Tulsi Gabbard asfalta Kamala Harris. Ma spunta la “pista russa” (questa volta in salsa Dem)

Mentre i Repubblicani assistono questo giro da spettatori alle primarie Democratiche, Kamala Harris può già dire addio alla corsa per le presidenziali.

Tulsi Gabbard asfalta Kamala Harris. Mentre i Repubblicani assistono questo giro da spettatori alle primarie Democratiche, Kamala Harris può già dire addio alla corsa per le presidenziali.

Durante l’ultimo dibattito delle primarie del Partito Democratico tenutosi a Detroit, la senatrice liberal Kamala Harris (D-CA) è stata letteralmente umiliata dalla più giovane Rappresentante Tulsi Gabbard (D-HI).

L’accusa della Gabbard, alla quale la Harris non è riuscita a contro-argomentare efficacemente, riguarda il suo passato lavoro da procuratore generale della California, incarico che ha ricoperto dal 2011 fino al 2017.

La Senatrice Harris si dice orgogliosa del suo passato da procuratore, ma sono preoccupata dei suoi risultati…

Ha proseguito l’ex-veterana della guerra in Iraq:

Ha messo in prigione 1.500 persone per possesso e uso di marijuana e ha riso ironicamente quando le hanno chiesto se ne ha fatto uso in passato.

Ha bloccato le prove che avrebbero scagionato un uomo dal braccio della morte e solo l’intervento dei tribunali lo hanno impedito.

Ha tenuto persone in prigione oltre il dovuto per utilizzarle come manodopera a basso costo per lo Stato della California e si è battuta per consentire l’uso dei contanti per le cauzioni, mettendo in difficoltà i ceti più poveri.

La Harris, da parte sua, ha replicato dicendosi orgogliosa del lavoro fatto come Attorney General e della riforma penale fatta in California, accusando la Gabbard di essersi inventata tutto.

Una risposta poco efficace e debole per il pubblico che seguiva da casa, tanto che i media hanno dichiarato la fine della corsa alla presidenza della Harris. Alcuni hanno fatto notare come la Harris fosse del tutto impreparata all’agguato della Gobbard, in quanto era focalizzata su eventuali attacchi da parte di Joe Biden.

La “pista russa”

Una volta finito il dibattito, prò, sono saltate fuori le accuse di un rapporto con la Russia della Gabbard da parte del team della Harris.

Ian Sams, Press Secretary della Harris, ha riproposto un articolo della NBC News del Febbraio 2019 che si intitola “La macchina della propaganda della Russia scopre la candidata Democratica del 2020, Tulsi Gabbard” commentando con un tweet che

Dopo avere influenzato le elezioni del 2016, la Russia ora promuove le aspirazioni presidenziali della Democratica delle Hawaii.

L’articolo della NBC parla di “esperti” che hanno intercettato siti web e social collegati al Cremlino e hanno notato quello che può essere definito un primo contatto per un supporto alla sua campagna alla nomination Democratica per il 2020.

Ian Sams ha risposto ad alcuni commenti che mettevano in evidenza la sconfitta della Harris adducendo un’amicizia tra la Gabbard e il dittatore siriano Bashar al-Assad.

Le velenose risposte – del tipo “Ben fatto per una che appoggia Assad” – si riferiscono a una visita fatta nel 2017 al dittatore siriano per parlare della fine della guerra civile e la presenza della truppe americane in Siria, attirandosi le simpatie di Sarah Abdallah, giornalista e attivista libanese anti-americana.

La gravità della storia è evidente, visto che stiamo parlando di un alleato dell’Iran e di hezbollah e di conseguenza un nemico degli USA e di Israele. Ma per quanto riguarda l’appoggio russo è da prendere con le dovute “cautele”, visto la “caccia alle streghe” in atto in America e in tutto l’Occidente.

Tulsi Gabbard, candidata alla nomination del partito Democratico

Una figura controversa… ma che piace anche ai conservatori

In effetti la sua visione di politica estera è “abbastanza” differente dalla visione americana attuale, ma anche a quella della precedente amministrazione Obama. La sua idea è quella del “non interventismo” negli affari esteri, anche se questi vanno a danneggiare gli stessi interessi americani o dei suoi cittadini.

In politica interna sostiene l’assistenza sanitaria per tutti i cittadini americani finanziata da vari tipi di tasse, la scuola gratuita per i ceti più poveri e l’abolizione delle tasse universitarie. Modello Bernie Sanders per intenderci.

E’ stata ospite a Fox News dal noto giornalista conservatore Tucker Carlson per il fatto di essere stata censurata da Google. Ha detto di aver fatto causa al colosso americano per aver sospeso i suoi annunci, una cosa che non dovrebbe accadere a nessun candidato, progressista o conservatore che sia:

E’ importante rimanere uniti come Paese per proteggere la libertà di espressione, perché oggi è toccato a me, domani a qualcun altro.

Alla domanda di Carlson “perché sei l’unico candidato democratico che dice questo?”

Non so come spiegarlo, ma per me la cosa più importante è proteggere la nostra libertà in questo paese, come dice la nostra Costituzione. Amo il mio paese e il mio popolo, ecco perché lo difendo e combatto per queste libertà, anche se permettono a coloro di dire cose di cui io non sono d’accordo e di avere la libertà di farlo.

Non sarà la migliore delle proposte dei Dem – sempre che ce ne sia una – non vincerà e non farà molta strada nelle primarie presidenziali del suo partito, visto anche la censura di un simbolo e di un’istituzione liberal come Google, ma ha avuto sicuramente il merito di compromettere la candidatura di Kamala Harris, e dimostrando di avere almeno saldi i principi del free speech molto più che dei suoi “colleghi” di partito.

Un ringraziamento particolare per il servizio militare svolto in Iraq per gli Stati Uniti, al quale il pubblico conservatore non ha dimenticato.

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