La (presunta) gaffe di Trump sulla Storia: quando i media si impegnano a sbagliare tutto!

I media ironizzano sulla presunta ignoranza di Trump in Storia. Ma sono stati loro a sbagliare completamente la traduzione e il senso della frase incriminata.

Durante la visita ufficiale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella negli Stati Uniti è stata creata, da parte dei nostri media (non si sa se e con quanto dolo), una presunta “gaffe” del Presidente Donald Trump durante il discorso di benvenuto nella sala stampa della Casa Bianca.

Ecco come hanno “percepito” i media, capitanati ovviamente da Repubblica, una frase del discorso:

Gli Stati Uniti e l’Italia sono uniti da un’eredità culturale e politica da migliaia di anni

Come se Italia (come nazione) e Stati Uniti esistessero da così tanto tempo! E via con i titoli come “un Mattarella allibito” o “Trump ha studiato negli stessi libri di storia di Di Maio”, prendendo il Presidente americano per ignorante o peggio ancora. Il discorso, prima di tutto, è stato visionato accuratamente prima che diventasse definitivo da parte di ghost writers, giusto per non lasciare nulla al caso visto l’importanza di certi eventi, e infatti la traduzione esatta è:

Gli Stati Uniti e l’Italia sono uniti da un condiviso patrimonio culturale e politico risalente a migliaia di anni fa nell’Antica Roma.

The United States and Italy are united by a shared cultural and political heritage dating back thousands of years in ancient Rome.

Per chi conosce la storia americana saprà benissimo che i Padri Fondatori presero ad esempio la cultura greco-romana, non solo a livello architettonico, con gli edifici bianchi dagli alti colonnati, il Campidoglio come sedi governative delle grandi città e le cupole ispirate da una romanità più tarda e pontificia.

Trump con quella frase si è riferito anche alla Roma repubblicana, prima che diventasse Impero. Per fare un esempio, chi ratificò la Costituzione americana attraverso degli articoli su quotidiani newyorkesi erano tre personaggi che si firmavano con l’anonimo di Publius, in onore di Publio Valerio Publicola (Publius Valeriius Publicola) “l’amico del Popolo“, personaggio politico di nobile origine che divenne console per quattro volte nella Roma repubblicana del VI secolo A. C. Quegli articoli furono successivamente messi in un volume chiamato The Federalist Papers e, successivamente, si venne a conoscenza che furono scritti da John Jay (primo giudice della Corte Suprema), James Madison (quarto Presidente) e Alexander Hamilton (primo Segretario del Tesoro). La storia di Roma antica è sempre stato il punto di riferimento dei Padri Fondatori per la nuova nazione che stava nascendo, come la democrazia di Atene, la cultura della Grecia classica e gli obelischi dell’Impero egizio. La capitale Washington è piena di questi riferimenti.

Proseguendo nel suo discorso, Trump ha parlato dell’evoluzione della civiltà italiana grazie all’arte, alla scienza, alla filosofia e alla musica. Ha reso il giusto onore a Cristoforo Colombo e all’importanza della festa a lui dedicata, ovvero Columbus Day festeggiato proprio pochi giorni prima:

Lunedì scorso abbiamo dato il nostro tributo all’italiano che ha scoperto il Nuovo Mondo, un genovese che si chiamava Cristoforo Colombo. E per me quel giorno si chiamerà sempre Columbus Day. A qualcuno non piace, a me sì.

Durante la visita i nostri media hanno dato fin troppa importanza a quello che ha detto Mattarella sui dazi e sull’Unione Europea, sopravvalutando discorsi ormai sempre uguali e privi di qualsiasi interesse, dipingendo il Presidente della Repubblica come un gigante dal punto di vista politico di fronte al Tycoon.

Non pretendiamo che Donald Trump sia simpatico a tutti, ma almeno ci si può limitare a raccontare bene i fatti e magari cercare esperti di storia americana e traduttori migliori!

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