Primarie Democratiche, alla vigilia del SUPERTUESDAY

Gli elettori dei 14 Stati in palio, tra i quali California e Texas, i più grandi e popolosi degli Stati Uniti, sceglieranno il loro candidato democratico alla Casa Bianca. Domani mattina potremo capire chi sarà il “favorito” alla nomination democratica e, anche se non potremo sapere con definitiva certezza il “nome” dello sfidante dei Democratici alla Casa Bianca, si potranno cominciare a fare delle previsioni. 

La situazione aggiornata delle primarie democratiche

Crazy Bernie e Pocahontas Warren: la sinistra radicale non sfonda e perde voti

Sebbene Crazy Bernie si sia imposto come vincitore in Iowa, New Hampshire e Nevada e sia avanti nei sondaggi come nella conta dei delegati, la battuta d’arresto in South Carolina ha mostrato i punti deboli della sua campagna. Il Senatore socialista del Vermont non sfonda nella comunità afroamericana, una brutta doccia fredda per chi si definisce il rappresentante delle minoranze. Con i voti dei radicali socialisti e dei millennials non si può andare avanti a lungo. Ma c’è di peggio.

Se confrontiamo i voti espressi per Crazy Bernie nelle primarie di febbraio, sommati con quelli della rivale Pocahontas Warren – con cui si contende la stessa fetta di elettorato – si scopre che in realtà la corrente interna della sinistra radicale del Partito Democratico, a quattro anni dalle primarie del 2016 che ne consacrarono l’ascesa e a meno di due anni dalle elezioni di Midterm del 2018 in cui espresse molti nuovi rappresentati (Ocasio-Cortez in testa) è più o meno ferma laddove l’avevamo lasciata, anzi.. arretra!

In Iowa, nel 2016, Crazy Bernie prese il 49.59% contro Hillary Clinton. Quest’anno ha raccolto il 26,5% e, se sommiamo i voti della Warren, si arriva al 46,7%.

In New Hampshire Sanders stravinse con il 60,4%. Alle ultime primarie si è dovuto fermare al 25.6%, che sommato con i voti della Warren, si arriva al 34,8%… quasi dimezzato.

In Nevada 47.3% nel 2016; nel 2020 Crazy Bernie e Warren totalizzano assieme il 53,3% … l’area è più o meno la stessa di allora.

Infine in South Carolina 26.0% allora, contro la Clinton; 26,9% Crazy Bernie e Pocahontas Warren quest’anno… addirittura, Sanders ha preso meno voti tra gli afroamericani rispetto al 2016.

Tutto questo ci dice che quelle di Crazy Bernie appaiono come “vittorie sgonfie”. Al netto della presenza di altri candidati (cha hanno disperso il voto) nonché della sovrapposizione con la Senatrice Pocahontas-Warren, che gli va a coprire e a contendere una buona fetta dell’elettorato, ciò non basta a giustificare la flessione di consenso per Crazy Bernie. Facile dunque arrivare a tre conclusioni: la prima, che Crazy Bernie funzionasse molto bene come candidato “anti-Hillary” ma che lì si esaurisse; seconda, che l’anima più “radical” e di sinistra è in realtà elettoralmente meno forte e pesa molto meno all’interno delle dinamiche del Partito di quel che le elezioni di Midterm del 2018 avevano suggerito (con l’ingresso alla Camera di personalità dichiaratamente socialiste, come Ocasio-Cortez e le sue amiche della “Squad”). La terza, molti elettori che l’avevano votato nel 2016, ora non lo votano più: preferiscono la Warren, in alcuni casi, in altri, si sono spostati verso posizioni più moderate, stando i tanti proclama della sinistra radical che mai però arrivano a concretizzarsi (Green New Deal. fallito; Impeachment del Presidente Trump, fallito… etc etc).

Il Super Tuesday decreterà se la candidatura di Pocahontas Warren sia giunta al termine, e se la lotta fratricida tra i due non abbia compromesso il sentiero della vittoria alla Convention di agosto per Crazy Bernie. Il fatto che la Senatrice del Massachusetts non si sia ritirata prima del Super Tuesday, in modo da compattare il voto, non è un buon segno.

“Biden, alzati e cammina”: la resurrezione di Sleepy Joe

La campagna elettorale di Sleepy Joe è partita in modo decisamente mediocre e si è ripresa solo di recente, con il primo posto in South Carolina. Vittoria indiscutibile nel piccolo Stato del Sud per l’ex Vicepresidente, che ha festeggiato come se avesse vinto il Mondiale. Il consistente appoggio della comunità afroamericana ha dato i suoi frutti (nelle primarie precedenti la comunità nera giocava un ruolo minoritario), ma… del tutto inutile. E perché l’elettorato nero in South Carolina coincide quasi perfettamente con i voti che poi i Democratici andranno a prendere nello Stato a Novembre, e perché nessun sondaggio mostra che il South Carolina sia diventato improvvisamente uno “stato in bilico” tra Democratici e Repubblicani: quest’ultimi invece hanno una maggioranza schiacciante, e nemmeno il sostegno compatto della comunità afroamericane potrà ribaltare questo risultato. Insomma… Sleepy Joe festeggia la vittoria in uno Stato che a Novembre non potrà mai vincere!

Preoccupante per i sostenitori di Biden sono ancora i risultati in Iowa e nel New Hampshire. La debolezza, dovuta sicuramente alla presenza di molti altri candidati “moderati” del suo profilo come Buttigieg e Klobuchar, non è un buon segnale, dato che Trump è invece molto forte in quelle aree (in Iowa vinse nel 2016, in New Hampshire perse per un soffio contro Hillary).

In conclusione, Biden sembra un candidato che può mantenere bene il consenso tradizionale del Partito Democratico, ma non ha nulla di “quel qualcosa in più” che possa fare la differenza contro il Presidente Trump a Novembre. Non si capisce perché si debba pretendere che un elettore blue collar del Mid West possa votare per il Vicepresidente di Barack Obama che, proprio a causa del suo disastroso secondo mandato, che ha distrutto quell’area manifatturiera del paese, ha deciso di abbandonare la tradizione “blue” per passare ai Repubblicani.

Il Super Tuesday rappresenta comunque l’occasione di Sleepy Joe per tentare di afferrare, se non la Casa Bianca, almeno la nomination del “suo” partito ad agosto.

L’incognita di Mini Mike Bloomberg

Sceso in ritardo nell’arena delle primarie per scongiurare, come ha detto, che la scelta di un candidato troppo a sinistra favorisca la rielezione di Trump, Mini Mike ha dovuto tralasciare le tappe inaugurali delle primarie per concentrarsi sulle elezioni di stanotte – con un muro di fuoco di 286 milioni di dollari di spot televisivi, radiofonici e digitali. 

Insomma, come quegli studenti universitari che continuano a posticipare l’esame all’Università: tanto, degli elettori di Iowa, New Hampshire e Nevada (stati tra l’altro ballerini e decisivi alle prossime elezioni) e di South Carolina ce se ne può anche fregare, l’importante è arrivare riposati. 

Resta solo da capire come possa credere di poter governare un paese se non è nemmeno in grado di organizzarsi coi tempi di una campagna elettorale… ma ve lo immaginate se Trump avesse detto di presentarsi allora, nel 2016, solamente dal Super Tuesady in poi? Quante pernacchie e prese in giro gli avrebbero fatto? Invece, per Mini Mike, nei media c’è anche chi pensa stia applicando una “fine” strategia…

Nelle prime battute delle primarie si è imposto il candidato della sinistra radicale, Crazy Bernie. La presenza di Bloomberg – che nel 2001 lasciò il partito democratico per farsi eleggere sindaco di New York come repubblicano, vincendo poi un terzo mandato da indipendente per poi tornare ad essere un democratico per candidarsi alla Casa Bianca – cercherà di fare leva sul voto dei “moderati”…. ma in questo modo, scippando elettorato e chance di vittoria a… Sleepy Joe

Ad azzoppare la candidatura di Mini Mike potranno certamente giocare i suoi stessi “spottoni, e per l’invadenza che hanno nelle vite degli americani e per i contenuti che essi trasmettono, come quello lanciato la sera del Superbowl, dove ha pensato bene di puntare tutto sul… togliere le armi agli americani. Uno spot elettorale certamente gradito negli Stati più liberal della East e della West Coast (i Democratici però hanno già quegli Stati)… ma che sicuramente annichilisce le seppur timide “simpatie” che l’elettorato medio americano nel resto del Paese poteva nutrire nella sua figura di “moderatone”, e quindi in quasi tutti gli stati “in bilico”. Oppure della questione degli account su twitter “fake” che la piattaforma ha dovuto sospendere perché “spammavano” messaggi pro Mike. Oppure ancora per i “mematori” pagati per creare dei memes al fine di renderlo più cool e appetibile ai millennials… insomma, come buttare via i soldi…

Attualmente nessun sondaggista o analista è riuscito a prevedere in quali Stati Bloomberg possa imporsi soglia altri candidati… la sensazione è quella che o Mini Mike sia alla vigilia dell’accensione del razzo che lo porterà alla nomination… oppure che sia alla vigilia di uno dei flop più spaventosi della storia delle primarie americane.

I 5 punti caldi di questa sera

1. Texas e California: i due “pesci grossi” del Super Tuesday

Texas e California, sono i due stati più popolosi, e dunque mettono in palio il maggior numero di delegati (228 e 415, rispettivamente, su un totale di 1.344 che si assegnano stanotte). Il favorito, in entrambi gli stati (specie in California) è Crazy Bernie, anche se qualche sondaggio da Sleepy Joe in lieve vantaggio nello stato dei cowboy.

2. Cosa succederà negli Stati del Sud?

Le incertezze che circondano la campagna di Sleepy Joe fin dall’inizio hanno fatto sì che, ad oggi, Biden non possa permettersi di sbagliare un colpo. Deve andare benissimo in tutti gli stati considerati ‘suoi’, ossia quelli del Sud, come Alabama o North Carolina, ad alta presenza di elettorato afroamericani. Questo non solo perché Biden è stato il vice di Barack Obama e quindi, inevitabilmente, raccoglie le simpatie dell’elettorato afroamericano. Ma anche perché tendenzialmente, l’elettorato nero è un elettorato centrista, che evita (per evidenti e comprensibili ragioni) lo scontro diretto di classe e di poteri. Ergo, un elettorato perfetto per il conciliante Biden.

Se i numeri dovessero confermare i sondaggi e Biden dovesse andare bene nei ‘suoi’ stati la campagna sarebbe ancora decisamente aperta (il solo North Carolina mette in palio 110 seggi).

3. Dove andranno gli elettori di Klobuchar e Buttigieg?

Entrambi si sono ritirati ad un passo da Super Tuesday ed entrambi, convinti sostenitori del ‘Never Bernie’, hanno indirizzato i loro elettori su Sleepy Joe, probabilmente per permettergli di raggiungere il fatidico 15% per ottenere delegati (specie in California e Texas che ne assegnano molti).

Gli endorsement però non sono vincoli giurati e gli elettori fanno un po’ quello che gli pare. Non è detto confluiscano tutti su Sleepy Joe quindi. Anzi. Dal fronte Klobuchar ci potrebbe essere qualche defezione verso Crazy Bernie oppure Pocahontas, e da quello di Buttigieg, qualcuno potrebbe essere attirato dalle sirene di Mini Mike.

4. Come andrà Pocahontas Warren?

Niente di buono per la senatrice sedicente discendente degli indiani d’America. La sua campagna non sta andando bene e, probabilmente, la senatrice punta a vincere nel suo stato, il Massachussets per segnare il punto della bandiera e poi ritirarsi con “l’onore delle armi”.

5. L’incognita di Mini Mike Bloomberg

Mini Mike Bloomberg stanotte esce dalla realtà virtuale dei sondaggi ed entra in quella voti veri. Ad oggi è verosimile pensare che non andrà granché bene, a dispetto del fiume di denaro (più di 400 milioni di dollari) che ha speso per la sua campagna tutta fatta di pubblicità televisiva e social.

Ma il personaggio è quello che è e, per di più, le sue performance ai dibattiti dei Democratici sono ad ora andate molte male. A quel che sembra non vincerà in nessuno stato. Difficile dire cosa abbia in mente, se non di fare “grossa incetta” di più delegati possibile per poter poi pesare e contare nella prossima Convention, nel caso in cui dalle primarie non esca un vincitore. 

Un pensiero su “Primarie Democratiche, alla vigilia del SUPERTUESDAY

  1. Io comunque spero che vinca Sanders, perché poi alle elezioni, esattamente come per Johnson-Corbyn, anche per gli indecisi con mezza briciola di buon senso, la scelta sarà praticamente obbligata.

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