America, Cina, Foxconn… e il Wisconsin

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti è cosa nota e il recente annuncio di nuovi dazi da parte di Trump su prodotti cinesi, potrebbe colpire anche Apple e l’azienda di componenti elettrici Foxconn, partner manifatturiero della società di Cupertino.

Buona parte della lavorazione manifatturiera fatta da Foxconn per Apple avviene in Cina, dove sono presenti circa 12 stabilimenti in 9 Città e qualora le misure protezionistiche di Trump dovessero entrare in vigore, sarà necessario spostare la produzione in altri mercati.

Secondo Young Liu responsabile della sezione dei semiconduttori, questo non sarà un problema, in quanto, visto e considerato l’output aziendale al di fuori del mercato cinese, l’azienda è in grado di poter soddisfare le esigenze di Apple (che rappresenta il 50% del fatturato di Foxconn) per il mercato statunitense.

Non solamente svantaggi quindi…

Probabilmente i nuovi siti produttivi sorgeranno in India, nazione nella quale l’azienda Taiwanese sta investendo molto. I dazi potrebbero inoltre rappresentare un vantaggio per Apple, considerando che gli smartphone Android sono fortemente legati al mercato cinese e non hanno una presenza nel resto del mondo forte come quella di Foxconn.

Anche lo stato americano del Wisconsin potrebbe beneficiare di queste misure protezionistiche, l’azienda fondata da Terry Gou potrebbe spostare parte della produzione nei siti produttivi già presenti nel MidWest.

Non è ancora chiaro se nello stabilimento di Mount Pleasant (Wisconsin) ci sarà l’assemblaggio per prodotti Apple o se l’investimento fatto andrà a sviluppare altri rampi dell’impresa come ad esempio il comparto LCD o un impianto di ricerca e sviluppo.

Sembrerebbe che dopo un incontro tra Terry Gou e Trump l’azienda sia orientata alla produzione di schermi LCD, questo però comporterebbe dei cambiamenti nell’accordo tra la società e lo stato del Wisconsin.

Quanto concordato tra l’amministrazione locale e il colosso Taiwanese nel 2017, prevedeva l’assunzione di 13.000 lavoratori, 3 miliardi in crediti d’imposta di cui 1,35 mld di sgravi fiscali per gli investimenti nello stabilimento di Mount Pleasant. I lavori dovrebbero terminare l’anno prossimo.

Qualora questo spostamento si dovesse verificare, sarebbe un colpo durissimo per Pechino che probabilmente starà già preparando una contromossa.

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