Donald Trump conferisce la Medaglia per la libertà ad Arthur Laffer

Lo scorso Mercoledì, alla Casa Bianca, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha conferito la Medaglia presidenziale della Libertà all’economista Arthur Laffer. 

Arthur Laffer, nato a Yongstown, in Ohio, nel 1940, è tutt’ora un punto di riferimento per i conservatori oltreoceano, siano essi politici, intellettuali, attivisti o semplici simpatizzanti. Attualmente vive a Nashville, in Tennessee, stato dove non vi sono imposte statali sul reddito e dove dirige la Laffer Associates.

Il suo nome è legato alla famosa Curva di Laffer. Allora era il 1974, quando al ristorante Two Continental di Washington, l’economista stava criticando aspramente l’innalzamento della pressione fiscale da parte dell’ allora presidente Gerald Ford  davanti a due dei suoi più importanti funzionari, che sarebbero stati poi destinati a diventare due mostri sacri all’interno del Partito Repubblicano. 

Stiamo parlando di Dick Cheney, allora Segretario della Difesa durante la presidenza di George H. W. Bush e, poi, Vicepresidente durante l’amministrazione di George W. Bush; e di Donald Rumsfeld che l’anno dopo sarebbe diventato Segretario della Difesa, carica che ricoprirà anche sotto l’amministrazione di George W. Bush.

Per far capire il suo ragionamento ai due, Laffer prese un tovagliolo e con una penna scarabocchiò un grafico con una curva. Questa curva metteva in relazione l’aliquota d’imposta (riportata sull’asse delle ascisse) e il gettito fiscale (riportato sull’asse delle ordinate). Con questo grafico Laffer dimostrò che avvicinare troppo l’aliquota d’imposta al 100% ha lo stesso medesimo effetto di avvicinarla troppo allo 0%. Per una semplice ragione: una pressione fiscale troppo alta induce il cittadino a smettere di spendere o investire e genera fenomeni quali evasione, elusione e sottrazione. Da ciò si può dedurre che solo un taglio delle imposte fino al raggiungimento di un’aliquota di equilibrio porta a massimizzare il gettito.

Quel tovagliolo, oggi gelosamente custodito nel Museo di Storia americana di Washington, sarebbe diventato la “musa ispiratrice” della “Reaganomics”, la celebre politica economica del presidente Ronald Reagan che nei primi anni ’80 portò l’aliquota d’imposta massima dal 70% al 30%, abbassò il tasso di miseria dal 19% al 9% e incrementò le entrate statali del 60%.

Poche persone nella storia hanno rivoluzionato le teorie economiche come Arthur Laffer. Le sue idee hanno creato maggiori opportunità per gli americani.

ha affermato il presidente Trump.

Laffer e Trump: critiche ma anche collaborazione

D’altra parte Laffer non ha mai mancato di elargire critiche alla politica economica del presidente. In particolare si è detto più volte in disaccordo con i dazi e le guerre commerciali definendoli dei killer che uccidono le aziende che si vorrebbero invece proteggere e l’economia.

Tuttavia il rapporto tra i due è stato, fin dalla corsa per la Casa Bianca, di stretta collaborazione. Proprio durante la campagna di Trump, Laffer ha messo a punto quelle che sarebbero poi diventate le politiche fiscali del fututo Presidente: il tutto è stato raccolto in un libro dal titolo “Trumponomics: Inside the America First Plan to Revive Our Economy”.

Ovviamente, una simile onorificenza avrà fatto storcere il naso in casa Dem, dove oramai si era fatta l’abitudine ai nani e alle ballerine made in Hollywood che hanno ricevuto questa onorificenza durante le amministrazioni Obama. Già dagli anni ’80, dalle parti dell’asinello, le politiche fiscali proposte da Laffer erano state etichettate come inique e irresponsabili, finalizzate ad avvantaggiare i ricchi e a svantaggiare i poveri.

Ci dispiace per le varie Alexandria Ocasio-Cortez, Elizabeth WarrenKamala Harris. Così come siamo dispiaciuti per i vari Bernie Sanders, Joe BidenPeter Buttigieg. Così come siamo seriamente dispiaciuti per tutti quei tifosi della pressione fiscale, dell’innalzamento delle tasse e della “redistribuzione della ricchezza” che in questi giorni dovranno bere da un calice molto amaro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...