Gli USA sono leader mondiali nella qualità dell’aria ma non ditelo alle Greta Thumberg della politica.

Recentemente per le primarie democratiche è stato organizzato un dibattito chiamato “Climate Town Hall” dove i vari esponenti del partito democratico hanno fatto a gara a chi fosse il più socialista.

Elizabeth Warren, aka Pocahontas perché è discendente per 1/1000 dai pellerossa americani (circa 10 generazioni fa), ha detto che la sua priorità è quella di migliorare la qualità di aria e acqua per tutti i cittadini americani.

Peccato che non si sia accorta che tutto ciò è già realtà e non è di certo grazie alla pianificazione statale. Questa tematica viene perfettamente analizzata dal Texas policy institute.

I dati, empirici, dell’Istituto Mondiale della Sanità mostrano come gli Stati Uniti siano l’unica nazione al mondo(tra quelle maggiormente popolate) che rispetti i paletti fissati per la qualità dell’aria.

Durante questo periodo, non è stato preso in considerazione nessun green new deal, gli aerei hanno continuato a volare e le auto hanno continuato ad avere il motore a combustione interna. I risultati infatti sono chiari :

Crescita Economica e riduzione delle emissioni, Texas Policy Institute su dati EPA

C’è stata una netta riduzione delle 6 sostanze maggiormente inquinanti, che compongono PM10 e PM2,5, -73% in totale, durante un periodo di crescita e prosperità economica, aumento dei consumi energetici, della popolazione, del PIL e dei chilometri percorsi dalle auto.

È inoltre possibile analizzare il declino delle concentrazioni e delle emissioni per ogni singolo fattore inquinante, come mostrato dai grafici qui sotto :

riduzione della concentrazione di emissioni 1990-2017, Texas Policy Institute su dati EPA
Riduzione delle emissioni 1990-2017, Texas Policy Institute su dati EPA

Ma come hanno fatto a ripulire l’aria ?

Bastano due parole : INNOVAZIONE TECNOLOGICA. Sebbene il “clean air act” dell’ Enviromental Protection Agency, l’equivalente del nostro ministero dell’ambiente, abbia posto dei paletti al mondo industriale, è stato proprio il miglioramento dei processi produttivi che ha consentito di razionalizzare le risorse, permettendo loro di essere maggiormente sostenibili e ridurre gli sprechi. Ad esempio, dal 1995 al 2017 le centrali a carbone hanno diminuito drasticamente l’emissione del particolato -82% e dell’anidride solforosa -89%.

È importante sottolineare però come questo avvenimento sia reso possibile non da enti governativi ma dal privato, il quale, per mere ragioni economiche, è stato incentivato al cambiamento. Di conseguenza, non è un caso che le nazioni più ricche del mondo siano anche quelle con condizioni ambientali migliori, come si può notare nel grafico qui sotto.

Confronto tra la ricchezza delle nazioni (GDP) e la qualità dell’ambiente.

Questo processo è stato spiegato dall’economista Simon Kuznest, ideatore della cosiddetta “Kuznest Curve” che spiega come durante la prima fase di sviluppo economico le condizioni ambientali peggiorino, per poi migliorare una volta che la nazione si è sviluppata.

Curva di Kuznest, all’aumentare della ricchezza le condizioni ambientali migliorano, da Intelligent Economist

La differenza è anche sostanziale se si confronta il Nord America con i principali stati europei :

Esposizione alle particelle PM2,5 in verde le areeche rispettano i limiti fissati dall’OMS. Texas Policy Institute, WHO Dat

In Conclusione :

Nel dibattito pubblico americano ci sono due approcci alla tutela dell’ambiente, il primo è quello repubblicano, molto pragmatico (l’unico efficace) che ha consentito e consentirà la riduzione delle sostanze inquinanti, che concilia la crescita economica, il benessere, la prosperità con il rispetto dell’ambiente (basti pensare alla rinascita del nucleare in stati come lo Utah).

Il secondo è socialismo puro, portato avanti dai democratici e com’è stato dimostrato più volte sarà un fallimento in quanto limita la libera impresa e propone la decrescita, il regresso economico in nome di un finto ambientalismo.

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