No a nuovi testimoni, mercoledì l'assoluzione di Trump

Il muro repubblicano ha retto in Senato, dove solo i senatori repubblicani Collins e Romney hanno votato assieme ai democratici. Fallito il piano dei dem di portare a processo le accuse di Bolton, il GOP ha ottenuto di vietare la presentazione di nuovi testimoni e di nuove accuse.

Il Senato americano ha bocciato la mozione per la presentazione di nuovi documenti e testimoni al processo contro il presidente Donald Trump, che sarà assolto mercoledì dalle accuse di abuso di potere e intralcio al Congresso. Questo è il risultato della giornata di venerdì in Aula, già prevedibile 24 ore prima, con la scelta del senatore repubblicano Lamar Alexander di bloccare la richiesta dei democratici.

In Aula, il voto è stato secondo le linee di partito: 51 a 49, eccezion fatta per Susan Collins e Mitt Romney, che hanno deciso di schierarsi con i democratici. Ai Democratici, che avevano bisogno di quattro voti, sono mancati i voti dello stesso Lamar Alexander e di Lisa Murkowski, gli altri due senatori su cui i Dem avevano riposto le loro speranze. Il processo però non si è ancora chiuso, ma i repubblicani sono riusciti ad impedire uno slittamento sine die del procedimento

Secondo Alexander ed altri repubblicani, il comportamento di Trump è stato solo “inappropriato”, ma non passibile di condanna, e per questo non c’è bisogno di aggiungere ulteriori prove o testimonianze.

Le dichiarazioni conclusive di accusa e difesa sono previste per lunedì, a partire dalle 11 (le 17 in Italia), con quattro ore a testa a disposizione. L’assoluzione di Trump sarà votata mercoledì pomeriggio.

Il voto del Senato di questo venerdì, secondo i democratici, rende il processo “illegittimo” e l’assoluzione di Trump “senza significato”.

Il presidente Trump, su Twitter, ha commentato:

La sinistra radicale, i democratici nullafacenti continuano a cantare “equità” quando loro hanno messo in piedi la più ingiusta caccia alle streghe della storia del Congresso. Loro hanno avuto 17 testimoni. Noi zero consentiti e nessun avvocato. Non hanno fatto il loro lavoro. Non c’è nessun caso.

e ha concluso…

I Dem stanno imbrogliando l’America

L’affaire Bolton

Tra i funzionari che la Camera non aveva chiamato a testimoniare c’è l’ex consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, che i democratici avrebbero però voluto sentire in Senato. Ma il tentativo è fallito.

Bolton aveva accusato Trump – in un libro che dovrebbe uscire a marzo, la cui bozza è circolata tra i media statunitensi alcuni giorni fa – di aver bloccato gli aiuti militari per convincere l’Ucraina ad annunciare un’indagine contro Biden. Non solo: venerdì, il New York Times ha scritto che, nel libro, Bolton riporta che Trump gli avrebbe chiesto, a maggio, di fare in modo che Zelensky incontrasse il suo avvocato personale, Rudy Giuliani.

La Casa Bianca, intanto, ha inviato un’ingiunzione formale a John Bolton per impedire all’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale di pubblicare il suo libro di memorie The Room Where It Happened: A White House Memoir. Lo fa sapere la CNN.

Nella lettera che la Casa Bianca ha inviato all’avvocato di Bolton si legge che il libro contiene “una significativa quantità di informazioni classificate” come “Top Secret” e che quindi “non può essere pubblicato o in altro modo diffuso senza la rimozione di queste informazioni riservate”.

Non sono dello stesso parere Bolton e il suo legale, che nei giorni scorsi hanno affermato di non ritenere che il volume contenga informazioni segrete ma hanno deciso comunque, per precauzione, di inviarlo al Consiglio di Sicurezza della Casa Bianca per una revisione prima della pubblicazione.

Non si è fatta attendere la reazione del presidente che, su Twitter ha scritto: 

Perché John Bolton non si è lamentato di questa ‘assurdità’ molto tempo fa, quando fu licenziato molto pubblicamente? Non che sia importante, ma non ha detto nulla!

Non si è fatto attendere neanche il duro commento di Rudy Giuliani, l’avvocato personale di Trump: per lui Bolton è un ‘backstabber’, “uno che pugnala alle spalle”.

Non mi ha mai detto ‘Ho un problema con quello che stai facendo in Ucraina’. Neanche una volta, non mi ha mai fatto un cenno, mai mandato un messaggio. Pensavo fosse un amico personale. E quindi questa è l’unica conclusione cui io posso arrivare, ed è dura e mi sento molto male per questo: è uno che pugnala alle spalle.

ha detto in una intervista alla CBS, di cui i media hanno diffuso una anticipazione.

Dershowitz: elezione Trump è nell’interesse Usa, può agire per favorirla

Il Professor Alan Dershowitz ascolta il Presidente Donald Trump durante I festeggiamenti per Hanukkah nella East Room della Casa Bianca, nel Dicembre del 2019
(Photo by Mark Wilson/Getty Images)

Secondo Alan Dershowitz, avvocato di Trump al processo:

… se un presidente crede che la sua rielezione sia nell’interesse nazionale, può agire per favorirla.

Naturalmente, le parole di Alan Dershowitz in Aula sono state mal riportate dai media statunitensi.

Non ho detto che il presidente possa fare qualsiasi cosa, se crede che la sua rielezione sia nell’interesse nazionale […] Ogni pubblico ufficiale che conosco crede che la sua elezione sia nell’interesse pubblico. E se un presidente fa qualcosa che crede lo aiuterà a essere eletto, nell’interesse pubblico, questo non è un ‘do ut des’ passibile di impeachment.

L’avvocato aveva risposto a una domanda del senatore Ted Cruz, repubblicano del Texas, sul ‘do ut des’.

L’argomentazione di Dershowitz aveva però sorpreso molti senatori: per i democratici, è “assurda” e “sbagliata”, riporta il New York Times; anche alcuni repubblicani hanno preso le distanze dalle parole dell’avvocato.

Dershowitz ha poi spiegato ancora, su Twitter:

Un’azione legale, come trattenere dei fondi, non diventa illegale o passibile di impeachment se compiuta con motivazioni miste, ovvero per promuovere l’interesse pubblico e aiutare la propria rielezione.

La senatrice Marsha Blackburn, repubblicana del Tennessee, ha pubblicamente difeso ai microfoni della CNN le parole dell’avvocato e le azioni del presidente:

Stava parlando di sradicare e combattere la corruzione e questo è nell’interesse pubblico…

… riferendosi agli aiuti bloccati all’Ucraina.

Come si concluderà l’impeachment?

Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell

Trump è il terzo presidente statunitense a subire un processo, dopo Andrew Johnson (1868) e Bill Clinton (1999); entrambi i presidenti furono assolti. Richard Nixon, nel 1974, si dimise – primo e unico presidente a farlo – prima che la Camera votasse il suo impeachment.

La Costituzione richiede la maggioranza semplice alla Camera per la messa in stato d’accusa – alla Camera, i democratici detengono la maggioranza e hanno votato per l’impeachment il 18 dicembre – ed una maggioranza di due terzi in Senato per la condanna e la rimozione del presidente (ma l’impeachment può riguardare qualsiasi “funzionario civile degli Stati Uniti”).

Al Senato, 53 seggi su 100 sono in mano al partito repubblicano: questo significa che servirebbe il voto di almeno 20 repubblicani per rimuovere Trump.

I Repubblicani si dicono infatti tranquilli, ritenendo questo scenario poco probabile. Se le cose dovessero andare come spera la maggior parte del GOP, a spuntarla sarebbe la strategia del leader Mitch McConnell che, nei giorni scorsi, durante gli incontri privati con i senatori tentati di votare per sentire i nuovi testimoni, ha messo in guardia dal rischio di aprire un “selvaggio West” in cui i Democratici avrebbero potuto prolungare il processo per settimane.

“Credo che la gente abbia iniziato a capire che non si trattava di un solo testimone e che poteva finire con mesi di ritardo”

ha detto il senatore del Texas, John Cornyn.

I Repubblicani puntano a chiudere la pratica il prima possibile, arrivando al voto finale, con un’assoluzione scontata.

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