"PHASE ONE DEAL". LA CINA SI ARRENDE!

Il 15 gennaio del 2020 Stati Uniti e la Cina hanno siglato l’accordo commerciale, il “Phase One Deal” che rappresenta la più grande vittoria del mandato di Donald Trump, che si iscrive ufficialmente nell’olimpo dei repubblicani.

Con l’entrata in vigore, la Cina acquisterà l’equivalente di $200 miliardi in prodotti ($77miliardi) e servizi (123$miliardi). L’export americano in Cina dovrebbe passare dai 263 miliardi nel 2020 ai 309 miliardi nel 2021.

La Repubblica Popolare Cinese importerà dunque:

  • Beni Manifatturieri: 32,9 miliardi nel 2020; 44,8 miliardi nel 2021
  • Prodotti agricoli: 12,5 miliardi nel 2020; 19,5 miliardi nel 2021
  • Energia e beni energetici: 18,5 miliardi nel 2021; 33,9 nel 2021 (punto fondamentale, visto che gli Stati Uniti sono da poco diventati esportatori di energia)
  • Servizi: 12,8 miliardi nel 2020; 25,1 miliardi nel 2021

Il furto della proprietà intellettuale la Forced Technology Transfer

Due altri grandi problemi che tutte le imprese hanno quando vogliono entrare in Cina, sono il “furto di proprietà intellettuale” e la cosiddetta “Forced Technology Transfer” ovvero l’obbligo di consegna dei brevetti al partito comunista cinese.

Il “Phase One” è il primo trattato commerciale che, grazie alla sezione 301, impone alla Cina la pubblicazione di un dettagliato cronoprogramma circa il suo percorso di tutela della proprietà intellettuale. Pechino ha inoltre accettato di implementare fin da subito le poche leggi esistenti sempre in questo ambito. Così facendo, Washington potrà monitorare la situazione e, qualora il partito comunista decidesse comunque di non onorare gli impegni presi, scatteranno automaticamente dazi e sanzioni.

Donald Trump e Liu He alla firma del “Phase One Deal” nel gennaio 2020

La Cina si è arresa!

Insomma, quello che in realtà sembra un importante accordo commerciale tra due parti, in realtà è una vera e propria resa cinese.

I dazi fin da subito imposti hanno rallentato il “dragone” cinese che, secondo i dati ufficiali, ha avuto una crescita “piatta” al 6% (quella “dichiarata”) ed una crescita reale intorno allo 0%, perché spesso, infatti, il governo cinese manipola i report sulle performance economiche. Il deficit commerciale nel 2019 si è ridotto, la bilancia commerciale segnava infatti un -$800 milioni di import e +1,4 miliardi di export.

Il South China Morning Post ha più volte sottolineato come le azioni di Donald Trump abbiano creato un vero e proprio esodo manifatturiero dalla Cina, recentemente Nike, HP, Dell e Microsoft hanno spostato la produzione a vantaggio del Vietnam.

Il successo dell’accordo sarà monitorato e, qualora Pechino non dovesse onorare gli impegni presi, i dazi torneranno a rimettere ancora una volta in ginocchio il “dragone” cinese.

Per ora, il presidente Donald Trump non può far altro che festeggiare, anche perché, mentre lui sigla accordi di fondamentale importanza, i suoi rivali politici gareggiano a ribasso nelle primarie democratiche.

Donald Trump e Liu He firmano il “Phase One Deal” nel gennaio 2020

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