Elezioni presidenziali e Collegio elettorale e tentativi Dem di eliminarlo.

Il Presidente degli Stati Uniti viene scelto ogni 4 anni e avviene tramite l’elezione nei 50 Stati che compongono l’Unione, dei 538 grandi elettori, che procederanno poi a eleggere il Presidente, quindi il cittadino americano non elegge direttamente il Presidente.

Il collegio elettorale è composto da 538 grandi elettori, che corrispondono al numero complessivo di membri del congresso (435 rappresentanti della Camera, 100 senatori + 3 delegati dal Distretto di Columbia).

Pertanto l’elezione del Presidente degli Stati Uniti avviene in 4 fasi:

  • ELEZIONE DEL COLLEGIO ELETTORALE

L’elezione del collegio elettorale avviene il martedì successivo al primo lunedì di novembre e tale giorno è chiamato l’Election Day.

I 50 Stati e il Distretto di Columbia, hanno un sistema elettorale maggioritario e per quanto riguarda l’assegnazione dei delegati, 48 Stati e il Distretto di Columbia hanno adottato la regola del “winner-takes-all”, per cui chi vince, a livello statale, fra repubblicani o democratici, ottiene tutti i grandi elettori dello Stato. Solo il Nebraska e il Maine hanno adottato una regola diversa, basata sul cosiddetto “congressional district method”, che consente di scegliere un grande elettore diverso per ogni distretto congressuale cui ha diritto lo stato, mentre gli ultimi due grandi elettori (che si riferiscono ai 2 senatori) vanno al candidato che ha vinto il voto popolare a livello statale.

  • VOTAZIONE DA PARTE DEL COLLEGIO ELETTORALE

I grandi elettori di ogni Stato dell’Unione si riuniscono nella propria capitale, il lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre e procedono alla elezione del Presidente e del Vice Presidente, o meglio esprimono i propri voti per uno dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti.

Al termine dello scrutinio segreto, viene redatto un puntuale verbale che viene inviato in busta sigillata a Washington.

I grandi elettori sono senza vincolo di mandato elettorale, pertanto dal punto di vista legale non sarebbero tenuti a rispettare le indicazioni di voto della lista con la quale vengono eletti. In ogni caso difficilmente si discostano dallo scegliere un candidato presidente diverso da quello sostenuto dalla lista (repubblicana o democratica) nella quale sono stati eletti. Inoltre lo scrutinio avviene nella capitale dei singoli Stati, quindi è difficile che vadano contro la scelta dei propri cittadini.

È opportuno precisare però che in 26 Stati e nel Distretto di Columbia ci sono leggi statali che prevedono sanzioni amministrative o penali per l’elettore che non rispetta il proprio mandato (in Carolina del Sud, Carolina del Nord e Michigan è previsto l’annullamento del voto e la sostituzione del grande elettore). Nei restanti 24 Stati non ci sono leggi che obbligano il grande elettore.

  • CONTEGGIO DEI VOTI AL CONGRESSO E PROCLAMAZIONE DEL PRESIDENTE E VICEPRESIDENTE

Il 6 gennaio il Congresso degli Stati Uniti a camere riunite procede all’apertura della buste e al conteggio dei voti che ciascun grande elettore ha espresso.

I candidati che raggiungono la maggioranza dei voti elettorali (270 voti) sono eletti alla carica di Presidente e Vice Presidente.

  • GIURAMENTO DEL PRESIDENTE E DEL VICEPRESIDENTE DEGLI STATI UNITI

Il 20 gennaio il Presidente e il Vicepresidente degli Stati Uniti effettuano il giuramento ed entrano ufficialmente in carica.

MOTIVAZIONI STORICHE SUL PERIODO DELLA VOTAZIONE

Per quanto riguarda la data dell’Election Day, come scritto in precedenza, deve avvenire il martedì successivo al primo lunedì di novembre e il motivo è dovuto al fatto che i padri fondatori dovevano garantire la massima partecipazione politica dei cittadini.

Alla fine del ‘700 gli elettori erano per la maggior parte proprietari terrieri (il diritto di voto avveniva sulla base del censo) e solo verso la fine dell’autunno potevano dedicarsi alla vita politica, essendo prima impegnati nei lavori agricoli.

Inoltre le vie di comunicazione erano ancora percorribili a inizio novembre.

Di domenica non era pensabile votare per non interferire con le pratiche religiose essendo il giorno dedicato al Signore.

Quindi gli elettori si mettevano in viaggio il lunedì e il martedì avrebbero votato per il collegio elettorale.

Per concludere, la formulazione del “martedì successivo” non significa il primo martedì di novembre e questo è motivato in quanto, se il primo martedì successivo al primo lunedì del mese di novembre capitava durante la festa di ognissanti, essendo una festa religiosa non si poteva votare e quindi la data delle elezioni si spostava al martedì successivo.

NUMERO GRANDI ELETTORI PER OGNI STATO E CANDIDATI SCELTI DAL COLLEGIO ELETTORALE NELLE ELEZIONI DEL 2008-2012-2016

Di seguito la tabella degli Stati dell’Unione e i grandi elettori attualmente attribuiti a ciascuno e le scelte del Collegio Elettorale nelle elezioni del 2008-2012-2016

IL VOTO POPOLARE NAZIONALE E I TENTATIVI DEI DEMOCRATICI DI ELIMINARE IL COLLEGIO ELETTORALE

Il candidato Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali del 8/11/2016 con 304 voti dei grandi elettori contro i 227 di Hillary Clinton come certificato dalla Federal Election Commission

Nelle ultime elezioni presidenziali è avvenuto che la candidata Hillary Clinton, ha avuto più voti che Donald Trump, infatti i voti complessivi ottenuti a livello nazionale sono stati per la democratica pari a 65.853.516 contro i 62.984.825 di Trump, ma il sistema elettorale attuale non può tenere conto del voto nazionale, inoltre essendo una federazione di Stati, ogni stato anche se piccolo ha il diritto oltre che il dovere di poter incidere nell’elezione del Presidente.

A seguito di questo risultato, in campo democratico, si è rafforzata l’idea di voler abolire il collegio elettorale introducendo il voto popolare nazionale per l’elezione del Presidente.

I promotori di questa riforma sostengono, fin dal 2006, che in questo modo i candidati presidenziali potranno prestare ascolto alle istanze dei cittadini di tutta gli USA, mentre adesso la campagna elettorale si è sempre concentrata su circa 12 Stati e 2/3 degli eventi della campagna elettorale del 2016 (273 su 299) in soli 6 Stati (OH, FL, VA, NC, PA, MI).

La campagna elettorale si concentra attualmente sugli swing state, quegli stati in bilico tra democratici e repubblicani, mentre la maggioranza degli Stati non viene coinvolta in quanto schierati in modo netto o con i repubblicani o con i democratici.

Inoltre gli swing state ottengono in media più sovvenzioni federali e dichiarazioni di calamità rispetto agli stati ignorati che così verrebbero penalizzati.

Con questa riforma si eviterebbe il caso che il candidato vincitore ottenga meno voti dello sconfitto.

In conclusione i democratici hanno iniziato dal 2006 a presentare disegni di legge sul voto popolare nazionale negli Stati governati da loro.

Questi disegni di legge prevedono che i grandi elettori dello Stato vadano al vincitore del voto popolare nazionale.

Allo stato attuale 16 Stati hanno approvato la legge sul voto popolare che corrispondono a 196 grandi elettori, tra cui 5 Stati di piccole dimensioni (DC, DE, HI, RI, VT), 8 Stati di medie dimensioni (CO, CT, MD, MA, NJ, NM, OR, WA) e 3 grandi stati (CA, IL, NY). 

La riforma sul voto popolare nazionale entrerebbe in vigore, quando gli stati che abbiano approvato la legge corrispondano ad almeno 270 grandi elettori.

Il problema di questa riforma è che gli Stati più piccoli non conterebbero più niente, in quanto sarebbero gli stati più grandi e più popolosi che deciderebbero infine sulla presidenza degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti, dobbiamo ricordarlo, sono una federazione di Stati e ogni Stato, ha il suo Congresso, il Governatore, i suoi ministri, la sua Pubblica amministrazione e il suo Esercito (Guardia Nazionale).

E in una federazione i singoli stati devono poter incidere su chi comanderà l’Unione ed è per questo che i padri fondatori hanno creato il collegio elettorale in cui ogni Stato dell’Unione mandava i propri delegati.

Ricordiamo che il numero di grandi elettori di ogni Stato corrisponde al numero dei rappresentanti della Camera, che varia a seconda della popolazione dello Stato + 2 grandi elettori che corrispondono ai posti senatoriali, che sono uguali in tutti gli Stati.

Quindi il voto popolare nazionale favorirebbe solo gli Stati più popolosi. Con un tale sistema di voto, l’interesse per gli stati più piccoli e meno popolosi sarebbe quasi inesistente, una sorta di periferia disagiata, in quanto i voti si prendono nelle grandi città e agglomerati urbani, quindi l’affermazione dei promotori del voto popolare che gli Stati diversi dagli swing state ottengano meno sovvenzioni, si aggiornerebbe con la seguente: gli Stati diversi da quelli popolosi otterrebbero meno sovvenzioni.

Una riforma del collegio elettorale potrebbe avvenire però, come spiegato da Brad Polumbo del Washington Examiner nel suo articolo del 26 agosto 2019, ma in senso proporzionale, nel senso che se sei un elettore repubblicano in California, uno Stato nettamente democratico, il tuo voto repubblicano non conta niente perché vige la regola del “winner-takes-all”, mentre se i delegati fossero eletti con il metodo proporzionale, il voto di tutti conterebbe.

Poiché il numero di voti elettorali che uno stato ottiene è determinato, come già citato in precedenza, dalla rappresentanza del Congresso e ogni stato ottiene due senatori indipendentemente dalla popolazione, anche un voto proporzionale del Collegio elettorale aumenterebbe la voce che i piccoli stati hanno alle elezioni federali rispetto a un voto popolare.

Per concludere sull’argomento, bisogna ricordare che i democratici sono forti dal punto di vista elettorale nelle grandi città e agglomerati urbani (Los Angeles, San Francisco, Chicago, New York, …), quindi una riforma del voto secondo il criterio del voto popolare nazionale favorirebbe solo loro, quindi si parla di calcolo e vantaggio politico e non di diritti o altro.

Dalla cartina sottostante si può notare come i democratici alle elezioni presidenziali abbiano vinto in poche contee, ma sono le più popolose (472 contee vinte da Hillary contro le 2.584 contee vinte da Trump).

Blu = democratiche – Rosse = repubblicane

Le contee democratiche contengono la maggioranza assoluta degli americani, il 55% della popolazione nazionale, 177 milioni contro 146 milioni, secondo le stime della Brookings Institution basate sulle stime del U.S. Census per l’anno 2016

Nelle elezioni presidenziali del 2016, analizzando i dati, si è scoperto che Hillary Clinton Ha vinto il voto popolare nazionale solo grazie alla California, mentre se tale Stato si esclude, il voto popolare lo ha vinto Trump.

Stato Hillary Clinton Donald J. Trump
Alabama 729.547,00 1.318.255,00
Alaska 116.454,00 163.387,00
Arizona 1.161.167,00 1.252.401,00
Arkansas 380.494,00 684.872,00
Colorado 1.338.870,00 1.202.484,00
Connecticut 897.572,00 673.215,00
D.C. 282.830,00 12.723,00
Delaware 235.603,00 185.127,00
Florida 4.504.975,00 4.617.886,00
Georgia 1.877.963,00 2.089.104,00
Hawaii 266.891,00 128.847,00
Idaho 189.765,00 409.055,00
Illinois 3.090.729,00 2.146.015,00
Indiana 1.033.126,00 1.557.286,00
Iowa 653.669,00 800.983,00
Kansas 427.005,00 671.018,00
Kentucky 628.854,00 1.202.971,00
Louisiana 780.154,00 1.178.638,00
Maine 357.735,00 335.593,00
Maryland 1.677.928,00 943.169,00
Massachusetts 1.995.196,00 1.090.893,00
Michigan 2.268.839,00 2.279.543,00
Minnesota 1.367.716,00 1.322.951,00
Mississippi 485.131,00 700.714,00
Missouri 1.071.068,00 1.594.511,00
Montana 177.709,00 279.240,00
Nebraska 284.494,00 495.961,00
Nevada 539.260,00 512.058,00
New Hampshire 348.526,00 345.790,00
New Jersey 2.148.278,00 1.601.933,00
Nuovo Messico 385.234,00 319.667,00
New York 4.556.124,00 2.819.534,00
Nord Carolina 2.189.316,00 2.362.631,00
Nord Dakota 93.758,00 216.794,00
Ohio 2.394.164,00 2.841.005,00
Oklahoma 420.375,00 949.136,00
Oregon 1.002.106,00 782.403,00
Pennsylvania 2.926.441,00 2.970.733,00
Rhode Island 252.525,00 180.543,00
Sud Carolina 855.373,00 1.155.389,00
Sud Dakota 117.458,00 227.721,00
Tennessee 870.695,00 1.522.925,00
Texas 3.877.868,00 4.685.047,00
Utah 310.676,00 515.231,00
Vermont 178.573,00 95.369,00
Virginia 1.981.473,00 1.769.443,00
Washington 1.742.718,00 1.221.747,00
Virginia Occidentale 188.794,00 489.371,00
Wisconsin 1.382.536,00 1.405.284,00
Wyoming 55.973,00 174.419,00
57.099.728,00 58.501.015,00
California 8.753.788,00 4.483.810,00
65.853.516,00 62.984.825,00

SENTENZA FEDERALE PRO-COLLEGIO ELETTORALE

Martedì 20 agosto 2019 un giudice federale della X Corte di Appello ha stabilito che i grandi elettori nel Collegio elettorale hanno il diritto assoluto di votare per i candidati presidenziali di loro scelta e tale decisione può contrastare la riforma del voto popolare nazionale promosso dai democratici.

La Corte d’Appello ha dichiarato che il Segretario di Stato del Colorado aveva violato la Costituzione nel 2016 quando aveva rimosso un grande elettore e annullato il suo voto perché l’elettore si era rifiutato di votare per il democratico Hillary Clinton, che aveva ricevuto una pluralità di voti popolari sia a livello nazionale e in Colorado.

L’articolo II e il dodicesimo emendamento conferiscono agli elettori presidenziali il diritto di votare con discrezione il presidente e il vicepresidente. E lo stato non possiede l’autorità di compensazione per rimuovere un elettore e di annullare il suo voto in risposta all’esercizio di tale diritto costituzionale

La corte d’appello ha motivato che una volta che gli elettori si presentano al Collegio elettorale, diventano essenzialmente attori federali che svolgono una “funzione federale“, indipendente dal controllo statale.

La sentenza potrebbe significare la condanna per la legge approvata dal Colorado sul voto popolare nazionale che obbliga i grandi elettori a votare il vincitore del voto popolare.

La sentenza di martedì si applica solo al Colorado e ad altri cinque stati del decimo circuito: Kansas, New Mexico, Oklahoma, Utah e Wyoming.

Ma potrebbe influenzare i casi futuri a livello nazionale nell’improbabile caso in cui un numero sufficiente di membri del collegio elettorale si allontanasse dal voto popolare dei loro stati per influenzare l’esito di un’elezione presidenziale, hanno detto gli studiosi costituzionali.

Nel frattempo, gli sforzi congressuali paralleli per eliminare il Collegio elettorale non hanno avuto successo. A gennaio, il rappresentante Steve Cohen, D-Tenn., Ha introdotto un paio di emendamenti costituzionali per eliminare il Collegio elettorale, dicendo che era “obsoleto”.

Gli americani si aspettano e meritano il vincitore del voto popolare per vincere l’incarico. Più di un secolo fa, abbiamo modificato la nostra Costituzione per prevedere l’elezione diretta dei senatori degli Stati Uniti. È passato il tempo di eleggere direttamente il nostro presidente e vicepresidente.

Tuttavia, un emendamento costituzionale che elimina il Collegio elettorale richiederebbe due terzi sia della Camera che del Senato per approvare la misura, insieme a tre quarti delle legislature statali. In alternativa, il Congresso potrebbe tenere una convenzione nazionale e gli Stati potrebbero ospitare convenzioni di ratifica, ma sarebbe comunque necessaria una maggioranza dei due terzi.

Fonti: articolo Washington Examiner, FoxNews, sito Popular Vote, dati ufficiali FEC, ricerche varie sul Collegio elettorale

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