Usa 2020, oggi le primarie in South Carolina: Biden ad un bivio

L’ex vicepresidente è favorito e ha bisogno di una vittoria per rilanciarsi contro Sanders; una sconfitta potrebbe spingerlo a ritirarsi

Oggi sono in programma le primarie in South Carolina, quarto appuntamento nella corsa elettorale per la nomination democratica in vista delle presidenziali statunitensi di novembre. Il ‘Palmetto State’ è diventato fondamentale per le ambizioni di Joe Biden, fin qui deludente. L’ex vicepresidente è ad un bivio, dopo le sconfitte in Iowa, New Hampshire e Nevada: un risultato diverso dal primo posto potrebbe spingerlo definitivamente ai margini della corsa, se non addirittura indurlo a lasciare le primarie.

I sondaggi, nonostante si sia aperta qualche crepa nel forte sostegno all’ex vicepresidente, ancora lo premiano: l’ultima rilevazione della Monmouth University gli assegna 20 punti di vantaggio sul senatore Bernie Sanders, divenuto il candidato favorito per la nomination. Il sostegno a suo favore dichiarato pubblicamente, un paio di giorni fa, dal deputato Jim Clyburn, il parlamentare afroamericano di più alto rango e il politico più influente in South Carolina, potrebbe essere decisivo per fargli ottenere il voto afroamericano, per la prima volta fondamentale dall’inizio della corsa elettorale. Nel 2016, Hillary Clinton stravinse contro Sanders, ottenendo il 73,44% dei voti.

La South Carolina è l’ultimo banco di prova prima del Super Tuesday del 3 marzo, quando sarà assegnato circa un terzo dei delegati in gioco. Con la sua popolazione mista, il ‘Palmetto State’ sarà un test fondamentale per Biden e per gli altri candidati che hanno l’ambizione di presentarsi come l’alternativa moderata a Sanders. Un buon risultato in South Carolina, soprattutto tra la comunità afroamericana, appare fondamentale a tre giorni dal Super Tuesday, per continuare a credere di poter arrivare fino in fondo.

Tutti i candidati sono consapevoli dell’importanza del voto afroamericano, tanto che quasi tutti, in queste settimane, hanno cercato di usare l’ex presidente Barack Obama per avvicinarsi agli elettori: Biden, per esempio, attaccando Sanders, che avrebbe pensato di sfidare l’allora presidente nel 2012, ipotesi smentita dal senatore; il miliardario Mike Bloomberg ha invece speso 22,4 milioni in pubblicità televisive in cui vengono trasmessi momenti che lo ritraggono insieme all’ex presidente; altri hanno lodato il lavoro di Obama durante i dibattiti e i comizi, o hanno usato le parole e le immagini dell’ex presidente nei loro spot. Obama non ha imposto delle restrizioni ai candidati che vogliano farsi pubblicità con lui e non ha intenzione di schierarsi. Il suo unico obiettivo, continuano a far sapere i suoi consiglieri alla stampa statunitense, è quello di tenere unito il partito a sostegno del candidato che otterrà la nomination.

La South Carolina assegna proporzionalmente – con lo sbarramento al 15% – 54 delegati “impegnati” (in più, ci sono nove superdelegati) per la convention nazionale, dove sarà eletto il candidato democratico alle presidenziali. Per ottenere la nomination, serve conquistare 1.990 delegati “impegnati”; i 771 superdelegati, liberi di votare per chi preferiscono, entreranno in gioco solo durante l’eventuale seconda votazione. Dopo i caucus in Iowa, le primarie in New Hampshire e i caucus in Nevada, Sanders è in testa con 45 delegati, seguito da Pete Buttigieg con 25. Poi, Biden con 15, la senatrice Elizabeth Warren con 8 e la senatrice Amy Klobuchar con 7.

Tratto da America24.com

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