IMPEACHMENT. Ecco un’analisi dettagliata degli eventi fino al voto della Camera

In questo articolo abbiamo analizzato in modo dettagliato tutti gli eventi accaduti dalla telefonata di Donald Trump con il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj del 25 luglio 2019 fino al voto del 18 dicembre 2019 della Camera dei Rappresentanti, a maggioranza democratica, che ha votato a favore della “messa in stato di accusa” del Presidente.

Questo articolo è stato pubblicato in 4 parti su Termometro Politico

Propedeutici, per capire ancora meglio il contesto in cui si è sviluppata la vicenda dell’impeachment sono i seguenti nostri articoli (pubblicati sempre su Termometro Politico e poi ripubblicati sull’Osservatore):

  • i legami tra l’ex Vicepresidente Joe Biden e suo figlio Hunter Biden con l’Ucraina;
  • la situazione politica dell’Ucraina pre-elezioni 2016, che portò il paese ex-sovietico ad interferire molto probabilmente nelle elezioni del 2016 aiutando il candidato democratico Hillary Clinton

Della procedura di impeachment sono state analizzate, oltre alle cause che l’hanno scatenata, anche l’iter procedimentale, le sue differenze con la procedura di impeachment del presidente Bill Clinton del 1998, che si basa a sua volta su quella di Richard Nixon del 1974, le testimonianze pubbliche del mese di novembre, i diritti della minoranza repubblicana, il diritto alla difesa e ad un giusto processo per il Presidente, il whistleblower, …

Come è partita la procedura di Impeachment

da sinistra, il Presidente ucraino Zelensky ed il Presidente americano Donald Trump

La procedura di Impeachment è iniziata perché i Democratici sostengono che il Presidente abbia abusato del suo potere, nella forma di trattenere gli aiuti militari all’Ucraina, per costringere questa nazione ad intraprendere un’indagine nei confronti dell’ex Vicepresidente, ed avversario alle elezioni presidenziali 2020, Joe Biden e di suo figlio, al fine di ottenere, in ultima istanza, un vantaggio alle prossime elezioni presidenziali.

Tutto è iniziato il 25 luglio 2019 con la telefonata tra Trump e il presidente ucraino Zelensky e con la successiva denuncia, ad agosto, da parte del whistleblower.

Di seguito riportiamo l’ordine cronologico degli eventi.

Cronistoria dell’impeachment di Donald Trump: Luglio-Agosto 2019

Il Presidente Donald Trump al telefono (immagine di repertorio)

Il 25 luglio 2019 

Trump e Zelensky tengono una conversazione telefonica di circa mezz’ora, mentre alti funzionari, come il segretario di Stato Mike Pompeo, vi assistono

Trump, nel corso di questa telefonata, avrebbe chiesto un “favore a Zelensky, cioè che l’Ucraina aiutasse gli Stati Uniti ad indagare sulle interferenze straniere nelle elezioni del 2016, incluso l’hacking del Server del Democratic National Committee (DNC), che coinvolge la società di sicurezza di dati CrowdStrike.

Trump avrebbe sollevato la sua richiesta di indagare sulle interferenze nelle elezioni 2016 solamente dopo che Zelensky avrebbe detto di essere pronto ad acquistare ulteriori sistemi anticarro (i noti Javelins) dagli Stati Uniti. 

Trump, proseguendo, avrebbe anche parlato dell'”altra cosa”, specificando che circolano un “sacco di voci” sul figlio di Joe Biden e su come l’ex Vicepresidente abbia “stoppato” delle indagini in Ucraina, suggerendo un’indagine su tale aspetto. 

Trump avrebbe quindi esortato Zelensky a parlare con Rudy Giuliani, l’avvocato personale del presidente, e con il procuratore generale William Barr

Giuliani, dal canto suo, aveva già trascorso mesi a sollecitare pubblicamente l’Ucraina ad indagare sui Bidens, ma il Dipartimento di Giustizia aveva rapidamente chiarito che Barr non fosse in alcun modo associato a questo sforzo.

Dal 25 luglio al 12 agosto 2019 

Il Capo della Commissione Intelligence della Camera, il democratico Adam Schiff

L’informatore (il whistleblower) dichiara di aver parlato con numerosi funzionari del governo degli Stati Uniti con conoscenza diretta o indiretta della conversazione telefonica. 

Il New York Times aveva riferito come il whistleblower fosse un funzionario della CIA e che avesse parlato con un membro dello staff del Comitato di intelligence della Camera, pochi giorni prima che la denuncia fosse presentata ufficialmente.

Notate Bene! L’informatore si è incontrato con un membro dello staff di Adam Schiff, democratico e Presidente della Commissione d’Intelligence della Camera, prima di presentare la sua denuncia.

La domanda che sorge spontanea è: si stavano (forse) coordinando?

26 luglio 2019 

Da sinistra: William Taylor, Gordon Sondland, Kurt Volker

L’informatore aveva scritto come l’inviato speciale americano, ora dimessosi, in Ucraina, Kurt Volker, si fosse recato a Kiev per incontrare Zelensky “ed una varietà di altri personaggi politici ucraini” e che avesse dato dei consigli alla leadership ucraina su come procedere con le richieste del Presidente fatte allo stesso Zelensky. 

Dei messaggi di testo tra lo stesso Kurt Volker, Gordon Sondland, l’Ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Unione Europea e William Taylor, l’Incaricato d’Affari USA ed Ambasciatore ad interim in Ucraina nelle settimane successive, mostrerebbero come si volesse spingere l’Ucraina ad indagare sulle questioni relative alle elezioni del 2016 e alla società Burisma, dove il figlio di Biden era Consigliere d’amministrazione.

2 agosto 2019 

Il whistleblower dichiara che “numerosi funzionari statunitensi” gli hanno raccontato di un viaggio del 2 agosto di Rudy Giuliani a Madrid per incontrare personalmente il consulente del Presidente Zelensky, Andriy Yermak, caratterizzando l’incontro come una conseguenza della telefonata tra Trump e Zelensky per discutere dei “casi” di cui avevano parlato precedentemente i due Capi di Stato.

Giuliani contestò ciò, sostenendo che l’incontro fosse già programmato da tempo e ben prima di quella telefonata. Giuliani, infatti, aveva già parlato con Yermak ben prima del 25 luglio, e quella chiamata venne menzionata da Zelensky a Donald Trump. Giuliani affermò che Volker lo mise “in contatto diretto” con Yermak pochi giorni prima della chiamata di Trump a Zelensky e che lo stesso Yermak indicò che l’Ucraina era aperta a proseguire queste indagini.

L’informatore disse anche che Giuliani avesse contattato anche “altri funzionari ucraini”.

Notate bene: il whistleblower non ha nessuna conoscenza diretta, ma solo informazioni ottenute di seconda mano (se non di terza).

12 agosto 2019 

L’ispettore generale della Intelligence Community, Michael Atkinson

La denuncia del whistleblower, indirizzata al Presidente del Comitato di intelligence del Senato, il senatore repubblicano Richard Burr della Carolina del Nord ed al Presidente del Comitato di intelligence della Camera, il già citato Adam Schiff, rappresentante democratico della California, viene consegnata all’ufficio dell’Ispettore generale della US Intelligence Community, guidato da Michael Atkinson.

La denuncia sosteneva, tra le altre cose, che i funzionari statunitensi ritenessero che la trascrizione della chiamata di Trump con Zelensky fosse stata resa “inaccessibile” in un modo potenzialmente “abusivo”.

26 agosto 2019 

Il Direttore della US Intelligence Community, Joseph Maguire

L’Ispettore generale della US Intelligence Community, Michael Atkinson, invia una lettera al Direttore della sua stessa agenzia, Joseph Maguire, portandolo a conoscenza l’esistenza di questo reclamo, riassumendone le affermazioni, ed informando Maguire di aver stabilito che l’informatore “sembra credibile” e che il reclamo stesso fosse di “preoccupazione urgente” e raccomandando che le informazioni fossero fornite ai rispettivi comitati del Congresso competenti in materia.

Cronistoria dell’impeachment di Donald Trump: Settembre 2019

2 settembre 2019

Il Vicepresidente Mike Pence

Durante una conferenza stampa all’estero, al Vicepresidente Mike Pence viene chiesto della riunione che aveva avuto con Zelensky il giorno prima: in primo luogo, se avesse discusso di Joe Biden; in secondo luogo, se potesse assicurare all’Ucraina che la sospensione del denaro non avesse assolutamente nulla a che fare con gli sforzi, anche di Rudy Giuliani, per cercare di scavare negli “affari di famiglia” di Joe Biden.

Pence rispose che, sulla prima domanda, la risposta fosse NO. Ma poi Pence proseguì, aggiungendo: “ma come ha chiarito il Presidente Trump, nutriamo grandi preoccupazioni per le questioni di corruzione“.

3 settembre 2019 

Un gruppo bipartisan di cinque senatori scrive all’ufficio del direttore della gestione e del bilancio, Mick Mulvaney, per “esprimere le nostre profonde preoccupazioni” per un ritardo nello stanziamento, di circa 400 milioni di dollari, di aiuti militari per l’Ucraina.

9 settembre 2019 

Devin Nunes e Adam Schiff

Michael Atkinson scrive una lettera al capo democratico della Commissione d’Intelligence della Camera, Adam Schiff, ed al membro anziano, il repubblicano Devin Nunes, rappresentante della California, informandoli dell’esistenza della denuncia del whistleblower e di come il Direttore dell’Intelligence Nazionale, Joseph Maguire, lo avesse informato che il reclamo non potesse essere consegnato al Congresso. Atkinson non era ovviamente d’accordo, adducendo inoltre che, mentre credeva che Maguire “agisse in buona fede”, allo stesso tempo non riteneva che la decisione di Maguire fosse “coerente con la prassi”.

Lo stesso giorno, tre commissioni a guida democratica annunciano una “indagine ad ampio raggio” su Donald Trump e Rudy Giuliani, per aver fatto pressioni sull’Ucraina per aiutare lo stesso Presidente alle elezioni presidenziali del 2020.

10 settembre 2019 

Il Capo della Commissione d’Intelligence della Camera, il democratico Adam Schiffscrive al Direttore della US Intelligence Community, Joseph Maguire, di essere stato informato della denuncia del whistleblower. Afferma come Maguire fosse “tenuto” a consegnarla immediatamente.

Si noti come il whistleblower si fosse già precedentemente incontrato con un membro dello staff di Schiff, pertanto è difficile da credere che Schiff non ne fosse a conoscenza già da agosto. Tutta la procedura è stata portata avanti dall’Ispettore Generale, Michael Atkinson.

11 settembre 2019 

Il senatore repubblicano Rob Portman dell’Ohio dichiara di aver parlato con il Presidente Donald Trump “per chiedergli di liberare i fondi per la sicurezza dell’Ucraina” e di come Trump avesse accettato di rilasciare i fondi il giorno stesso.

13 settembre 2019

Adam Schiff

Il democratico Adam Schiff rende pubblica l’esistenza della denuncia degli informatori dopo che il Direttore dell’Intelligence Nazionale, Joseph Maguire, lo aveva informato, il giorno stesso, che si sarebbe rifiutato di fornirgli la denuncia.

Schiff accusa Maguire di trattenere erroneamente informazioni al Congresso ed emette una citazione a comparire davanti alla Camera, per costringere Maguire a consegnare la denuncia.

Lo stesso giorno, Jason Klitenic, il consigliere generale dell’Ufficio del Direttore della US Intelligence Community, scrisse una lettera a Michael Atkinson, informandolo che, dopo essersi consultato con il Dipartimento di Giustizia, Maguire avesse stabilito “che nessuno statuto richiede la divulgazione della denuncia” al Congresso, perché le accuse contenute nella denuncia non si riferivano al comportamento di alcun membro della stessa US Intelligence Community, o a chiunque fosse sottoposto alla sua supervisione.

17 settembre 2019 

L’Ispettore generale della US Intelligence Community, Michael Atkinsonscrive ad Adam Schiff ed a Devin Nunes, in cui sostiene come lui e Maguire fossero “in un vicolo cieco” a causa di “divergenze ormai irrisolte” ed informa i dirigenti del Congresso di come fosse vincolato ad una determinazione presa da Maguire di non voler consegnare la denuncia, anche se “rispettosamente in disaccordo”.

Quello stesso giorno, Schiff si reca alla MSNBC per un’intervista, dove gli viene chiesto se avesse sentito l’informatore e lì dichiara in modo falso che: “non abbiamo parlato direttamente con l’informatore”, anche se, come abbiamo già detto, un membro dello staff del Comitato Intelligence aveva già parlato con l’informatore stesso già ad inizio agosto, e che avesse fatto sapere a Schiff dei dettagli relativi alle accuse alcuni giorni prima della denuncia formale. 

Si noti come il democratico Adam Schiff abbia dichiarato pubblicamente di non aver mai incontrato (lui od il suo staff) il whistleblower. Ma ciò è palesemente FALSO.

18 settembre 2019

Adam Schiff

Adam Schiff viene informato che il Direttore della US Intelligence Community, Joseph Maguire, ha accettato di comparire come testimone all’udienza prevista il 26 settembre 2019.

19 settembre 2019 

Schiff si incontra l’Ispettore Generale Michael Atkinson a porte chiuse. Lo stesso giorno, il Washington Post afferma che la denuncia del whistleblower implica comunicazioni ad un leader straniero ed una promessa fatta da Donald Trump.

20 settembre 2019 

Il Wall Street Journal scrive che la denuncia degli informatori affermasse che il Presidente Donald Trump avesse “ripetutamente esercitato pressioni sul presidente dell’Ucraina per indagare sul figlio di Joe Biden”.

Joe Biden dichiara che “… le nostre istituzioni di governo sono state rese strumenti di una vendetta politica personale” e chiede il rilascio della trascrizione della chiamata Trump con Zelensky.

Trump difende la chiamata telefonica, giudicandola come “totalmente appropriata“.

L’avvio dell’indagine ufficiale per l’impeachment contro Donald Trump

24 settembre 2019 

La Speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, annuncia il 24 settembre del 2019 l’inizio di un’indagine ufficiale per arrivare a formulare l’accusa per un procedimento di Impeachment

La Speaker della Camera, Nancy Pelosiannuncia che “la Camera dei Rappresentanti sta procedendo con un’indagine ufficiale sull’Impeachment”.

Nancy Pelosi ed i democratici decidono di far partire la procedura di impeachment il 24 settembre, ma, come avete potuto osservare fin qui, solamente sulla base delle indiscrezioni uscite sui giornali.

25 settembre 2019 

Il promemoria della trascrizione della chiamata telefonica tra Trump e Zelensky viene rilasciato dalla Casa Bianca.

Dalla lettura della trascrizione non emerge alcuna minaccia di togliere gli aiuti militari in cambio dell’indagine sulla vicenda dei Bidens.

Il presidente Donald Trump nello Studio Ovale, circondato dai collaboratori

26 settembre 2019 

La denuncia del whistleblower viene declassificata e resa pubblica. Il Direttore ad interim della US Intelligence Community, Joseph Maguire, testimonia in un’udienza pubblica di fronte al Comitato di intelligence della Camera, dove afferma di credere che lo stesso informatore avesse “agito in buona fede”.

Durante l’udienza del 26 settembre di Maguire, il presidente della Commissione d’Intelligence, Adam Schiff, da lettura, in maniera subdola e disonesta, di una falsa trascrizione della telefonata tra Trump ed il presidente ucraino Zelensky (!!!)

Tutto questo avveniva in diretta davanti alle telecamere! Chiunque avesse assistito poteva solamente giungere alla conclusione che Trump fosse colpevole!

Ma, come ammesso dallo stesso Schiff, si trattava di una “parodia”, di una “ricostruzione” del contenuto.

Adam Schiff

Dal 26 settembre al 31 ottobre 2019

Le udienze successive a quella di Joseph Maguire del 26 settembre sono state condotte rigorosamente a porte chiuse.

Essendo l’Impeachment un procedimento che, in questo caso, consiste nella rimozione di un Presidente (eletto) e – di conseguenza, nel “ribaltamento” del risultato di libere elezioni, i cittadini dovrebbero avere il diritto di sapere, di essere tenuti informati e di poter accedere agli atti del procedimento.

Inoltre, e ben più grave, dalle udienze a porte chiuse i Democratici hanno potuto far trapelare informazioni “selezionate”, che confermassero ovviamente la loro versione e la narrativa Anti-Trump.

Le udienze a porte chiuse costituiscono una palese violazione al “diritto” del Presidente di avere un “giusto processo”, oltre ad impedire ai Repubblicani di poter citare dei testimoni a discarico.

La sede del Congresso degli Stati Uniti, il Capitol Building

Ecco, qui di seguito, ciò che è mancato per assicurare una parvenza di legittimità a questo processo:

I democratici non hanno consentito infatti la presenza degli avvocati difensori, sia del Presidente sia del Dipartimento di Stato;

Non è stata prevista la “divulgazione di tutte le prove favorevoli al Presidente e di tutte le prove relative alla credibilità dei testimoni chiamati a deporre nell’inchiesta”;

La procedura non prevede il “diritto di esaminare tutte le prove”, di presentare nuove prove, di citare i testimoni, di permettere la presenza degli avvocati in tutte le audizioni, di poter contro-interrogare i testimoni, di sollevare obiezioni relative all’esame dei testimoni o alla ricevibilità di nuove testimonianze e prove e, infine, di poter rispondere in contraddittorio alle prove o ai testimoniano dell’accusa;

I democratici, inoltre, non hanno permesso ai Repubblicani di emettere citazioni in giudizio, contraddicendo la pratica standard e bipartisan prevista in tutte le recenti procedure di Impeachment

I comitati della Camera hanno più volte “fatto ricorso a minacce e intimidazioni contro potenziali testimoni del ramo esecutivo”, paventando la minaccia di “ostruzione alla giustizia” quando i dipendenti dell’amministrazione cercavano di far valere interessi e privilegi di riservatezza del ramo esecutivo in risposta a una richiesta di una deposizione.

I democratici hanno pianificato di intervistare l’informatore (il whistleblower) al centro dell’indagine di Impeachment, in un luogo sconosciuto; al contrario, la Casa Bianca, deve costituzionalmente poter affrontare il proprio accusatore. L’interrogatorio è poi successivamente saltato.

4 ottobre 2019 

Michael Atkinson

Tra le udienza a porte chiuse alla Camera dei Rappresentanti in questa data vi è stata quella delI’Ispettore Generale della US Intelligence Community, Michael Atkinson.

8 ottobre 2019 

La Casa Bianca invia una lettera alla Camera dei Rappresentanti, affermando che non collaborerà all’illegale, faziosa e incostituzionale procedura di Impeachment dei democratici.

Si deve notare, a questo punto, che:

1. Le informazioni avute dal whistleblower sono di seconda mano (se non di terza) e che non è stato testimone diretto (le informazioni che ha avuto provengono da funzionari della Casa Bianca, di cui non ha mai citato il nome).

Sempre il whistleblower avrebbe riferito che i funzionari della Casa Bianca, guidati dagli avvocati, avrebbero cercato di limitare l’accesso alle registrazioni e di aver rimuosso la telefonata dal sistema informatico. Invece, la telefonata è stata conservata in un’area dove è presente materiale classificato.

L’inserimento di questa trascrizione telefonica in un server su un sistema informatico separato dal sistema della Casa Bianca per le informazioni classificate, è alla base dell’accusa di copertura e insabbiamento della telefonata tra Trump ed il Oresidente ucraino. Ma anche il Presidente Obama ha fatto lo stesso, come confermato da Susan Rice.

Inoltre, si ricorda che i leakersi “funzionari infedeli”, da quando c’è Trump alla Casa Bianca, hanno fatto filtrare ai mass media molte informazioni, che dovevano invece rimanere riservate, come ad esempio le conversazioni telefoniche con il premier australiano od il Presidente messicano. Quindi, l’Amministrazione Trump si trova difronte ad un serio problema di “funzionari infedeli”, che giustificherebbe il ricorso a “misure estreme” di riservatezza.

2. L’ispettore generale della US Intelligence Community, Michael Atkinson, ha trovato indizi di un “pregiudizio politico” da parte della “talpa” contro Donald Trump.

Infatti, durante l’udienza a porte chiuse di venerdì 4 ottobre alla Camera dei Rappresentanti, l’Ispettore generale Michael Atkinson ha rivelato che l’informatore (il whistleblower), oltre ad essere registrato come un elettore “democratico”, ha avuto in passato delle collaborazioni con uno dei candidati democratici (tra cui lo stesso Joe Biden) in corsa per le prossime elezioni presidenziali!

3. Un’altro particolare “strano”, è che le regole sulla denuncia anonima da parte della Us Intelligence Community sono cambiate proprio nell’agosto del 2019, poco prima della presentazione della denuncia, in quanto le vecchie regole prevedevano che per denunciare bisognava essere “testimoni diretti” e non erano ammissibili testimonianze basate unicamente su “informazioni riferite da altri”, come nel caso in oggetto.

4. Il whistleblower ha omesso di riportare all’Ispettore Generale Michael Atkison di aver preso contattato con la Us Intelligence Community prima di depositare la denuncia.

5. Il Presidente della Commissione d’Intelligence della Camera, il democratico Adam Schiff, aveva dichiarato che la Commissione non aveva mai parlato prima con il whistleblower, e ciò si è rivelato palesemente falso, essendo il contatto avvenuto già ad inizio agosto.

6. Sempre Adam Schiff – che aveva già in passato, durante il “Russiagate”, affermato che c’erano prove di collusione con la Russia, senza però mai presentarle – durante l’udienza del 26 settembre del Direttore ad interim della Us Intelligence Community, Joseph Maguire, aveva in modo subdolo e disonesto letto una falsa trascrizione della telefonata tra Trump e il presidente ucraino Zelensky.

Tutto questo avveniva mentre le telecamere dei media erano accese ed il pubblico che ascoltava, in udienza come da casa, quanto detto da Schiff, poteva giungere ad una sola conclusione: Trump è colpevole e quindi è giusta la procedura di Impeachment.

Quando i Repubblicani hanno contestato la falsità evidente della dichiarazione di Schiff, lui ha risposto che era solo una “parodia”, ma intanto era stata letta in diretta nazionale, mettendo in bocca al Presidente frasi mai dette e, ricordiamo, che la trascrizione della telefonata era stata già declassificata e resa pubblica in precedenza.

Le contestazioni della Casa Bianca

Donald Trump

La Casa Bianca, nella lettera dell’8 ottobre, con cui ha bloccato qualsiasi collaborazione con la procedura di Impeachment, ha contestato quanto segue:

1. La procedura di Impeachment non è stata votata dalla Camera dei Rappresentanti con un voto formale, così come avvenuto con i Presidenti Johnson, Nixon e Clinton.

2. Senza aspettare di analizzare cosa sia stato effettivamente detto nella chiamata telefonica, si è tenuta una conferenza stampa dove si annunciava una “inchiesta di Impeachment basata su falsità e disinformazione”.

3. Il whistleblower, che per primo ha segnalato la chiamata di Trump con il Presidente ucraino, ha avuto contatti con l’ufficio del Presidente del Comitato per l’Intelligence della Camera, il democratico Adam Schiff, ben prima di presentare la denuncia.

4. La iniziale negazione di tale contatto da parte di Schiff ha portato il Washington Post a concludere che il Presidente Schiff ha chiaramente fatto una dichiarazione falsa!

5. In ogni caso, il popolo americano capisce che il Presidente del Comitato di Intelligence, Adam Schiff, non può aiutare segretamente a presentare una denuncia, fuorviare il pubblico americano sul suo coinvolgimento, leggere una versione contraffatta della chiamata telefonica in diretta televisiva al popolo americano, durante l’udienza di Maguire, e quindi fingere di sedersi in giudizio come un “investigatore neutrale”.

La insostenibilità della procedura di Impeachment senza regole e senza diritti per il Presidente e la minoranza repubblicana alla Camera.

I Repubblicani alla Camera protestano per la mancanza di trasparenza nel processo di Impeachment

In merito alle udienze a porte chiuse, senza regole predeterminate, senza possibilità per la minoranza Repubblicana di citare testimoni e, per il Presidente, di avere un difensore, il 25 ottobre è stato pubblicato sul Wall Street Journal un interessante editoriale scritto da Kimberley A. Strassel, intitolato “Behold the Lord High Impeacher”, nel quale analizza la strategia adottata dai Democratici nel procedimento di impeachment contro il Presidente Trump.

Dall’analisi delle pratiche e delle regole adottate dalle Commissioni della Camera interessate, in particolare il Comitato di Intelligence, retto dal democratico Adam Schiff, è emerso chiaramente la “mancanza di trasparenza nel processo”.

La Strassel confronta quanto avvenuto con il caso del “Russiagate”, nel quale vi era stata un’inchiesta ufficiale da parte del Procuratore Speciale indipendente, Robert Muller, dove vi erano state, invece, numerose udienze pubbliche. Alla fine, nonostante i mass media e i Democratici fossero sicuri della collusione tra Trump e la Russia (lo stesso democratico Adam Schiff, Capo della Commissione d’intelligence, diceva che vi erano prove incontrovertibili della collusione, ma non è mai riuscito a presentarle!) la verità è venuta a galla, scagionando il Presidente.

La trasparenza nelle udienze al Congresso e l’inchiesta del Procuratore Speciale Robert Mueller, che seguiva rigidamente la legge, hanno distrutto la narrativa dei Democratici, che consisteva nella demonizzazione dell’avversario politico (Trump) “colpevole” di collusione con la Russia.

Come si è visto, invece, nell’attuale procedura di Impeachment, manca la trasparenza. Tra l’altro, l’inizio della procedura, alla data di pubblicazione dell’articolo, non era stato votato nemmeno dalla Camera dei Rappresentanti e questo, a prima vista, poteva attribuirsi alla paura di perdere le prossime elezioni per quei Democratici che erano stati eletti in distretti elettorali “in bilico” e che, a causa del loro voto sull’Impeachment, avrebbero rischiato il seggio.

Ma il motivo, come spiegato dalla stessa Strassel, è più oscuro: cioè, con un voto formale, la procedura doveva essere incardinata secondo regole precise e trasparenti, mentre, senza di quel voto, le udienze dei testimoni potevano avvenire senza la trasparenza e con delle regole che poteva cambiare alla bisogna, ostacolando i membri repubblicani nelle Commissioni.

Difatti è quello che sta avvenendo e di cui la Casa Bianca si è lamentata nella lettera inviata l’8 ottobre; questo fatto, unito alla fuga di notizie, accuratamente selezionate e preparate dai Democratici, la narrativa per la quale Trump è un corrotto e merita di essere rimosso dalla presidenza, non ha trovato alcun ostacolo.

A causa di questo, i senatori repubblicani Mitch McConnel, Leader della maggioranza repubblicana al Senato, e Lindsey Graham, Presidente della Commissione Giustizia del Senato, si sono fatti promotori di una risoluzione, che dovrà essere votata, che condanna le modalità con la quali la procedura di Impeachment è stata gestita dai Democratici alla Camera (con un procedimento ingiusto, non trasparente e che non garantisce il “giusto processo”). Oltre ai due senatori, altri 48 si sono espressi finora favorevolmente alla risoluzione, per un totale di 50 senatori, ovvero, la metà del Senato.

Le differenze tra gli ultimi due procedimenti di Impeachment: quello per Bill Clinton (nel 1998) e per Donald Trump (del 2019)

In senatore Lindsey Graham mette in evidenza quanto avvenuto con l’Impeachment del Presidente Bill Clinton nel 1998.

Il senatore repubblicano Lindsey Graham, in una conferenza stampa di fine ottobre, in vista della risoluzione sopra citata, ha messo in evidenza quanto avvenuto con l’Impeachment del Presidente Bill Clinton nel 1998.

Questi i punti essenziali:

  • La Camera aveva dibattuto e poi votato formalmente la procedura di impeachment;
  • Era stato definito lo scopo dell’inchiesta;
  • I membri della Camera potevano visionare le prove;
  • L’avvocato del Presidente poteva presenziare alle udienze;
  • Furono definite regole chiare e specifiche per la conduzione delle indagini;
  • Era permesso di verificare le prove presentate;
  • Alla minoranza democratica era stata dato il potere di citare testimoni.

Alla fine, il senatore repubblicano ha fatto presente che, attualmente, nulla delle regole, dei diritti e quindi della collaborazione bipartisan dell’epoca è stata poi applicata nell’attuale procedura, configurandosi come “non trasparente e faziosa”.

Il Whistleblower e il “Deep State

Il presunto whistleblower, Eric Ciaramella

Il sito di inchieste RealClearInvestigations ha rivelato a fine ottobre il presunto nome del whistleblower, il funzionario della CIA, Eric Ciaramella.

Oltre alle informazioni scoperte nei mesi precedenti (oltre a lavorare alla CIA, ha lavorato alla Casa Bianca, ha lavorato per il candidato democratico alle primarie presidenziali del 2020, Joe Biden, è un elettore registrato come “democratico”) si è scoperto che:

1. Era stato cacciato dalla Casa Bianca nel giugno 2017, proprio per aver rivelato informazioni riservate ai mass media;

2. Durante l’Amministrazione Obama era – nonostante il livello impiegatizio “basso” – molto considerato dalla stessa Amministrazione, tanto da invitarlo ad un pranzo di Stato con Matteo Renzi, all’epoca Presidente del Consiglio italiano. Un chiaro segno che fosse politicamente molto inserito tra i Democratici;

3. Ha avuto contatti con Alexandra Chalupa, un impiegata del Democratic National Committe (DNC), la quale aveva cercato di gettare fango sulla Campagna di Donald Trump fin dal 2016, cercando di collegarla con i russi. Inoltre è collegata al tentativo ucraino di aiutare la candidata democratica Hillary Clinton ai danni dello stesso Trump;

Leggi anche: “Le elezioni presidenziali USA 2016 e l’interferenza ucraina a favore dei democratici” che spiega il ruolo della Chalupa nella vicenda ucraina.

4. Venne distaccato da John Brennan, l’ex direttore della CIA e acerrimo nemico di Donald Trump, al Security National Council (NSC) della Casa Bianca nel 2015;

5. Ciaramella era specializzato sulla Russia e, soprattutto, proprio sull’Ucraina, giusto nel periodo in cui il punto di riferimento di Barack Obama per le relazioni con quella nazione era proprio Joe Biden;

6. Lo staff del NSC aveva fin da subito notato come il comportamento di Ciaramella, e le sue opinioni, fossero assolutamente contrario alle politiche estere del Presidente Donald Trump;

7. Ha contribuito, con le sue “fughe di notizie” false nel 2017, ad avviare l’indagine del “Russiagate” del procuratore speciale Robert Mueller. Avrebbe creato infatti la “narrativa” per cui fosse stato Vladimir Putin ad aver chiesto il licenziamento di James Comey, il direttore dell’FBI che all’epoca stava indagando sulla presunta collusione con la Russia. Infatti, inviò una email nel maggio del 2017 (prima di essere cacciato) in cui avvertiva un’altra Agenzia che il Presidente Trump aveva tenuto un incontro con dei diplomatici russi nello Studio Ovale il giorno dopo aver licenziato Comey, affermando che Trump si fosse vantato di aver licenziato “quel pazzo di Comey”. La email indicava, inoltre, come il Presidente russo Vladimir Putin avesse telefonato al Presidente una settimana prima, e (sempre Ciaramella) suggeriva che presumibilmente proprio Putin avesse consigliato Trump il licenziamento di Comey.

Un caso strano, in qualche modo proprio questa mail è finita ai mass media, e questa notizia è circolata poi al Congresso nei giorni successivi, ed è stata utilizzata come leva per far partire l’indagine del Procuratore Speciale Mueller contro Donald Trump. L’email di Ciaramella è stata citata in una nota a piè di pagina nel rapporto di Mueller (Pag. 71 del II volume – p. 282 del PDF -, nota a piè di pagina n. 468)

8. Ma, sempre il presunto whistleblower, identificato da RealClearInvestigations, oltre ad aver contribuito ad avviare l’indagine sul “Russiagate” con false “fughe di notizie” è anche il maggior sospettato per le “fughe di notizie” relative alle trascrizioni delle telefonate fatte da Donald Trump al premier australiano ed al Presidente messicano nel 2017. Le trascrizioni sono entrate in possesso del Washington Post a inizio agosto 2017.

Infatti, il presunto whistleblower aveva accesso a tutte le informazioni fino alla sua “cacciata” dalla Casa Bianca, nel giugno 2017, essendo stato oltre che nel Consiglio di Sicurezza Nazionale, anche l’assistente dell’allora Advisor alla Sicurezza Nazionale, Herbert Raymond McMaster. Per questo, lo stesso McMaster è stato molto criticato per aver permesso ai dei funzionari del NSC (Consiglio di Sicurezza Nazionale) nominati all’epoca di Obama, di rimanere in carica nella prima fase del mandato di Trump. E, ovviamente a posteriori, data l’alta presenza di “fughe di notizie”, i critici di McMaster avevano ragione.

In tutta questa vicenda, inoltre, la protezione nei confronti dell’informatore è avvenuta sia da parte dei Democratici – che, presumibilmente, volevano evitare che si scoprisse chi fosse e che per questo gli venissero fatte certe domande – che dei mass media che, al posto di fare il loro lavoro e cercare di scoprire la Verità, non hanno cercato in alcun modo di rivelare chi fosse l’informatore.

Sia Facebook che YouTube hanno eliminato qualsiasi post e video che parlasse di Eric Ciaramella e gli stessi mass media hanno glissato sull’argomento.

I Democratici, come il Presidente della Commissione Adam Schiff, hanno dichiarato che il whistleblower ha un diritto “costituzionale” all’anonimato e che pertanto il suo nome non può essere rivelato. Questa affermazione è FALSA! L’unico che non poteva divulgare l’identità era l’Ispettore Generale della US Intelligence Community, senza il consenso del dipendente, a meno che l’Ispettore Generale non ritenga che tale divulgazione sia “inevitabile nel corso dell’indagine” o che “la divulgazione viene fatta ad un funzionario del Dipartimento di Giustizia responsabile della decisione se si procedere con un’azione giudiziaria” e questa disposizione si qualifica come uno statuto alla fonte, ai sensi della sottosezione (b) (3) della sezione 552 del titolo 5 (comunemente noto come “Freedom of Information Act”).

I suoi avvocati, nel frattempo, lo avevano avvertito che la rivelazione delle sue credenziali avrebbe messo lui e la sua famiglia “in pericolo”, nonostante il personale di sicurezza del governo sia incaricato proprio di proteggerlo.

Inizialmente, i Democratici volevano interrogarlo a porte chiuse al Congresso, ma dopo che si scoprì che l’ufficio di Adam Schiff aveva incontrato il whistleblower prima della denuncia e che questa informazione, cioè il contatto con membri delle commissioni del Congresso non era stata comunicata nella denuncia anonima, unita alle dichiarazioni false di Adam Schiff, che aveva dichiarato che lui o il suo staff non avessero ma incontrato prima l’informatore, fece scemare l’intenzione dei democratici di interrogare il whistleblower.

Gli avvocati del whistleblower, Mark Zaid e Andrew Bakaj, alla rivelazione del nome del presunto informatore da parte di RealClearInvestigations non confermarono, né smentirono. Inoltre, sempre questi avvocati sono stati pesantemente criticati dal stesso Donald Trump e dai Repubblicani per le loro dichiarazioni a favore di un “Colpo di Stato” sotto forma di Impeachment, fatte fin dall’inizio del mandato di Trump.

Mark Zaid, nel gennaio 2017 aveva twittato:

Un colpo di stato è iniziato! Seguiranno molti passi, l’Impeachment sarà l’ultimo.

A giugno 2017

Tra 45 anni potremmo ricordare storie dell’impeachment di Trump. Sarò vecchio, ma varrà la pena aspettare.

A luglio 2017:

Prevedo che la CNN giocherà un ruolo nel non far finire il mandato a Donald Trump

L’altro avvocato, Andrew Bakaj, aveva twittato nell’agosto del 2017 che Trump

… dovrebbe essere rimosso per incapacità tramite il 25° emendamento.

L’ex direttore ad interim della CIA durante la presidenza Bush, John McLaughlin

Un altro elemento inquietante, oltre alle affermazioni e alle dichiarazioni degli avvocati del whistleblower, è che l’ex direttore ad interim della CIA durante la presidenza Bush, John McLaughlin, ha dichiarato, mercoledì 30 ottobre ad un evento presso l’Hayden Center ad Arlington, in Virginia, la seguente affermazione:

Grazie a Dio per il Deep State e ad i loro sforzi di rimuovere Trump. Questi funzionari stanno facendo il loro dovere e rispondono a una chiamata superiore.

All’evento era presente anche John Brennan, l’ex direttore della CIA sotto la Presidenza di Obama, acerrimo nemico di Trump. Queste parole si commentano da sole.

L’Impeachment per Donald Trump: i sospetti su Ciaramella

Insomma, il quadro che ne esce, se il nome venisse confermato, è che un un Democratico che lavora alla CIA, nel 2017, ha cercato la prima volta di colpire il Presidente Donald Trump mettendo in moto, tramite la diffusione di false notizie, l’indagine da parte del Procuratore Speciale Robert Muller che, alla conclusione delle indagini, e con l’utilizzo di enormi risorse finanziarie, non riscontrò nessuna collusione tra Trump e i russi.

Adesso, per la seconda volta, la stessa persona sta attaccando nuovamente Trump, sempre tramite la diffusione di notizie ottenute da seconde mani (ricordiamo che non è stato testimone diretto, in quanto al momento della telefonata tra Trump ed il Presidente ucraino non era più alla Casa Bianca) che hanno messo in moto il procedimento di Impeachment.

Ricordiamo ancora una volta che, proprio prima della denuncia di inizio agosto, sono cambiate le regole per le denunce anonime della US Intelligence Community, permettendo così anche le denunce provenienti da chi fosse in possesso di informazioni provenienti da altri. Se non fosse stato per questa modifica del regolamento, il whistleblower non avrebbe potuto fare la denuncia, che ha poi dato l’avvio alla procedura di Impeachment.

Si potrebbe pensare al cosiddetto “Deep State”, il cosiddetto “Stato Profondo”, che opera contro i rappresentanti democraticamente eletti dai cittadini, per mantenere la propria influenza ed il proprio potere.

Per questo, i Repubblicani hanno definito quanto sta avvenendo un “Colpo di Stato”

28 ottobre 2019

La Speaker della Camera Nancy Pelosi tiene la mano alla rappresentante Debbie Dingell (D-MI) prima che la Camera dei Rappresentanti a maggioranza democratica inizi una giornata di dibattito sulle accuse di Impeachment contro il presidente Donald Trump.

La Speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, annuncia, dopo le pressioni del Senato e dell’opinione pubblica, un voto formale sulla risoluzione per la procedura di Impeachment per il 31 ottobre 2019.

31 ottobre 2019

La Camera approva la risoluzione per la procedura di Impeachment, 232 voti a favore contro 196. Infatti, due Democratici si uniscono ai Repubblicani.

Nessun repubblicano si è unito ai democratici per appoggiare l’avvio della procedura di Impeachment contro il Presidente Donald Trump. Nel 1998, invece, ben 31 democratici si erano uniti ai Repubblicani per votare la messa in stato di accusa contro Bill Clinton).

Da notare che è la prima volta che una procedura di Impeachment è votata solo da un partito. Nessun voto bipartisan.

L’analisi della risoluzione

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti

Dall’analisi della risoluzione approvata si evidenzia:

1. La risoluzione conferisce autorità al Comitato di intelligence della Camera che non lo aveva mai avuto fin prima. Le udienze pubbliche dei testimoni saranno gestite dalla Commissione Intelligence stessa. Le procedure di Impeachment precedenti erano però state gestite dalla Commissione Giustizia della Camera. La risoluzione dirige diverse altre commissioni – Intelligence, Affari Esteri, Servizi Finanziari, Fisco e Sorveglianza a continuare le inchieste in corso nell’ambito della procedura di Impeachment (relativi alle indagini delle dichiarazioni fiscali di Donald Trump e delle sue imprese private). Inoltre la risoluzione NON impedisce però al Comitato di Intelligence di continuare ad effettuare audizioni a porte chiuse: infatti, il testo prevede solamente che il Presidente della Commissione Intelligence possa condurre “audizioni o audizioni pubbliche”.

2. La risoluzione non fornisce alla minoranza Repubblicana un uguale potere di citazione di testimoni, come nel passato. Quando la Camera aveva autorizzato l’inchiesta di Impeachment contro il presidente Bill Clinton nel 1998, la risoluzione aveva permesso al Capo (repubblicano) ed al membro anziano (democratico) della Commissione Giustizia della Camera di chiamare testimoni congiuntamente, disgiuntamente oppure, in caso di disaccordo, di far votare l’introduzione di nuovi teste all’intera Commissione. In base alla nuova risoluzione, per l’indagine su Donald Trump, i Presidenti (democratici) dell’Intelligence e della Commissione Giustizia non dovranno sottoporre i testimoni all’intera commissione per l’approvazione, anche se i membri anziani (repubblicani) le disapprovassero e, inoltre, hanno il “diritto di veto” sul membro anziano (repubblicano) per la citazione di testimoni.

3. La risoluzione annulla i poteri della minoranza Repubblicana sul rilascio delle trascrizioni della Commissione di Intelligence. Le nuove regole concedono in realtà ad Adam Schiff più potere sul rilascio delle trascrizioni, financo a permettergli di produrre delle trascrizioni di testimonianze “modificate unilateralmente”.

4. La risoluzione NON impone il rilascio delle trascrizioni delle testimonianze passate. Data la natura segreta e unilaterale del processo avuto finora, l’equità di base suggerirebbe che le trascrizioni delle precedenti testimonianze fossero finalmente rilasciate. La risoluzione non fa nulla del genere, permettendo che gli abusi riguardanti la non trasparenza e la mancanza di regole delle udienze segrete del mese di ottobre rimangano così integri.

5. La risoluzione limita il diritto del Presidente di essere legalmente assistito. La risoluzione fa riferimento a “procedure per consentire la partecipazione del Presidente e del suo Avvocato”, ma queste non sembrano aver inizio fino a quando il processo non raggiungerà la Commissione Giustizia, il che significa che il Presidente non sarà rappresentato nelle udienze pubbliche al Comitato di Intelligence, proprio dove verranno sentiti i testimoni.

In definitiva, le regole procedurali approvate non garantiscono al Presidente il “diritto alla difesa” ed alla minoranza Repubblicana la “facoltà di citare testimoni” (in quanto soggetti all’autorizzazione dei democratici).

Cronistoria dell’impeachment di Donald Trump: Novembre 2019 – Le udienze pubbliche dei 12 testimoni

8 novembre 

Il Rappresentante repubblicano Jim Jordan

Il repubblicano Jim Jordan, membro anziano del Comitato di Sorveglianza della Camera (l’Oversight Committe) viene riassegnato al Comitato d’Intelligence per poter sostenere i repubblicani nelle udienze pubbliche.

9 novembre 

I repubblicani del Comitato di Intelligence presentano l’elenco dei testimoni da ascoltare nelle udienze pubbliche.

Tra i testimoni richiesti, figurano:

  • Devon Hurcher, ex membro della società ucraina Burisma Holdings;
  • Hunter Biden, ex membro della società ucraina Burisma Holdings;
  • Alexandra Chalupa, ex staffer del Democratic National Committee (DNC);
  • Nellie Ohr, ex contractor della società di investigazioni Fusion GPS;
  • Un Anonimo whistleblower.

È qui chiaro il collegamento con il “conflitto di interessi” dei Bidens in Ucraina.

Alexandra Chalupa è l’operativo del DNC che ha cercato il modo di infangare la campagna di Trump, collegandola alla Russia e, secondo RealClearInvestigationsin contatto con il whistleblower.

Nellie Ohr, moglie dell’ex vice procuratore generale associato del Dipartimento di Giustizia, Bruce Ohr, che ebbe contatti per la vicenda del famigerato e falso “Dossier Steele” che mirava a infangare Donald Trump. La moglie ha lavorato per la società che ha commissionato il dossier e la società è stata pagata dal DNC e dalla Campagna di Hillary Clinton.

Come previsto, i testimoni sopra citati che i repubblicani avevano richiesto di sentire per le udienze di impeachment, sono stati rigettati, in quanto il democratico Adam Schiff li ha ritenuti “superflui e non necessari” per la procedura di Impeachment.

Sono stati invece approvati i testimoni, sempre richiesti dai Repubblicani:

  • Tim Morrison, l’ex aiutante del NSC e che ha ascoltato la chiamata del 25 luglio tra Trump e Zelensky; 
  • l’ex inviato ucraino Kurt Volker;
  • l’alto funzionario del Dipartimento di Stato, David Hale.

Se invece si fossero applicato le regole della procedura di Impeachment del 1998 contro Bill Clinton, è possibile ritenere che i Repubblicani avrebbero potuto citarli.

Oltre ai tre testimoni citati dai Repubblicani, i Democratici hanno convocato altri 9 testimoni, portando a 12 il numero complessivo delle testimonianze.

Il calendario delle udienze pubbliche.

Una audizione della Commissione d’Intelligence della Camera del rappresentanti, presieduta dal democratico Adam Schiff

Mercoledì 13 novembre:

  • William Taylor, ambasciatore ad interim in Ucraina
  • George Kent, vice assistente del Segretario di Stato per l’Europa e gli Affari Euroasiatici

Giovedì 14 novembre:

  • Marie Yovanovitch, ex ambasciatrice in Ucraina

Martedì 19 novembre:

  • Il tenente colonnello Alexander Vindman, specialista sull’Ucraina del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC).
  • Jennifer Williams, aiutante del Vicepresidente Mike Pence
  • Kurt Volker, ex inviato speciale in Ucraina
  • Tim Morrison, ex aiutante del Consiglio di Sicurezza Nazionale, che ha ascoltato la chiamata del 25 luglio tra Trump e Zelensky.

Mercoledì 20 novembre 2019:

  • Gordon Sondland, ambasciatore presso l’UE
  • Laura Cooper, vice assistente del DoD
  • David Hale, sottosegretario di stato per gli affari politici al Dipartimento di Stato

Giovedì 21 novembre 2019

  • Fiona Hill, Top Specialist della Russia dell’NSC
  • David Holmes, assistente del Dipartimento di Stato che ha ascoltato la conversazione telefonica tra Sondland e Trump, citata da Taylor nella prima udienza.

Di seguito, il resoconto di quanto avvenuto:

Impeachment contro Donald Trump: i testimoni dell’udienza del 13 novembre

William Taylor e George Kent

I primi due testimoni (William Taylor e George Kent) non avevano alcuna conoscenza diretta della decisione di Trump di trattenere temporaneamente circa 400 milioni di dollari di aiuti militari per l’Ucraina, né avevano avuto discussioni dirette con il Presidente sulle sue intenzioni.

I testimoni non hanno ascoltato la conversazione telefonica di Trump e Zelensky. Descriverli come testimoni remoti, irrilevanti e immateriali è un eufemismo. Ciò non ha impedito loro di offrire interpretazioni e congetture.

William Taylor, l’ambasciatore americano ad interim in Ucraina, ha testimoniato che fosse di sua “comprensione” che vi fosse un’ipotesi di legame tra gli aiuti finanziari in cambio di indagini su Joe Biden e suo figlio – ed ecco il contestato “quid pro quo”.

Come è arrivato Taylor alla sua opinione? Attraverso discussioni con altri diplomatici, anche se non vi è alcuna indicazione che qualcuno di questi individui avesse una conoscenza “diretta” di qualcosa.

La catena del “sentito dire” è andata in questo modo: l’ambasciatore americano presso l’Unione Europea, Gordon Sondland, ha detto al funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Tim Morrison, che, a sua volta, ha riferito allo stesso Taylor che c’era un presunto “quid pro quo”.

Oppure, come ha detto lo stesso Taylor al Comitato di Intelligence:

La mia comprensione dei fatti viene solo dalle persone con cui ho parlato.

Taylor ha ammesso di aver avuto tre incontri con il presidente Zelensky dopo la telefonata di Trump, ed ha affermato che l’argomento di un presunto “quid pro quo” – gli aiuti finanziari in cambio delle indagini da parte ucraina – non è mai emerso.

Questa è una prova evidente che non esiste alcun “quid pro quo”.

George Kent, ha testimoniato di aver “creduto” che ci fosse un “quid pro quo” dopo aver parlato con Taylor, che aveva parlato a sua volta con Morrison, che lo aveva sentito da Sondland. Questo è stato un quadruplo “sentito dire”. È importante sottolineare che la fonte originale, sia per Kent che per Taylor, era l’ambasciatore Sondland. Ma dove l’ha trovata Sondland? Lo ha “presunto”.

Né Kent né Taylor hanno mai incontrato o parlato con il Presidente Donald Trump. Hanno semplicemente diffuso e ripetuto delle mere speculazioni, basate su affermazioni plurime, sentite da altri. Insomma, un “traffico di pettegolezzi” e di supposizioni. In un tribunale, Kent e Taylor non avrebbero mai potuto testimoniare. Tuttavia, furono invitati comunque dai Democratici a deporre su una conversazione di cui non erano a conoscenza, anche se Taylor precisò:

Non so cosa stesse dicendo il Presidente Trump agli ucraini.

Kent è stato invece più “diretto” quando ha ammesso:

Penso che, nell’assenza di una chiara spiegazione, la gente abbia iniziato a speculare.

Le deposizioni del 14 novembre: Marie Yovanovitch e l’azione “ostracista” di Adam Schiff

L’ex ambasciatrice in Ucraina, Marie Yovanovitch

Marie Yovanovitch, ex ambasciatrice degli Stati Uniti in Ucraina, non era a conoscenza del presunto “quid pro quo” perché era stata licenziata due mesi prima della telefonata di Trump a Zelensky. Questo ha spinto il membro anziano del comitato di Intelligence, Devin Nunes, Repubblicano della California, a fare una battuta:

Non sono esattamente sicuro di cosa ci faccia oggi l’ambasciatore qui.

Tuttavia, ciò non ha impedito ai Democratici di chiedere a Yovanovitch di esprimere “la sua opinione” sulla conversazione ed i suoi “sentimenti più intimi” per essere stata descritta da Donald Trump in una luce “poco lusinghiera”. Subito dopo, si lamentò di essere “scioccata e devastata”.

I Democratici si sono impadroniti di quanto affermato dalla Yovanovitch come “prova” di un piano più ampio, che prevedeva la “corruzione”, che avrebbe costituito un’offesa “invalicabile”. Ma questa è una logica torturata, ovviamente. La corruzione potrebbe essere un modo più commerciabile di descrivere un “quid pro quo”, che era l’ovvio intento del Democratico Adam Schiff, ma se non ci sono prove di un “quid pro quo”, non ci possono essere le prove per la corruzione. Il Presidente, un ex procuratore, sembrava ignaro dell’ovvia deduzione.

Schiff è riuscito a fabbricare anche il momento più memorabile, se non divertente, del giorno, in cui ha letto un commento critico di Yovanovitch twittato da Trump durante l’udienza. Ha quindi invitato la testimone a lamentarsi del fatto che si fosse sentita “intimidita”.

In verità, gli atti di ostruzione più eclatanti sono stati commessi dal rappresentante Adam Schiff. Dalla deposizione, egli ha prodotto un’immediata e prevedibile accusa per cui il Presidente Donald Trump fosse colpevole di “intimidazione del testimone”, che avrebbe sicuramente costituito un articolo di Impeachment. Ma non è “intimidazione del testimone” per qualcuno invocare pubblicamente il I° emendamento, cioè il “diritto alla libertà di parola in difesa di sé stesso”, contro ciò che percepisce comefalse accuse“.

Durante l’udienza pubblica del 14 novembre il rappresentante democratico Mike Quigley ha dichiarato:

Il “sentito dire” può essere una prova molto migliore di quella diretta.

Questa frase si commenta da sola! Per essere condannati servono delle “prove” (vere).

Le testimonianze all’udienza del 19 novembre 2019

Il Tenente Colonnello Alexander Vindman

Il tenente colonnello Alexander Vindman, membro dello staff del NSC (il Consiglio di Sicurezza Nazionale), è stato il testimone principale della giornata. Dopo aver rimproverato il Repubblicano Devin Nunes per non essersi rivolto a lui con il suo grado militare, Vindman ha testimoniato che si sentiva “preoccupato” per la conversazione di Trump con Zelensky.

Vindman, non privo di arroganza, sembrava convinto di essere lui il “responsabile della politica estera americana”, quanto questa in realtà spetta al Presidente. Era indispettito che Trump non seguisse le linee preparate dall’NSC. 

Ha confessato di non aver mai incontrato Trump, ed ha affermato:

Sono il direttore per l’Ucraina. Sono responsabile per l’Ucraina. Sono il più esperto. Sono l’autorità per l’Ucraina per il Consiglio di Sicurezza Nazionale e la Casa Bianca.

Viene da pensare, dopo aver sentito quanto sopra: “Come osa il Presidente non ascoltare le raccomandazioni di un dipendente subordinato, non eletto, in materia di relazioni estere!”

Vindman aveva preparato in anticipo alcuni materiali e punti di discussione per Donald Trump per la sua chiamata con Zelensky. Quando Trump non seguì il copione preparato dello staff, Vindman si offese. Si lamentò al riguardo con altri, compreso un falso informatore ed un intermediario, che poi le riportò al whistleblower.

L’apparente insubordinazione e “fuga di notizie” di Vindman hanno messo in moto la catena di eventi che hanno portato alla presente inchiesta sull’Impeachment.

Il fatto che abbia detto che Trump avesse richiesto di “svolgere delle indagini” sui Bidens al Presidente Zelensky, è una sua interpretazione! Ed anzi, implicitamente ha confermato la validità della trascrizione della telefonata tra Trump e Zelensky, perché in quella trascrizione non vi è alcuna richiesta e nessuna precondizione alla concessione di aiuti in cambio delle indagini.

Sempre secondo Vindman, la condotta del Presidente non è descrivibile come “corruzione”, ed anche qui ha confermato che non ha sentito da nessun funzionario ucraino, oltre a non essere mai stata discussa, di queste presunte “richieste d’indagini”.

Jennifer Williams, aiutante del Vicepresidente Mike Pence, non hai mai parlato con Trump e, a suo avviso, la condotta del Presidente non è ascrivibile come “corruzione”.

Morrison contro Vindman

Tim Morrison

Tim Morrison, che è stato il capo di Vindman, è riuscito a malapena a contenere il suo disprezzo per Vindman, mettendo in discussione il giudizio espresso dal membro dello staff del NSC.

Morrison ha testimoniato di non avere “preoccupazioni” per la conversazione di Trump con Zelensky. Ha detto che non c’era “niente di improprio”, sebbene temesse che i Democratici avrebbero politicizzato la chiamata. In questo senso…

Le mie paure sono state realizzate

Morrison ha sottolineato che gli ucraini non sapevano nemmeno che gli aiuti finanziari fossero stati temporaneamente sospesi fino a poche settimane dopo la telefonata, screditando l’idea di un “quid pro quo”.

Ha confermato che la riluttanza del Presidente Trump a sbloccare questi 400 milioni di dollari in assistenza militare fosse basata sulla sua preoccupazione che questi soldi sarebbero stati sprecati dai funzionari governativi corrotti di Kiev.

Kurt Volker, ex inviato speciale degli Stati Uniti in Ucraina, ha ribadito come l’Ucraina non fosse a conoscenza della sospensione degli aiuti. Ha detto al Comitato d’Intelligence che:

… non è mai stato coinvolto in qualcosa che io abbia considerato “corruzione” o un quid pro quo.

Quando gli è stato chiesto se il Presidente Trump avesse mai detto che non avrebbe permesso il rilascio di quegli aiuti militari verso Kiev, a meno che non ci fossero indagini sui Bidens, o che si intromettessero nelle elezioni del 2020, Volker ha risposto: 

No, non l’ha fatto. L’aiuto è stato consegnato e non c’è stata un’indagine.

Entra in scena il testimone principale, Gordon Sondland

Gordon Sondland, Ambasciatore presso l’Unione Europea

Gordon Sondland, l’Ambasciatore presso l’Unione Europea, è stato pubblicizzato dai Democratici come il “testimone principale” che avrebbe inchiodato Trump su tutte le accuse mossegli contro finora. È successo il contrario.

Sondland ha testimoniato che il Presidente ha continuato a ripetergli “più e più volte” che non c’era alcun “quid pro quo”. Citando lo stesso Trump, l’Ambasciatore ha riportato che il Presidente gli abbia detto:

Non voglio niente, non voglio niente. Non voglio nessun quid pro quo.

Sondland ha chiarito abbondantemente che non aveva mai sentito dal Presidente che il sostegno finanziario americano agli ucraini fosse condizionato da uno scambio con l’avvio di indagini su Bidens.

Più di una dozzina di volte ha dichiarato di averlo semplicemente “presunto”. La ha definita una sua “ipotesi”.

Lo scambio più incisivo è avvenuto durante un esame incrociato del rappresentante repubblicano Mike Turner, Repubblicano dell’Ohio:

Turner: Quindi lei non ha davvero alcuna testimonianza oggi che leghi il Presidente Trump ad uno schema per trattenere gli aiuti dell’Ucraina in cambio di queste indagini?

Sondland: Nient’altro che la mia presunzione.

Turner: Che è niente!

L’avvocato Steve Castor, della minoranza Repubblicana, ha fatto notare in merito alla testimonianza di Sondland che:

1. Che non ha preso note/appunti

2. Che non è in possesso di registrazioni

3. Che non ha avuto accesso ad eventuali documenti che comprovassero quanto da lui solamente “presunto”.

Sinonimo di un’inaffidabilità di fondo della testimonianza.

Proseguono le dichiarazioni per la procedura di Impeachment contro Donald Trump (21 novembre 2019)

David Holmes, funzionario presso l’ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina

David Holmes, un funzionario presso l’ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina, ha affermato di aver sentito “per caso” parti di una conversazione telefonica tra il Presidente Trump e Sondland il 26 luglio, proprio un giorno dopo la chiamata di Trump a Zelensky.

Interrogato, ha affermato di aver avuto una “impressione” che la sospensione sull’assistenza militare all’Ucraina fosse “probabilmente destinata” a spingere gli ucraini ad indagare sulla famiglia Biden.

Ma questa telefonata sarebbe stata ascoltata senza il vivavoce, in un ristorante con persone attorno durante il pranzo (però, che udito!) e si vorrebbe desumere “inequivocabilmente” che Donald Trump avesse chiesto delle indagini. Holmes avrebbe obiettato di aver comunque ascoltato chiaramente (ma solo “quella” parte della telefonata, le altre parti, no).

Tra l’altro, Holmes era seduto difronte, neanche di fianco, mentre nessun altro seduto lì vicino ha sentito niente.

Al termine della telefonata, Sondland ha detto ad Holmes che a Trump non gliene fregasse nulla dell’Ucraina se non per i suoi “grandi benefici”, come l’indagine sui Bidens. Ma, ricordiamolo, dalla testimonianza pubblica del giorno prima, Sondland aveva deposto che la sua “convinzione” – che vi fosse un “quid pro quo” si basava unicamente su una sua “presunzione”, ma senza alcuna “prova”.

Quindi, Holmes ha sentito una telefonata senza vivavoce tra Sondland e Trump e poi Sondland, sulla base delle sue “presunzioni”, avrebbe riferito che vi fosse un “quid pro quo” allo stesso Holmes.

Oltre alla sua “supposizione”, Holmes non aveva altre conoscenze a sostegno della sua opinione

Ha ammesso di non avere alcuna “reale idea” del motivo per cui l’aiuto finanziario fosse stato trattenuto o se i funzionari ucraini sapessero addirittura che fosse, in realtà, stato temporaneamente sospeso.

Incredibilmente, Holmes ha fatto affidamento sui vari resoconti di altri testimoni, piuttosto che sulla sua conoscenza “diretta”, perché era visibilmente “scarsa”. È stato un testimone oculare di “quasi nulla”, ma testimone solo di una parte di una conversazione telefonica.

Fiona Hill, ex funzionaria del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC)

Come Yovanovich prima di lei, Fiona Hill, un ex funzionaria del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC), ha lasciato la sua deposizione su un periodo di tempo addirittura antecedente alla conversazione tra Trump e Zelensky avesse mai avuto luogo!

Non era a conoscenza direttamente del “perché” l’assistenza finanziaria militare degli Stati Uniti all’Ucraina fosse stata temporaneamente sospesa. E non era nemmeno a conoscenza della chiamata fino a quando non divenne pubblica.

Fiona Hill ha però potuto criticare apertamente i Repubblicani, con una dichiarazione falsa, nella quale li accusava di non credere che i russi avessero interferito alle elezioni (potendo così far presumere di avere un “pregiudizio politico” contro i Repubblicani stessi).

Il rappresentante Repubblicano, Devin Nunes, ha controbattuto che quando era stato Capo della Commissione d’Intelligence, fosse stata fatta un’ampia inchiesta a riguardo, il cui risultato è stato che i russi avessero di fatto “cercato di interferire” nelle elezioni presidenziali e che raccomandava all’Amministrazione di prendere “adeguate misure” per proteggere le elezioni.

Il rapporto dei Repubblicani sulla procedura di Impeachment

Un immagine dei lavori della Commissione Giustizia della Camera

2 dicembre 2019

Viene presentato il rapporto della minoranza Repubblicana sulla procedura di Impeachment, dall’esito del quale emerge che “non vi è stata alcuna attività che potrebbe portare all’Impeachment”.

Ecco gli elementi principali e di sintesi del rapporto dei Repubblicani ai Comitati di Intelligence, di Sorveglianza e degli Affari Esteri della Camera sulla procedura di Impeachment:

1. Il Presidente Donald Trump ha uno “scetticismo radicato, sincero e ragionevole” nei confronti dell’Ucraina, a causa della situazione, risaputa, del Paese, che versa in una “estrema” corruzione.

2. Il Presidente Donald Trump ha uno “scetticismo di lunga data” per l’assistenza finanziaria e militare offerta a Paesi Stranieri da parte degli Stati Uniti, e ritiene che l’Europa dovrebbe pagare la sua “giusta quota” per la difesa reciproca.

3. Le preoccupazioni del Presidente Trump circa il ruolo di Hunter Biden nel Consiglio di amministrazione di Burisma sono “valide”. Lo steso Dipartimento di Stato sotto l’Amministrazione di Barack Obama aveva espresso “preoccupazione” per le relazioni di Hunter Biden con Burisma, sia nel 2015 che nel 2016.

4. Vi sono “prove indiscutibili” che alti funzionari del governo ucraino si siano opposti al Presidente Donald Trump nel 2016 e che lo abbiano fatto pubblicamente. È stato riferito che un agente dello stesso Comitato Nazionale Democratico (DNC) abbia lavorato con dei funzionari ucraini, compresa la stessa Ambasciata in Ucraina, per cercare informazioni al fine di infangare la campagna elettorale dell’allora candidato Donald Trump.

5. Le prove non dimostrano che il Presidente Donald Trump abbia fatto pressioni sull’Ucraina affinché indagasse su Burisma Holdings, sull’ex Vicepresidente Joe Biden, sul figlio Hunter Biden o sull’influenza ucraina nelle elezioni del 2016 allo scopo di trarne un beneficio nelle prossime elezioni del 2020.

6. Le prove non dimostrano che il Presidente Donald Trump abbia programmato un incontro con il presidente Zelensky allo scopo di fare pressioni sull’Ucraina ad indagare su Burisma Holdings, l’ex Vicepresidente Joe Biden ed il figlio Hunter Biden o per l’influenza ucraina nelle elezioni del 2016.

7. Le prove non supportano il fatto che il Presidente Donald Trump abbia trattenuto i finanziamenti per l’assistenza militare degli Stati Uniti all’Ucraina allo scopo di fare pressioni sul governo ucraino al fine di indagare su Burisma Holdings, il vicepresidente Joe Biden ed il figlio Hunter Biden o per l’influenza ucraina nelle elezioni del 2016.

8. Le prove non supportano il fatto che il Presidente Donald Trump abbia organizzato un apparato “ombra” per la politica estera allo scopo di spingere l’Ucraina ad indagare su Burisma Holdings, il vicepresidente Joe Biden, Hunter Biden o l’influenza ucraina nelle elezioni del 2016.

9. Le prove non supportano il fatto che il Presidente Donald Trump abbia nascosto la sostanza della sua conversazione telefonica con il Presidente Zelensky limitando l’accesso alla trascrizione della chiamata.

10. L’affermazione del Presidente Donald Trump sulla rivendicazione del “privilegio esecutivo” per vietare ai funzionari dell’Amministrazione di testimoniare è una risposta legittima a un processo ingiusto, abusivo e di parte, e non costituisce un “ostacolo” ad una seppur legittima indagine di Impeachment.

Le prove NON supportano le accuse dei Democratici secondo cui il Presidente Donald Trump abbia “abusato” della sua autorità per esercitare pressioni sull’Ucraina affinché indagasse sul suo potenziale rivale politico, l’ex Vicepresidente Joe Biden, per ottenere un “beneficio” nelle elezioni presidenziali del 2020.

Il rapporto finale dei Comitati di Intelligence, di Sorveglianza e degli Affari Esteri sulla procedura di Impeachment

Il Capo della Commissione Giustizia della Camera, il democratico Jerry Nadler

3 dicembre 2019

Il giorno successivo al deposito dei rapporto dei Repubblicani, viene presentato il rapporto finale dei Comitati di Intelligence, di Sorveglianza e degli Affari Esteri sulla procedura di Impeachment con l’esito riportato per cui “vi sono prove che il Presidente abbia svolto delle attività che potrebbero portare all’Impeachment” con conseguente voto finale.

Sulla votazione del rapporto finale nessun repubblicano ha votato a favore.

Il rapporto finale, approvato unicamente dai Democratici, è stato successivamente inviato alla Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti, presieduta dal democratico Jerry Nadler, il quale dovrà redigere i singoli articoli di Impeachment, per poi essere votati dalla Camera (a maggioranza assoluta).

La prima udienza pubblica della Commissione Giustizia viene programmata per il 4 dicembre. Viene invitato anche l’avvocato della Casa Bianca, ma non si presenta (per non legittimare questa “farsa”).

4 dicembre 2019

Vengono sentiti dalla Commissione Giustizia quattro professori di legge, per verificare che le accuse desunte dal rapporto finale siano tali da configurare un procedimento di Impeachment.

I professori di diritto sono:

  • Noah Feldman, professore di diritto di Harvard;
  • Pamela Karlan, professore di legge a Stanford;
  • Michael Gerhardt, professore di legge presso l’Università della Carolina del Nord;
  • Jonathan Turley, professore di legge alla George Washington University;
L’audizione in Commissione Giustizia, nella quale vengono sentiti i quattro professori di legge

I primi tre vengono citati dai Democratici e sono tutti professori “liberal“, sostenitori dell’Impeachment. L’ultimo è stato chiamato dai Repubblicani. I tre professori chiamati dai Democratici sono anche faziosamente schierati per l’Impeachment.

Pamela Karlan ha donato $ 1.000 per la campagna elettorale della candidata democratica Elizabeth Warren e $ 2.000 a quella di Hillary Clinton nel 2016, è favorevole ad una procedura di Impeachment contro Donald Trump da ormai due anni ed era stata scelta da Barack Obama come giudice federale. È ovviamente pro-immigrazione ed, in un video, ha calunniato gli uomini e le donne dell’ICE (la Immigration and Custom Enforcement) definendoli come “esseri cattivi da dover temere”.

Michael Gerhardt aveva donato $ 1.250 alla campagna elettorale di Barack Obama, ha messo in guardia la Commissione Giustizia dal lasciarsi “scappare via” Trump, non proseguendo con l’Impeachment (ed ha anzi ribadito come Trump dovesse essere rimosso).

Noah Feldman si è sempre considera un “Democratico”, ha supportato Hillary Clinton, ha diffuso le teorie sul “Russiagate”, rivelatesi poi false alla fine dell’indagine del Procuratore speciale Robert Mueller. Secondo lui, Donald Trump dovrebbe essere messo “sotto accusa” per i suoi tweet, per avere criticato i mass media e per avere dichiarato l’emergenza nazionale al confine meridionale (!)

Nell’udienza pubblica in Commissione hanno sostenuto che vi fossero tutte le “prove” (ma quali?) per rimuovere il Presidente.

Il professore Jonathan Turley

Invece, il professore Jonathan Turley, chiamato dai Repubblicani ma che aveva in passato votato Democratico, ha dichiarato quanto segue durante l’udienza:

1. Che questo sarebbe il primo caso di Impeachment nella Storia “senza prove” convincenti di un crimine e che la documentazione è inadeguata per mettere sotto accusa un Presidente;

2. Che sono i Democratici che stanno commettendo un “abuso di potere” e non il Presidente;

3. Che, dall’analisi della documentazione, non vi è nessuna prova di “corruzione”, di nessun “quid pro quo”, di nessuna “estorsione”;

4. Che l’Impeachment deve basarsi su “prove“, non su “presunzioni”;

Credo che questo Impeachment non solo non soddisfi lo standard degli Impeachment passati, ma che creerebbe un precedente pericoloso per gli Impeachment futuri.

Anche se l’atto ufficiale fosse chiaro, qualsiasi caso di corruzione collasserebbe sull’attuale mancanza di prove di un intento correttivo.

Piuttosto che fondare queste accuse su definizioni chiare e riconosciute, la Camera ha introdotto una nuova visione della corruzione, affinché si adattasse a dei fatti limitati.

Sono preoccupato dell’abbassamento degli standard per l’Impeachment al fine di adattarsi ad una scarsità di prove e ad un’abbondanza di rabbia…

Il Rappresentante John Ratcliffe, Repubblicano del Texas, ha poi chiesto a Turley:

Ratcliffe: Quindi, se dovessi riassumere la tua testimonianza. Nessuna “corruzione”, nessuna “estorsione”, nessun “ostacolo alla giustizia”, nessun “abuso di potere”. È giusto?

Prof. Turley: Non ci sono crimini.

Pamela Karlan

Durate l’udienza la professoressa liberal Pamela Karlan, per risultare “simpatica” alla platea dei Democratici presenti, ha coinvolto in mezzo il figlio di tredicenne del Presidente Donald Trump, Barron Trump, durante la sua risposta ad una domanda di un Democratico:

La Costituzione non ammette titoli di nobiltà…

ha detto la professoressa di legge alla Stanford, quando gli è stato chiesto come Trump potesse differire da un “Re”.

… quindi, mentre il Presidente può nominare suo figlio Barron, non può farlo diventare un “Barone”.

Immediata la reazione dello zio, Donald Trump Junior, che ha twittato:

Quanto vile come persona devi essere per attaccare un bambino di 13 anni alla TV nazionale per far ridere?

Apparentemente, abbastanza vile da essere la principale esperta di diritto per i Democratici. Grottesco.

La first lady Melania Trump è intervenuta su Twitter, criticando aspramente la professoressa democratica, che aveva attaccato il figlio.

Un minore merita la privacy e dovrebbe essere tenuto fuori dalla politica. Pamela Karlan, dovresti vergognarti del tuo assecondare il tuo pubblico molto arrabbiato e ovviamente alterato, e di usare un bambino per farlo.

Questa udienza è stata criticata anche dal rappresentante democratico Al Green (che ritiene comunque che Trump debba essere rimosso con l’Impeachment per evitare che alle elezioni venga rieletto) ma in quanto gli “esperti legali” che hanno deposto erano tutti bianchi, e non vi era diversità razziale (!).

5 dicembre 2019

La Speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, da il “via libera” alla redazione degli articoli di Impeachment.

Il rappresentante democratico della sinistra radicale, sempre Al Greencommenta che “non importa se il Senato non rimuoverà Trump”, perché lui ed i Democratici continueranno senza sosta per tentare di rimuoverlo.

8 dicembre 2019

Al Green, rappresentante democratico per il Texas

Sempre il rappresentante democratico Al Green, oltre ad affermare che Trump debba essere rimosso per evitare che venga rieletto, dichiara ancora che l’Impeachment di Trump servirebbe per affrontare il “peccato originale” della Schiavitù in America (!).

Tutto ciò che ha fatto Trump deriva dalla Schiavitù e dal razzismo che ha utilizzato per sobillare le persone. È l’insidioso discendente del razzismo!

9 dicembre 2019

Vengono ascoltati in un udienza pubblica gli avvocati sia della maggioranza Democratica che della minoranza Repubblicana davanti alla Commissione Giustizia, ma sostanzialmente non cambia molto.

Per l’avvocato dei Democratici, ci sono prove “incontrovertibili” che Donald Trump sia colpevole (dove sono queste prove però non si sa). Per l’avvocato dei Repubblicani le prove invece “non ci sono”.

L’Impeachment contro Donald Trump prende forma: “abuso di potere” e “ostruzione alle indagini del Congresso

10 dicembre 2019

I Democratici rivelano quali sono gli articoli di Impeachment:

1. Abuso di potere

2. Ostruzione alle indagini del Congresso

Il senatore Lindsey Graham, Presidente della Commissione Giustizia del Senato

Il senatore repubblicano Lindsey Graham, Presidente della Commissione Giustizia del Senato, che dovrà gestire la procedura di Impeachment una volta passata la palla all’altra Camera, ha dichiarato dal suo profilo Twitter in più tweet:

Le persone colpevoli di “Abuso di potere” sono i Democratici della Camera che stanno spingendo l’Impeachment, non il Presidente Donald Trump.

Il desiderio di mettere sotto accusa il Presidente Trump è iniziato il giorno in cui ha prestato giuramento come Presidente. Questo sarà il primo Impeachment nella Storia americana guidato da una politica faziosa e non da un’indagine esterna.

Temo che i Democratici della Camera stiano trasformando l’Impeachment in uno strumento da utilizzare quando non ti piacciono le politiche o lo stile di un Presidente. Ciò che i Democratici sembrano intenzionati a fare in questo Impeachment fazioso è di minacciare l’Ufficio della Presidenza stessa.

Questo è un momento triste e pericoloso per il sistema politico americano.

11 dicembre 2019

Il Leader di maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnel

Il Leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnel, sulla decisione dei Democratici di redigere gli articoli di Impeachment, commenta:

Ieri, i Democratici della Camera hanno confermato che si affretteranno a preparare per inviarli al Senato gli articoli di Impeachment, basati sull’indagine di Impeachment meno accurata e più ingiusta nella storia moderna.

In una intervista da parte di Levin, fondatore di TMZ, è stato chiesto alla rappresentante democratica Karen Bass che cosa sarebbe successo se Trump venisse rieletto, e lei ha risposto che “continueranno comunque a tentare di rimuoverlo”.

11-12 dicembre 2019

Si svolge il dibattito conclusivo sugli articoli di Impeachment alla Commissione Giustizia.

Una dichiarazione aperta di Jim Jordan

Jim Jordan

Riportiamo qui di seguito la traduzione della lettera aperta scritta da Jim Jordan, membro della Commissione Giustizia della Camera per i Repubblicani.

Non si fermeranno mai…

Il deputato Al Green dichiara:

Se il Senato non condanna, non finirà.

Non si tratta dell’Ucraina. I fatti sono dalla parte del Presidente. Zelensky ha detto che non era sotto pressione. Gli ucraini non sapevano nemmeno che al momento della chiamata fossero stati sospesi gli aiuti. E, soprattutto, non hanno fatto nulla per ottenere l’aiuto che venne poi rilasciato.

Si tratta di un fatto fondamentale: i Democratici non hanno mai accettato la volontà del popolo americano. Tre settimane fa Nancy Pelosi ha definito il Presidente degli Stati Uniti un “impostore”.

E gli attacchi al Presidente sono iniziati prima delle elezioni. Il 31 luglio 2016, l’FBI ha aperto l’indagine Trump-Russia e ha spiato quattro cittadini americani associati alla campagna del presidente Trump. Hanno portato il dossier alla Corte FISA e hanno mentito alla corte diciassette volte. Non ha detto alla Corte che il tizio che ha scritto il Dossier era alla disperata ricerca di fermare Trump. Non ha detto alla corte che l’uomo che ha scritto il Dossier stava lavorando per la campagna di Hillary Clinton. Non ha detto alla corte che il tizio che ha scritto il dossier è stato licenziato dall’FBI per aver fatto trapelare notizie alla stampa.

E l’FBI ha continuato le indagini dopo le elezioni. Il 3 gennaio 2017, il senatore Schumer ha detto questo:

Se si scherza con la comunità dell’intelligence, hanno sei modi per tornare da te di domenica.

Ci sono voluti tutti e tre i giorni affinché quella affermazione diventasse realtà. Il 6 gennaio alla Trump Tower, Jim Comey ha informato il presidente eletto Trump sul “Dossier Steele”. Il dossier che l’FBI già sapeva essere falso. Hanno fatto in modo che trapelasse alla stampa, e la stampa avrebbe scritto sul fatto che lo avevano informato! Al presidente è stato detto che non era sotto inchiesta, quando in realtà lo stavano indagando e cercando di intrappolarlo durante quell’incontro.

E ovviamente hanno continuato le loro indagini dopo l’inaugurazione. Quando abbiamo deposto Jim Comey nel comitato giudiziario, lo scorso Congresso, ha detto che dopo 10 mesi di indagini dell’FBI, non avevano niente. Comey viene licenziato il 9 maggio 2017. Otto giorni dopo Bob Mueller viene assunto. E abbiamo due anni di indagini Mueller. 19 avvocati, 40 agenti, 500 avvisi di garanzia, 2.800 citazioni in giudizio, ma zero collusione.

Ma ai Democratici non interessano i fatti. E non si fermeranno mai.

L’avvocato del “Whistleblower” ha dichiarato dieci giorni dopo che il Presidente aveva prestato giuramento

… è iniziato il colpo di stato, è seguirà l’Impeachment.

Sedici Democratici nella Commissione Giustizia hanno votato per andare avanti con l’Impeachment prima che Bob Mueller si sedesse davanti al Comitato e testimoniasse, e prima che il Presidente Trump ed il Presidente Zelensky avessero mai ricevuto la loro chiamata.

Non si fermeranno mai con i loro attacchi perché non riescono a sopportare il fatto che il Presidente Trump stia effettivamente “prosciugando la palude”, facendo quello che ha detto che avrebbe fatto e, soprattutto, ottenendo dei risultati: riduzione delle tasse, riduzione dei regolamenti, crescita economica a un ritmo incredibile, la più bassa disoccupazione degli ultimi 50 anni, Gorsuch e Kavanaugh alla Corte Suprema, fuori dall’accordo con l’Iran, l’ambasciata a Gerusalemme, gli ostaggi a casa dalla Corea del Nord e, a proposito, un nuovo accordo NAFTA in arrivo da un giorno all’altro.

Non possono sopportarlo. E non si fermeranno mai. E non è solo perché a loro non piace il Presidente.

Non è solo perché a loro non piace il Presidente. Non gli piacciamo. A loro non piacciono i 63 milioni di persone che hanno votato per questo Presidente. Tutti noi in tutto quanto il Paese. Tutti noi gente comune in Ohio, Wisconsin, Tennessee e Texas. Non gli piacciamo.

Che ne dite di ciò che la signora Karlan ha detto la scorsa settimana, la professoressa democratica che è venuta in Commissione Giustizia e ci ha detto cosa crede:

I liberali tendono a raggrupparsi. I conservatori invece si disperdono, perché non vogliono nemmeno stare con se stessi.

Che ne dici della deputata Maxine Waters nel giugno del 2018, quando ha detto questo:

E se vedi qualcuno di quel gabinetto in un ristorante, in un grande magazzino, in una stazione di benzina, esci e raduni una folla. E gli fai gridare contro. E gli dici: “Non sono più i benvenuti, ovunque”.

È spaventoso.

Che ne dici di Peter Strzok? Il tizio che ha condotto l’inchiesta su Clinton, che ha condotto l’inchiesta sulla collusione Trump-Russia, il vicecapo del controspionaggio che è stato licenziato, quando ha detto:

È andato a un Wal-Mart nel sud della Virginia. Sento l’odore del supporto per Trump.

Non gli piacciamo. Ecco di cosa si tratta.

A loro non piace il Presidente. A loro non piacciono i sostenitori del Presidente. E loro non ci amano così tanto che sono disposti pure ad armare il Governo.

Qualche anno fa era l’IRS (l’Agenzia delle Entrate n.d.r). Più recentemente è stato l’FBI. E ora è il potere di Impeachment del Congresso, che sta andando contro 63 milioni di persone ed il “ragazzo” che abbiamo messo alla Casa Bianca.

Pensa a ciò che il presidente Schiff ha fatto la scorsa settimana. Ha pubblicato i registri telefonici dell’avvocato personale del Presidente. Ha pubblicato i registri telefonici di un membro della stampa. E ha pubblicato i registri telefonici di un membro repubblicano del Congresso.

Questa è roba spaventosa.

Sono cose spaventose che stanno facendo e, francamente, sono pericolose per il nostro Paese. Non è salutare per il nostro Paese.

E dovremmo tutti ricordare cosa ci ha detto Emmett Flood, l’avvocato del Presidente, cosa ci ha detto la scorsa primavera, quando è uscito il rapporto Mueller:

Sarebbe bene ricordare che ciò che si può fare a un Presidente può essere fatto a qualsiasi di noi.

Questa è roba spaventosa e roba seria. E spero che i Democratici riconsiderino e che lo fermino finché possono.

Il parere del Presidente della Commissione Giustizia, Jerry Nadler

Jerry Nadler

Nella dichiarazione di apertura del Presidente della Commissione Giustizia, Jerry Nadler, viene dichiarato:

Non possiamo fare affidamento su un’elezione per risolvere i nostri problemi, quando il Presidente minaccia la stessa integrità di quella elezione

e questo però avviene senza aver presentato una sola prova che documentasse in modo certo e oggettivo le accuse

La reazione del leaders repubblicani al Senato

Il leader di maggioranza al Senato, il repubblicano Mitch McConnell, secondo indiscrezioni, si muoverà per assolvere Trump dalle accuse, non solo per respingerle.

Il senatore repubblicano Lindsey Graham, Presidente della Commissione Giustizia del Senato, ha dichiarato che non vorrà sentire nessun altro testimone e di voler terminare “il più rapidamente possibile questa farsa”. Possibilmente in una settimana.

Non sono interessato ad alcun testimone. È una farsa e non gli darò nessuna legittimazione.

Mitch McConnell e Lindsey Graham

13 dicembre 2019: il voto in Commissione Giustizia sugli articoli di Impeachment

La Commissione Giustizia della Camera ha approvato venerdì 13 dicembre, dopo due giorni di dibattito, i due articoli di Impeachment (“abuso di potere” ed “ostruzione alla giustizia”) con 23 voti a favore contro 17.

Non un solo repubblicano ha votato a favore.

La settimana successiva viene fissata la votazione finale in seduta plenaria della Camera, dove è prevista la maggioranza assoluta (che corrisponde a 218 voti) per far passare l’Impeachment. I Democratici dispongono di 233 deputati, contro i 197 repubblicani ed 1 indipendente.

14 dicembre 2019

Il rappresentante democratico Jeff Van Drew, del 2° distretto elettorale del New Jersey, uno dei due democratici della Camera che non sostengono la procedura di Impeachment contro il Presidente Donald Trumppassa al Partito Repubblicano. Van Drew ha parlato con Donald Trump e gli ha comunicato che non voterà gli articoli di Impeachment.

Donald Trump accusa Nancy Pelosi per la procedura d’Impeachment

Donald Trump nello Studio Ovale con la Speaker Nancy Pelosi e il Vicepresidente Mike Pence

17 dicembre 2019 

Viene pubblicata una lettera di accusa di Donald Trump nei confronti della Speaker della Camera Nancy Pelosi e dei Democratici per come hanno gestito la procedura di Impeachment.

Trump, in una lettera di sei pagine, condanna l’Impeachment dei Democratici come una “guerra aperta alla democrazia americana”, accusando la Speaker della Camera di aver violato il giuramento connesso alla sua carica e di aver svalutato l’importanza della parola stessa, “Impeachment“.

Il candidato da voi prescelto ha perso le elezioni nel 2016, venendo travolto dal voto del Collegio Elettorale (306-227), e tu e il tuo partito non vi siete mai ripresi da questa sconfitta. Quindi avete trascorso tre anni consecutivi nel tentativo di rovesciare la volontà del popolo americano e di annullare il loro voto. Vedi la Democrazia come il tuo nemico!

Siete voi quelli che interferiscono nelle elezioni americane. Siete voi quelli che sovvertono la democrazia americana. Siete voi quelli che ostacolano la giustizia. Siete voi quelli che portano dolore e sofferenza nella nostra Repubblica per il vostro egoistico guadagno personale, politico e partigiano.

La US House Committee on Rules approva lo stesso giorno con 9 voti a favore contro 4, il Regolamento per il dibattito ed il voto finale alla Camera, fissato per mercoledì 18 dicembre.

18 dicembre 2019: la Camera dei Rappresentanti vota sull’Impeachment

I Democratici iniziano intorno alle 9:00 con un dibattito sul Regolamento della procedura di Impeachment approvate dalla Commissione per il Regolamento della Camera degli Stati Uniti il giorno prima ed, intorno alle 10:20, la Camera vota per adottare tale Regolamento.

L’inizio del dibattito sugli articoli di Impeachment ha inizio subito dopo.

La Camera dei Rappresentanti approva la “risoluzione 755

La Camera dei Rappresentanti vota la risoluzione H. Res 755 riguardante la procedura di Impeachment. Il voto avviene per ognuno dei due articoli presentati relativi all’”abuso di potere” ed all’”ostruzione alle indagini del Congresso”.

Il totale dei voti sul primo articolo di Impeachment, riguardante l’”abuso di potere” è stato di 230 contro 197, con il rappresentante degli Stati Uniti, Tulsi Gabbard, Democratica delle Hawaii, che ha votato solamente “presente” alle votazioni.

Il totale dei voti sul secondo articolo di Impeachment, riguardante l’”ostruzione alla giustizia” è stato di 229 a 198, sempre con la Gabbard che ha votato anche in questo caso solo “presente”.

Tutti i repubblicani hanno votato contro, assieme a due Democratici per il primo e a tre Democratici per il secondo articolo di di Impeachment.

La schermata della Camera che annuncia i risultati della prima votazione

La Casa Bianca, in una dichiarazione, ha affermato che i democratici hanno negato a Trump “l’equità fondamentale ed un giusto processo ai sensi della legge”, ed ha aggiunto che il Presidente è “fiducioso che il Senato ripristinerà l’ordine regolare, l’equità e il giusto processo, che sono stati ignorati durante il procedimento della Camera”.

Oggi segna il culmine nella Camera di uno degli episodi politici più vergognosi nella Storia della nostra Nazione.

ha detto la Casa Bianca.

Senza ricevere un solo voto repubblicano e senza fornire alcuna prova di illeciti, i democratici hanno approvato illegalmente gli articoli di Impeachment contro il Presidente alla Camera dei Rappresentanti. I democratici hanno scelto di procedere in modo fazioso, nonostante il fatto che il Presidente non abbia fatto assolutamente niente di sbagliato. In effetti, settimane di audizioni hanno dimostrato che non ha fatto nulla di male.

I Rappresentanti democratici Jeff Van Drew del New Jersey e Collin Peterson del Minnesota si sono opposti votando NO sia all’”abuso di potere” che all’”accusa di ostruzione”.

La candidata presidenziale democratica, Tulsi Gabbard, ha votato solamente “presente” in ogni articolo di Impeachment, affermando che il processo fosse una “farsa partigiana”.

Il Leader della minoranza repubblicana alla Camera, Kevin McCarthy, repubblicano della California, ha sostenuto che i Democratici “e molti altri dei media” hanno cercato a lungo di sbarazzarsi di Trump per motivi di partigianeria politica.

Dopo tre anni di indignazione senza fiato e senza fondamento, questo è il loro ultimo tentativo di fermare la presidenza di Trump

ha detto McCarthy.

La Speaker Pelosi ha anche ammesso di recente che i Democratici hanno lavorato a questo Impeachment per ‘due anni e mezzo’. Queste sono le sue parole, non le mie.

19 dicembre 2019

Il rappresentante democratico Jeff Van Drew, che ha votato NO all’Impeachment, passa ufficialmente al Partito Repubblicano e la decisione viene comunicata durante un meeting con il Presidente Trump.

Dal 18 dicembre al 22 dicembre 2019 

Dopo l’approvazione dell’Impeachment alla Camera, gli articoli devono ora essere inviati alla camera “alta” (ovvero, il Senato) per la prosecuzione del procedimento di Impeachment.

A quando la sfida decisiva in Senato?

Nancy Pelosi

Tuttavia, la Speaker della Camera Nancy Pelosi ha dichiarato che non invierà gli articoli di impeachment fino a quando non avrà rassicurazioni su come verrà svolto questo processo al Senato.

Prenderemo una decisione… mentre procediamo

ha detto la Pelosi ai giornalisti mercoledì 18 dicembre, aggiungendo che: 

vedremo come sarà il processo al Senato.

Si precisa che le regole del Senato su come procedere dovrebbe deciderle solo il Senato stesso, non certo la Camera dei Rappresentanti (questa non può pretendere alcunché!).

Il Leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell ha criticato aspramente la Pelosi per il lavoro scadente, fazioso e senza prove nella procedura di Impeachment e per la paura dei Democratici di trasmettere gli articoli di Impeachment al Senato al più presto.

Il senatore Lindsey Graham, il Presidente della Commissione Giustizia del Senato, che dovrà gestire la procedura di Impeachment, ha dichiarato:

Se i democratici alla Camera rifiutano di inviare al Senato gli articoli di Impeachment per il processo, sarebbe una violazione straordinaria della Costituzione, un atto di codardia politica e fondamentalmente ingiusto per il presidente Donald Trump.

Non consentire al Senato di agire in base agli Articoli di Impeachment approvati diventa un’estorsione costituzionale e crea caos per la Presidenza.

Inoltre mette in moto un’enorme minaccia per il nostro sistema costituzionale di controlli e bilanciamenti.

Cosa li sta guidando in questa folle idea?

I Democratici si sono finalmente resi conto di avere un caso debole che mai sarebbe dovuto essere stato portato avanti.

La minaccia di Nancy Pelosi di rifiutare di trasmettere gli Articoli di Impeachment al Senato è un’idea incredibilmente stupida e pericolosa.

C’è una ragione per cui una persona non può essere presidente della Camera e leader della maggioranza al Senato allo stesso tempo!”

Anche il Presidente Donald Trump ha criticato la Pelosi, accusandola di volere un “quid pro quo” (esattamente quello di cui il Presidente è accusato dai Democratici) dal Senato, affinché invii gli articoli alla Camera “alta”.

In un editoriale pubblicato su Bloomberg, il professore di diritto, il liberal Noah Feldman, che aveva testimoniato il 4 dicembre in udienza pubblica davanti alla Commissione Giustizia della Camera, ha ammesso che finché gli articoli di Impeachment non verranno inviati al Senato, Trump non potrà essere definito un Presidente “sotto accusa”.

Secondo la Costituzione, l’impeachment è un processo, non un “singolo” voto.

La Costituzione non dice ovviamente “quanto velocemente” gli articoli debbano essere trasmessi al Senato. Ma è presumibile che alcuni ritardi “modesti” non siano per forza incompatibili con la Costituzione o con il funzionamento di entrambe le Camere. Diversamente, lo sarebbe se (come in questo caso) i vertici Democratici della Camera la “tirassero per le lunghe”, oltre i tempi ordinari che ragionevolmente ci si aspetterebbe per effettuare una trasmissione di questi atti.

Dunque, un “ritardo indefinito” costituirebbe un grave problema.

Una spiegazione giuridica dell’Impeachment

La prima pagina del The Washington Post sull’approvazione alla Camera degli articoli dell’Impeachment di Bill Clinton nel 1998

L’impeachment disegnato dalla Costituzione americana non consiste, ovviamente, semplicemente nel voto della sola Camera, ma in un procedimento in “due fasi”, in cui nella “prima fase” c’è l’approvazione degli articoli (i “capi d’accusa”) da parte della Camera (a maggioranza assoluta) cui segue l’invio di questi al Senato per il “processo” (che voterà però a maggioranza qualificata dei due terzi).

Entrambi i rami del Parlamento sono necessari per portare a termine un procedimento di Impeachment così come disegnato della Costituzione: la Camera deve inviare gli articoli per perseguire l’Impeachment. E il Senato deve effettivamente sostenere un “processo” (e non è vincolato alle decisioni della Camera).

Se la Camera però non comunica i capi d’accusa al Senato, in realtà non ha “impeached” proprio niente (il Presidente in questo caso). Se gli articoli non venissero trasmessi, Donald Trump potrà legittimamente affermare di non essere stato affatto messo “in stato di accusa”. Finora, infatti, la Camera ha votato solamente per i capi di accusa. Ma il Presidente non viene messo automaticamente sotto accusa fino a quando gli articoli non vengono trasmessi al Senato.

Se la Camera, dopo aver votato gli articoli di impeachment, non procede ad inviare gli articoli al Senato per il processo, si discosterebbe anche dal protocollo costituzionale. Significherebbe che il Presidente non è stato veramente “impeached”, come stabilito dalla Costituzione; e negherebbe anche al Presidente la possibilità di conoscere di cosa è accusato e di potersi così difendere al Senato (come la Costituzione prevede).

Le disposizioni costituzionali pertinenti sono brevi.

L’articolo I conferisce alla Camera “l’unico potere di Impeachment”. E conferisce al Senato “l’unico potere di provare tutti gli articoli di Impeachment”.

L’articolo II afferma che il Presidente “sarà rimosso dall’incarico per Impeachment e condannato per tradimento, corruzione, o altri alti crimini e delitti.”

Mettere insieme queste tre diverse disposizioni porta alla conclusione che l’unico modo per rimuovere il Presidente mentre è in carica è che la Camera “lo accusi” e che il Senato lo “condanni”.

A rigor di termini, “l’impeachment” si è verificato – e si verifica – quando gli articoli di impeachment sono presentati al Senato per il processo. E a quel punto, il Senato è obbligato dalla Costituzione a tenere un processo.

Ma ciò che renderebbe “giusto” questo processo (come richiesto dalla Pelosi) è una domanda separata, che merita una sua discussione. Ma possiamo dire con una certa sicurezza che solo il Senato ha il potere di giudicare l’equità del proprio processo – questo è ciò che significa “l’unico potere di provare tutte le accuse di Impeachment“.

Se la Camera vota per mettere “sotto accusa” il Presidente, ma non invia gli articoli al Senato, o invia i responsabili dell’Impeachment per portare il suo messaggio, non ha violato direttamente il testo della Costituzione. Ma la Camera avrebbe agito comunque contro la logica implicita della configurazione del procedimento di Impeachment della Costituzione.

Un riassunto ed una conclusione

Donald Trump

La Speaker Nancy Pelosi non ha inviato gli articoli di Impeachment al Senato perché vuole delle rassicurazioni che in questo si svolga un “giusto processo” (cioè, che vengano chiamati testimoni e che non si trasformi in un’assoluzione veloce per Trump);

Il Senato però deciderà lui stesso le proprie regole per il processo di Impeachment, e quindi quanto fatto da Pelosi è un’indebita ingerenza da parte della Camera dei Rappresentanti nei confronti dell’autonomia del Senato, anzi sembrerebbe un “ricatto”. “O mi rassicuri che il processo vada in un certo modo, oppure non ti invio gli articoli”.

La Pelosi parla di “giusto processo”, accusando i Repubblicani, ma proprio quanto avvenuto alla Camera durante la procedura di Impeachment è vergognoso, in quanto al Presidente non è stato garantito nessun “diritto alla difesa” (nessun avvocato del Presidente poteva presenziare alle udienze pubbliche di novembre, quando i testimoni sono stati interrogati) ed il “diritto” per la minoranza repubblicana di “citare testimoni”, in quanto questi erano soggetti all’autorizzazione degli stessi Democratici. Invece, nell’Impeachment del 1998 contro il Presidente Bill Clinton, tali diritti erano stati concessi (esattamente come ai tempi di Nixon).

Sicuramente, fino a fine dell’anno (2019) gli articoli di Impeachment non saranno rilasciati al Senato, e si dovrà pertanto aspettare l’anno nuovo (2020).

Quando arriveranno finalmente alla Camera “alta”, dove i repubblicani hanno la maggioranza, in ogni caso serviranno 67 voti per rimuovere il Presidente.

Il Partito Repubblicano attualmente è più unito che mai intorno al suo Presidente e l’approvazione da parte della base repubblicana supera il 90%.

Inoltre, dopo le udienze pubbliche di novembre, il sostegno all’Impeachment è sceso, secondo i sondaggi sotto il 50%.

In conclusione, il Presidente Trump sarà assolto e le accuse contro di lui respinte al mittente.

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