Taiwan investe sulla propria difesa… la Cina protesta e minaccia escalation!

Il Governo di Taiwan è pronto a investire 2,2 miliardi di dollari per l’acquisto di materiale militare.

Il Department of State americano ha dato il via libera all’acquisizione di materiale miitare statunitense da parte del Governo di Taiwan: ora la decisione passerà al Congresso.

La Repubblica Popolare Cinese ha però protestato, chiedendo l’immediata cessazione delle possibili forniture, in quanto, ci potrebbe essere un escalation che potrebbe portare anche ad un conflitto.

Cosa prevede l’accordo sulle forniture militari e le provocazioni Cinesi

L’accordo prevederebbe l’acquisto di un centinaio di carri armati pesanti M1 Abrams (per sostituire il parco mezzi assai datato, basti pensare che il carro di “punta” delle forze armate di Taiwan è l’M60 “Patton” americano, in una versione più recente ma concepita comunque negli anni ’70) e di missili Stinger, tutti di nuova concezione.

La preoccupazione della Cina continentale è quella di ritrovarsi di fronte ad una vera e propria “fortezza”, difficile da assaltare e da assediare (un esempio storico è l’isola di Malta, continuamente bombardata ed assediata inutilmente per anni dalle forze dell’Asse).

Con la salita al potere di Xi Jimping la Cina ha manifestato, a parole, ma anche con manovre militari provocatorie, di volersi riappropriare di quella che considerano una “provincia ribelle” e non uno Stato sovrano (come la Corea del Nord vede ancora i “cugini” del Sud, tipico esempio di “imperialismo” dei regimi comunisti).

La decisione di Taiwan è quella di difendersi dalle minacce e provocazioni della Cina continentale e noncertamente quello di “attaccare” come, invece, la propaganda di Pechino sta cercando di convincere l’opinione pubblica mondiale.

La situazione nei cieli e sui mari di Taiwan

Un caccia della “Republic of China Air Force” taiwanese accompagna un bombardiere della Repubblica popolare cinese ad di fuori dalla spazio aereo di Taiwan

In questi ultimi anni ci sono stati sorvoli o avvicinamenti da parte non solo di aerei “spia”, ma anche ci bombardieri e navi militari di Pechino in prossimità delle acque territoriali taiwanesi.

L’aggressività della Repubblica popolare cinese si era manifestata sotto ogni evidenza durante il secondo mandato di Obama, con l’occupazione di alcune isole e la costruzione di atolli artificiali dotati di piste d’atterraggio e hangar per il ricovero dei valivoli nel Mare Cinese meridionale, con le ovvie proteste da parte di Giappone, Vietnam, Taiwan e Thailandia – secondo cui quella zona di mare non è ancora stata definita essendoci varie rivendicazioni, anche sovrapposte tra loro.

Taiwan ha delle forze armate di tutto rispetto, tecnologicamente avanzate, e con gli USA hanno una intensa collaborazione, che perdura dai tempi del governo nazionalista sin dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale, con i famosi volontari delle “Tigri Volanti” che combatterono contro l’occupante nemico giapponese. Durante gli anni Cinquanta e Sessanta ci furono consistenti reparti americani stanziati nell’isola, quando la minaccia si faceva seria da parte di Mao Zedong. In quella parte di mondo, oltre a Taiwan, gli Stati Uniti hanno come alleati la Corea del Sud, Giappone, e più a sud, Thailandia e Singapore che, come Taiwan, stanno ricevendo materiale militare avanzato.

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