Negli Usa torna la pena capitale per i reati federali dopo 16 anni di moratoria

Il comunicato del Segretario alla Giustizia William Barr; già messe in programma 5 esecuzioni tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020.

Il segretario alla Giustizia statunitense, William Barr, ha deciso di ristabilire le esecuzioni delle condanne alla pena capitale decise a livello federale, ferme da 16 anni. Lo ha annunciato il Dipartimento di Giustizia. Il segretario ha poi ordinato al Federal Bureau of Prisons di programmare l’esecuzione delle condanne a morte, per omicidio, di cinque detenuti.

Lo dobbiamo alle vittime e alle loro famiglie

ha comunicato Barr, in una nota.

Il dipartimento ha spiegato di aver ripristinato la pena di morte per la gravità dei reati commessi dai cinque detenuti coinvolti dal provvedimento, che vanno dalla tortura allo stupro di bambini e anziani.

Daniel Lewis Lee, Lezmond Mitchell, Wesley Ira Purkey, Alfred Bourgeois e Dustin Lee Honken sono i nomi delle persone per cui è programmata l’esecuzione, secondo quanto comunicato dal Dipartimento di Giustizia. Lo stesso dicastero ha poi reso noto che ulteriori esecuzioni saranno programmate nei prossimi mesi.

Le condanne a morte saranno eseguite nel carcere di Terre Haute, in Indiana, tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020.

L’ultima condanna a morte negli Stati Uniti è stata eseguita nel 2003, quando venne giustiziato un veterano della Guerra del Golfo condannato a morte per il sequestro, lo stupro e l’omicidio di una giovane recluta. Era stata la 37esima esecuzione dal 1927. Al momento, ci sono 62 persone nel famoso “braccio della morte” federale, secondo il Death Penalty Information Center.

La pena di morte a livello federale, ripristinata nel 1988 dopo il blocco imposto dalla Corte Suprema, è stata poi ampliata nel 1994 dal Congresso; nessuna esecuzione è stata però effettuata fino al 2001, secondo le informazioni presenti sul sito del Bureau of Prisons.

Il governo federale cambierà anche la procedura legata all’iniezione letale: si passerà dall’iniezione di tre farmaci, il vecchio sistema usato finora, all’utilizzo del solo Pentobarbital. Il passaggio della formula da “3 a 1” è la conseguenza del fatto che molti Stati hanno avuto problemi a reperire tutti i farmaci richiesti. Con il calo delle condanne a morte, infatti, le case farmaceutiche hanno fermato la produzione dei farmaci impiegati. È il caso dell’attentatore alla Maratona di Boston, Dzhokhar Tsarnaev, condannato a morte per l’attentato del 15 aprile 2013 in cui morirono tre persone e rimasero feriti in 264. La condanna non è stata ancora eseguita, anche per la mancanza dei farmaci.

L’annuncio è stato dato in un periodo in cui diversi candidati alle primarie democratiche per le presidenziali hanno promesso di abolire la pena di morte. Solo nel 2016, infatti, il partito democratico ha inserito l’abolizione della pena di morte nella sua piattaforma politica ufficiale.

Il numero di esecuzioni è in continuo declino negli Stati Uniti, anche a livello statale, diminuzione dovuta anche per le polemiche che si sono innescate riguardo alla procedura dell’esecuzione, che non sempre è “affidabile”: in Oklahoma e Arizona due condannati all’iniezione letale erano morti dopo due ore di agonia. A maggio del 2019, il New Hampshire è diventato il ventunesimo Stato del Paese ad eliminare la pena di morte.

Secondo Gallup, il 56% degli statunitensi è favorevole alla pena di morte: una percentuale molto più bassa rispetto all’80% del 1994.

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