Nuove accuse contro Brett Kavanaugh: quell'”oltraggiosa” omissione del New York Times!

Un nuovo libro – anticipato dal New York Times – racconta altri presunti casi di molestie sessuali del giudice della Corte Suprema statunitense… ma è tutta una balla!

Nuove accuse contro Brett Kavanaugh: quell'”oltraggiosa” omissione del New York Times!

Non c’è pace per Brett Kavanaugh. Quando, nel luglio 2018, il Presidente Trump lo ha nominato alla Corte suprema, per succedere al dimissionario Justice Kennedy, al netto degli attacchi gratuiti e politicizzati della sinistra più estrema (la stessa sinistra che aveva pronti, la sera dell’annuncio, i cartelli con su scritto “I Oppose X”), quasi tutti gli americani avevano visto in lui un padre di famiglia rispettato, un giurista serio, un cittadino attivamente impegnato nella propria comunità. In poche parole, un brav’uomo: un uomo con cui poter essere d’accordo o in disaccordo, ma che merita rispetto per la serietà e l’onestà con cui vive la propria vita, personale e professionale.

Tra settembre e ottobre 2018 quella percezione di Brett Kavanaugh cambia radicalmente. Viene accusato di uno dei crimini più odiosi: da ragazzo avrebbe violentato una sua coetanea, la dott.ssa Christine Blasey Ford. Nel clima rovente del #MeToo, Kavanaugh finisce sulla graticola: le accuse si moltiplicano e i Democratici le cavalcano nella speranza di affondare la sua nomination e assestare così un colpo decisivo alla Presidenza Trump, in vista delle prossime midterms.

Alla fine, solo l’accusa mossa da Christine Blasey Ford conserva una parvenza di credibilità: ma al termine di un’indagine FBI e di una delicatissima giornata di testimonianze e contro-testimonianze in Senato, Kavanaugh resta in piedi.

Con un discorso ferocemente appassionato (e arrabbiato: ma chi non lo sarebbe stato, al suo posto?), Kavanaugh respinge l’assalto dei Democratici, ne scopre il tentativo di politicizzazione (una “vendetta in nome dei Clinton per le elezioni presidenziali 2016”) e si guadagna la conferma come nuovo giudice della Corte suprema.

Kavanaugh non ha mai avuto particolare seguito nel mondo conservatore: ma quello stesso mondo si è schierato compattamente a suo sostegno quando la battaglia è diventata quella a difesa dei valori su cui è fondata la società americana: la presunzione di innocenza e il diritto a un due process of law. Giunto alla Corte suprema, Kavanaugh ha mantenuto un low profile, nel tentativo di lasciare che il tempo guarisse il dolore che l’intera Nazione aveva patito.

Qualche settimana fa, Ruth Bader Ginsburg – un’eroina della sinistra liberal – ha ribadito, contro il suo intervistatore che sosteneva il contrario, che Kavanaugh è un uomo non solo competente, ma anche dignitoso. Insomma, sembrava davvero che, sia pure con grande difficoltà, quella ferita potesse cicatrizzarsi.

Ma la sinistra non perdona e non dimentica. Un nuovo libro, in uscita nei prossimi giorni, torna sulle accuse a Kavanaugh e, in particolare, sulla seconda di quelle da cui il giudice ha dovuto difendersi. Deborah Ramirez, compagna di Kavanaugh a Yale, aveva riferito ai giornalisti del New Yorker, Jane Mayer e Ronan Farrow, che “dopo sei giorni di attenta ricostruzione delle sue reminiscenze, e dopo essersi consultata con il suo avvocato”, aveva ritrovato un ricordo di Kavanaugh che, da ubriaco, si era denudato di fronte a lei, durante una festa, 35 anni prima. Nessuno dei presenti a quella stessa festa era stato in grado di confermare l’avvenimento: addirittura, alcuni di loro hanno pubblicamente sconfessato la ricostruzione dei fatti offerta da Ramirez, affermando che “possiamo dire con certezza che se l’incidente in questione fosse accaduto, lo avremmo saputo – ma non lo abbiamo mai saputo. Il comportamento descritto è assolutamente inconsistente con il carattere di Brett [Kavanaugh, ndr.]”.

Il libro in questione riporta ora il racconto di Max Stier, un avvocato che nel passato ha difeso la famiglia Clinton, il quale ha detto agli investigatori del FBI di aver visto Kavanaugh, a Yale, “con i suoi pantaloni abbassati, durante una festa in un dormitorio [diversa da quella cui faceva riferimento Ramirez, ndr.], durante la quale un suo amico ha spinto il suo pene tra le mani di una studentessa”.

Brett M. Kavanaugh

La “stranezza” dell’accusa in questione (che non si capisce se fondata sulle supposte ubriachezza o nudità o, ancora, sulla circostanza di avere un amico che non tiene le mani a posto) sarebbe già sufficiente a suggerire un atteggiamento di estrema cautela. Ma la cautela è un privilegio da accordare agli amici, non ai nemici. E, infatti, il New York Times ha anticipato questa dichiarazione in un articolo uscito pochi giorni fa e divenuto subito virale: i social media sono esplosi e alcuni senatori democratici (come Bernie Sanders, Elizabeth Warren e Kamala Harris) hanno cavalcato l’onda, rispolverando la pazza idea dell’impeachment per Kavanaugh. Ma Mollie Hemingway – autrice, insieme a Carrie Severino, di un libro sulla storia delle accuse a Kavanaugh – ha rapidamente rivelato un particolare che il New York Times aveva (curiosamente!) “dimenticato”: la studentessa (supposta) vittima di questo incidente, raggiunta dagli autori del libro, non ha confermato l’avvenimento dell’incidente stesso!

“Colto in castagna”, il New York Times ha subito corretto il suo articolo, riconoscendo che…

… una versione precedente di questo pezzo, un adattamento di un libro in uscita, non riportava uno degli elementi della ricostruzione presente nel libro (…). Il libro riporta che la studentessa ha rifiutato di essere intervistata e gli amici affermano che lei non ricorda l’incidente.

Ripetiamo ciò che è avvenuto, perché è di capitale importanza: la (supposta) vittima di questo incidente non ha confermato che esso è avvenuto e i suoi amici hanno affermato che non lo ricorda. Come ha potuto il NYTimes “dimenticare” di riportare, in un pezzo così delicato, un’informazione così essenziale? Sarà perché indebolisce fortemente la credibilità e l’affidabilità dell’accusa? Sarà perché a sinistra non interessa la verità, ma la crocifissione degli avversari politici? Sarà quel che sarà, si tratta senza dubbio di uno dei casi più gravi di scarsa professionalità della storia del giornalismo americano. Basti pensare che Scott Shapiro, professore a Yale e non un fan di Kavanaugh, ha definito quella del NYTimesun’omissione oltraggiosa”. 

Ha ragione Trump, che ha così commentato:

Brett Kavanaugh dovrebbe iniziare a citare in giudizio la gente per diffamazione, o il Dipartimento di Giustizia dovrebbe venire in suo soccorso. Le bugie che vengono raccontate sul suo conto sono incredibili. False accuse senza recriminazione. Quando finirà? Stanno cercando di influenzare le sue opinioni. Non possiamo permettere che ciò accada!

Esatto: quando finirà? Non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo – ma in tempi come questi non si può essere sicuri che non salterà fuori qualcuno a distorcere il significato delle cose che si dicono: le storie di violenza sessuali sono gravi e vanno trattate con la massima serietà e il massimo rispetto. Ma un accusato di violenza sessuale non per questo perde i suoi diritti alla presunzione di innocenza e al due process of law.

In assenza di prove credibili e di regolari garanzie di legge, non si dovrebbe trascinare nessuno in un processo sommario o di piazza: ne va della nostra civiltà. A sinistra non sembrano capirlo: per questo le elezioni presidenziali 2020 sono così importanti.

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