Donald Trump aveva bisogno dell’OK del Congresso per colpire Soleimani? FALSO!

Non essere d’accordo con l’attacco ordinato dal Presidente Donald Trump è legittimo, ma farlo opponendo a questa scelta ragioni che sono false è scorretto, oltre che ridicolo!

Uno dei grandi mantra di queste ore è Trump ha violato la Costituzione ordinando l’attacco senza l’autorizzazione del Congresso.

Ma è davvero così? Assolutamente NO, e vediamo perché.

Qual è la prerogativa del Congresso degli Stati Uniti rispetto ai “War Powers”? Il Congresso deve approvare interventi militari che prevedano l’impegno di forze militari per più di 60 giorni (così come sancito dal “War Powers Act” (WPA) del 1973). Anche in tal caso, il Presidente ed il Governo potrebbero comunque rilasciare una Dichiarazione di Guerra che, sempre secondo il WPA andrebbe anch’essa approvata dal Congresso, ma de facto più Corti di Giustizia negli Stati Uniti hanno statuito che, se il testo della dichiarazione del Presidente fornisce “adeguate motivazioni”, è costituzionalmente valida la sua dichiarazione, senza quindi dover passare da un voto formale del Congresso sulla “Dichiarazione di guerra” stessa.

Una situazione di questo tipo avvenne con la guerra in Iraq, voluta nel 2003 da George W. Bush. Il Congresso approvò la “October Resolution“, autorizzando un “generico utilizzo” delle forze armate americane in Iraq, ma non votò una vera e propria “Dichiarazione di guerra” all’Iraq. Su questa base, un gruppo di civili ed ex-militari provò a fermare il Presidente Bush, portando la sua Amministrazione in Tribunale. Con la Sentenza “Doe vs Bush la Corte d’Appello del Primo Circuito chiarì la non necessarietà costituzionale di una vera e propria “dichiarazione di guerra” votata dal Congresso.

Ma è più volte successa la stessa cosa anche con i Presidenti democratici: Bill Clinton utilizzò le truppe in Kosovo per 78 giorni, senza alcuna autorizzazione del Congresso. Barack Obama fece lo stesso in Libano, limitandosi ad una “lettera formale” al Congresso, dove indicava la necessità dell’azione militare per prevenire un “disastro umanitario”.

In ogni caso, comunque, in questi giorni non c’è stata nessuna azione o “dichiarazione di guerra”. Ma una “risposta militare” ad un attacco all’Ambasciata USA di Baghdad.

Le due missioni effettuate tramite droni negli scorsi giorni a Baghdad, non rientrano quindi in nessuna prerogativa del Congresso. Questo tipo di attacchi, di cui si parla giornalisticamente come “strikes” sono giuridicamente definiti Military Operations (secondo la “War Powers Resolution and the Joint Resolution” del 2001) e sono nell’esclusiva disposizione personale del Commander in Chief, ossia del Presidente.

Esattamente come fu per Barack Obama con la cattura di Osama Bin Laden o di George W. Bush per quella di Saddam Hussein, solo per citare due casi altrettanto famosi.

Una delle prerogative costituzionali del Commander in Chief è la difesa della nazione e delle sue forze armate, che può essere esercitata non solo senza l’approvazione del Congresso, ma addirittura senza la “notifica”.

Nel solo 2015, Barack Obama ordinò circa 2.800 “strikes“, sganciando 26.171 chili di bombe contro l’ISIS tra Iraq e Siria, senza una sola autorizzazione del Congresso!

L’anti-Trumpismo di molti media si caratterizza, ancora una volta, per la grande ignoranza rispetto alle tematiche di cui si occupa.

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