Le Truppe americane lasciano la Siria. Tante polemiche, ma nessuno pensa agli elettori… tranne Rand Paul!

Il ritiro delle truppe USA deciso da Trump ha scatenato polemiche e indignazione. Ma alla fine arriva Rand Paul!

La decisione del presidente Donald Trump di dare il semaforo verde alla Turchia per creare una sorta di zona cuscinetto nel nord della Siria per motivi di sicurezza e permettere il rimpatrio di una buona parte dei profughi presenti nel territorio turco -almeno questo ha affermato il governo di Erdogan – in una zona dove sono presenti i curdi, ha creato grandi polemiche e discussioni.

I combattenti curdi dello YPG, inquadrati nelle SDF (Syrian Democratic Forces) e appoggiati dalle truppe statunitensi – che con la presa di Raqqa nel 2017 hanno alleggerito lo sforzo delle truppe lealiste siriane e russe per liberare Aleppo – hanno parlato di “pugnalata alle spalle” per averli lasciati in balia dei turchi. Infatti la Turchia considera lo YPG come organizzazione terroristica, al pari del domestico Partito Comunista Curdo o PKK. La maggior parte dei curdi in Turchia abitano nel sud-ovest del paese, zona che confina con la Siria e, visto il governo dispotico di Erdogan, i civili curdi siriani hanno paura di essere vittima di una possibile repressione del suo esercito.

Ma il Presidente degli Stati Uniti ha ribadito con forza – dopo l’annuncio del ritiro delle proprie truppe e la telefonata con Erdogan – di avere avvertito la Turchia, minacciando di “distruggere la loro economia se intraprenderanno missioni considerate off limits“. In più ha aggiunto:

Ho mantenuto questa guerra per quasi tre anni, ma è arrivato il momento per noi di uscire da queste ridicole guerre senza fine, molte delle quali tribali e portare i nostri soldati a casa

Combatteremo dove sarà conveniente e solo per vincere!

In sostanza quello che aveva detto in campagna elettorale e quello che vuole l’elettore americano che lo ha votato, molto più interessato alla politica interna che non a difendere regioni remote e popoli sconosciuti.

Ma le critiche sono piovute dai suoi stessi membri di partito.

Il senatore Lindsey Graham (R-SC), che ha spesso difeso il Tycoon, ha dichiarato in un’intervista televisiva rilasciata a Fox News:

Questa decisione impulsiva del presidente ha vanificato tutto quello che di buono è stato fatto, gettando la regione in un ulteriore caos, con l’Iran che raccoglie le briciole e il combattente ISIS con un secondo contratto di locazione a vita.

Farò tutto il possibile per sanzionare i militari turchi e l’economia del paese se avanzano di un solo metro in Siria

Prima di queste dichiarazioni era stato più catastrofico:

Non conosco tutti i dettagli del presidente Trump sul nord della Siria. Se i resoconti della stampa sono accurati, si tratta di un disastro in atto!

Non è da meno l’ex ambasciatrice alle Nazioni Unite Nikki Haley:

Dobbiamo sempre avere alle spalle i nostri alleati se vogliamo le nostre spalle coperte. I curdi sono stati fondamentali per la nostra vincente lotta contro ISIS in Siria. Lasciarli morire è un grosso errore

E conclude il tweet con un eloquente #TurkeyIsNotOurFriend (La Turchia Non è Nostro Amico), visto anche il comportamento ambiguo della Turchia durante tutto l’arco della guerra civile siriana e l’avvicinamento a Mosca.

Da Marco Rubio passando fino a Mitt Romney, sono tutti d’accordo su quella che considerano una decisione sbagliata del Presidente. Molti commentatori elencano, tra gli errori di Trump in politica estera, anche il mancato intervento in Venezuela e il successivo mancato attacco all’Iran per le numerose provocazioni: drone abbattuto, petroliere sequestrate, lancio di missili in raffinerie saudite che hanno creato problemi agli interessi americani. Ma Trump alla guerra preferisce la trattativa, ovvero sedersi a un tavolo e cercare di trovare un accordo possibilmente vantaggioso prima di mandare tutti al diavolo, come nel suo best seller The Art Of Deal.

In aiuto di Trump interviene ancora una volta il senatore Rand Paul (R-KY) che spiega:

Oggi sto con Donald Trump perché mantiene ancora una volta le promesse di mettere fine alle nostre guerre senza fine in modo da avere una politica da America First.

Come per l’allontanamento dalla Casa Bianca di John Bolton e per il non intervento in Venezuela, Rand Paul sta dalla parte del Presidente anche questa volta:

Molti neocon vogliono che restiamo in guerra in tutto il Medio Oriente. Il Presidente ha assolutamente ragione a voler mettere fine a quelle guerre e riportare le nostre truppe a casa

E’ vero che con meno truppe americane il mondo è meno sicuro, ma le elezioni del 2020 sono alle porte e, come detto prima, l’elettore americano è più interessato agli affari di casa propria. Rand Paul sembra, per il momento, rappresentare il punto di vista di questo elettorato.

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