Quando il politicamente corretto censura la Storia…

E’ il caso della Nike che ritira un suo prodotto per i capricci di un suo testimonial. Le reazioni sono state immediate e, sui social, anche divertenti.

Nella settimana in cui si festeggia il 4 Luglio, data nella quale nel 1776 fu firmata la Dichiarazione d’Indipendenza, il duo Nike-Colin Kaepernick ha scatenato le polemiche in nome del politicamente corretto, un tempo meglio conosciuta come “censura“.

La Nike ha prodotto una serie di sneakers in occasione della settimana del 4 Luglio con la Betsy Ross Flag ricamata nel tallone, le Air Max 1 Quick Strike Fourth of July.

Ma all’ex quarterback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick – famigerato per essersi messo in ginocchio durante l’inno nazionale prima di ogni partita della NFL per protesta contro i poliziotti rei di uccidere per motivi razziali – non sono piaciute, dichiarando che quella bandiera – la Betsy Ross – è un simbolo di schiavitù e razzismo (sic).

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Nike vs. Ducey

Il problema è che Nike aveva pianificato la possibilità di costruire uno stabilimento nella cittadina di Goodyear, con un investimento di 184,5 milioni di dollari e la creazione di oltre 500 posti di lavoro. La cittadina aveva rinunciato a quasi 1 milione di dollari tra permessi e tasse sul “Plan Review” (le tasse che coprono i costi per controllare se un piano di costruzione soddisfa le norme esistenti) e avrebbe dato a Nike un ulteriore milione per incentivare la creazione di posti di lavoro.

Il Governatore Repubblicano dell’Arizona Doug Ducey

Il Governatore Doug Ducey (R-AZ) ha deciso, come contromisura, di fare a meno di Nike e ha twittato:

Oggi si pensava fosse un’ottima giornata per l’Arizona con l’annuncio di un importante investimento da parte di Nike

Postando poi la notizia lanciata per primo dal Wall Street Journal sul ritiro delle sneakers con la “Betsy Ross” ha proseguito:

Invece di celebrare la storia americana durante la settimana della nostra Indipendenza, Nike ha deciso che Betsy Ross è indegna e si è inchinata dall’assalto del politicamente corretto e del revisionismo storico. E’ vergognoso per l’azienda. Le imprese americane dovrebbero essere orgogliose della nostra storia e non abbandonarla!

Il messaggio è chiaro: non ti piace la storia americana o vuoi riscriverla secondo i canoni buonisti? Allora farai a meno dei soldi degli americani.

Ma come? Si dirà, l’Arizona rinuncia a uno stabilimento così grande e a posti di lavoro per questioni patriottiche?

Ci pensa il Governatore Ducey a rispondere a questa domanda:

L’economia dell’Arizona sta andando benissimo anche senza Nike. Non abbiamo bisogno di aziende che denigrano consapevolmente la nostra storia.

La Nike avrebbe beneficiato dei tax incentives offerti dallo Stato dell’Arizona.

Il colosso americano ha cercato di difendersi replicando che:

Abbiamo preso la decisione di sospendere la distribuzione di queste scarpe per il fatto che potrebbero offendere e sminuire la festa patriottica nazionale.

Il Nuovo Messico, a guida Democratica, si è invece già offerto per sostituire l’Arizona come base per il nuovo stabilimento.

Kaepernic e i suoi “compagni”

Colin Kaepernick (a destra) in ginocchio durante l’inno assieme ad un suo compagno di squadra ai tempi dei San Francisco 49ers

Colin Kaepernick è diventato un anno fa testimonial per la Nike per i 30 anni dell’iconico motto dell’azienda “Just Do It“. Dal 2016 non è più un giocatore NFL, anche a causa delle proteste dei fans per il suo atteggiamento irrispettoso verso l’inno nazionale e la bandiera oltre che dei poliziotti. E’ stato anche emulato da alcuni suoi colleghi, ma la protesta non è piaciuta ai fan dell’NFL, tanto che si è verificato un calo negli ascolti e degli abbonamenti negli ultimi anni per il campionato di football americano.

Anche la giocatrice della nazionale americana di calcio, Megan Rapinoe, è finita nelle polemiche perché solidale con le battaglie sociali di Kaepernick – e in aperto conflitto con il Presidente Trump – a causa del suo atteggiamento di sfida verso la bandiera, mostrato più e più volte durante il mondiale di calcio femminile (che si sta svolgendo in Francia). Mentre le sue compagne cantano e hanno la mano sul cuore, come abitudine per gli americani, la campionessa del mondo ha optato, in alternativa, per un atteggiamento ostile o totalmente assente rivolto verso la bandiera a bordo campo e l’inno nazionale.

Megan Rapinoe, l’unica che nella foto non ha la mano sul cuore durante l’esecuzione dell’inno nazionale

Affidarsi a testimonial così divisivi, che approfittano della loro visibilità per le loro battaglie sociali, siano essi sportivi o personaggi glamour, non fa che creare ancora più divisioni e tensioni.

Le grandi aziende, come Nike, sembrano essere succubi di questi personaggi. Non si spiegherebbe il fatto che, prima s’immetta un determinato prodotto sul mercato ma poi, per le “bizze” di una “Star”, che ti fa la pubblicità, venga subito ritirato.

La Nike ha già sollevato polemiche per il lancio di prodotti sportivi per donne musulmane che indossano l’hijab nella vita quotidiana. Come se il velo islamico fosse un oggetto che rappresenta la libertà delle donne e non il suo esatto opposto.

Per le donne di famiglie islamiste c’è l’hijab-Nike

Come hanno reagito i repubblicani sul web

Il Congressman del Texas, Dan Crenshaw, ha twittato:

Se sei offeso da una scarpa che celebra la bandiera della Rivoluzione americana è un buon consiglio andare a vivere in uno “spazio sicuro” permanentemente. O a Cuba!

L’attore Scott Baio si rivolge direttamente a Nike e a Kaepernick:

Cara Nike, hai assunto questo tizio che indossava calzini che ritraevano “poliziotti-porci”. Davvero hai preso consigli da lui?

I calzini offensivi verso i poliziotti, usati durante un riscaldamento pre-partita da Kaepernick, a cui si riferiva il tweet di Scott Baio

E così il collega e amico di set, Carl Marino:

Hey Nike, guarda queste bellissime scarpe che Brooks Running ha creato (foto sotto) per la nostra Old Glory! A nessuno interessa l’opinione di Kaepernick.

Le scarpe patriottiche della Brooks di Carl Marino

Se siamo ogni volta scandalizzati per il politicamente coretto, ci torna il buonumore per questi tweet!

Sui social molti hanno risposto alla Nike mettendo la Betsy Ross come immagine del profilo. Un segnale che in America le tradizioni storiche contano ancora!

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