Elogio della famiglia tradizionale: quell’istituzione continuamente screditata, demonizzata e sotto attaccato dalla lobby LGBT

Un’istituzione continuamente screditata, demonizzata e sotto attacco dalla lobby LGBT (che esiste, e i fatti di Bibbiano ne sono la dimostrazione) è certamente la famiglia tradizionale, quell’orribile “cosa” composta da padre, madre e figli.

Elogio della famiglia tradizionale: quell’istituzione continuamente screditata, demonizzata e sotto attaccato dalla lobby LGBT.

Dopo aver assistito alle tragicomiche proteste al congresso “nazista” di Verona, dove la comunità LGBT aveva il chiaro intento di togliere la libertà di parola a chi la pensava diversamente da loro, penso sia giunta l’ora di analizzare un po’ di numeri.

Partiamo da un dato, negli Stati Uniti circa 1 bambino su 5 vive al di sotto della soglia povertà federale, essi rappresentano il 23% circa della popolazione totale, ma compongono il 33,6% di quella che vive al di sotto della soglia di povertà.

Vi è però una forte correlazione, però, tra le condizioni sociali descritte e l’ambiente in cui si cresce: per capirlo basta guardare i numeri del Census Bureau Data, che dimostra, dati alla mano, come i bambini che crescono con solamente un genitore rischiano maggiormente la povertà!

Nel 2015, il 7,5% dei figli delle coppie sposate viveva in codizioni economiche difficili, contro il 36,5% di chi cresceva solo con la madre e il 22% di chi solo con il padre.

Census Bureau Data

Il discorso rimane identico se si analizzano i minori in condizioni di povertà in base alla struttura familiare.

Census Bureau Data

È evidente quindi che la continua propaganda fatta a reti unificate da determinati gruppi di pressione contro il ruolo della famiglia (vedi, da noi, Monica Cirrinnà con il cartello “Dio, Patria, Famiglia: che vita di merda”) promuovono semplicemente un calvario socio-economico, tanto per la donna quanto per le nuove generazioni.

Monica Cirrinnà

La continua propaganda fatta a reti unificate da determinati gruppi di pressione contro il ruolo della famiglia tradizionale (vedi la Cirrinnà) promuove in realtà un calvario socio-economico, tanto per la donna quanto per le nuove generazioni. E i dati lo dimostrano!

Una ricerca, condotta da Wilcox, Lerman e Price per l’American Enterprise Institute (una specie di “Confindustria” a stelle e strisce) evidenzia la correlazione tra le realtà familiari solide ed il loro impatto sociale.

Vengono evidenziate principalmente 2 cose:

1) maggiore crescita economica: i primi 5 stati con la percentuale più alta di famiglie hanno all’incirca 1.451 $ in più di Pil-pro capite rispetto agli ultimi 5 stati; hanno il 10,5% di possibilità in più di sfruttare la scala mobile sociale, più di 3.000 $ di reddito medio annuo in più ed un minor tasso di povertà infantile (-13,2%). Tutti questi fattori di crescita economica, inoltre, sono presenti maggiormente nelle coppie sposate tra i 25 e i 35 anni, rispetto a coppie più “anziane” (36-59).

2) minore criminalità: quando il padre e la madre sono presenti vi è una generale riduzione dei reati; andando ad analizzare il tasso di criminalità, i 5 Stati in testa alla classifica stilata hanno una media di 343 crimini ogni 100.000 abitanti, mentre la coda della classifica ha una media di 563.

Conclusione

Il matrimonio e la famiglia sono due fattori fondamentali quindi per la società, questo ovviamente non significa vietare alle singole persone di decidere liberamente della loro sfera privata, bensì si deve rendere più accessibile attraverso politiche fiscali l’unione di due persone e tutelare maggiormente ci decide di aver figli.

È importante anche educare le nuove generazioni a intraprendere percorsi di vita che siano migliori rispetto all’attuale cultura del divorzio. Un modo per farlo potrebbe essere la spiegazione della cosiddetta “success sequence”, ideata da Ron Haskins e Isabel Sawhill della Brookings Institution : formazione-lavoro-matrimonio-genitorialità rispettando rigorosamente l’ordine. L’obiettivo è ridurre non solo la povertà infantile ma anche evitarla una volta raggiunta l’età adulta e la famiglia tradizionale è certamente una soluzione.

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