Alcune precisazioni sul ruolo americano in Siria

Non si tratta di un ritiro e non c’è stata nessuna marcia indietro da parte di Trump in Siria.

Le polemiche sul presunto ritiro americano dalla Siria e il via libera dato ai turchi nel nord del paese viene distorta, come spesso accade, da alcuni media americani e da noi in Italia.

Il Presidente Trump già lunedì mattina ha minacciato la Turchia a livello economico, sia via social che durante la telefonata avuta domenica sera con l’omologo turco. Tutti conosciamo bene lo stato disastroso dell’economia turca da quando Erdogan ha deciso di fare il padre-padrone del suo paese. Non si tratta quindi di una “marcia indietro” come molti erroneamente dicono.

Un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha dichiarato:

Ciò non costituisce un ritiro dalla Siria. Stiamo parlando di un piccolo numero di truppe che si sposteranno in altre basi vicine all’interno della Siria.

Il nostro obbiettivo finale è quello di tenere alcune nostre truppe in Medio Oriente e lasciare che le parti nella regione determinino il futuro. Il ritiro riguarda distaccamenti molto piccoli, meno di 25 uomini su una distanza molto breve.

Aggiunge inoltre:

Il Presidente è stato molto chiaro, sia pubblicamente che privatamente. Gli Stati Uniti non appoggeranno né supporteranno alcuna operazione turca nella Siria settentrionale

Non una “marcia indietro” ma uno spostamento o ridimensionamento, in modo da permettere l’avanzamento dei turchi nel territorio fino a 30 km, come da accordi presi in precedenza. Inoltre è previsto un incontro tra i due presidenti il prossimo novembre, occasione per poter approfondire l’argomento, se ce ne fosse bisogno. Da sottolineare che truppe e funzionari americani sono già presenti in Turchia nella base aerea di Diyarbakir, divisa fra turchi e americani e che ha svolto un ruolo importante durante la Guerra Fredda. Si trova nel sud-est della Turchia in un’area geografica a maggioranza curda che si inoltra oltre il lago Van confinando con Iran a est, Iraq e Siria a sud: il cosiddetto Kurdistan.

Si pensa, infine, che con l’ingresso dei turchi si assisterà allo sterminio indiscriminato di tutti i curdi siriani. Alcuni guerriglieri YPG, per quanto valorosi contro ISIS e ottimi alleati americani, hanno o hanno avuto contatti con il PKK, tutti e due organizzazioni di stampo comunista, e ricercati dalla Turchia. Ovvio che anche i membri vorranno difendere con i denti i loro “compagni”. La questione che preoccupava davvero la Turchia era la costituzione di uno stato curdo tra Siria e Iraq che avrebbe provocato seri problemi di integrità nel proprio territorio, visto che il sud-est della Turchia a maggioranza curda avrebbe preteso l’unione con i vicini. Messo nel cassetto questo tentativo, l’ipotetico massacro annunciato da ogni parte è tutto da verificare. Erdogan è un dittatore dispotico, doppiogiochista ma non è un folle.

Rimane infine il problema dei foreign fighters che gli Stati Uniti non vogliono portare nelle proprie prigioni e che sicuramente passeranno in mano turca. Visto i passaporti europei di molti di loro, Erdogan chiederà una somma cospicua a Bruxelles come ricatto, per impedire che tornino nei paesi d’origine dell’Unione Europea.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...