Primarie Dem. Al via la corsa per individuare l’Asino 2020

Elezioni USA, iniziano le primarie dei Democratici. Seguile con l’Osservatore Repubblicano! #primariedaincubo

Nella notte fra lunedì e martedì 4 febbraio inizierà dall’Iowa il lungo viaggio delle primarie democratiche, che durerà cinque mesi per un totale di 57 tra primarie e caucus, che dovrà portare a scegliere l’Asino che il prossimo novembre verrà battuto da Donald Trump. Dodici i candidati ancora in lizza, cinque quelli che sembrano avere qualche possibilità di diventare effettivamente lo sfidante del presidente in carica.

La scorsa estate erano partiti in tantissimi, oltre 25, ma strada facendo si sono già ritirati candidati che, come l’afroamericana Kamala Harris o il giovane progressista texano Beto O’Rourke, per alcuni commentatori – poco avveduti – potevano rappresentare “l’asso nella manica” da giocare contro il ticket Trump-Pence alle elezioni di novembre.

Secondo gli ultimi sondaggi, in cinque hanno più possibilità di vincere, e, per il partito liberal, open minded e politically correct per eccellenza, che guarda alle minoranze e pretende di rappresentarle e difenderle dall’Orange Man… sono immancabilmente in maggioranza uomini, ultra-settantenni e… bianchi. Con l’eccezione dell’unica donna tra i “favoriti”, la sedicente “pellerossa” senatrice del Massachusetts Pocahontas Warren, e l’unico millennial, gay dichiarato, il 38enne Alfred E. Neuman… sorry, Pete Buttigieg.

Sempre parlando dei sedicenti paladini delle minoranze, come si diceva, uomini, ultra-settantenni e… bianchi – dopo ovviamente l’ex-vice presidente Sleepy Joe Biden ed il senatore Crazy Bernie Sanders, che al momento sono entrambi in testa ai sondaggi in Iowa – troviamo all’ultimo anche il miliardario Mini Mike Bloomberg, che ha però scelto di rimandare tutto al Super Tuesday.

Chi sono i principali candidati democratici (dettaglio)

Sleepy Joe

“SLEEPY JOE” – Il 77enne ex Vice presidente, già senatore di lungo corso, continua ad essere da mesi uno dei principali asinelli, con un forte appello all’ala più moderata del partito ed dell’establishment, rivendicando la sua lunga esperienza di governo. Non manca però chi considera – soprattutto nella sempre più crescente ala “progressista” del partito – proprio la sua lunga carriera politica, un possibile “tallone d’Achille”, considerato anche il fatto che Biden, ed il figlio Hunter, sono al centro di accuse di corruzione rivolte da Donald Trump contro di loro, che sono poi all’origine del “Kievgate” e della conseguente procedura di Impeachment. 

Sposato con Jill in seconde nozze, Bill ha perso la prima moglie Neila Hunter in un incidente automobilistico in cui rimase uccisa anche una figlia di due anni. Nel 2015 Biden ha perso un altro figlio, Beau, malato di cancro. Fu proprio per quella perdita che l’allora vice presidente decise di non candidarsi nel 2016. Dopo la vittoria di Donald Trump, Biden si è pentito di questa decisione perché pensava che avrebbe potuto batterlo e per questo ora sente il dovere morale di candidarsi adesso. Un ragionamento che l’ex Vice presidente avrebbe fatto anche a Barack Obama – che non gli ha dato l’endorsement (e che afferma di rimanere imparziale per tutte le primarie) – che però lo avrebbe esortato a non pensare di “essere tenuto a farlo”, come hanno rivelato i media USA nei mesi scorsi.

Ma, vi starete chiedendo, se Sleepy Joe ha così tante belle idee su come “raddrizzare” l’America… perché non ne ha suggerita neanche una a Barack Obama quando era il suo Vice-presidente?

Crazy Bernie

“CRAZY BERNIE” – Il 78enne senatore indipendente del Vermont quattro anni fa ha segnato, con il suo exploit alle primarie dem quando insidiò fino alla fine Hillary Clinton, l’avanzata della “sinistra progressista” – che, come lui non esita a definirsi, “socialista” – parola che ormai purtroppo non è più un tabù negli Stati Uniti – che si è registrata tra le fila dei democratici alle ultime elezioni di midterm. Nelle ultime settimane è risalito parecchio nei sondaggi e secondo le medie più affidabili è dato intorno al 24 per cento nello Iowa.

Anche quest’anno Crazy Bernie sta raccogliendo favori e sostegni tra l’elettorato di sinistra e delle sue nuove leader emergenti, come Alexandra Ocasio Cortez e le altre deputate della cosidetta “squad”, che sembrano non essere state scoraggiate dal fatto che, secondo quanto rivelato dalla Warren, Sanders avrebbe espresso la convinzione che una donna non possa vincere la Casa Bianca. 

Sindaco di Burlington dal 1981 al 1989, Sanders è arrivato al Congresso nel 1990 prima alla Camera e poi, dal 2008, al Senato, quattro anni fa si impose come un front runner a sorpresa con la sua prima vittoria alle primarie del New Hampshire, inanellando poi una serie di vittorie proprio negli Stati con una forte presenza dei “blue collar”, che poi a novembre abbandonarono la fede democratica votando compatti per Donald Trump – come in Michigan e Pennsylvania, e consegnandogli quindi la Casa Bianca.

Pocahontas Warren

“POCAHONTAS” WARREN – La 70enne senatrice del Massachussets si presenta come la candidata che vuole cambiare le regole dell’economia in favore del ceto medio americano, ma inizia la battaglia delle primarie come seconda scelta per l’elettorato liberal e progressista che, al momento, stando ai sondaggi, sembra preferirle l’originale Crazy Sanders. Warren ha avuto un breve momento in cui è stata in testa ai sondaggi dopo l’estate. Trump la chiama “Pocahontas” per le sue presunte origini native americane… poi sconfessate da un test del DNA che lei stessa si era fatta fare.

L’opposizione tra i due – sfociata in una vera e propria lite durante l’ultimo dibattito televisivo, durante il quale la senatrice ha rinfacciato al collega di averle detto di credere che una donna non possa diventare presidente – sta spaventando molto la sinistra dem, che teme che questa rivalità possa alla fine avvantaggiare un candidato centrista. 

Docente della Harvard Law School dal 1993 al 2013, la Warren fu chiamata nel 2010 da Barack Obama a Washington per guidare il Consumer Financial Protection Bureau, l’agenzia che l’allora presidente democratico aveva creato per proteggere i consumatori ed evitare che venissero travolti da un’altra crisi finanziaria come quella del 2007. Al centro della sua campagna elettorale ha messo la proposta una tassa sui patrimoni di oltre 50 milioni di dollari per portare nelle casse federali 4mila miliardi “per ricostruire il ceto medio americano”.

Alfred E. Neuman

“ALFRED E. NEUMAN” BUTTIGIEG – Secondo gli osservatori, i caucus in Iowa serviranno anche a capire se il 38enne ex sindaco di South Bend – l’unico dei possibili candidati a sorpresa sopravvissuto fino all’inizio effettivo delle primarie – abbia veramente qualche chance di essere uno dei contendenti alla nomination. Ex reduce militare che ha sposato nel 2018 il suo compagno Chasten Glezman in una chiesa episcopale, Buttigieg si presenta come il candidato dei millennial, ma sta avendo difficoltà ad accreditarsi con l’elettorato delle minoranze, soprattutto quella afroamericana. Buttigieg era in testa nello Iowa e in New Hampshire fino a dicembre.

Secondo gli analisti, quindi, un cattivo risultato nel piccolo stato del Midwest (dove il 90 per cento dei 3 milioni di abitanti è bianco) indicherebbe che il giovane democratico che parla anche l’italiano – anche grazie al padre, Joseph, professore universitario di origine maltese, famoso nell’accademia per le sue traduzioni dell’opera di Antonio Gramsci – non abbia poi così tante chance di continuare il lungo viaggio delle primarie.

Mini Mike Bloomberg

“MINI MIKE” BLOOMBERG (“tanto lo do al prossimo appello“) – Il 77enne miliardario ex sindaco di New York sarà il grande fantasma della prima tappa delle primarie. Sceso in ritardo nell’arena delle primarie, per scongiurare, ha detto, che la scelta di un candidato troppo a sinistra favorisca la rielezione di Trump, Mini Mike ha infatti deciso di tralasciare le tappe inaugurali delle primarie, l’Iowa e il New Hampshire, concentrandosi – con un muro di fuoco di 286 milioni di dollari di spot televisivi, radiofonici e digitali – su quelle successive, a partire dal Super Tuesady del 3 marzo

Insomma, come quegli studenti universitari che continuano a posticipare l’esame all’Università: tanto, degli elettori di Iowa e New Hampshire (stati tra l’altro ballerini e decisivi alle prossime elezioni) ce se ne può anche fregare, l’importante è arrivare riposati. Resta solo da capire come possa credere di poter governare un paese se non è nemmeno in grado di organizzarsi coi tempi di una campagna elettorale… ma ve lo immaginate se Trump avesse detto di presentarsi allora, nel 2016, solamente dal Super Tuesady in poi? Quante pernacchie e prese in giro gli avrebbero fatto? Invece, per Mini Mike, nei media c’è anche chi pensa stia applicando una “fine” strategia…

Sarà comunque impossibile valutare i risultati reali di questi primi Stati senza considerare la presenza di Mini Mike, che è dato al 10 per cento a livello nazionale grazie all’enorme campagna pubblicitaria, pagata di tasca propria. Senza contare che, se nelle prime battute delle primarie si imporrà un candidato della sinistra come Sanders, Bloomberg – che nel 2001 lasciò il partito democratico per farsi eleggere sindaco di New York come repubblicano, vincendo poi un terzo mandato da indipendente per poi tornare ad essere un democratico per candidarsi alla Casa Bianca – potrà cercare di fare leva sul voto dei moderati…. ma in questo modo, scippando elettorato e chance di vittoria a Sleepy Joe.

Ad azzoppare la candidatura di Mini Mike potrà certamente giocare il suo stesso “spottone“, lanciato la sera del Superbowl, in quella che i media hanno definito la “Notte dei PaperonDePaperoni” per via degli alti costi che serve sostenere per trasmettere uno spot in diretta. Mentre The Donald si è concentrato sul promuovere i risultati della sua amministrazione, Mini Mike Bloomberg ha pensato bene di puntare tutto sul… togliere le armi agli americani. Uno spot elettorale certamente gradito negli Stati più liberal della East e della West Coast (i democratici però hanno già quegli Stati)… ma che sicuramente annichilisce le seppur timide “simpatie” che l’elettorato medio americano nel resto del Paese poteva nutrire nella sua figura di “moderatone”, e quindi in quasi tutti gli stati “in bilico”. Come buttare via i soldi…

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