L’economia americana continua a viaggiare… mentre la Cina frena!

L’economia americana è in ottima salute, i lavoratori sono tutelati mentre per la Cina, già in difficoltà per posti di lavoro persi nell’ultimo anno, sono stati approvati i nuovi dazi. Ma per i Democratici è sempre tutto sbagliato…

L’economia americana è in ottima salute e i lavoratori sono tutelati, mentre per la Cina, già in difficoltà per posti di lavoro persi nell’ultimo anno, sono stati approvati i nuovi dazi. Ma per i Democratici è sempre tutto sbagliato…

L’economia americana continua a volare, ne da notizia la Casa Bianca facendo un riassunto dell’ultima settimana. Le richiesta di sussidi per la disoccupazione sono diminuite, il che vuol dire un minore numero di disoccupati e di cittadini che devono presentare la domanda di indennità per disoccupazione. Si ironizza sulla mancata previsione degli economisti delle maggiori testate liberal.

Anche in Italia nessuno se lo aspettava… anzi, tra i pochi a dirlo c’eravamo noi.

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Andy Putzer, CEO di CKE Restaurants, brand di fast food californiana, ha affermato in un articolo su Fox News:

Nonostante si affermi che i dazi potrebbero mettere fine all’attuale ripresa economica e aumentare i costi ai consumatori, la nostra economia rimane “l’invidia del mondo”. L’inflazione è sotto controllo, la disoccupazione è a livelli minimi da mezzo secolo, i salari aumentano e la crescita economica continua a battere ogni aspettativa.

Con buona pace a chi sostiene che Trump sia poco adatto. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La Cina frena!

La Cina, alla quale questa amministrazione cerca di porre freno ad un’ascesa che sembra(va) inarrestabile, anche grazie alla complicità del mondo occidentale, è responsabile dell‘87% delle merci contraffatte e sequestrate negli USA.

Il furto della proprietà intellettuale è una piaga che anche da noi si cerca con scarsi risultati di combattere. Il risultato sono miliardi di dollari persi dai datori di lavoro e imprenditori ogni anno.

Nel passato ci si è permessi di concedere anche troppa libertà alla Cina ed ora l’amministrazione sta cercando di farle rispettare le regole, visto che non è più una potenza emergente come venti anni fa.

Pochi giorni fa in molti, nel mondo imprenditoriale, hanno approvato i nuovi dazi del 10% sulle importazioni, per un valore di 300 miliaridi, dalla Cina a partire dal 1° settembre – che si aggiungono alle precedenti tariffe del 25% sulle importazioni per un valore di 250 miliardi di dollari.

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Alcuni analisti, in un rapporto del China International Capital Corporation, scrivono che l’anno scorso la Cina ha perso 5 milioni di posti di lavoro, dei quali 1,9 milioni a causa della guerra commerciale con Washington. I settori più colpiti sono quello manifatturiero, minerario e della pubblica utilità. Con le nuove tariffe messe dall’amministrazione il numero è destinato a crescere in futuro. Alcune multinazionali come Sony e Samsung hanno lasciato il paese. Anche se il governo di Pechino minimizza, il Politburo si riunirà a breve per trovare le soluzioni a questi problemi.

Per il lavoratori americani, invece, la guerra con la Cina non è un problema visto le politiche di “America First” (che, ricordiamo, non significa alone, cioè “sola”) con la deregolamentazione e le riduzioni fiscali per i lavoratori.

Si prospetta un futuro brillante per l’economia americana e di questo potrebbe beneficiarne tutto l’Occidente, come esempio da imitare.

Ma i Democratici non ci stanno…

Non sono di questo parere i Democratici. Non solo! I candidati alle primarie si stanno focalizzano sulle relazioni bilaterali con la Cina, ritenute “troppo aggressive” – ma ciò non è una novità visto che non sono d’accordo su ogni cosa che fa il loro avversario politico – nella speranza che Trump venga sconfitto dai cinesi, per poterne poi approfittare in campagna elettorale!

Uno dei candidati alla primarie Democratiche, il sindaco di South Bend Pete Buttigieg, dice che l’atteggiamento della Cina non cambierà con i dazi. Il Senatore del Colorado, Michael Bennet, invece, dà sìragione a Trump sul fatto di voler ridimensionare la Cina, ma, a suo parere, lo sta facendo in un modo completamente sbagliato.

Ma come ha fatto notare Andy Putzer, la Cina e il suo Presidente Xinon vedrebbero l’ora” di trattare con un Presidente Democratico dopo il 2020, per il semplice fatto che sarebbe molto più facile per loro preservare lo status quo a loro vantaggio e anche perchè sarebbe certamente un competitor molto più “morbido” rispetto a quello attuale.

La Strategia che sta attuando Trump con la Cina, sempre secondo Putzer, può portare a un accordo vantaggioso per entrambi, eliminando quella concorrenza sleale che sono soliti fare i cinesi. Mettendoci poi il boom economico, questo è un grande risultato per gli USA… pessimo invece per i Dem.

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