Trump spara sul Nord Stream 2: Bloccati i sogni russi della Merkel

Le sanzioni americane contro il gasdotto russo, le rimostranze della Germania e gli effetti sulle aziende in campo.

Il gasdotto Nord Stream 2, un raddoppio dell’infrastruttura esistente (il gasdotto Nord Stream inaugurato nel 2012), che dovrebbe collegare direttamente la Russia e la Germania passando per le acque del Mar Baltico (partendo da Vyborg ed arrivando direttamente a Greifswald) per evitare l’imbuto ucraino, subirà ritardi colossali e rischia di non essere mai ultimato!

Con un investimento iniziale di 6 miliardi di dollari circa, la sottomissione tedesca (e quindi europea) a Mosca sarebbe aumentata di 55 miliardi di metri cubici (di gas) all’anno.

Gli USA sanzionano il gasdotto Nord Stream (ed i lavori di posa si fermano)

Ha avuto gli effetti sperati la firma apposta dal Presidente Donald Trump sulla legge varata dal Congresso – il “National Defense Authorization Act” – che impone sanzioni alle aziende che concluderanno i lavori di realizzazione del nuovo gasdotto russo.

Le sanzioni di Washington hanno costretto la società svizzera Alleas Group SA ad abbandonare il progetto (pena: l’esclusione totale dal mercato statunitense). Questo ha costretto il colosso pubblico russo dell’energia, Gazprom, a portare avanti da solo l’opera. Ma la carenza tecnologica dell’azienda statale Russa (si è ipotizzato l’impiego di una nave posa-tubi di proprietà di Gazprom, ma vi sarebbero enormi ostacoli) ha affossato definitivamente il gasdotto, completo quindi al 94%. (Gazprom detiene il 50% del nuovo progetto).

Insomma, il passo indietro di Allseas si è trasformato in un bel “bastone tra le ruote” per Putin, la Merkel e per tutti coloro che, in Europa, pensavano che dalle parti di Washington “si scherzasse”, anche perché solo la flotta di Allseas è in grado di depositare i tubi alla profondità necessaria per terminare il tracciato.

Il Segretario dell’Energia americano, Dan Brouillette, ha dichiarato che “il ritardo sarà molto lungo”. L’obiettivo statunitense è l’aumento delle esportazioni del proprio gas naturale liquefatto (LNG), visto che da quest’anno gli Stati Uniti sono diventati esportatori di energia.

Il presidente russo Vladimir Putin e la cancelliera tedesca Angela Merkel

L’impasse è servito: la Germania si è “fregata da sola”

Putin e la Merkel dovranno così trovare una soluzione che aggiri l’impasse: o una “soluzione tecnica”, continuando il braccio di ferro con gli Stati Uniti e rimanere senza “tubo”, oppure diplomatica, tornando a sedersi al tavolo con Trump.

Berlino accusa Washington di ingerenza nella sua politica interna. Ma la strategia diplomatica tedesca non ha funzionato: dalle rassicurazioni agli Stati Uniti ed agli alleati est-europei, dalle meline con l’Unione Europea, dalle sollecitazioni alla Danimarca perché concedesse al più presto l’autorizzazione al passaggio (e poi non si dica che non è la Germania a “comandare in Europa”), alle pressioni su Mosca affinché affrettasse il rinnovo del contratto sul transito del gas con l’Ucraina, alle bordate costanti con l’ambasciatore americano in Germania, la diplomazia germanica si è infine arenata a 160 chilometri dal traguardo (tanti ne mancano alla fine del dispiegamento dei tubi). E meno male che era Donald Trump il “pazzo” che non sapeva fare diplomazia internazionale!

Immediata la risposta della Casa Bianca, che ha evidenziato l’incompetenza della politica tedesca, che sta approfittando della difesa americana, mentre fa affari con uno dei più antichi nemici dell’Occidente: Mosca. E permettere allo Zar di tutte le Russie di sottomettere anche l’Europa a causa dei rigori del Generale inverno, e di trasformarla così in una “provincia” del proprio impero energetico, è qualcosa che il Trump Team non sembra invece disposto a contemplare.

Fonte: Bloomberg

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