Tregua in Siria: accordo fra le parti per una possibile soluzione pacifica

Prudente soddisfazione alla Casa Bianca per la tregua fra Turchia e milizie YPG. Russia e governo siriano impegnate al confine per stabilire una seppur fragile normalizzazione nel nord est del paese.

Il Presidente Trump è riuscito a strappare un “cessate il fuoco permanente” nel nord della Siria, dopo quello di cinque giorni attuato in precedenza, grazie alla mediazione del Vice Presidente Pence e del Segretario di Stato Pompeo in visita ad Ankara. Alla fine si è riusciti a mettere d’accordo entrambe le parti per una tregua possibilmente più duratura e definitiva, dopo le feroci critiche e le polemiche degli scorsi giorni sul disimpegno americano.

Il “cessate il fuoco permanente” congela le posizioni sul campo e permetterà alle milizie curde dello YPG di uscire da una zona di circa 20 miglia dal confine turco.

Così ha scritto su twitter il Presidente USA:

Il cessate il fuoco ha avuto luogo e le missioni di combattimento sono terminate. I curdi sono al sicuro e hanno lavorato molto bene con noi. I prigionieri ISIS catturati sono sotto custodia.

Credo che il cessate il fuoco sia permanente, anche se sarà difficile da mantenere visto che si tratta di una regione così instabile, ma spero che duri e metta fine al conflitto tra Turchia e curdi.

Come prima cosa sono state revocate le sanzioni alla Turchia, ma rimane pendente la minaccia di reintroduzione nel caso Erdogan violi la tregua, come ha precisato il Tycoon:

Le sanzioni vengono revocate a meno che non accada qualcosa di cui non siamo contenti!

Basta un piccolo incidente per scatenare di nuovo il conflitto.

Il giorno prima la Turchia e la Russia avevano raggiunto un accordo, concedendo ai combattenti dello YPG 150 ore di tempo per ritirarsi da 20 miglia dal confine. Verrebbero rimpiazzate da truppe russe e siriane mentre dall’altra parte del confine della zona cuscinetto proseguiranno i pattugliamenti delle truppe turche. Mentre le truppe americane presidieranno la zona dei pozzi petroliferi più a est.

L’unica eccezione sarà la regione intorno alla città di Qamishli all’estremità orientale del confine turco-siriano popolato in maggioranza dai curdi.

Il portavoce russo Dmitry Peskov ha dichiarato che ci saranno nuove offensive turche se i curdi non si ritireranno entro la scadenza stabilita:

E’ ovvio che se le milizie curde non si ritireranno, le guardie di frontiera siriane e la polizia militare russa dovranno fare un passo indietro. E le unità curde saranno di nuovo sotto attacco dei turchi.

Soddisfazione del senatore Rand Paul

Per il senatore Rand Paul (R-KY) si tratta di un passo importante per la riappacificazione della Siria dopo otto anni di guerra civile:

Ora sembra che potremmo effettivamente vedere un riallineamento e un possibile piano di pace che avverrà grazie all’azione decisiva del presidente Trump.

Il senatore del Kentucky vede una soluzione positiva per i curdi siriani coinvolgendo anche il governo alawita di Damasco:

Penso che ci sia la possibilità per i curdi di negoziare una semi-autonomia in cui condivideranno le entrate petrolifere con il governo di Assad. Ma per fare ciò, Assad deve far parte dell’equazione.

Eventualità possibile visto che il dittatore siriano Bashar al-Assad ha mantenuto il potere e ha l’appoggio della Russia. I curdi preferirebbero alla fine il male minore rispetto alla minaccia turca.

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