in modo proporzionale tra gli altri candidati presidenziali rimasti.

I Superdelegati (8 per l’Iowa)

Ai 41 delegati votati dai caucus che l’Iowa invia alla Convention Nazionale si aggiungeranno 8 “delegati PLEO” non vincolati e preselezionati (i c.d. Superdelegati): 5 membri del Comitato Nazionale Democratico e i 3 membri del Congresso (che, in questo caso, sono i Rappresentanti Democratici alla Camera per lo Stato dell’Iowa). Essi sono selezionati automaticamente, ed indipendentemente dai risultati del caucus, come delegati “non vincolati”.

Campagna elettorale

Al caucus dell’Iowa viene tradizionalmente data grande importanza in quanto è la prima consultazione di ogni corsa presidenziale, e funge così da “termometro” delle intenzioni dell’elettorato.

Ci sono Cinque front runners: Crazy Bernie che piace ai giovani e ai millennals. La senatrice Pocahontas Warren, la candidata delle donne (democratiche). L’ex vice presidente Sleepy Joe, che dovrebbe raccogliere le preferenze dei moderati e degli anziani. La senatrice del Minnesota, Amy Klobuchar, che vorrebbe unire tutte le anime del Partito Democratico. E poi ci sono i voti “trasversali” del giovane sindaco di South Bend, Newman-Buttigieg.

Le modalità di voto nello Iowa premiano una categoria molto precisa di elettori: quelli molto motivati ad andare a votare – anche perché a gennaio le temperature in certe zone rurali possono scendere per diversi gradi sotto lo zero – e sufficientemente entusiasti da convincere gli elettori dei candidati che non hanno raggiunto il 15 per cento dei consensi. È un profilo che nelle ultime settimane si adattava soprattutto agli elettori di Crazy Bernie: il suo aumento di consensi è sembrato legato soprattutto al ritiro di Kamala Harris ed al calo di consensi per Pocahontas Warren. Galvanizzato dall’aumento dei consensi, il comitato di Sanders aveva puntato moltissimo sul compattare il proprio elettorato insistendo molto, anche negli ultimi giorni, sul fatto che Crazy Bernie fosse un candidato “radicale” e decisamente inviso all’establishment del partito.

Le medie dei sondaggi pubblicati mostravano Crazy Bernie e l’ex vicepresidente Sleepy Joe in vetta alla classifica, seguiti dalla senatrice Pocahontas Warren e l’ex sindaco Neuman-Buttigieg, dati molto vicini. Tuttavia gli osservatori, sopratutto quelli esperti di politica dello Iowa, non si sentivano abbastanza fiduciosi delle loro previsioni. A parte la diffusa convinzione che Sanders si sarebbe classificato al primo posto o, nella peggiore (per lui) delle ipotesi, al secondo, gli altri tre candidati di spicco potevano piazzarsi ovunque dal primo al quarto posto, senza tuttavia determinare quello shock che li avrebbe convinti ad abbandonare la corsa (per allora).

Vincere nell’Iowa è dunque importante perché si tratta del primo stato in cui si vota per le primarie. Una finestra mediatica che può rivelarsi decisiva per il restante corso della campagna elettorale e per la raccolta dei finanziamenti.

Il “disastro” dei caucus dell’Iowa: ritardo nei risultati. In testa Sanders e Buttigieg; la disfatta Biden. Trump sui ritardi: “Disastro totale”

L’inizio delle primarie del Partito Democratico verrà probabilmente ricordato, più che per il nome del candidato vincitore, per il clamoroso ritardo nella diffusione dei risultati delle votazioni, per colpa del sistema di registrazione dei risultati affidati ad una app, sviluppata da Shadow Inc. che sarebbe andata in tilt. Il partito ha negato il flop, escluso hackeraggi e intrusioni, e ha parlato invece di “incongruenze trovate in tre serie di dati”.

I risultati hanno tardato ad arrivare poiché i voti venivano contati “a mano”. La responsabile locale del partito democratico si è giustificata parlando di «integrità dei risultati» e di «controlli sulla qualità» dei voti, necessari prima di renderli pubblici.

Il ritardo ha sollevato caos, confusione e critiche nel campo dei Candidati Democratici, che sono stati tenuti per ore all’oscuro di quanto avveniva. Alle 23.00 ora locale (le 5 del mattino di martedì in Italia) solo il 25% dei voti era stato conteggiato, rendendo così impossibile dare i primi risultati. Nel 2016, alla stessa ora, erano già stati forniti i dati preliminari dai principali mass media e l’80% dei distretti era stato conteggiato.)

Ben prima dell’uscita dei dati ufficiali, il primo a diffondere i “suoi” risultati è stato il Senatore  Crazy Bernie, che ha subito cantato “vittoria”. Sempre i dati “non-ufficiali” segnalavano in testa il senatore del Vermont con il 29,66%, seguito da Neuman-Buttigieg con il 24,59% e Pocahontas Warren con il 21,24%. Sleepy Joe, il grande favorito nei mesi precedenti delle primarie, sarebbe arrivato “solo” quarto con il 12,37%, ed Amy Klobuchar, la Senatrice del Minnesota, quinta con l’11,00%.

La campagna elettorale di Crazy Bernie ha giustificato così la decisione di diffondere dati parziali interni:

Riconosciamo che questo non rimpiazza i dati completi del Partito Democratico dell’Iowa, ma crediamo fermamente che i nostri supporter abbiano lavorato troppo a lungo per vedere ritardati i risultati del loro lavoro.

Sono dunque fioccate le polemiche per la pessima organizzazione, oltre che i commenti ironici dal fronte opposto: 

Crisi di nervi nel Partito Democratico. Non riescono a gestire i caucus e vogliono governare. No grazie.

ha commentato subito su Twitter Brad Parscale, il manager della campagna di Donald Trump.

Sul caos è intervenuto su Twitter anche il Presidente Donald Trump

I caucus democratici sono un disastro totale. Nulla funziona, proprio come loro gestiscono il Paese. Ricordate il sito web Obamacare da 5 miliardi di dollari, che sarebbe dovuto costare il 2% di quella cifra?

Nel mondo conservatore si sarebbe tra l’altro quasi subito diffusa la voce secondo cui i risultati fossero stati bloccati per nascondere la débacle di Sleepy Joe ed avere il tempo di manipolare i dati. Un’interpretazione subito respinta dai Democratici.

L’unica persona che può rivendicare una vera grande vittoria in Iowa è Trump.

I candidati democratici, frustrati dall’attesa di ore, hanno comunque tenuto i loro discorsi, anche in mancanza dei risultati finali. Newman-Buttigieg ha dichiarato una “sorta di vittoria” davanti ai suoi sostenitori in festa, autoproclamandosi vincitore, pur in assenza di dati ufficiali.

Che notte. Stanotte l’improbabile è diventato una realtà innegabile… Iowa, tu hai scioccato la nazione!

Crazy Bernie si è invece limitato a dire di avere delle “buone percezioni” sul risultato finale. Pocahontas Warren ha parlato “dei grandi problemi che necessitano di grandi soluzioni”, mentre un evidente fastidio per il ritardo nella diffusione dei risultati è emerso dal discorso di Sleepy Joe. “Dateceli in fretta”, ha detto l’ex vicepresidente.

I Democratici chiedono il riconteggio

Dopo un ritardo di tre giorni per il conteggio di tutti i voti, il Partito Democratico dello Iowa inizialmente ha riferito che Newman-Buttigieg aveva vinto di poco il conteggio nello “State Delegate Equivalent” (SDE), mentre Crazy Bernie aveva vinto il “voto popolare” sia sul primo che sull’ultimo “allineamento” dei caucus (cioè, i sostenitori dei candidati che alla prima votazione non hanno superato la soglia del 15%, rivolgono il loro sostegno a quelli ancora in lizza). Il conteggio per SDE viene utilizzato per determinare la distribuzione, ai vari candidati, dei delegati che l’Iowa invia alla Convenzione Nazionale Democratica.

A causa di potenziali errori nel totale dei voti riportati e nell’assegnazione fatta tramite “State Delegate Equivalent” (SDE), che sono stati calcolati in base ai voti riportati ma ancora non sicuri, e anche a causa del Comitato Nazionale Democratico (DNC) che ha suggerito la necessità di una nuova revisione dei risultati, alcune delle più importanti organizzazioni giornalistiche si sono rifiutate di dichiarare un vincitore fino a quando non ci sarebbe stato il riconteggio. Lo scrutinio del voto è stato segnato da incongruenze ed errori, ha denunciato il New York Times dopo aver condotto un’analisi indipendente. Ma non ci sarebbero elementi però per dire che si tratti di errori intenzionali.

Anche il Presidente del Comitato Nazionale Democratico (DNC) Tom Perez ha chiesto di iniziare nuovamente la conta per garantire i risultati.

Quando è troppo è troppo! Il riconteggio deve avvenire immediatamente. Alla luce dei problemi emersi nell’attuazione del processo di selezione dei delegati e per fare in modo che l’opinione pubblica abbia fiducia nei risultati. Chiedo al Partito Democratico dell’Iowa di avviare immediatamente un riconteggio.

Le primarie in Iowa al 97% dei voti conteggiati vedono un testa-a-testa tra Newman-Buttigieg e Crazy Bernie. Quello 0,1% che separava i risultati dei due candidati democratici ha contribuito a complicare ulteriormente la situazione.

Il risultato ufficiale ed il conteggio dei delegati da mandare alla Convention Nazionale sono stati ulteriormente rimandati a sei giorni dopo le elezioni, a causa della necessità di una “correzione” di alcuni risultati erroneamente riportati da 55 caucus (il 3,1%). Sia Newman-Buttigieg chee Crazy Bernie hanno quindi richiesto una riconteggio parziale, pari all’8,1% del risultato ufficiale.

Ci è voluta quasi una settimana per avere i dati “ufficiali” sui caucus dell’Iowa, ma dopo gli evidenti errori nel conteggio dei verbali di scrutinio le principali agenzie di stampa americane non riescono ancora a dichiarare un vincitore. L’unica certezza è il crollo di Sleepy Joe, che finisce quarto e rischia di compromettere la sua corsa verso la nomination.

La partecipazione ai caucus del 2020 (176.569 voti di allineamento iniziali nel conteggio ufficiale) è stata leggermente superiore rispetto alle 171.517 persone che hanno partecipato ai caucus del 2016.

Crazy Bernie ha vinto il “voto popolare” sia sull’allineamento iniziale che su quello finale. L’ex vicepresidente Sleepy Joe ha avuto una prestazione particolarmente deludente e l’ha definita un “pugno allo stomaco” dopo aver ottenuto un numero significativamente inferiore di voti rispetto ai suoi sfidanti. A seguito di questi caucus, Newman-Buttigieg è diventato il primo candidato apertamente LGBT a poter concretamente ambire alla nomination presidenziale di uno dei due grandi partiti americani.

Come riporta il portale YouTrend, il vantaggio del Senatore del Vermont è dovuto alla buona performance nei “satellite caucus” che ha in parte compensato il vantaggio accumulato da Newman-Buttigieg nelle zone rurali, dove il rapporto delegati/votanti è maggiore. I satellite caucus sono seggi dove possono votare le comunità di immigrati e di studenti fuorisede in Iowa, nonché gli Iowans che vivono nel resto degli Stati Uniti e all’estero. In questi seggi, Sanders ha spopolato, recuperando gran parte del distacco accumulato con Newman-Buttigieg.

Ma il conteggio dei voti nei satellite caucus ha aggiunto ulteriori elementi di incertezza, rendendo ancor più imprevedibile l’esito dei caucus. I delegati equivalenti assegnati tramite i satellite caucus, secondo alcune analisi, non corrisponderebbero al conteggio corretto previsto dal regolamento del Partito Democratico. Insomma, anche se i risultati finali sono arrivati, l’epopea dell’Iowa è ancora ben lontana dalla sua fine (!)

Il Presidente del Partito Democratico dell’Iowa, Troy Price, ha rassegnato le dimissioni il 12 febbraio, per il caos che ha circondato i caucuses dell’Iowa.

Il 19 febbraio è stato richiesto un nuovo conteggio, stavolta per 63 caucus (3,6% di tutti i risultati). Due giorni dopo, il Partito Democratico dell’Iowa ha annunciato di aver accettato le richieste di conteggio per 23 caucus (pari all’1,3% di tutti i risultati), che dovrebbe avvenire dal 25 al 27 febbraio.

RISULTATI DEI CAUCUS DEMOCRATICI DELL’IOWA (2020)

I Risultati Sono Ancora Parziali! [ELEZIONE CONTESTATA]

  • N.B. Gli State delegate equivalents (SDE) sono calcolati a livello di distretto e non riflettono la percentuale del voto popolare complessivo.
  • N.B. I voti riportati nella tabella comprendono quelli espressi nel “Secondo allineamento” o “Voto finale”, cioè quello che segue quando in un caucus, i candidati che non hanno superato il 15% nel “primo allineamento” vengono esclusi e non ottengono delegati.
CANdidativoti (2nd)SDEdelegati
Pete Buttigieg43.27326.1714
Bernie Sanders45.83126.1312
Elisabeth Warren34.93218.08
Joe Biden23.63115.86
Amy Klobuchar21.12012.31 (*)
Andrew Yang1.7591.00
Tom Steyer4130.30
Micheal Bloomberg200.00
Tulsi Gabbard160.00
Michael Bennet40.00
Deval Patrick00.00
Uncommitted1.4510.80
Others / Write in2050.10
Totale172.655100%41

(*) Tutti i candidati presidenziali che ottengono meno del 15% nello State Delegate Equivalents in tutto lo Stato e nei distretti del Congresso CD1, CD2, CD3, CD4 spettanti all’Iowa, non ottengono delegati da mandare alla Convention Nazionale. Tuttavia la Klobuchar ha preso oltre il 15% nel CD4, dove ha vinto così, in proporzione, 1 delegato, nonostante abbia preso il 12,3% nello SDE in tutto lo Stato.

A seguito delle primarie dell’Iowa, alcuni candidati Democratici hanno deciso di ritirarsi:

  • Andrew Yang, imprenditore, si è ritirato l’11 febbraio 2020.
  • Michael Bennet, senatore degli Stati Uniti per il Colorado, si è ritirato l’11 febbraio 2020.
  • Deval Patrick, ex governatore del Massachusetts, si è ritirato il 12 febbraio 2020.

Primarie del New Hampshire, 11 febbraio (24 delegati)

Crazy Bernie si aggiudica il primo posto nelle primarie del New Hampshire
  • HIGHLIGHTS
  • Il New Hampshire ha tenuto le sue primarie (per entrambi i partiti) l’11 febbraio 2020.
  • Al New Hampshire sono stati assegnati 24 delegati democratici. I delegati vengono assegnati proporzionalmente.
  • Il Primarie democratiche sono semi-chiuse, il che significa che solo gli elettori registrati come “Democratici” o “Indipendenti” possono votare.
  • Vincitore: Bernie Sanders

Procedura

Le leggi per l’accesso alle elezioni nello Stato del New Hampshire sono sempre state tradizionalmente “indulgenti”: infatti ai potenziali candidati alla presidenza viene chiesto di pagare una tassa di soli $ 1.000 per poter partecipare alle primarie.

Nelle primarie semi-chiuse i candidati devono raggiungere una soglia del 15% a livello di distretto elettorale oppure di Stato per poter accedere alla distribuzione dei delegati. I 24 delegati del New Hampshire alla Convention Nazionale democratica del 2020 sono tutti assegnati in modo proporzionale sulla base dei risultati dell’elezione primaria e così ripartiti: dei 24 delegati, 8 spettano a ciascuno dei due distretti congressuali dello Stato (per un totale di 16); atri 3 delegati sono assegnati ai leader del partito e ai funzionari eletti (questi sono i c.d. “delegati PLEO”); infine, gli altri 5 delegati sono assegnati per rappresentare il “voto popolare” nell’intero Stato.

La riunione della delegazione che andrà alla Convenzione Nazionale si terrà successivamente a Concord il 25 aprile, per votare ed eleggere chi saranno i 3 “delegati PLEO” e i 5 che rappresenteranno il “voto popolare” nell’intero Stato. (tutti si impegnano a sostenere i rispettivi candidati alla presidenza sulla base del voto dell’11 febbraio).

I Superdelegati (9 per il New Hampshire)

Ai 24 delegati che il New Hampshire invierà alla Convenzione Nazionale in base ai risultati delle primarie l’11 febbraio, si affiancheranno altri 9 delegati predeterminati (noti anche come “superdelegati”): 5 membri del Democratic National Committee (DNC) e 4 membri del Congresso (i 2 senatori e i 2 rappresentanti dello Stato del New Hampshire).

In New Hampshire vince Bernie Sanders (anche se di poco)

Le primarie democratiche in New Hampshire sono state vinte da Crazy Bernie, con circa il 26% dei voti, che festeggia pensando già al suo sfidante…

Per Donald Trump questo è l’inizio della fine.

Al secondo posto Newman-Buttigieg e in terza posizione, a sorpresa, la senatrice Amy Klobuchar, mentre la collega Pocahontas Warren è quarta. L’ex Vicepresidente Sleepy Joe solo quinto, a poco più dell’8,6%. Contrariamente al disastro della conta dei voti in Iowa, si può dire che qui la macchina elettorale democratica ha retto.

Abbiamo appena vinto le primarie del New Hampshire. Quello che abbiamo fatto insieme qui non è nulla di meno dell’inizio di una rivoluzione politica. Grazie a questa vittoria vinceremo anche le prossime.

ha annunciato Crazy Bernie davanti ad una folla di fan esultanti. Confermando i pronostici della vigilia, il senatore socialista del Vermont si aggiudica la vittoria al primo posto, ma riesce a staccare di meno di due punti l’ex sindaco di South Bend, Newman-Buttigieg, arrivato secondo anche in Iowa ma con un delegato in più. Entrambi escono dalle urne rafforzati come i frontrunner della corsa e come gli alfieri delle due anime più grosse del Partito Democratico: Crazy Bernie quella più “radicale” e Newman-Buttigieg quella “liberal” più tradizionale.

Ma quella di Crazy Bernie appare come una “vittoria sgonfia”: vivendo nel vicino Vermont, Il Senatore socialista aveva il vantaggio di giocare “quasi in casa” in questo piccolo Stato del New England. Nel 2016 aveva trionfato col 60,40%, superando di 22 punti l’unica rivale, Hillary Clinton. Al netto della presenza di altri candidati (cha hanno disperso il voto) nonché della sovrapposizione con la Senatrice Pocahontas-Warren, che gli va a coprire e a contendere una buona fetta dell’elettorato, ciò non basta a giustificare l’impressionante flessione di consenso di Crazy Bernie. Neppure sommando i voti di Crazy Bernie con quelli di Pocahontas Warren si arriva a quel 60,40% del 2016. Facile dunque arrivare a due deduzioni: la prima, che Crazy Bernie funzionasse molto bene come candidato “anti-Hillary” ma che lì si esaurisse; secondo, che l’anima più “radical” e di sinistra è in realtà elettoralmente meno forte e pesa molto meno all’interno delle dinamiche del Partito di quel che le elezioni di Midterm del 2018 avevano suggerito (con l’ingresso alla Camera di personalità dichiaratamente socialiste, come Ocasio-Cortez e le sue amiche della “Squad”).

La “sorpresa” Amy Klobuchar, la debacle della Warren e lo sconfitto Biden

La sorpresa di queste primarie è stata sicuramente la Senatrice “centrista” del Minnesota, Amy Klobuchar, che si è piazza terza, con il 20%, insidiando la leadership di Newman-Buttigieg e vincendo nettamente la sfida, tutta al femminile, con Pocahontas Warren, precipitata sotto il 10%. L’ascesa della Klobuchar, timidamente preannunciata dai sondaggi, è un vero e proprio exploit, specie se confrontata con il gracile risultato di Sleepy Joe.

Ciao America, sono Amy Klobuchar e batterò Donald Trump

Debacle per Pocahontas Warren, anche lei con il vantaggio di giocare “quasi in casa”, provenendo lei dal vicino Massachusetts. Ora dovrà decidere se continuare il duello fratricida con Crazy Bernie per la guida dell’ala “radicale”. Pare non voglia ancora gettare la spugna. Da parte sua, il Presidente Donald Trump la dà già di ritorno a casa sua per “bere una bella birra fredda col marito”.

Sleepy Joe è lo sconfitto annunciato. Il candidato “moderato” dell’establishment del Partito è andato peggio del previsto, scivolando dal quarto posto in Iowa al quinto posto in New Hampshire, con un imbarazzante 8,4%. L’ex Vicepresidente, che partiva come favorito all’inizio della corsa, aveva messo le mani avanti, preannunciando che dopo il colpo subito in Iowa ne avrebbe preso un altro in New Hampshire. La batosta era così nell’aria che ha preferito “scappare” ad urne ancora aperte in South Carolina che, col Nevada (il prossimo stato a votare) è vista come la sua ultima speranza di “risorgere”, grazie all’appoggio ed alla stima che gode tra i neri e i latinos (a parer suo).

La mia corsa non è finita, siamo solo all’inizio, la comunità afroamericana e ispanica non si è ancora espressa.

RISULTATI DELLE PRIMARIE DEMOCRATICHE DEL NEW HAMPSHIRE (2020)

CANdidativoti%delegati
Bernie Sanders76.32425.79
Pete Buttigieg72.45724.49
Amy Klobuchar58.79619.86
Elisabeth Warren27.3879.20
Joe Biden24.9218.40
Tom Steyer10.7273.60
Tulsi Gabbard9.6553.30
Andrew Yang (rit.)8.3152.80
Deval Patrick (rit.)1.2660.40
Micheal Bennet (rit.)9630.30
Others / Write in6.2292.1
Totale296.622100%24

N.B. Per candidato “Write-in” si intende, principalmente nel sistema elettorale statunitense, un candidato il cui nominativo non è presente sulla scheda elettorale o nelle liste, ma che risulta eleggibile scrivendone il nome manualmente sulla scheda.

Nevada Caucuses, 22 febbraio (36 delegati)

I candidati alla nomination presidenziale democratica nel dibattito televisivo di Las Vegas il 19 febbraio 2020
  • HIGHLIGHTS
  • Il Nevada ha tenuto le sue primarie (solo per i Democratici) il 22 febbraio 2020.
  • Al Nevada sono stati assegnati 36 delegati democratici. I delegati vengono assegnati proporzionalmente.
  • I caucus democratici sono chiusi, il che significa che solo gli elettori registrati come “Democratici” possono votare.
  • Vincitore: Bernie Sanders

Procedura

I caucus del Nevada sono caucus chiusi. Il DNC assegna al Nevada un totale di 48 delegati, di cui 36 delegati sono scelti sulla base dei risultati dei caucus e gli altri 12 sono i c.d. “Superdelegati”.

I voti dei caucus erano inizialmente previsti per essere contati sull’app Shadow che aveva però causato problemi significativi durante il conteggio dei caucus democratici dell’Iowa. Di conseguenza, in Nevada si è invece deciso di optare per l’utilizzo di Google Forms collegata contemporaneamente con 2.000 iPad per inviare i risultati. Alcuni volontari hanno lamentato però la mancanza di formazione sull’utilizzo di questi iPad, il che avrebbe potuto causare delle complicazioni.

Le elezioni anticipate per i caucus si sono svolte dal 15 al 18 febbraio. Oltre ai moduli di Google, gli elettori hanno potuto compilare un foglietto, dove dovevano classificare i candidati in base alla loro preferenza. Il voto anticipato sarebbero stati conteggiato solo se l’elettore avesse inserito almeno tre candidati e sarebbe stato trasmesso al proprio caucus di appartenenza, per essere conteggiato assieme agli altri voti il giorno delle elezioni.

I caucus si sono svolti il 22 febbraio. Nei caucus chiusi, i candidati devono raggiungere una soglia del 15% nel singolo caucus e sempre del 15% a livello di distretto congressuale o di tutto lo Stato per andare avanti e ottenere i delegati (con la possibilità per i sostenitori dei candidati che non avessero superato questa soglia, di sostenere uno dei candidati rimanenti in una seconda votazione). Dei 36 delegati inviati alla Convenzione Nazionale Democratica, 23 sono assegnati sulla base dei risultati dei caucus, in un numero compreso tra 5 e 6 assegnato a ciascuno dei quattro distretti elettorali del Nevada alla Camera. Dei restanti 13 delegati eletti, 5 saranno assegnati ai leader di partito e ai funzionari eletti (“delegati PLEO”) oltre a 8 delegati eletti per rappresentare il “voto popolare” nello Stato. I delegati vengono distribuiti proporzionalmente ai candidati presidenziali in base al numero di delegati di contea.

Le Convention di Contea” si terranno successivamente il 18 aprile, per scegliere i delegati per la Convention di Stato. Il 30 maggio 2020, la “Convention Democratica di Stato” si riunirà per votare i delegati da inviare alla Convenzione Nazionale Democratica.

I Superdelegati (12 per il Nevada)

I 36 delegati eletti che il Nevada invia alla Convention Nazionale saranno raggiunti da 12 delegati PLEO non vincolati (5 membri del Comitato Nazionale Democratico, 5 membri del Congresso – cioè i 2 senatori e i 3 rappresentanti – il Governatore ed un senior leader del partito).

Il Dibattito Democratico di Las Vegas: “Tutti contro Bloomberg”

Mini Mike Bloomberg, Pocahontas Warren e Crazy Bernie durante il confronto al Paris Theater di Las Vegas, Nevada

Il dibattito dei democratici per la Casa Bianca a Las Vegas, alla vigilia delle primarie in Nevada, si è trasformato in un attacco al miliardario ex sindaco di New York, Mini Mike Bloomberg.

Un bombardamento a tappeto, dove Mini Mike ha faticato parecchio a difendersi. Il dibattito a Las Vegas complica ancora di più la situazione nel partito, confermando il rafforzamento di Sanders e la divisione tra i moderati. Tutti sono andati subito all’attacco di Mini Mike, che per la prima volta partecipava ad un confronto televisivo, dopo essere salito al secondo posto nei sondaggi nazionali. La più dura è stata la senatrice Pocahontas Warren:

Corriamo contro un miliardario che definisce le donne grasse ‘ciccione’ e lesbiche con la faccia da cavallo. E non sto parlando di Donald Trump, ma del sindaco Bloomberg.

Gli assalti si sono concentrati su tre punti: il miliardario che vuole “comprare le elezioni”, finanziando con i suoi soldi la campagna elettorale; il “maschilista” che ha permesso la creazione di un clima ostile alle donne nella sua azienda; ed il “razzista” che ha discriminato le minoranze quando era sindaco di New York.

Sul primo punto, Mini Mike è stato criticato perché non ha ancora pubblicato la sua dichiarazione dei redditi, come a suo tempo Trump.

Io sono molto ricco, e quindi non è facile il processo per il rilascio dei dati. Non posso mica andare da Turbotax. Lo sto facendo e pubblicherò le dichiarazioni, ma ci vorrà tempo.

Messo alle strette sulla moralità di avere miliardi di dollari, si è difeso così:

Sì, è giusto, perché ho lavorato duro. Ma ora sto restituendo tutti questi soldi con la filantropia. E’ vero che i ricchi dovrebbero pagare più tasse, e io le avevo alzate a New York, ma la colpa è del sistema fiscale, che va riformato con la collaborazione del Congresso.

Mini Mike ha reagito accusando Sanders di avere un programma comunista, e rimproverando agli altri la critica del capitalismo e le idee socialiste sulla sanità:

L’argomento più efficace per favorire la rielezione di Trump è ascoltare il dibattito di stasera.

Sul maschilismo nella sua azienda, Pocahontas Warren è stata la più determinata, chiedendo a Mini Mike di rivelare quanti accordi di non-disclosure esistono con le sue dipendenti offese, e ricompensate in cambio del silenzio. Lui però ha rifiutato di scendere nei dettagli:

Sono pochi, e nessuna mi accusa di nulla, a parte forse qualche battuta che non hanno gradito.

Sleepy Joe allora gli ha chiesto di liberare le donne dal vincolo del silenzio, affinché possano raccontare le loro storie, ma Mini Mike ha frenato:

Sono intese consensuali. Se le persone coinvolte vogliono tenerle riservate, hanno il diritto di farlo.

Difficile è stato anche il capitolo del razzismo, in particolare per la politica dello “Stop and Frisk” adottata dalla polizia quando era sindaco di New York, che consisteva nel fermare e perquisire senza motivo neri ed ispanici. Mini Mike ha rivendicato di aver dimezzato il numero degli omicidi, ma si è scusato perché questa pratica era offensiva e non aveva capito le sue dimensioni.

Anche i consiglieri di Mini Mike hanno ammesso che la sua prestazione non è stata entusiasmante. Era arrugginito, e dopo aver basato la campagna su brevi discorsi e 400 milioni di dollari spesi in spot televisivi e digitali, ha faticato a rispondere in maniera efficace agli attacchi.

Il dibattito non ha aiutato i Democratici a risolvere i loro problemi, perché ha consolidato la leadership di Sanders. La prestazione deludente di Mini Mike, invece, non lo ha incoronato come “campione” dell’ala moderata dei Democratici, che resta divisa tra lui, Buttigieg, Sleepy Joe e Klobuchar. 

Sanders vince i caucus del Nevada, in testa al comando dei Democratici a livello nazionale

Crazy Bernie vince le primarie del Nevada

Crazy Bernie consolida il suo vantaggio sugli altri candidati democratici e si profila come front-runner nella sfida a Donald Trump per la Casa Bianca. In uno Stato in cui il 29% della popolazione è composta da latinos, il 10% da neri e il 9% da asiatici, Sanders è riuscito a rafforzare la propria volata, mentre, come da previsioni e soprattutto speranze, Sleepy Joe ha recuperato posizioni rispetto ai deludenti appuntamenti precedenti nelle primarie in Iowa e in New Hampshire.

In Nevada abbiamo appena riunito una coalizione multigenerazionale e multirazziale che non solo vincerà in Nevada, spazzerà questo Paese…

ha galvanizzato i suoi sostenitori Crazy Bernie, alimentando per contro preoccupazioni nell’establishment del suo partito, che teme che sia troppo estremo per sconfiggere Trump, con il suo cavallo di battaglia di un programma di sanità universale.

Il senatore Sanders crede in una rivoluzione inflessibile e ideologica che esclude la maggior parte dei Democratici, per non parlare della maggior parte degli americani…

ha, non a caso, sferzato Newman-Buttigieg, l’esponente dell’ala moderata.

Siamo vivi, stiamo tornando e vinceremo

ha rimarcato invece Sleepy Joe,

Trump gioca sulle divisioni tra gli avversari.

Non mi interessa contro chi correrò

ha detto il Presidente prima di imbarcarsi sull’Air Force One in rotta verso l’India.

Trump ha più volte cavalcato le polemiche sul fatto che Crazy Bernie sarebbe stato penalizzato nelle primarie del 2016 e cerca di sfruttare a proprio vantaggio la notizia di nuove interferenze russe che cercherebbero di spingere la campagna del senatore socialista, perché sarebbe un avversario meno temibile. Intanto, The Donald ha fatto il pieno di 25 delegati in Nevada, dove il partito repubblicano ha annullato il caucus, e vola nei sondaggi. Secondo la CBS, indipendentemente dal fatto che votino o meno per lui, il 65% degli elettori americani pensa che Trump sarà sicuramente o probabilmente rieletto, incluso più di un terzo dei Democratici. I Repubblicani sono particolarmente ottimisti: più di 9 su 10 si aspettano che vinca.

RISULTATI DELLE PRIMARIE DEMOCRATICHE DEL NEVADA (2020)

N.B. I voti riportati nella tabella comprendono quelli espressi nel “Secondo allineamento” o “Voto finale”, cioè quello che segue quando in un caucus, i candidati che non hanno superato il 15% nel “primo allineamento” vengono esclusi e non ottengono delegati.

CANdidativoti (2ND)%delegati
Bernie Sanders38.79540.418
Joe Biden18.34019.17
Pete Buttigieg16.61117.32
Elisabeth Warren11.11511.60
Amy Klobuchar6.9527.20
Tom Steyer3.8304.00
Others / Write in4810.50
Totale96.108100%27

Primarie del South Carolina, 29 febbraio (54 delegati)

  • HIGHLIGHTS
  • Il South Carolina ha tenuto le sue primarie (solo per i Democratici) il 29 febbraio 2020.
  • Al Nevada sono stati assegnati 54 delegati democratici. I delegati vengono assegnati proporzionalmente.
  • Le primarie dei democratici sono aperte, il che significa che chiunque può andare a votare.
  • Vincitore: Joe Biden

Procedura

Allo Stato del South Carolina sono stati assegnati 63 delegati, di cui 54 delegati assegnati sulla base dei risultati dell’elezione primaria, cui si aggiungono i 9 c.d. “Superdelegati”. Le primarie del South Carolina sono le prime nella roadmap delle primarie che sono completamente “aperte”.

I candidati devono raggiungere una soglia di sbarramento del 15% a livello di distretto o di Stato per poter ottenere dei delegati. I 54 delegati alla Convenzione nazionale democratica del 2020 vengono assegnati in modo proporzionale sulla base dei risultati delle primarie. Di questi 54 delegati, 35 sono assegnati sulla base dei risultati all’interno di ciascun distretto congressuale, tra 4 e 8 vengono assegnati a ciascuno dei sette distretti congressuali dello Stato; altri 7 sono assegnati ai leader di partito e ai funzionari eletti (delegati del PLEO); 12 delegati vengono assegnati sulla base del voto complessivo.

Le Conventions di distretto si terranno successivamente, sabato 14 marzo 2020, per scegliere i delegati per le Conventions di Contea, tra mercoledì 25 marzo e martedì 7 aprile, per eleggere i delegati alla Convention Democratica dello Stato. Il 30 marzo 2020, la Convention Democratica dello Stato si riunirà a Columbia per votare i delegati senza vincolo di voto da inviare alla Convention Nazionale Democratica.

In Carolina del Sud si utilizza il voto elettronico. Il voto viene espresso da ciascun elettore selezionando un candidato su uno schermo digitale; quindi, la macchina stampa una scheda elettorale con il nome del candidato scelto affiancato dal codice a barre corrispondente al candidato che si è scelto. Gli elettori possono controllare il nome stampato prima di mettere la scheda elettorale nell’urna (anche se pochi lo fanno). Uno scanner conta i codici a barre, non i nomi, e non è richiesto alcun controllo per verificare se le macchine abbiano funzionato correttamente.

Gli elettori possono presentare la domanda di voto anticipato fino al 28 febbraio 2020, oppure inviare il loro voto per posta. I funzionari elettorali hanno raccomandato di presentare la domanda di voto anticipato via e-mail con una settimana di anticipo, in modo da avere tutto il tempo di ricevere i voti anticipati ed inviarli per posta entro il giorno delle elezioni. I voti Write-in (quelli che gli elettori inseriscono manualmente nella scheda) non sono permessi.

I candidati alle primarie devono pagare una tassa di deposito della candidatura di $ 20.000 per poter partecipare alle primarie ed essere inseriti nella scheda elettorale, la più alta degli Stati Uniti. Congiuntamente alla tassa di deposito, devono comunicare la candidatura al South Carolina State Committee entro il 4 dicembre 2019.

I Superdelegati (9 per il South Carolina)

I 54 delegati che la Carolina del Sud invierà alla Convention Nazionale saranno raggiunti da 9 delegati PLEO non vincolati (7 membri del Comitato Nazionale Democratico e 2 membri del Congresso, di cui entrambi sono eletti alla Camera dei Rappresentanti).

Campagna elettorale

Il South Carolina è un piccolo stato del Sud-Est degli Stati Uniti la cui popolazione ammonta a poco più di 5 milioni e 200 mila abitanti. Ciò che lo rende terreno di scontro elettorale particolarmente interessante dal punto di vista elettorale, però, è il fatto che il 27% della popolazione è afroamericana. Questa comunità, peraltro, rappresenta una parte preponderante dell’elettorato Democratico in questo Stato.

È principalmente per questo motivo che Sleepy Joe è sempre stato in testa ai sondaggi, con più del 35% dei consensi, ed in decisa controtendenza rispetto ai risultati ottenuti dopo le debacle in Iowa e New Hampshire. La risalita degli ultimi giorni è dovuta soprattutto al suo secondo posto nei caucus in Nevada e la buona prestazione durante il dibattito in Nevada, quando Sleepy Joe è apparso nettamente più in forma rispetto ai confronti precedenti. Altro evento rilevante è l’endorsement per Spleepy Joe del potentissimo deputato afroamericano Jim Clyburn, 80 anni, Majority Whip della Camera.

“Biden, alzati e cammina!”: La resurrezione di Sleepy Joe

Sleepy Joe vince la sua prima elezione alle primarie del South Carolina

Sleepy Joe torna in corsa vincendo le primarie in South Carolina con un ampio margine, sospinto dal voto della comunità afroamericana, ottenendo il 48,5%, più del doppio rispetto al 19,9% di Crazy Bernie. Questi sono gli unici due candidati ad aver superato il 15%, la soglia utile per partecipare alla distribuzione dei delegati. Tutti gli altri sono nettamente staccati.

La schiacciante vittoria di Joe Biden, che è anche la sua prima vittoria in un elezione primaria, non solo di queste primarie, ma anche delle tre gare precedenti in cui aveva partecipato (nel 1988, nel 2004, e nel 2008). L’attesa vittoria ha dato alla sua campagna elettorale un nuovo slancio, andando al Super Martedì dopo risultati ben poco brillanti sia in Iowa che in New Hampshire ed il secondo posto, con enorme distacco, in Nevada. La campagna elettorale di Biden afferma che il risultato dimostra che Sleepy Joe abbia la coalizione più diversificata di qualsiasi altro candidato democratico, poiché gli altri stati erano composti, in gran parte, da elettori bianchi, mentre il 60% dell’elettorato democratico della Carolina del Sud è afroamericano.

Nonostante le iniziali affermazioni, Newman-Buttigieg il giorno successivo ha sospeso la sua campagna presidenziale. Nel suo discorso di concessione della vittoria, Buttigieg ha affermato che avrebbe avuto un “effetto negativo” sul fronte moderato del partito se fosse rimasto ancora in gara, il che avrebbe aiutato significativamente Crazy Bernie. Il 2 marzo NewmanButtigieg ha dato l’appoggio a Sleepy Joe in diretta dal palco del rally dell’ex Vicepresidente a Dallas, in Texas. Anche l’ex governatore della Virginia, Terry McAuliffe ed il membro del Congresso della Virginia, Robert C. Scott, hanno dichiarato di appoggiare Sleepy Joe dopo la sua vittoria, che, nei giorni successivi, ha ricevuto anche da Amy Klobuchar.

Anche il miliardario Tom Steyer, la cui campagna si basava sull’ottenere il voto dei neri, si è ritirato dopo una performance poco brillante nello Stato. La campagna di Steyer aveva concentrato i suoi sforzi pubblicitari sulla Carolina del Sud, spendendo ancora una volta (come in Nevada) più soldi in spot televisivi nello Stato di tutti gli altri candidati democratici messi insieme. Steyer ha dichiarato nel suo discorso di concessione di non vedere un percorso per vincere la presidenza sulla base dei risultati conseguiti finora.

Pocahontas Warren ha dichiarato di aspettarsi il verdetto delle urne ma di aver ancora forti possibilità di ottenere buoni risultati nel Super Tuesday.

La partecipazione alle primarie presidenziali della Carolina del Sud del 2020 è stata significativamente più elevata rispetto alle primarie presidenziali del 2016, con un aumento del 42% rispetto ai 370.904 voti del 2016, ma un risultato in linea rispetto ai 532.468 voti espressi nel 2008.

La vittoria di Sleepy Joe è considerata come una vittoria importante, poiché ha vinto in tutte e 46 le contee dello Stato, in gran parte attribuita al sostegno dal 61% degli elettori afroamericani (che costituiscono circa il 60% dell’elettorato democratico nella Carolina del Sud). Ma, più che per il personaggio Biden, decisivo pare essere stato l’endorsement di Jim Clyburn, in quanto l’approvazione di Clyburn è un fattore decisivo per molti elettori afroamericani nella Carolina del Sud. Il 36% degli elettori che si è recato a votare alle primarie ha dichiarato di aver preso la sua decisione dopo l’approvazione di Clyburn; di quel totale, il 70% ha votato per Sleepy Joe. Secondo FiveThirtyEight, il risultato ha aumentato significativamente le possibilità di Sleepy Joe di vincere più Stati nel Super Tuesday (in particolare, gli Stati del Sud, come la Carolina del Nord, il Texas e la Virginia).

Crazy Bernie è arrivato al secondo posto nella classifica. Ha ricevuto un supporto stimato al 14% dei voti afroamericani, in calo rispetto al 16% nel 2016. Ma persino nella regione settentrionale dello Stato, che era indicata come più “amichevole” nei confronti del Senatore socialista, Sleepy Joe ha vinto in ogni contea.

In seguito alle primarie della Carolina del Sud, sondaggisti ed analisti hanno affermato che sia Newman-Buttigieg, Pocahontas Warren e Amy Klobuchar stavano perdendo slancio in un momento critico della corsa. Gli exit-poll hanno mostrato che Buttigieg, che vinse in Iowa ed ottenne buoni risultati nel New Hampshire, abbia ricevuto solo il 2% del voto dei neri, nonostante avesse ricevuto l’appoggio di molti importanti esponenti della comunità afroamericana. La Klobuchar e Pocahontas Warren hanno ricevuto scarso sostegno probabilmente a causa della mancanza di familiarità degli elettori neri con loro.

Dopo la netta sconfitta, sia Pete Buttigieg che Amy Klobuchar hanno concluso la loro corsa alla nomination presidenziale, poco prima del Super Tuesday.

RISULTATI DELLE PRIMARIE DEMOCRATICHE DEL SOUTH CAROLINA (2020)

CANdidativoti (2ND)%delegati
Joe Biden261.89748.739
Bernie Sanders106.34219.815
Tom Steyer61.04811.30
Pete Buttigieg44.1398.20
Elisabeth Warren38.0347.10
Amy Klobuchar16.8773,10
Others3.2290.60
Totale538.259100%54

A seguito delle primarie in South Carolina, alcuni candidati Democratici hanno deciso di ritirarsi prima del Super Tuesday:

  • Tom Steyer, imprenditore, si è ritirato il 29 febbraio 2020.
  • Pete Buttigieg, ex Sindaco di South Bend, si è ritirato il 1 marzo 2020.
  • Amy Klobuchar, Senatrice del Minnesota, si è ritirata il 2 marzo 2020.

Appuntamento al Super Tuesday di Martedì 3 marzo 2020!

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