Brutte notizie per i fan del gun control

Ci tocca dare una triste notizia a tutti gli amici liberal, sia qui che oltreoceano, sostenitori del “gun control” e delle “red flag zone”.

La scorsa domenica, verso le 11:00, presso la West Freeway Church of Christ, a White Settlement vicino a Dallas, in Texas, un uomo è entrato nella chiesa con un fucile a pompa ed ha fatto fuoco colpendo due persone, decedute poi in ospedale. La strage è stata sventata da due parrocchiani, uno dei quali era un ex poliziotto, che hanno risposto al fuoco uccidendo l’uomo.

La vicenda è, appunto, accaduta in Texas, uno degli stati (assieme ad Alaska, Florida e Arizona) con la legislazione circa la detenzione delle armi da fuoco tra le più permissive in tutti gli Stati Uniti d’America.

Non si tratta di un caso isolato.

Il filmato della CNN della sparatoria nella Chiesa

Facciamo un salto indietro nel tempo, fino al settembre del 2016, prima delle presidenziali e della vittoria di Donald Trump. Nel centro commerciale Crossroads Center di St.Cloud in Minnesota, un rifugiato somalo di nome Dahir Adan, invocando il nome di Allah, ha accoltellato nove persone mentre stavano facendo shopping. Gli è andata male con la decima. Si trattava, infatti, di Jason Falconer, un ex capo della polizia di Albany, ora addestratore ed istruttore di tiro nonché membro della United States Pratical Shooters Association. Falconer stava facendo shopping, come le altre nove vittime, e quando Adan si è avventato su di lui gli ha sparato, uccidendolo e salvando altre persone dalla sua follia omicida.

Un anno dopo, nell’aprile del 2017, nella tranquilla cittadina di Broken Arrow (periferia di Oklahoma City). Tre giovani rapinatori, due dei quali minorenni di 15 e 17 anni, verso la mezzanotte e mezza, sono entrati in una villa forzando la porta della cucina. Dei tre rapinatori, solo Maxwell Cook, l’unico maggiorenne di 19 anni, era armato di un lungo coltello, gli altri due avevano solo dei tirapugni. I rumori hanno svegliato il figlio della coppia che abitava nella villa, il ventitreenne Zachary Peters, che ha afferrato il suo semiautomatico AR-15, deciso ad affrontare i tre che indossavano guanti e maschere. Dopo un invito ad abbandonare l’abitazione, Peters ha aperto il fuoco. I più giovani sono crollati nella cucina, Cook è stato finito dai colpi che lo hanno raggiunto mentre tentava la fuga attraverso il giardino. A finire sotto processo non è stato Zachary Peters, bensì la ventunenne Elisabeth Marie Rodriguez, che aveva organizzato la rapina e fatto da palo.

Come se non bastassero questi aneddoti, poco più di due anni fa le statistiche dell’FBI avevano riportato due dati interessanti sull’argomento.

Nel primo, si rilevava come, negli ultimi vent’anni, i delitti da arma da fuoco si sono più che dimezzati mentre, contemporaneamente, è triplicata la vendita di armi. Questa correlazione ha due spiegazioni, entrambe plausibili. La prima sta nel miglioramento del tenore di vita e della scolarità, nella creazione di nuove e maggiori possibilità di lavoro per le minoranze e nell’implementazione e maggior efficienza delle forze di polizia, sia locali che federali. Una seconda spiegazione, più semplicistica ma non meno plausibile, è quella fornita dalla National Riffle Association, secondo la quale i malviventi sanno che è più alto il rischio di entrare in un’abitazione i cui residenti detengono armi da fuoco o di assalire una vittima armata.

Il secondo dato rileva come Chicago, nel 2017, avesse il più alto numero di morti per arma da fuoco, a dispetto della legislazione più restrittiva.

Ovviamente, chi negli Stati Uniti detiene un’arma da fuoco legalmente è costretto a sottoporsi ad un severo addestramento, oltre che a registrarla regolarmente.

Tuttavia, questi aneddoti e questi dati faranno andare i pranzi delle feste di traverso ai sostenitori delle limitazioni sulle armi da fuoco.

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