I manifestanti di Hong Kong scendono in piazza con le bandiere americane!

Gruppi di manifestanti di Hong Kong con bandiere americane: non c’è nulla di peggio per i comunisti che vedere i vessilli del nemico storico nelle mani dei manifestanti.

I manifestanti di Hong Kong scendono in strada con le bandiere americane: non c’è nulla di peggio per i comunisti che vedere i vessilli del nemico storico nelle mani dei manifestanti.

Le immagini di Hong Kong che i media hanno trasmesso nel corso delle ultime settimane ricordano quelle di cinque anni fa della “Rivoluzione degli ombrelli”: un fiume di manifestanti ed ombrelli colorati che ci ricordano l’aperta opposizione politica dei giovani di Hong Kong alla Cina, una protesta che non ha precedenti nella storia della Cina degli ultimi anni. I manifestanti chiedono che non venga adottato un emendamento alla legge sulle estradizioni, temendo che questo possa determinare un’ingerenza sempre più accentuata di Pechino nell’autonomia di Hong Kong. 

La tensione a Hong Kong resta altissima. Nella giornata di martedì 13 agosto si sono verificati nuovi scontri violenti all’aeroporto internazionale della città tra manifestanti e forze di polizia, intervenute sul posto per disperdere gli oppositori del governo cinese che da giorni occupano lo scalo. 

Gruppi di manifestanti di Hong Kong visti con le bandiere americane nell’ultima protesta all’aeroporto della città.

Stanno girando da qualche giorno in tutto il mondo le immagini di alcuni gruppi di manifestanti di Hong Kong con le bandiere americane. I manifestanti si sono dati appuntamento nella zona dell’ Hong Kong International Airport e hanno contribuito a bloccare i voli internazionali in uno scalo molto importante, intonando “Star Spangled Banner“, l’inno americano .

Manifestanti all’interno dell’International Airport di Hong Kong

Nessun complotto americano però dietro

Smontiamo subito la fake news che vuole l’ormai noto “trittico” dell'”imperialismo amerikano” – Casa Bianca, Pentagono, CIA (e compagnia cantante) – dietro le manifestazioni di protesta – come stanno cercando di far passare da Pechino. I simboli americani servono per manifestare un messaggio valoriale, di democrazia e di libertà, che da quelle parti conoscono e che vogliono difendere e preservare a tutti i costi, come egualmente sono state e vengono usate la “Union Jack” britannica, che si è vista più spesso nelle mani di qualche manifestante, o come la vecchia bandiera coloniale di Hong Kong, esposta il mese scorso quando i manifestanti sono riusciti a entrare nella sede del parlamento locale.

Chi porta con se questi vessilli non vuol certo dire che sia un qualche “agente infiltrato o provocatore” mandato dall’MI6 o dalla CIA a fomentare o destabilizare la situazione, ineggiando o addirittura incitando alla rivolta i cittadini di Hong Kong (sarebbe oltremodo ridicolo che un agente infiltrato dei servizi segreti occidentali scampagnasse in mezzo a delle rivolte brandendo la propria bandiera nazionale): No! si cerca semplicemente di esprimere il dissenso verso il governo comunista di Pechino, accentratore e liberticida, sventolando lo stendardo degli “uomini liberi”, la cui sola vista ha fatto andare il Politburo della Città proibita su tutte le furie. E per manifestare il proprio dissenso verso un governo autoritario che vuole sottomettere al suo dominio la tua città non hai certo bisogno che te lo venga a dire un uomo della CIA.

La “miglior” risposta che il governo centrale può fare, oltre alle botte della polizia, dei “misteriosi” squadristi in maglietta bianca e dell’esercito pronto ad entrare in città, è quella di accusare un qualche “stato straniero” di destabilizzazione la situazione, di fomentare la rivolta. Destabilizzazione che, invece, sta proprio attuando Pechino, visto lo status particolare differenziato rispetto al resto del Paese di cui gode (ancora) Hong Kong.

Un altro problema per il governo centrale è che i manifestanti non hanno un’ organizzazione centrale, con uno o più leader da eliminare in modo da fiaccarne il dissenso o renderne difficile l’organizzazione, ma è sorta in maniera assolutamente spontanea, partita cioè dall’azione di singoli cittadini o di piccoli gruppi, come quegli eroi con la bandiera USA all’aeroporto.

La vecchia bandiera coloniale di Hong Kong, esposta nella sede del parlamento locale

Perchè Hong Kong è diversa dalla Cina

Hong Kong è rimasta sotto il controllo britannico fin dal 1842 con la cessione dell’isola da parte cinese a seguito della prima guerra dell’oppio come parte di un accordo di cessate il fucoo, ed il successivo acquisto della penisola adiacente di Kowloon nel 1863 e altri New Territories nel 1898, data quest’ultima che perfezionò il definitivo accordo con la Cina per l’affitto della durata di 99 anni. Divenne da subito un porto strategico per il commercio e fu adottata come bandiera coloniale la “Blue Ensign” con lo Union Jack nel riquadro in alto a sinistra. La costruzione di grattacieli, l’apertura di banche, l’aeroporto internazionale con la compagni aerea di bandiera Cathay Pacific hanno fatto di Hong Kong un “gioiello” nella regione, una società multietnica ma con la tipica mentalità capitalista anglosassone, assieme a Singapore.

Con la cessione alla Cina avvenuta nel 1997 iniziò il nuovo corso cinese come “Regione ad amministrazione speciale”. Ma l’invadenza cinese si è fatta più forte nel corso degli anni e con l’ultima legge sull’estradizione – che permette a Pechino di incriminare un cittadino di Hong Kong scavalcando il governo e l’autorità locale – grazie anche alla complicità della leader dell’esecutivo, Carrie Lamm è esplosa la rabbia della popolazione, di cui una buona parte sono figli o nipoti di cinesi scappati dall’inferno comunista.

Siamo di fronte a delle entità occidentali, come Hong Kong e Macao, sotto l’ombra del comunismo orientale che cerca il modo per fagocitarli. Gli abitanti lo hanno capito da un po’ di tempo e nell’era digitale sarà difficile per la Repubblica Popolare cinese avere un’altra Tienanmen.

L’equipaggiamento dei manifestanti con mascherine, megafoni, caschetti e bandiere USA

Trump: “Cina sta spostando truppe al confine con Hong Kong”

Sull’escalation della crisi a Hong Kong è intervenuto anche Donald Trump: la situazione è “difficile”, si “risolverà”, scrive il Presidente su Twitter, per poi rivelare:

La nostra intelligence ci ha informato che il governo cinese sta spostando truppe al confine con Hong Kong. Tutti stiano calmi e al sicuro.

Quasi 700 persone arrestate da inizio proteste

La polizia ha reso noto che sono quasi 700 le persone arrestate a Hong Kong dal 9 giugno, quando sono iniziate le proteste contro le autorità locali e il governo cinese. I manifestanti sono stati arrestati per reati tra cui “aver preso parte a una rivolta”, “assemblea illegale”, “aggressione di agenti di polizia”, “resistenza all’arresto” e “possesso di armi offensive”. Se giudicati colpevoli, rischiano fino a 10 anni di prigione. La persona più giovane tra gli accusati è una ragazza di 16 anni.

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