Economic Opportunity Zones: un modello di sviluppo vincente?

Con l’approvazione del “Tax Cuts and Jobs Act” del 2017, è passato un emendamento bipartisan, promosso dai senatori Tim Scott (R-SC), Cory Booker (D-NJ), Maggie Hassan (D-NH) e Todd Young (R-IN), che ha creato delle condizioni finanziarie più favorevoli per le cosiddette “Zone economiche speciali”.

Gli Obiettivi

L’obiettivo è quello di stimolare gli investimenti nelle aree meno sviluppate del Paese, garantendo un trattamento speciale per la “tassa sulla plusvalenza” (Capital Gain Tax), andando a creare un QOFQualified Opportunity Fund“.

Questi fondi sono società-veicolo che hanno più del 90% dei loro asset in una di queste zone del territorio americano, individuate dall’IRS (l’equivalente della nostra Agenzia delle Entrate).

L’emendamento prevede inoltre che il 50% del reddito lordo preveniente da questi “QOF” venga da attività finanziarie all’interno di queste zone individuate.

Mappa delle “Zone economiche speciali

I benefici fiscali previsti

Chi decide di investire in questi fondi potrà godere di 3 tipi di benefici fiscali in base alla durata .

Il primo è un semplice slittamento del pagamento della Capital Gain Tax.

Nel secondo caso vi è una riduzione dell’imponibile del 10% se l’investimento nel fondo dura per almeno 5 anni o del 15% dopo 7 anni.

Il terzo scenario ipotizzabile è l’esclusione totale da ogni tipo di tassazione se l’investimento ha una durata ultra decennale.

Ad esempio chi investe 1 milione di dollari e incassa 2,5mln $, ha un guadagno di 1,5 mln lordi: con il vigente sistema di tassazione dovrà pagare all’incirca 357.000$ di Gapital Gain Tax, incassando un totale di 2.143.000. Qualora invece si decidesse di investire in un Qualified Opportunity Fund per 7 anni, si pagherebbe la tassa non su 1,5mln di guadagno lordi, bensì su 1.275.000$, pagando quindi 303.450$ in tasse per un incasso totale di 2.196.550$.

Effetti riscontrati

I primi effetti sono stati misurati da Real Capital Analytics, che ha analizzato la vendita di siti e proprietà atti alla rigenerazione urbana, prendendo in considerazione sia le Zone di opportunità sia le cosiddette “Also Ran” ovvero altre aree sottosviluppate che sono però state escluse da questo esperimento.

I dati parlano chiaro, le Opportunity Zones sono state in grado di attirare maggiori investimenti, avendo un tasso di crescita molto elevato rispetto alle “Also Ran”, per le quali invece è iniziato un trend opposto.

Un’iniziativa certamente interessante che, se porta i benefici desiderati, potrebbe essere replicata pure in Italia.

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