La validità della “Curva di Laffer” è confermata anche per il 2019!

Anche nel 2019, dopo il taglio delle tasse del 2017, il gettito fiscale statunitense è aumentato!

Nonostante molti economisti, rinchiusi negli atenei, totalmente distanti dal mondo imprenditoriale e con il fascino per le nazioni deboli (vedi quelle scandinave), neghino l’esistenza della “Curva di Laffer”, teorizzata da Arthur Laffera cui lo stesso Donald Trump ha conferito la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti, la Presidential Medal of Freedom – per la prima volta durante l’amministrazione Reagan, anche nel 2019 dopo il taglio delle tasse del 2017, il gettito fiscale statunitense è aumentato!

Gli introiti sono cresciuti di circa il 4%, pari a 3,46 trilioni, dovuto principalmente dalle imprese, che hanno versato 25$ miliardi in più rispetto al 2018 (+12%) e dall’equivalente della nostra IRPEF, +107$ miliardi, una crescita del 4%.

Il taglio delle tasse ha quindi aiutato l’economia a crescere, creando benefici sia per i lavoratori che per il fisco. Il problema però rimane il deficit, che è arrivato a toccare il trilione di dollari.

Ma com’è possibile ? E’ per caso colpa del taglio delle tasse?

Assolutamente No! Il problema è che le spese sono al contempo aumentate, non solo quelle militari, (circa 2$ trilioni dal 2016 ad oggi) ma soprattutto i programmi di welfare, principalmente social security, medicare e medicaid. A fronte di un aumento di entrate, c’è stato un aumento di spese (+4,44$ trilioni). Ecco dunque spiegata la causa del disavanzo.

Come risolvere questo problema?

Nessun economista serio penserebbe che l’aumento di imposte possa risolvere la situazione. Prima del taglio fiscale di Trump, quando gli Stati Uniti avevano ancora la tassa sulle imprese tra le più alte dell’occidente, il gettito fiscale era in riduzione del 13% nel 2016 e dell’1% nel 2017.

La soluzione dunque rimane tagliare la spesa, ma questo è un problema ben più grande, non tanto per la volontà politica (Il GOP è l’unico partito che dall’era Obama ad oggi ha proposto tagli alla spesa, sull’onda del Tea Party del 2010) ma per il complesso meccanismo di approvazione del budget.

Tutto inizia con la presentazione del budget del presidente, partendo da questa proposta Camera e Senato lavorano su due binari paralleli ed elaborano la soluzione fiscale. Siccome esiste la “Presentment Clause”, alla Casa Bianca deve arrivare sul tavolo dello Studio Ovale una sola legge, approvata da entrambe le camere congressuali. Di conseguenza inizia il processo di “Reconciliation“, il Congresso lavora per passare un “Omnibus bill” e, in questo caso, per abbassare il tetto del debito è necessario avere il voto favorevole di 60 senatori.

Questi numeri non li ha mai avuti nessun presidente nella storia recente, di conseguenza la partita della spesa è tutta nelle mani del Congresso, non della Casa Bianca!

Il partito repubblicano al Congresso è l’unico ad aver ottenuto i tagli alla spesa grazie all’approvazione del Budget Control Act (che consentiva un meccanismo di taglio alla spesa automatico, senza l’approvazione del Presidente) che portò a 38 miliardi di tagli nel 2011. Per quanto riguarda l’attuale presidente, Donald Trump, a differenza del predecessore, ha sempre proposto al Congresso pesanti tagli alla spesa: Nel 2019 avevano un valore di $845 miliardi.

Il problema dunque non è partitico. Serve una vera e propria riforma della procedura d’approvazione, come ha già provato a spiegare il deputato del secondo distretto del Texas, Dan Crenshaw.

Il Presidente Donald Trump e l’economista Arthur Laffer alla cerimonia di conferimento della Medal of Freedom nel giugno del 2019.
Arthur Laffer, 78 anni, ha ideato l’omonima curva su cui si basano i tagli alle tasse voluti dai conservatori.

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