La città di San Francisco vieta la vendita delle sigarette elettroniche

La liberal(issima) San Francisco è sempre meno liberale. Un’ordinanza del consiglio comunale della Città californiana porrebbe ad uno stop alla vendita delle e-cig.

San Francisco: passata un’ordinanza del consiglio comunale che impone lo stop alla vendita delle e-cig e di tutti i prodotti destinati alla vaporizzazione del tabacco, sia nei negozi fisici sia negli shop online.

E’ passata, in questi giorni, un’ordinanza del consiglio comunale della città che porrebbe ad uno stop alla vendita delle e-cig e di tutti i prodotti destinati alla vaporizzazione del tabacco, sia nei negozi fisici sia negli shop online.

Questo provvedimento, che colpisce anche la vendita del tabacco aromatizzato, non colpirà chi è già in possesso dei suddetti articoli e perderà valore nel caso in cui la Food and Drug Administration (l’agenzia federale per la Salute) ne autorizzerà la vendita.

Prima che l’ordinanza entri ufficialmente in vigore, tra sette mesi, manca ancora la firma, entro otto giorni, del sindaco della città la democratica (si avete letto, bene “democratica”) London Breed, che si è già dichiarata a favore dell’ordinanza.

C’è ancora molto che non sappiamo in termini di impatto sulla salute.

ha detto la Breed riferendosi a questi prodotti

Quello di cui siamo però consapevoli è che le aziende del settore prendono di mira i nostri figli con le loro pubblicità e noi dobbiamo evitare che una nuova generazione di bambini a San Francisco diventi dipendente dalla nicotina.

Il provvedimento sarebbe stato motivato dal crescente utilizzo delle sigarette elettroniche da parte degli adolescenti. Secondo le stime ufficiali, i teenager a fare uso di e-cig, nel 2018, sarebbero stati 4,9 milioni, un aumento di 1,5 milioni rispetto al 2017.

Negli scorsi mesi San Francisco, insieme a New York Chicago (altre due roccaforti liberal), aveva criticato la Food and Drug Administration per non aver preso provvedimenti contro la vendita delle sigarette elettroniche, senza un adeguato studio circa l’impatto che queste potrebbero avere sulla salute.

Sono un prodotto che, per legge, non dovrebbe essere sul mercato senza una revisione della Fda. La Fda si è finora rifiutata di seguire la legge e così il vaping è diventato un’epidemia

hanno spiegato le autorità della città.

Visto che il governo federale non si muove, San Francisco agisce.

Immediata la reazione di Juul, la società produttrice delle e-cig, che ha organizzato una raccolta firme finalizzata a portare al ballottaggio un’iniziativa in grado di capovolgere l’ordinanza approvata dal consiglio comunale della città.

Il divieto totale riporterà gli ex fumatori che sono passati ai vaporizzatori elettronici alla sigarette tradizionali, che sono mortali

ha spiegato uno dei portavoce della società che al posto di un divieto totale ha disposto tutta una serie di regolamentazioni quali: la scansione elettronica obbligatoria dei documenti d’identità, restrizioni sugli acquisti all’ingrosso e il rilascio di autorizzazioni municipali per i rivenditori online.

L’ordinanza è paradossale. Colpisce la sigaretta elettronica che contiene nicotina e prodotti aromatizzati e non le sigarette tradizionali che contengono sostanze cancerogene e seriamente nocive per chi le consuma (e menomale!). Inoltre, le argomentazioni portate a sostegno di questo provvedimento, quali il timore che le e-cig possano danneggiare un cervello in via di sviluppo dei teenager o possano aumentare il rischio di una futura dipendenza da altri farmaci, è totalmente infondata. Sugli effetti a lungo termine derivanti dall’uso delle sigarette elettroniche sono tutt’ora in corso studi che non hanno ancora condotto a risultati concreti.

Fa uno strano effetto sapere che San Francisco, la città  di Castro e delle battaglie di Harvey Milk per i diritti degli omosessuali, una delle città simbolo della lotta per le libertà e i diritti civili, abbia emanato per prima un’ordinanza così illiberale. Un’ordinanza che invece di responsabilizzare gli adolescenti e metterli davanti alle conseguenze delle loro scelte, preferisce imporre loro cosa consumare e cosa no, senza nessun criterio o logica.

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