Primarie GOP. Il Plebiscito di The Donald

Elezioni USA, iniziano anche le primarie dei Repubblicani. Seguile con l’Osservatore Repubblicano! #keepamericagreat

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Nella notte fra lunedì e martedì 4 febbraio inizierà dall’Iowa il sentiero per la riconferma di Donald Trump alla Casa Bianca. Le primarie del partito potrebbero anche non tenersi e comunque nessuno sembra in grado di impensierire l’attuale inquilino della Casa Bianca.

Nessuno tra coloro che si erano registrati alla Federal Election Commission statunitense per le Primarie Repubblicane ha mai avuto alcuna concreta possibilità di vittoria. Nè sembrano esserci avversari in grado di impensierire seriamente Donald Trump, che ha già anche anticipato tutti gli avversari presenti e futuri iniziando la sua campagna elettorale per la rielezione già da tempo. Insomma, le elezioni primarie da parte repubblicana per le presidenziali 2020 potrebbero anche non tenersi, o tenersi in pochi Stati.

Donald Trump ad un rally al Delaware State Fairgrounds ad Harrington nel 2016.
(Damon Winter/The New York Times/Redux)

Statisticamente, affrontare il Presidente uscente è impresa che si è rivelata improba anche per i più illustri predecessori – sia in campo repubblicano che democratico. Ci provò Ronald Reagan, che ci andò pure vicino nel 1976, ma che alla fine non riuscì a sottrarre la candidatura ad un Presidente che non piaceva poi molto, e che non era nemmeno stato eletto, come Gerald Ford; Non ce la fece neanche Pat Buchanan, che sfidò senza successo Bush Padre nel 1992. Non ci sono eccezioni nemmeno in campo Democratico, dove persino Ted Kennedy – nonostante il supporto che da sempre accompagna la famiglia tra i progressisti – non poté sconfiggere un seppur debole Jimmy Carter nel 1980. Insomma, non ce l’ha mai fatta nessuno.

Il RNC e la “super raccolta” di fondi per Trump

Il Republican National Committee (RNC), l’organismo che assiste i candidati repubblicani alla Presidenza, ha più volte esplicitamente dichiarato di non avere alcuna intenzione di supportare eventuali sfidanti di Trump. Non ha senso sprecare soldi in Primarie dall’esito scontato: molto meglio risparmiare le forze per la vera e propria campagna Presidenziale, tutti uniti sotto il vessillo del Presidente uscente. E Trump, nel frattempo, è già pronto a controbattere qualunque sfidante, forte di un patrimonio per la campagna elettorale di circa mezzo miliardo di dollari – più di quanto abbiano raccolto i Democratici, che sono a 300 milioni – e decine di impiegati già attivi a tempo pieno a promuovere il secondo mandato.

Trump, il cui patrimonio personale è stimato in 3 miliardi, può contare inoltre, per lo sforzo della rielezione, su una galassia di comitati, suoi e del partito. Stanno ricevendo donazioni senza precedenti, che hanno accelerato il passo durante il procedimento di impeachment al Congresso contro di lui. La sua campagna ha incassato 46 milioni nell’ultimo trimestre e 143 milioni nel 2019. Con i gruppi sostenitori e finanziatori, le cifre salgono a 154 milioni nel trimestre e 463 milioni nell’anno. Il presidente ha fissato l’obiettivo di raccogliere in tutto almeno un miliardo per gestire la sua campagna.

Può essere utile un paragone con uno dei presidenti di maggior successo non solo popolare ma nel fundraising, il suo predecessore democratico Barack Obama. Trump ha incassato nel complesso più del doppio di quanto aveva raccolto Obama allo stesso momento della sua campagna per la rielezione nel 2012. Del quasi mezzo miliardo nelle tasche di Trump e dei suoi sponsor, 200 milioni sono tuttora a disposizione.

La scorsa Convention Repubblicana di Cleveland, Ohio, nel 2016

Il percorso delle candidature (cronistoria)

Già dopo l’elezione presidenziale, numerosi esperti, giornalisti e politici avevano ipotizzato che Donald Trump avrebbe potuto incontrare un importante sfidante repubblicano alle primarie nel 2020, a causa della sua impopolarità nei sondaggi, la sua presunta associazione con le accuse di interferenza russa nelle elezioni degli Stati Uniti del 2016 (il “Russiagate”), il procedimento di impeachment ed il suo sostegno a politiche impopolari. Previsioni ovviamente azzeccatissime.

Dopo essersi nuovamente iscritto come repubblicano nel gennaio 2019, l’ex governatore repubblicano del Massachusetts Bill Weld, già vincitore della nomination per la vicepresidenza alle primarie del Partito Libertario nel 2016 con Gary Johnson, ha annunciato la formazione di un comitato esplorativo presidenziale per le primarie del 2020 il 15 febbraio 2019. Weld ha poi annunciato la sua candidatura alla nomination presidenziale il 15 aprile 2019.

L’ex rappresentante degli Stati Uniti, Joe Walsh, è stato un forte sostenitore di Trump nel 2016, ma è diventato gradualmente critico nei suoi confronti. Il 25 agosto 2019, Walsh dichiarò ufficialmente la sua candidatura contro Trump, definendo Trump un “truffatore inadatto”.

Nel 2017, c’erano voci di un potenziale ticket bipartisan composto dal governatore repubblicano dell’Ohio e candidato alla primarie del 2016 John Kasich, e dal governatore democratico del Colorado, John Hickenlooper. Kasich e Hickenlooper hanno smentito queste voci. Nel novembre del 2018, tuttavia, Kasich affermò che stava prendendo “molto seriamente” in considerazione di correre per la Casa Bianca nel 2020. Nell’agosto del 2019, ha però dichiarato di non veder alcun percorso per vincere su Trump in un’elezione primaria repubblicana in quel momento, ma che la sua opinione potrebbe cambiare in futuro.

L’ex governatore della Carolina del Sud ed ex rappresentante degli Stati Uniti, Mark Sanford, ha annunciato ufficialmente la sua candidatura l’8 settembre del 2019, ma l’ha sospesa già il 12 novembre dello stesso anno.

Alcuni importanti critici di Trump all’interno del GOP, tra cui la candidata alla presidenza nel 2016 Carly Fiorina, l’ex Senatore americano Jeff Flake, il governatore del Maryland, Larry Hogan e l’ex governatore del Massachusetts nonché attuale Senatore per lo Utah, Mitt Romney, hanno detto di non volersi candidare alle primarie nel 2020.

L’annullamento dei caucus e delle primarie in alcuni Stati

Il Washington Examiner ha riferito il 19 dicembre 2018 che il Partito Repubblicano della Carolina del Sud ha comunicato di non voler tenere delle primarie in quello Stato, al fine di proteggere Trump da eventuali sfidanti. Il presidente del partito, Drew McKissick ha dichiarato: “Considerando il fatto che l’intero partito sostiene il Presidente, abbiamo deciso di fare ciò che è nel migliore interesse del Presidente”.

Il 24 gennaio, un altro rapporto del Washington Examiner indicava che anche il Partito Repubblicano del Kansas “probabilmente” non avrebbe tenuto anch’esso delle elezioni primarie per “risparmiare risorse”.

Nell’agosto 2019, l’Associated Press ha riportato che il Partito Repubblicano del Nevada stava pensando di cancellare i loro caucus. Il portavoce del partito, Keith Schipper, disse che “non si tratta di alcun tipo di ‘teoria della cospirazione’ sulla protezione del Presidente… Si sa che sarà il candidato… Si tratta di risparmiare delle risorse per assicurarsi che il Presidente vinca in Nevada e che i Repubblicani possano andare in lungo e in largo per le elezioni del 2020”.

Il 6 settembre, entrambi i principali sfidanti di Trump, Bill Weld e Joe Walsh, hanno criticato queste cancellazioni, bollandole come “non democratiche”.

La campagna di Trump ed i funzionari del GOP hanno opposto il fatto che i repubblicani avevano già cancellato diverse primarie quando George H.W. Bush e George W. Bush corsero per un secondo mandato, rispettivamente nel 1992 e nel 2004; ed anche i democratici hanno soppresso alcune delle loro primarie quando Bill Clinton e Barack Obama cercarono la rielezione, nel 1996 e nel 2012 rispettivamente. Weld e Walsh hanno poi scritto assieme a Mark Sanford un editoriale congiunto sul The Washington Post il 13 settembre 2019, criticando il partito per aver cancellato quelle primarie.

I comitati statali del Kansas, del Nevada e della Carolina del Sud, hanno votato ufficialmente il 7 settembre 2019 per cancellare le loro primarie.

Il Partito Repubblicano dello Stato dell’Arizona ha anch’egli annunciato due giorni dopo che non terrà un elezione primaria. A questi quattro Stati si è unito il Partito Repubblicano dello Stato dell’Alaska il 21 settembre, quando il suo comitato centrale ha annunciato che non avrebbe tenuto un elezione primaria presidenziale.

I Repubblicani della Virginia hanno già deciso di assegnare a Donald Trump i loro delegati alla Convention statale del Partito a Charlotte, in North Carolina.

Il presidente del comitato dello Stato del Nevada ha dichiarato che il comitato si riunirà in una Convention il 23 febbraio 2020 e che assegnerà i propri delegati al presidente Trump.

Infine, anche il GOP delle Hawaii ha votato per annullare le sue primarie e vincolare i suoi 19 delegati a Donald Trump l’11 dicembre.

In breve, in Kansas, Nevada, Carolina del Sud, Arizona, Alaska, Virginia e nelle Hawaii non si terranno delle elezioni primarie.

Chi sono gli avversari alle primarie repubblicane di Trump (dettaglio)

Nonostante il partito sia compatto dietro al Presidente e gli alti indici di gradimento interno tra i sostenitori, alcuni (pochi) Repubblicani (quelli che furono i famosi #NeverTrump) preferirebbero votare un altro candidato, e non Trump. Diverse le voci che invocano uno “sfidante”, ma a fronte di tante chiamate, nessuno si è ancora fatto avanti proponendosi come l’Anti-Trump.

Vediamo comunque chi proverà a sfidare The Donald in queste Primarie.

Bill Weld

Bill Weld

Bill Weld, 75 anni, è un politico di lungo corso, già Governatore del Massachusetts per due mandati negli ani ’90. La sua carriera avrebbe dovuto proseguire come ambasciatore in Messico, ma contrasti con alcuni esponenti di vertice dei Repubblicani fecero naufragare la nomina. Lo si ritrova candidato alle Presidenziali del 2016, nelle fila del Partito Libertario, a proporsi come vice per il candidato Gary Johnson (che raccolse poi il 3,27 per cento delle preferenze degli elettori statunitensi). Secondo gli osservatori di Five Thirty Eight in una scala da 1 a 5 (dove 4 è il massimo raggiunto solo da Reagan nel 1976) Weld arriverebbe a fatica al livello 2, (insomma ‘Weld chi?’). D’altronde, vent’anni senza incarichi pubblici di rilievo hanno il loro peso. Inoltre, le opinioni di Weld sul diritto all’ aborto, i matrimonio gay, la legalizzazione della marijuana e altre questioni, sono in contrasto con le posizioni conservatrici.

Joe Walsh

Joe Walsh

Joe Walsh, 57 anni, ex deputato conservatore dell’Illinois per il Grand Old Party dal 2011 al 2013, è il secondo repubblicano a sfidare il presidente Donald Trump per la nomination alla Casa Bianca, dopo l’ex governatore del Massachutts Bill Weld. Dopo essere stato un forte sostenitore di Trump nel 2016, correrà quest’anno contro di lui perchè Trump “non è adatto” e qualcuno doveva pur farsi avanti. Attivista del Tea Party, conduttore di talk show, Walsh ha criticato Trump per essere un “bugiardo” ed un “bullo inadatto alla presidenza”. In passato aveva però attaccato i musulmani.

Joe Walsh si è ritirato il 7 febbraio 2020.

Rocky De La Fuente

Rocky De La Fuente

Rocky De La Fuente, 66 anni, è un uomo d’affari e “perennial candidate” (un candidato che corre spesso per una carica elettiva ma raramente, se non mai, la vince), ed è già stato nominato Candidato alla Presidenza sia per il Partito della Riforma che per il “suo” partito, l'”American Delta Party” alle elezioni del 2016. In quell’anno si è candidato, ovviamente senza successo, nelle primarie democratiche per la nomination a Senatore per la Florida, ed anche alle primarie per la nomination presidenziale democratica. Durante le elezioni di midterm del 2018, De La Fuente era in lizza nelle primarie in ben nove stati per il Senato (ha perso in tutte). Ha condotto una campagna elettorale ponendosi tra i critici delle politiche dell’immigrazione del presidente Donald Trump. Oltre a correre per la nomination repubblicana alle elezioni presidenziali del 2020, si è candidato – come repubblicano – alla Camera dei rappresentanti per il 21° distretto della California.

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