Trump vuole comprare la Groenlandia dalla Danimarca? Si! E cose del genere sono già capitate!

La proposta di acquisto della Groenlandia da parte dell’amministrazione Trump ha creato ironia e stupore nei media italiani. Ma non è una novità – o lo è solo per chi non conosce la Storia. Dall’Alaska al Canale di Panama fino alle Isole Vergini sono alcune dei più importanti affari conclusi dagli USA.

Trump vuole comprare la Groenlandia dalla Danimarca? Si! Ma non è una novità: dall’Alaska al Canale di Panama fino alle Isole Vergini sono alcune dei più importanti affari conclusi dagli USA.

La proposta del Presidente Donald Trump di acquistare la Groenlandia ha suscitato ilarità tra i media (anche italiani). L’offerta di acquisto, fatta al governo danese – la “Terra verde” fa parte infatti del Regno di Danimarca – è sembrata eccentrica e poco professionale, lanciata più da un uomo d’affari più che da un Presidente di una Nazione. Almeno questo è il messaggio che è passato nei notiziari e nella carta stampata, ricordiamo, ostile all’attuale amministrazione.

In questo periodo storico, dove si tende a cancellare il passato, a studiare la storia in modo superficiale ed a vivere di luoghi comuni, si ignora che, nel passato – anche recente – fatti di questo tipo sono sempre accaduti, ed hanno visto come protagonisti proprio gli Stati Uniti d’America.

La compravendita dell’Alaska

Si pensa ormai che l’acquisizione di territori avvenga solamente con sanguinose guerre oppure colonizzando interi continenti, magari a discapito delle popolazioni indigene. Invece l‘Alaska, le Isole Vergini danesi e il Canale di Panama sono state acquistate o prese in affitto dagli USA, con tanto di contratti e corrispettivi. Esattamente come vorrebbe fare Trump, nel solco quindi della “tradizione” americana

L’esempio ben noto a tutti è l’Alaska, che fu esplorata da Bering e Scirikov per conto dello Zar di Russia, una volta occupati i territori nell’Estremo Oriente russo. Appartenne all’Impero zarista dal 1784 sino alla vendita al governo americano avvenuta nel 1867.

L’Alaska o “Russia Americana” prima della vendita

Il governo di Andrew Johnson, tramite il suo ambizioso Segretario di Stato, William H. Seward – già segretario di Lincoln – iniziò una politica isolazionista al di fuori del continente americano, ribadendo però la leadership sulle Americhe. Durante la Guerra civile americana alcune potenze europee ne avevano approfittato per mettere piede nel Continente o nelle isole vicine: la Francia di Napoleone III in Messico e gli spagnoli nella Repubblica Dominicana.

Seward riuscì, con la diplomazia e la pressione politica, a mandare via gli spagnoli dall’isola Caraibica nel 1865, grazie anche all’epidemia di febbre gialla che colpì il territorio, e a far evacuare i francesi dal Messico nel 1867. La politica “espansionistica” di Seward lo portò al tentativo di acquisire nuovi territori. Prima ci provò con i danesi, convincendoli a cedere le Antille occidentali o Isole Vergini (danesi) per la somma di 7 milioni e mezzo di dollari, poi per una base navale nella Repubblica Dominicana e infine l’annessione definitiva delle Hawaii. Questi progetti furono però bocciati dal Senato.

Riuscì, invece, ad acquistare l’Alaska dalla Russia per poco più di 7 milioni di dollari (7. 200. 000 dollari). Nonostante l’approvazione del Congresso, venne criticato per l’acquisto di un territorio così remoto, privo di interesse e freddissimo, tanto da essere soprannominato la “Ghiacciaia di Seward“. All’epoca si ignoravano però le materie prime e le riserve energetiche presenti nel sottosuolo; era visto più come un “trampolino” per annettere in futuro una parte del Canada. Alla fine Seward incontrò molte difficoltà per l’acquisizione del territorio e si dovette ricorrere a varie leggi del Congresso. Il Territorio dell’Alaska è diventato il 49° Stato dell’Unione il 3 gennaio 1959.

Il Segretario di Stato americano William Seward

E vogliamo parlare del Canale di Panama?

Il Canale di Panama fu costruito dai reparti del genio dell’esercito americano sotto la presidenza di Theodore Roosevelt, a partire dal 1907, per quello che doveva essere un canale interoceanico che collegasse l’Atlantico con il Pacifico, in modo da poter arrivare alle Hawaii ed alle Filippine in tempi brevi. Il tutto per il commercio e la difesa degli interessi nazionali.

I contatti iniziarono nel 1850 con il trattato di Clay-Bulwer, sostituito nel 1901 con il trattato di Hay-Pauncefote, che evidenziava la fortificazione del futuro canale. Ma le cose andarono per le lunghe anche per la presenza francese in Nicaragua, che avevano già iniziato la costruzione di un proprio canale – progetto poi naufragato – e che per il collegamento con Panama avevano richiesto una cifra spropositata. A questo punto si rivolsero al governo colombiano, di cui Panama faceva parte. Il Senato americano approvò l’affitto per 99 anni del canale per la somma di 10 milioni di dollari, più l’affitto annuale di 250.000 dollari, ma il governo colombiano rifiutò.

Questo mandò su tutte le furie il presidente Roosevelt, ma ecco che i panamensi gli “diedero una mano” e, ormai stanchi dell’occupazione colombiana, si ribellarono, così che gli Stati Uniti ne aprofittarono per mandare l’incrociatore Nashville in modo da mettere i “bastoni tra le ruote” ai colombiani. Alla fine il capo dei rivoltosi panamensi, Phillippe Bunau-Varilla, divenne delegato del nuovo governo panamense e firmò con il governo americano nel 1903 quelle stesse condizioni fatte alla Colombia. Ma i (pochi) contestatori americani criticarono la politica considerata piratesca” del proprio governo, facendo talmente tante polemiche da danneggiare l’immagine degli Stati Uniti.

Nel 1914 fu terminata la costruzione del Canale ed il 15 agosto dello stesso anno la nave cargo e passeggeri SS Ancon attraversò per la prima volta il Canale di Panama.

La SS Ancon inaugura il Canale di Panama

E delle isole vergini “della Danimarca”?

Le “Virgin Islands” o “Isole Vergini americane” sono arcinote a tutti, ma non molti sanno che, prima di diventare “americane”, facevano parte del Regno di Danimarca (- vedi come ritorna la Storia a volte!) come “Indie occidentali danesi”, “Antille danesi” o (appunto) “Isole Vergini danesi” sin dal 1752. Dopo il già citato tentativo di W.H. Seward, negli anni Sessanta dell’Ottocento, vennero infine acquistate nel 1917.

Le isole erano al centro dell’interesse americano per la loro posizione che collegava l’Europa al Canale di Panama e per la paura che potessero passare sotto il controllo tedesco, come base navale per i famigerati U-Boote della Marina Imperiale germanica, viste le ambizioni alemanne di invadere la Danimarca. Nel 1916 venne firmato un trattato tra il segretario di Stato Robert Lansing e il premier Danese Constantin Brun, con l’approvazione successiva del Senato americano. Il prezzo fu fissato a 25 milioni di dollari, ma il presidente Woodrow Wilson dovette aspettare un referendum in Danimarca sulla vendita e l’approvazione formale del re Cristiano X. Divennero così le “Isole Vergini americane“, territorio non incorporato (ancora oggi), come in una sorta di Commonwealth.

La bandiera delle “Isole Vergini Americane”

Addirittura l’Islanda…

Nel dopoguerra l’amministrazione Truman fu interessata all’acquisto dell’Islanda, resasi indipendente dalla Danimarca nel 1944, e geograficamente molto più vicina al continente americano che non a quello europeo. Sull’aeroporto di Keflavìk venne installata addirittura una base militare dell’USAF per i caccia del 57th Fighter Interceptor Squadron dagli anni ’50 sino al 2000, a protezione dell’isola, che è – come si sa – priva di un’aviazione militare ed un esercito nazionale propri, ad eccezione della polizia e della sola guardia costiera (che può svolgere anche il ruolo di una piccola marina militare).

Gli aerei americani da qui intercettarono numerosi bombardieri e ricognitori sovietici nelle rotte artiche che partivano dalle basi nel nord della Russia in avvicinamento alle coste norvegesi, islandesi, canadesi e statunitensi. Ora sono protette da una sezione da due a quattro aerei della NATO (ogni nazione membro dell’Alleanza svolge turni di uno o due mesi) che scortano eventuali aerei russi lungo quelle rotte.

… e infine la Groenlandia

Anche la Groenlandia – la Terra Verde, colonizzata dal vichingo Erik il Rosso nel 982 e già scoperta dagli islandesi nell’876 – fu al centro degli interessi americani durante la Guerra Fredda. Le basi americane di Thule e di Sondrestrom, che fanno parte del NORAD, sono importanti anche per l’Alleanza Atlantica in quanto, nonostante l’autonomia e un governo con parlamento locale, fa parte a tutti gli effetti della corona danese e quindi della NATO.

Abitata da pochi inuit, ricca di giacimenti energetici e del tutto ignorata da Copenaghen, l’amministrazione Trump cerca con questa proposta di acquisto di toglierla dalle grinfie cinesi.

Come con l’Africa, la Cina ha risposto alla richiesta del governo locale per risollevare l’economia. La NATO e, sopratutto, il comando NORAD potrebbero così ritrovarsi delle basi militari cinesi in prossimità dei loro territori, aumentando il livello di tensione.

E’ prevista a breve la visita del presidente Trump in Danimarca e sarà l’occasione per parlare della grande isola del Polo Nord e del problema che, a causa del menefreghismo europeo e del sonno profondo del governo danese, ci si risvegli un giorno con una colonia cinese in Groenlandia. Un film già visto in Europa negli anni Trenta e assolutamente da evitare. Il governo danese ha dichiarato che non è in vendita ma che si può trattare.

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