Kushner in Medio Oriente, un focus sul piano di pace USA. Tappe in Marocco, Giordania e Israele

Jared Kushner, genero e consigliere del presidente Donald Trump, è partito per il Medio Oriente. Kushner è a capo del ‘Peace team’ statunitense, al lavoro su un piano di pace tra israeliani e palestinesi.

Kushner è atterrato il 28 maggio in Marocco, dove ha incontrato le autorità locali; il 29 maggio era in Giordania, dove ha parlato con il re Abdullah della partecipazione del suo Paese alla conferenza nel Bahrein del prossimo mese, durante la quale gli Stati Uniti presenteranno la parte economica del loro piano di Pace.

I palestinesi stanno infatti cercando di convincere i giordani a boicottare la conferenza, alla quale saranno assenti Russia e Cina.

Oggi, giovedì 30 maggio, Kushner sarà in Israele; previsto un incontro con il primo ministro Benjamin Netanyahu, alle prese con una crisi all’interno della sua coalizione che potrebbe portare a nuove elezioni. Netanyahu deve formare un nuovo governo entro mercoledì, per evitare il ritorno alle urne; nel corso del fine settimana, Trump aveva twittato a sostegno degli sforzi di Netanyahu per dare vita ad un governo.

Secondo quanto appreso nelle settimane scorse dai media statunitensi, il Piano di Pace per il Medio Oriente dell’amministrazione Trump promette miglioramenti pratici nella vita dei palestinesi, ma non prevede la creazione di uno Stato palestinese indipendente; al posto della sovranità, l’amministrazione Trump prometterebbe però una certa autonomia.

Il piano di pace degli Usa per Israele e la Palestina: superare il concetto dei “due Stati”

Le anticipazioni del piano di pace per il Medio Oriente – esposte in un intervento al Washington Institute for Near East policy – di Jared Kushner prevedono infatti Gerusalemme come capitale di Israele ed il superamento del concetto dei «due Stati». Tali posizioni verrebbero fatte digerire ai palestinesi con iniziative che agevolino lo sviluppo economico dei loro territori.

Kushner dovrebbe svelarei dettagli dell piano all’inizio di giugno, alla fine del mese del Ramadan, ma nel frattemo ha lasciato trapelare alcune indicazioni.

Spero che entrambe le parti lo esaminino attentamente prima di fare qualsiasi passo unilaterale.

Ma ciò che allarma di più i palestinesi è il fatto che Kushner abbia evocato un piano che però non dovrebbe prevedere la ben nota a tutti soluzione dei «due Stati», la “pietra angolare” rimasta al centro di tutti i negoziati, che finora soto tutti falliti, oltre al riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele, già dichiarato unilateralmente da Trump, che farà sicuramente parte dell’accordo finale. I palestinesi, invece, pretendono un proprio Stato indipendente, che si comprenderebbe sia la Cisgiordania che la striscia di Gaza, con Gerusalemme-Est come capitale.

Due sono le componenti principali: una politica, che affronta questioni come lo status di Gerusalemme, e una economica, che mira ad aiutare i palestinesi, rafforzando la loro economia. 

Quello di Kushner è un piano in cui anche gli israeliani sarebbero chiamati a fare dei compromessi – non meglio precisati – e che, al contempo, dovrebbe essere accettabile per i palestinesi. Il problema che vviamente si pone è quello se i dirigenti palestinesi avranno il coraggio di accettare per migliorare veramente la vita del proprio popolo. Pare invece che le autorità palestinesi preferiscano attaccare un piano prima di conoscerlo, invece che sedersi attorno ad un tavolo.

La leadership palestinese ha infatti detto di non riconoscere la mediazione dell’amministrazione Trump dopo le varie mosse a favore di Israele: lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, il taglio degli aiuti ai territori e la chiusura dell’ufficio di rappresentanza dell’OLP a Washington. 

Kushner, che è ebreo, non gode della fiducia dei palestinesi per i suoi legami famigliari con Netanyahu. Ma lui si dice convinto di potercela fare:

Quando lavorate per un presidente, fate del vostro meglio ma potete deluderlo. Mentre quando lavorare per vostro suocero, non potete deluderlo.

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