I giovani repubblicani hanno paura ad esprimere la propria opinione

In un mondo sempre più polarizzato, dalla politica agli aspetti sociali, oggi molti di noi hanno paura a dire la propria opinione, per paura di offendere qualcuno, o peggio, sentirsi esclusi, considerati la parte inferiore della società. Troppo spesso, purtroppo, questo accade con l’elettorato più a destra.

Studenti di “fede” repubblicana che per paura del giudizio dei propri compagni o professori tengono nascosti i loro ideali politici; gente comune che sui social non esprime liberamente le proprie preferenze politiche (soprattutto se verso un partito, quello repubblicano, considerato ormai da molti superato), per paura di essere ritenuti bigotti, disumani o peggio, puritani.

Tutto questo perché le uniche cose in cui credono sono quegli stessi valori che nella società di oggi sembrano essersi persi, e che invece solo il pilastro del Grand Old Party. L’amore verso la propria famiglia; la fede verso un ideale più grande di se stessi; l’amore incondizionato per la propria patria (famose le parole del presidente repubblicano George H.W. Bush quando disse che non si sarebbe mai scusato, in nessun caso, per gli Stati Uniti d’America); per i diritti inalienabili, come quelli del 1° e del 2° Emendamento della Costituzione, a cui si impara a dare valore sempre, e non solo quando appare più comodo.

E’ triste, ma ancora di più sbagliato, pensare che oggi, in un mondo nel quale internet e i social network possono contribuire al successo o al fallimento, perfino della reputazione di uomo, una persona debba avere paura a esprimere se stessa per paura di essere accettata dagli altri.

Non siamo mostri, non siamo bigotti né razzisti. Siamo repubblicani e siamo conservatori. Siamo persone che hanno l’America nel cuore. Siamo persone che vorrebbero vedere più bandiere sventolare, e meno bandiere bruciate durante una protesta; più mani sul cuore durante l’inno e meno giocatori di una squadra sportiva inginocchiarsi perché non si sentono rappresentati da quello stesso inno. Vorremmo un’America che dà voce e opportunità al singolo, grazie al lavoro di molti. Vorremmo un’America dove considerarsi americani non è ritenuto un reato, ma un onore e un privilegio.

Imparare a rispettare un’opinione diversa dalla propria dovrebbe essere un pilastro di ogni società di successo. Essere (o considerarsi) americani non è sbagliato (vedi i dibattiti democratici senza una singola bandiera a stelle e strisce sul palco), come non lo è essere repubblicani e conservatori. E’ un modo di vedere l’America, che mette in primo piano il cittadino e non il governo; che crede nella libertà individuale e che, ogni volta che essa viene violata, vengono violate allo stesso modo le fondamenta sulle quali gli Stati Uniti d’America sono stati costruiti.

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