Gli Stati Uniti fermano la Turchia: congelate le consegne ed espulsione dal programma F-35

Usa e Turchia alla resa dei conti su F-35 e antiaerea S-400: l’ostinazione della Turchia a volersi dotare del sistema aereo di difesa russo ha portato gli Stati Uniti a congelare la partecipazione del paese al programma F-35.

Gli Stati Uniti fermano la Turchia: congelate le consegne ed espulsione dal programma F-35

Dopo mesi di avvertimenti, a giugno, il Pentagono è passato ai fatti, ed ha estromesso la Turchia dal Programma F-35. La decisone era stata presa a causa della decisione di Ankara di dotarsi di missili antiaerei S-400 dalla Russia (e non dei Patriot di fabbricazione statunitense).

Leggi per approfondire: La Turchia ha acquisito ufficialmente il primo sistema S-400

Una decisione pesante che, per esplicita sottolineatura statunitense, mina alla base la possibilità di una prosecuzione della permamenza della Turchia nella Nato. La Turchia fa parte dell’alleanza atlantica sin dal suo “primo allargamento”, nel 1952, ed è quindi alleata storica degli Stati Uniti. Tuttavia continuano ad essere sempre più evidenti i dissidi tra i due Paesi: sia per la questione siriana, che vede Washington sostenere i curdi; sia per il rifiuto all’estradizione, da parte dell’amministrazione americana, dell’imam Fethullah Gulen, ritenuto da Ankara essere la mente del fallito golpe (presunto o vero che sia stato) del 15 luglio del 2016.

Il sistema russo di difesa aerea S-400

Alla base della decisone del Pentagono, vi erano motivazioni di carattere tecnico e strategico: rendere, infatti, il caccia americano compatibile con il sistema missilistico russo comporterebbe sostanzialmente rivelare ai russi aspetti essenziali della segatura radar e termica, compromettendone le caratteristiche stealth che costituiscono un aspetto essenziale del progetto.

Così, benchè nell’inaugurare il salone militare IDEF, il Presidente Recep Erdogan si fosse spinto ad affermare che senza la Turchia, il progetto F-35 sarebbe “destinato a crollare”, il 6 giugno gli USA hanno annunciato la sospensione dell’addestramento dei piloti e degli specialisti turchi, e ordinato a quelli presenti di lasciare gli Stati Uniti entro il 31 luglio, mentre quattro F-35A sinora consegnati non potranno lasciare il territorio americano.

La Turchia è stata anche esclusa dalla partecipazione all’incontro annuale dei “soci” del programma, che si è tenuto a metà giugno. Entro l’inizio del 2020 saranno eliminate dal programma tutte le aziende turche. A fronte della previsione di dotarsi di 100 F-35A, l’industria locale ha avuto commesse per 937 diversi componenti, compresi 400 dei quali in esclusiva.

La Turchia pensa ai Sukhoi Su-57

Il nuovissimo caccia russo Sukhoi Su-57. Un prototipo di caccia multiruolo di 5ª generazione, che avrà il compito di confrontarsi, almeno nelle intenzioni, non solo con l’F-35, ma anche con il ben noto F-22 “Raptor”

La Turchia ha minacciato di chiedere alla Russia di fornirle i caccia Sukhoi Su-57, anche se il futuro di tale programma appare quantomai incerto.

Ankara ha fatto sapere che non rinuncerà comunque all’opzione per i 100 velivoli F-35A – il cui primo esemplare doveva essere consegnato entro la fine giugno – ma le recenti rogatorie del Senato americano, che chiedono il blocco o comunque la limitazione della vendita degli F-35, ha spinto la Turchia a guardare altrove per sostituire la propria linea di caccia – ormai in fase di rapida obsolescenza.

L’accordo tra Ankara e Mosca sull’acquisizione del sistema di difesa S-400, come l’intenzione di acquisire i caccia Sukhoi Su-57, ha segnato la fine della crisi tra i due Paesi, scoppiata nel novembre 2015 – quando un aereo militare russo venne abbatuto gli F-16 turchi. Con il progressivo riavvicinamento tra le parti e l’inizio di una collaborazione sul campo in Siria, l’acquisto di S-400 e i programmi di sviluppo di parti dell’apparato da parte dei due Paesi, hanno segnato il culmine di un’alleanza tra Putin ed Erdogan, a cui Nato guarda con estrema apprensione.

La disponibilità di Mosca è chiaramente totale, vista l’appetibile opportunità di inserire un’altra spina nel fianco del tradizionale rapporto tra Stati Uniti e Turchia, nonché nella solidarietà dell’Alleanza Atlantica.

Trump riapre su vendita F35 a Turchia

Donald Trump e il segretario di stato Mike Pompeo hanno rivisto le loro carte in tavola il 16 luglio: preannunciando comunque lo stop alla vendita degli F35, hanno comunque insistito sulle “buone relazioni” con il presidente turco Erdogan sostenendo, inoltre, che Ankara sarebbe stata costretta ad acquistare gli S-400 dopo che l’amministrazione Obama si era rifiutata di venderle i Patriot.

Usa e Turchia alla resa dei conti: La Turchia è definitivamente fuori dal programma F-35

Il nuovo caccia-multiruolo Lockheed Martin F-35 “Lightning II” di 5° generazione e con caratteristiche stealth che doveva essere destinato alla forza aerea turca.
Si notino le livree dell’aeronautica turca “a bassa visibilità”

Ma la “resa dei conti” è arrivata giovedì 18 luglio. La Casa Bianca ha ufficializzato in una nota che:

… sfortunatamente la decisione della Turchia di acquistare i sistemi missilistici da difesa aerea S-400 russi rende impossibile la prosecuzione del coinvolgimento nel programma degli F-35. Gli F-35 non possono coesistere con una piattaforma russa per la raccolta di informazioni di intelligence che sarà usata per conoscere le loro capacità avanzate.

Gli Stati Uniti hanno così annullato la partecipazione della Turchia al programma degli F-35: scrive il Times di Londra che si è difronte alla “più grave crisi dell’Alleanza Atlantica negli ultimi dieci anni”.

Sebbene Ankara resti un importante alleato strategico della Nato, perde il diritto di acquistare il più moderno caccia americano a seguito della sua decisione di acquisire il sistema missilistico russo di difesa aerea S-400.

Accettare gli S-400 mina gli impegni presi reciprocamente da tutti gli alleati Nato di non usare i sistemi russi. Questo avrà un impatto dannoso sulle interoperabiità turca con l’Alleanza.

prosegue la nota della Casa Bianca.

Gli Usa valutano ancora grandemente la relazione strategica con la Turchia […] continueremo a cooperare con la Turchia estensivamente […] consapevoli dei limiti dovuti alla presenza degli S-400.

La reazione turca è stata dura. La Turchia ha definito “ingiusta” la decisione Usa di escluderla dal programma per il caccia stealth. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu:

Questo passo unilaterale non rispetta lo spirito di alleanza ne’ è basato su motivi legittimi. […] E’ ingiusto rimuovere la Turchia, uno dei partner del programma F-35. […] Invitiamo gli Stati Unti a correggere questo errore, che è destinato a infliggere un danno irreparabile alle nostre relazioni strategiche.

Procede nel frattempo la consegna degli S-400 che la Turchia ha acquistato dalla Russia. Militari turchi sono già stati inviati in Russia per l’addestramento. A dare la conferma il ministero della Difesa turco. Radar da rilevazione, unità di controllo, batterie per il lancio dei missili e radar da combattimento costituiscono quattro diverse unità che compongono l’intero sistema, che in base a quanto dichiarato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dovrebbe essere operativo ad aprile 2020.

Le reazioni degli esperi americani

Gli Stati Uniti hanno fatto la cosa giusta ad annullare le vendite degli F-35 alla Turchia, ma la Nato resta con un problema reale.

ha dichiarato il generale Jack Keane, ex-vice capo dello Stato Maggiore statunitense e consigliere indipendente di Donald Trump. Secondo l’esperto, l’acquisto dei sistemi S-400 sfida apertamente i regolamenti interni dell’Alleanza Atlantica ed è inaccettabile. Tuttavia, nonostante le tensioni senza precedenti nelle relazioni tra i membri della Nato, il generale ha sottolineato che la Turchia è l’unico Paese musulmano in questa organizzazione e continua ad essere preziosa per essere un “crocevia per il Medio Oriente e l’Asia, così come per essere il Paese meglio strategicamente posizionato dell’Alleanza”. 

Secondo Eric Edelman, ex-alto funzionario del Pentagono e già ambasciatore in Turchia (2003-2005), la grave crisi nelle relazioni tra Stati Uniti e Turchia sarà “lunga e profonda”. L’ex-diplomatico ha osservato che la Turchia aveva già cessato di essere un alleato affidabile della NATO qualche tempo fa, ma l’Alleanza Atlantica non ha un meccanismo per “escludere i cattivi alleati”.

La minaccia di Ankara: via le truppe Usa dalle basi in Turchia

Installazioni militari Nato e USA in Turchia

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Se il leader turco continua ad affiancare la determinazione sull’S-400 a messaggi che lasciano spazi per un futuro riavvicinamento, il Presidente Trump rilancia con l’intermediazione del senatore Lindsey Graham e l’ipotesi di un accordo commerciale. Inoltre, c’è la possibilità di un graduale trasferimento dell’arsenale termonucleare stoccato nella base aerea di Incirlik, in Turchia.

Ha fatto sapere il senatore Graham, raccontando il suo colloquio telefonico con Cavusoglu:

Il mio passo in Turchia è stato di dire: fermiamoci sull’S-400 e iniziamo i negoziati per l’accordo di libero scambio.

La speranza, ha aggiunto,

è convincere la Turchia a non attivare il sistema perché sarebbe dirompente per i rapporti che abbiamo.

E qui si inserisce l’accordo commerciale avanzato da Donald Trump:

Penso che ci sia spazio per fare un accordo di libero scambio se non attiviamo il sistema.

All’estromissione della Turchia dal programma F-35 e all’imposizione di sanzioni economiche per aver acquisito il sistema di difesa aerea russo S-400 (all’attivazione del sistema) il governo di Ankara è pronto a rispondere, minacciando di privare gli Stati Uniti dell’uso di due basi ritenute “strategicamente vitali” .

Le dichiarazioni del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu sono state vaghe, ma non hanno disatteso le preoccupazioni, specie per le due basi Nato nel Paese: Incirlik e Kurecik

Attualmente stiamo eseguendo il processo decisionale, che si tratti di Incirlik, Kurecik o di altre questioni – se l’America intraprenderà passi fortemente negativi nei nostri confronti, e se verranno poste sanzioni, sapremo come rispondere”

ha affermato il ministro durante un’intervista.

Il governo turco starebbe studiando l’opzione di restringere agli americani l’accesso alla base di Incirlikhub strategico per tutte le operazioni in Medio Oriente fin dai tempi della Guerra Fredda. Attualmente la base – indispensabile nella lotta al terrorismo mossa in Siria e Iraq – ospiterebbero circa 50 bombe nucleari statunitensi e una forza aerea permanete. Altra o ulteriore opzione sarebbe quella di limitare l’accesso ai radar della base di Kurecik, che svolgono un ruolo chiave nella rete di difesa missilistica balistica dell’Alleanza Atlantica. Attualmente le operazioni militari statunitensi presso la base di Incirlik proseguono normalmente.

Mi auguro che gli Stati Uniti si comportino nella maniera giusta, noi andiamo avanti per attivare S-400 ad aprile 2020

ha affermato Erdogan

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Crisi totale (e margini di soluzione): Usa al divorzio con la Turchia?

Trump ed Erdogan ad un vertice alla Casa Bianca

Per ora la crisi è totale e le distanze incolmabili. La recente guerra all’Isis in Siria e Iraq ha accentuato le incomprensioni e le divergenze fra Ankara e Washington. Al centro, sicuramente la questione curda. Ma, nonostante la determinazione nel perseguire l’ottenimento dell’S-400, Ankara ha sempre ritenuto altrettanto strategica la partecipazione al programma F-35, puntando sull’avanzato caccia di quinta generazione per il futuro del proprio potere aereo, peraltro connesso alle ambizioni di potenza regionale.

Non appaiono però convincenti le alternative, né quelle russe (sbandierate a più riprese dai media di Mosca a diffusione globale), né quelle interne. Il sistema d’arma Sukoy Su-57 paventato come “sostituto” per l’F-35, è ancora in fase di sviluppo ed è particolarmente costoso, in un momento in cui l’economia turca preoccupa tutto il mondo finanziario, e non convince più di tanto la stessa aviazione turca, poichè lo sviluppo del caccia russo richiederà ancora tempo, mentre, invero, il velivolo F-35 di quinta generazione è già pronto ed in consegna ai Paesi partecipanti al progetto.

Gli Stati Uniti potrebbero puntare, per cercare di risolvere la questione, sul fatto che, come specificato dal sottosegretario alla Difesa per le Acquisizione ed il Mantenimento, Ellen Lord, l’uscita della Turchia dal programma sarà completa da marzo 2020. In questo lasso di tempo Washington potrebbe spingere il governo di Ankara ad un passo indietro sull’S-400 o, quantomeno, sulle sue modalità di impiego o sulla collocazione tattica e strategica.  

Lo stesso Donald Trump sembra voler lasciare un qualche spiraglio di recupero dei rapporti con un alleato storico e strategico. In tal senso, l’evidenziazione dei “buoni rapporti” con l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan e l’attribuzione all’amministrazione Obama della colpa di aver spinto la Turchia ha scegliere l’S-400. Ma certamente, anche qualora si offrisse l’opportunità politica, resterebbe comunque il “nodo operativo”.

Alcuni segnali dalla Turchia lasciano l’impressione che si voglia tenere la porta aperta con gli Usa. Funzionari del ministero della Difesa turca hanno fatto sapere che il ministero è ancora impegnato in colloqui con gli Stati Uniti per procurarsi il sistema di difesa Patriot. Comunque, la Turchia resta integrata nel sistema di difesa dell’Alleanza Atlantica, proprio come specificato dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, nel suo tentativo di rassicurazione della scorsa settimana.

F-35: il programma del caccia di quinta generazione va avanti. Nuovi ordini e consegne previste

F-35 italiani in rischieramento a Decimomannu, in Sardegna,
per continuare l’addestramento verso la piena capacità operativa

Ma come procede il programma F-35 nel resto del Mondo? Diverse nazioni continuano a dimostrare interesse per il caccia multiruolo di quinta generazione.

In giugno la Lockheed Martin ha tenuto in Svizzera una dimostrazione di un F-35A nell’ambito delle valutazioni per il programma aereo svizzero “Air 2030″, cui partecipa il consorzio europeo produttore dell'”Eurofighter”, i francesi della Dessault con il “Rafale”, la McDonnell Douglas (altra azienda americana) con il “Super Hornet” e gli svedesi della Saab con il “Gripen”.

Il 28 maggio la Polonia ha formalizzato la richiesta di acquistare 32 F-35, con l’obiettivo di metterli in linea entro il 2026 – una decisione che ha reso più complessa la campagna di vendite del consorzio europeo “Eurofighter”.

Leggi anche: Le relazioni bilaterali tra Stati Uniti e Polonia

La visita in Giappone del Presidente Donald Trump ha portato la conferma dell’interesse di Tokyo a ulteriori 105 esemplari – che compenserebbero il taglio delle macchine destinate alla Turchia.

Il nostro Paese resta al momento fermo ai 28 esemplari ordinati (una trance dei complessivamente 60 previsti per l’Aeronautica Militare e 15 per la Marina Militare). L’incerta posizione italiana rende difficile convincere i nuovi clienti internazionali ad affidare alla linea di produzione sul nostro suolo nazionale a Cameri (Novara) l’assemblaggio finale dei propri esemplari. Sinora l’Italia ha ricevuto 14 aerei, dei quali 12 nella versione A per l’Aeronautica e 2 della versione B (a decollo ed atterraggio verticale) per la Marina. L’Aeronautica Militare, lo scorso 5 marzo 2018, ha diramato un comunicato ufficiale nel quale si attesta che gli F 35 in dotazione sono entrati a far parte del dispositivo della difesa aerea nazionale, con il raggiungimento della capacità operativa iniziale.

La marina statunitense ha diffuso un video dell’impressionante decollo dell’F-35B a bordo della USS Wasp

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