Ingiunzioni nazionali. Una pericolosa distorsione per la democrazia.

Il Procuratore Generale degli Stati Uniti d’America, William P. Barr, ha scritto, il 6 settembre 2019, sul Wall Street Journal un articolo molto interessante sul problema delle “ingiunzioni nazionali” emesse dai tribunali federali.

Le “ingiunzioni nazionali“, sono sentenze emesse su determinati argomenti, che esplicano i loro effetti su tutta la nazione e vengono usate per ostacolare o bloccare l’implementazione delle politiche governative.

Un esempio può essere una sentenza che blocchi la costruzione del Muro, il Travel Ban dai paesi con alto tasso di terrorismo, una riforma dell’immigrazione, etc….

E per fare questo, basta un singolo giudice e può colpire politiche di tipo conservatore o democratiche a seconda del Governo in carica.

Un giudice, non eletto (in quanto nominato) può con una singola sentenza, bloccare o rallentare, le politiche governative sostenute da un Presidente democraticamente eletto da milioni di cittadini, che con il loro voto hanno approvato le politiche oggetto del giudizio.

Per sbloccare la situazione, serviranno le pronunce giudiziarie dei tribunali superiori, fino ad arrivare alla Corte Suprema, avendo come conseguenza un rallentamento delle politiche governative.

Considerato che i giudici vengono nominati dal Governo con ratifica del Senato si avranno giudici conservatori e democratici, quindi un giudice conservatore potrebbe essere interpellato per contrastare una politica liberal tramite un ingiunzione nazionale nel caso di una presidenza democratica oppure l’opposto nel caso di una presidenza repubblicana. E’ fondamentale eliminare questa distorsione del sistema giudiziario, anche per evitare un’accusa di politicizzazione della magistratura, con conseguente perdita di fiducia da parte dei cittadini nel sistema giudiziario.

Di seguito l’articolo tradotto di William Barr, Procuratore Generale degli Stati Uniti.

Quando un tribunale federale emette un ordine contro l’esecuzione di una politica del governo, la sentenza si applica tradizionalmente solo all’attore in quel caso. Negli ultimi decenni, tuttavia, alcuni giudici federali delle Corti inferiori, hanno fatto sempre più ricorso a un dispositivo procedurale. L’ingiunzione nazionale, per impedire al governo di applicare una politica contro chiunque nel paese. Gli avvocati astuti hanno imparato a rivolgersi a un giudice comprensivo disposto a emettere tale ingiunzione.

In questi giorni, praticamente ogni significativa iniziativa congressuale o presidenziale può essere oggetto di ingiunzione, spesso entro poche ore, minacciando il nostro sistema democratico e minando lo stato di diritto.

Durante gli otto anni dell’amministrazione Obama, sono state emesse 20 ingiunzioni a livello nazionale, mentre l’amministrazione Trump ne ha già affrontato quasi 40. I sostenitori politici che incoraggiano questa tendenza dovrebbero rendersi conto che un giorno “la scarpa sarà sull’altro piede”. Si può facilmente immaginare che le politiche di una futura amministrazione democratica, ad esempio quelle sui cambiamenti climatici, l’immigrazione o l’assistenza sanitaria possano essere  ostacolate dai tribunali per anni.

Il miglior esempio del danno arrecato da queste ingiunzioni a livello nazionale è l’attuale contenzioso sul programma Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA). Nel 2012, dopo aver conferito lo status legale ai cosiddetti Dreamers, l’amministrazione Obama ha rifiutato di far rispettare le leggi sull’immigrazione contro di loro. Cinque anni dopo, l’amministrazione Trump ha annunciato che avrebbe ripristinato l’applicazione della legge federale, spingendo i democratici a negoziare alla ricerca di una soluzione. Proprio quando un compromesso appariva vicino, un giudice del tribunale distrettuale di San Francisco ha stipulato un’ingiunzione a livello nazionale che proibiva all’amministrazione Trump di porre fine al DACA, premiando così i democratici per via giudiziaria invece di arrivare a una soluzione attraverso un compromesso politico.

Lontani dal risolvere il problema, l’ingiunzione nazionale sul DACA si è rivelata catastrofica. I destinatari del programma rimangono in un limbo legale dopo quasi due anni di aspra divisione politica sull’immigrazione, includendo un arresto delle attività governative. Una crisi umanitaria, che include un aumento del numero di minori non accompagnati, si è creata al confine meridionale, mentre gli sforzi legislativi rimangono congelati in attesa della decisione della Corte Suprema sul caso DACA.

Ai sensi dell’articolo III della Costituzione, i tribunali dovrebbero applicare la legge alle parti convenute dinanzi a loro e non a migliaia o milioni di terze parti. I Framers respinsero l’idea che i tribunali avrebbero dovuto agire come un “consiglio di revisione” con un’autorità vasta e indiscriminata per andare oltre alle controversie concrete e decidere sulla legalità delle azioni intraprese dal ramo politico. Inoltre, il potere dei tribunali federali di emanare ingiunzioni deriva dalla consuetudine inglese, che ha consentito ai tribunali di trattenere un imputato nella misura necessaria a proteggere i diritti dei querelanti nella causa. Le ingiunzioni nazionali sono un’invenzione moderna senza basi nella Costituzione o nella legge comune.

Le ingiunzioni a livello nazionale sono inoltre in contrasto con il meccanismo riconosciuto dalla legge di fornire tutela alle nonparti: una class action, i cui membri sono vincolati dal risultato, vincono o perdono, a meno che decidano di rinunciare.

Le ingiunzioni nazionali, al contrario, creano un sistema ingiusto e unidirezionale in cui il governo democraticamente responsabile deve respingere caso dopo caso per attuare le sue politiche, mentre quelli che le sfidano devono solo trovare un unico giudice comprensivo.

I fautori delle ingiunzioni nazionali sostengono che sono necessarie per garantire l’uniformità della legge in tutto il paese. Ma la magistratura federale non è stata creata per produrre un’uniformità legale istantanea. Al contrario, il sistema (in cui i tribunali distrettuali locali sono supervisionati dalle corti d’appello regionali) è stato costruito per consentire nel primo grado di giudizio una varietà di sentenze fino a quando una singola sentenza nazionale non sia decisa dalla Corte Suprema.

Questo sistema ha molte virtù. Impedisce a un giudice di ruolo con incarico a vita, non eletto, di scavalcare il ramo politico (governo) e imporre alla nazione punti di vista potenzialmente idiosincratici o errati della legge. Una sentenza della Corte Suprema deve convincere almeno quattro colleghi per bloccare il governo federale a livello nazionale, mentre un giudice del tribunale distrettuale che emette un’ingiunzione a livello nazionale non deve convincere nessuno.

Quando il sistema funziona come dovrebbe, incoraggia, ciò che un giurista di spicco ha chiamato percolazione, cioè il processo salutare attraverso il quale molti tribunali federali inferiori offrono opinioni contrastanti e sempre più raffinate su un problema legale prima che i tribunali superiori lo risolvano definitivamente. Consentire a un giudice del tribunale distrettuale unico di emettere un’ingiunzione nazionale contro il governo, manda in cortocircuito questo processo.

Il primo giudice a emettere un’ingiunzione nazionale annulla efficacemente le decisioni di tutti gli altri tribunali che sono già stati emessi, non solo le decisioni di altri tribunali, ma anche quelle di tribunali d’appello superiori in altri circuiti. Ad esempio, anche se la Corte d’appello del Circuito degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia – spesso chiamata la seconda corte più alta del paese – fece un’ingiunzione contro la politica dell’amministrazione Trump sul servizio militare dei transgender, quella decisione non ebbe alcun effetto pratico. Due giudici distrettuali avevano imposto la politica a livello nazionale. L’intervento della Corte Suprema fu necessario per sistemare la situazione.

Mandando in cortocircuito il processo di percolazione, le ingiunzioni nazionali causano la contestazione di politiche critiche attraverso un processo di emergenza abbreviato. Quando viene imposto uno statuto o una politica importante, il Dipartimento di Giustizia deve cercare l’assistenza d’emergenza dai tribunali superiori. L’alternativa è che il governo aspetti anni prima che un tribunale d’appello ribalti l’ingiunzione e possa attuare uno statuto o una politica.

Di conseguenza, le ingiunzioni nazionali minacciano di trasformare ogni caso in un’emergenza per i rami esecutivo e giudiziario. Le ingiunzioni nazionali “sono giuridicamente e storicamente dubbie”, ha osservato il giudice Clarence Thomas, nella controversia Trump v. Hawaii (2018). “Se le nostre corti federali continuano a emetterle, questa Corte è obbligata a giudicare la loro autorità per farlo.” È davvero passato troppo tempo per il nostro sistema giudiziario e bisognerebbe riesaminare una pratica che avvelena la vita politica della nazione, infrange i principi costituzionali, e ostacola la sana amministrazione giudiziaria, il tutto a spese della fiducia del pubblico nelle nostre istituzioni.

Un pensiero su “Ingiunzioni nazionali. Una pericolosa distorsione per la democrazia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...