“Conservatorismo compassionevole”: George W. Bush e i giorni seguenti l’11 settembre

90%. Questo era l’indice di approvazione nella nazione del Presidente George W. Bush nei giorni successivi l’attentato alle Torri Gemelle. Un dato statistico indicativo di due fattori. La reazione decisa e allo stesso tempo umana da parte del presidente, e la forte reazione psicologica da parte del pubblico americano.

Mai l’America era stata colpita così all’improvviso sul proprio suolo, dai tempi di Pearl Harbor. Il Presidente Bush comprese immediatamente il suo compito principale in quelle concitate giornate pre-guerra: non essere solamente il Commander in Chief di una nazione, ma un amico, la roccia di un’America sconvolta da molteplici attacchi coordinati, che in conclusione portarono il numero di vittime alla sconvolgente cifra di 2,977.

Il Presidente Bush fu in grado di trasmettere nei cuori americani un sentimento di orgoglio e appartenenza, instaurando una crescente speranza che l’America sarebbe risorta, più unita e forte di prima. Il 14 settembre 2001 diede dimostrazione di ciò, quando, sulle macerie di quelli che un tempo erano i punti esclamativi sullo skyline di New York, annunciò alle migliaia di volontari e soccorritori presenti, dopo che un uomo urlò di non riuscire a sentirlo: “Io posso sentirti.” Dopo un boato dal pubblico, continuò: “Il resto del mondo può sentirti. E gli uomini che hanno abbattuto questi edifici ci sentiranno molto presto”.

In queste parole vive quel 90%. Conservatorismo compassionevole, così il più giovane dei Bush definì più volte la sua politica, e quel giorno, nel giorno in cui la sua presidenza cambiò inevitabilmente corso storico, ne diede una perfetta dimostrazione.

Il 20 settembre 2001 il Presidente Bush parlò davanti a una sessione riunita del Congresso. Chiarì che l’America avrebbe catturato i responsabili di quel vile attentato terroristico, ma che solamente rimanendo unita avrebbe potuto superare quei momenti di dolore. Secondo le sue parole, non esisteva un’America repubblicana o democratica, cristiana o musulmana: esistevano gli Stati Uniti d’America. Una nazione fatta di brave persone, di persone compassionevoli. Dichiarò che nei mesi seguenti ci sarebbe stata una forte reazione da parte dell’America, ma non ci sarebbe stato spazio per l’odio e il rancore reciproco all’interno del paese, né lui avrebbe approvato tali comportamenti.

Molti non conoscono la profonda spiritualità che fa parte di George W. Bush. Non ha mai tenuto nascosta la sua fede, nemmeno in politica, ritenendola un suo punto di forza, piuttosto che di debolezza.

Si può discutere del successo militare o meno della guerra in Iraq, ma non bisogna cadere nell’errore di pensare che Bush abbia preso alla leggera alcune delle decisioni più consequenziali al mondo. Era infatti solito aprire le riunioni di Gabinetto, o nella Situation Room della Casa Bianca, con una preghiera. Molti membri del suo staff ricordano che in queste occasioni si poteva percepire a pelle la pressione che il Presidente portava sulle spalle, il dolore umano con il quale prendeva la decisione di mandare giovani soldati in guerra.

Poche settimana prima dell’inizio dell’Operazione Iraqi Freedom, venne scattata una foto dell’intero Gabinetto in un momento di preghiera. Tutto lo staff appariva composto, semplicemente in attesa di iniziare la riunione. Il Presidente Bush invece venne ritratto con la schiena abbassata, come se avesse “il peso di un’imminente decisione monumentale” sulle proprie spalle, come ricordò Brooks Kraft, corrispondente per il Time alla Casa Bianca in quegli anni. I gomiti poggiavano pesanti sul tavolo, con le mani a coprire il suo volto, che sembrava sommerso dal dolore e dalla pressione.

Oggi, dieci anni dopo la fine della sua presidenza, il suo indice di approvazione è ancora di due punti percentuali più alto di quello del Presidente Obama, ed è questa la sua eredità politica. In un mondo sempre più violento e dai toni sempre più alti, il “conservatorismo compassionevole”, simbolo politico di George W. Bush, è un faro nella libertà che l’America, a caro prezzo, ha riconquistato nei mesi, e negli anni successivi, l’11 settembre 2001.

Fonti consultate: Gallup, Time, biografie politiche.

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