Guida al “Super Tuesday”

Stanotte si vota in 14 stati americani alle primarie dei Democratici e dei Repubblicani. Potrebbe essere il momento decisivo per conoscere chi sfiderà Donald Trump alle elezioni di novembre.

Negli Stati Uniti oggi si terrà il cosiddetto “Super Tuesday”, cioè il giorno delle primarie in cui si vota in più stati contemporaneamente: quest’anno saranno 14, più il territorio delle Samoa Americane. Il Super Tuesday è uno dei giorni più importanti di tutta la campagna elettorale: vengono assegnati circa un terzo dei delegati totali, cioè le persone che durante le due Convention estive assegneranno la nomination dei rispettivi partiti.

Breve storia del Super Tuesday

La prima volta che si parlò di Super Tuesday negli Stati Uniti fu nel 1980, quando tre stati americani tennero le primarie nello stesso giorno. Il Super Tuesday per come lo conosciamo oggi però nacque nel 1988, quando i Democratici degli stati del Sud decisero di organizzare le primarie nello stesso giorno in 9 stati: volevano aumentare la propria influenza regionale nella scelta del candidato e dare alla campagna elettorale per le primarie presidenziali un orientamento più nazionale, diminuendo l’importanza data dai candidati ai temi locali dei singoli stati.

Più nello specifico, i Democratici del Sud intendevano orientare la scelta della nomination verso un candidato più moderato e vicino ai loro interessi. Ottennero il risultato opposto: gli elettori si divisero tra Al Gore e Jesse Jackson, senza che nessuno dei due riuscisse a prevalere, e la vittoria finale andò a Michael Dukakis, che al Super Tuesday aveva vinto in Florida e Texas e che andò bene anche negli stati successivi. Quell’anno poi Dukakis perse le elezioni presidenziali contro George H. W. Bush. Anche i Repubblicani “aderirono” al Super Tuesday già nel 1988.

Dal 1988 ad oggi, il Super Tuesday ha sostanzialmente deciso la nomination finale per le elezioni presidenziali in diverse occasioni: l’ultima volta nel 2016, quando rispettivamente Hillary Clinton per i Democratici e Donald Trump per i Repubblicani consolidarono ulteriormente il vantaggio accumulato nelle prime settimane delle primarie e diventarono irraggiungibili dagli avversari.

Come, dove e quando si vota

Per ottenere la nomination alla convention estiva del Partito Democratico un candidato deve ottenere almeno 1.991 delegati: la maggioranza assoluta. Oggi se ne assegnano 1.344 su un totale di 3.979, praticamente un terzo. Più uno stato è popoloso, più sono i delegati che assegna.

Per i Repubblicani invece ne bastano 1.276 di delegati per vincere la nomination, su un totale di 2.550. Oggi il GOP ne assegnerà 883, Trump dispone già di 86 delegati.

Oggi sono in gioco delegati di 14 stati e un territorio degli Stati Uniti.

  • Alabama: delegati democratici: 52. delegati repubblicani: 50.
  • Samoa americane: delegati democratici: 6 (*)
  • Arkansas: delegati democratici: 31. delegati repubblicani: 40.
  • California: delegati democratici: 415. Delegati repubblicani: 172.
  • Colorado: delegati democratici: 67. delegati repubblicani: 37.
  • Maine: delegati democratici: 24. delegati repubblicani: 22.
  • Massachusetts: delegati democratici: 91. Delegati repubblicani: 41.
  • Minnesota: delegati democratici: 75. delegati repubblicani: 39
  • Carolina del Nord: delegati democratici: 110. Delegati repubblicani: 71.
  • Oklahoma: delegati democratici: 37. delegati repubblicani: 43.
  • Tennessee: delegati democratici: 64. delegati repubblicani: 58.
  • Texas: delegati democratici: 228. Delegati repubblicani: 155.
  • Utah: delegati democratici: 29. delegati repubblicani: 40.
  • Vermont: delegati democratici: 16. delegati repubblicani: 17.
  • Virginia: delegati democratici: 99. delegati repubblicani: 48.

(*) Il caucus repubblicano si svolgerà il 24 marzo e sono in gioco 9 delegati vincolati.

In ogni stato i delegati vengono assegnati su base proporzionale con un criterio misto, sia statale sia distrettuale: in entrambi i casi, però, per ottenere delegati bisogna ottenere più del 15% dei voti in tutto lo stato – per ottenere la quota dei delegati assegnati su base nazionale – oppure più del 15% dei voti in un certo distretto.

I seggi chiuderanno a orari diversi: in Vermont alle 19 locali, quando in Italia sarà l’una di mattino di mercoledì 4, mentre in California alle 23 locali, quando in Italia saranno le cinque. Per avere un quadro completo dei risultati bisognerà probabilmente aspettare la mattinata inoltrata di mercoledì, ma il conteggio dei voti arrivati in anticipo in California potrebbe richiedere diversi giorni.

Le 5 cose da guardare mentre i risultati cominceranno ad arrivare

Ben 14 Stati americani (ed un territorio d’oltremare – dove voteranno solo i Democratici) stanno votando oggi, il che significa che è in gioco più di un terzo dei delegati democratici e repubblicani.

  • Affluenza: gli stati del Super Tuesday sono più diversi dell’America nel suo insieme.
  • Voti anticipati dispersi: Amy Klobuchar, Pete Buttigieg e Tom Steyer hanno abbandonato la corsa tutti dopo l’inizio delle votazioni anticipate.
  • Swing States: Colorado, Virginia, Carolina del Nord e Minnesota stanno votando oggi.
  • Vantaggio del candidato che gioca in casa: Elizabeth Warren sta lottando per vincere il Massachusetts
  • Delegati: il “numero magico” per stringere la nomination democratica è 1.991. E ben 1.344 sono in palio oggi.

In che stati arrivano i candidati al Super Tuesday

Crazy Bernie è favorito – è avanti sia nei sondaggi nazionali in diversi stati che votano oggi al Super Tuesday – ma in South Carolina è arrivato dietro a Biden di una trentina di punti, nonostante avesse fatto molti sforzi per ottenere i consensi dall’ampia comunità afroamericana dello Stato. Più in generale diversi osservatori continuano a dubitare che la sua strategia per vincere le primarie, cioè mobilitare una minoranza molto compatta dell’elettorato, fatta soprattutto da giovani e gente molto di sinistra, possa garantirgli i 1.991 delegati necessari per ottenere la nomination e, più avanti, i voti per battere Trump. Inoltre, lo stesso Crazy Bernie ha detto più volte di voler vincere allargando la base del partito e coinvolgendo persone nuove, cosa che per il momento non è avvenuta.

Sleepy Joe sembra essersi ripreso dopo la vittoria in South Carolina e sarà probabilmente avvantaggiato dal ritiro di Amy Klobuchar e Pete Buttigieg, che piacevano all’elettorato moderato del partito, e che difficilmente avrebbe votato per Sanders. L’ex vicepresidente rimane dietro a Sanders in diversi Stati, ma i suoi sostenitori insistono sul fatto che nel conteggio finale dei delegati assegnati al Super Tuesday arriverà molto vicino a Sanders.

Mini Mike Bloomberg ha conservato una certa spinta – garantita soprattutto dall’enorme quantità di soldi che ha investito nella sua campagna elettorale – e dovrebbe riuscire a ottenere una quota minoritaria ma rilevante di delegati.

Pocahontas Warren è data praticamente per spacciata, a meno di risultati clamorosi, e il suo ritiro dovrebbe essere solo una questione di tempo.

Cosa dicono i sondaggi

Grafico di FiveThirtyEight

Crazy Bernie dovrebbe vincere piuttosto facilmente in California, uno stato noto per votare piuttosto a sinistra, mentre Sleepy Joe è dato di poco favorito in Texas,  il secondo stato che assegna più delegati fra quelli che votano in questo Super Tuesday.

Crazy Bernie e Sleepy Joe dovrebbero poi spartirsi la vittoria più o meno in tutti gli Stati: l’ex vicepresidente dovrebbe andare meglio negli stati del Sud (come North Carolina, Tennessee e Alabama), mentre il Senatore del Vermont è dato molto avanti in Stati come Minnesota e Colorado

Pocahontas Warren ha invece una piccola possibilità di vincere nel suo Massachusetts, lo stato in cui è stata eletta al Senato.

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