Trump sta de-liberalizzando la Corte d’appello Federale più liberale d’America, il IX Circuito!

Sul Washington Examiner è apparso un articolo molto interessante in merito, alla progressiva nomina da parte del Senato, dei candidati Giudici delle Corti di primo livello e di quelle d’Appello, scelti dal Presidente.

Tale nomine, hanno lo scopo di orientare in senso conservatore, il sistema giudiziario, così come le nomine dei presidenti democratici hanno orientato in senso liberale le Corti. Ora si è arrivati al punto di intaccare anche il IX Circuito, la Corte d’Appello federale più liberale degli USA.

La 9° Corte d’Appello del Circuito degli Stati Uniti è sulla buona strada per avere in futuro 13 rappresentanti repubblicani tra i suoi 29 giudici a tempo pieno, quando il Senato confermerà l’ultimo candidato di Trump al tribunale di San Francisco. Con 16 giudici scelti dai presidenti democratici, il 9° circuito ora sta per raggiungere, dopo oltre due decenni un equilibrio ideologico tra liberali e conservatori.

Quando Trump è entrato in carica nel gennaio 2017, 18 giudici del 9° Circuito erano stati nominati dai presidenti democratici e sette da repubblicani. Trump aveva ereditato quattro posti liberi per la corte d’appello federale.

Il ritiro del giudice Alex Kozinski nel 2017 in seguito alle accuse di molestie sessuali, e l’inaspettata morte nel 2018 del giudice Stephen Reinhardt, considerato il “leone liberale” del 9 ° Circuito, ha creato due posti vacanti aggiuntivi da riempire per Trump e il totale di posti vacanti ha raggiunto il n. di 6.

Ora, dopo più di due anni dall’inizio della presidenza, Trump ha scelto quindi sei giudici presso la corte di San Francisco, che ricordiamo è la più grande corte d’appello federale del Paese ed è anche la più liberale. Il Senato fino ad ora ha confermato due di questi candidati (Kenneth Lee e Daniel Collins) questo mese, e il Comitato giudiziario del Senato ha tenuto un’audizione di conferma mercoledì 22 maggio, per un altro candidato per il 9° circuito, Daniel Bress.

Quindi allo stato attuale vi sono:

  • 16 giudici liberal
  • 9 giudici conservatori
  • 1 giudice in attesa di essere nominato e 3 in previsione nei prossimi mesi

Nel corso dei loro otto anni in carica, i presidenti George W. Bush e Barack Obama avevano scelto sette giudici per il nono circuito.

Gli stati, gli individui e le organizzazioni che cercano di contrastare le politiche di Trump hanno trovato un alleato per le loro sfide legali nel 9° Circuito, che ha riesaminato e successivamente bocciato un certo numero di iniziative del presidente.

Una recente analisi ha mostrato che il 9° Circuito ha deliberato contro l’amministrazione Trump 29 volte, più di ogni altro tribunale federale d’appello del paese.

Nel 2017, il tribunale di San Francisco ha invalidato il divieto di viaggio di Trump, che aveva imposto restrizioni di viaggio negli Stati Uniti da cinque paesi a maggioranza musulmana, e l’anno scorso ha bloccato l’amministrazione Trump dal ritiro del programma di Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA). Creato da Obama nel 2012, il DACA aveva lo scopo di proteggere gli immigrati portati illegalmente negli Stati Uniti da bambini dalla minaccia della deportazione.

La Corte Suprema, tuttavia, ha annullato la sentenza del 9° Circuito nel caso del divieto di viaggio nel giugno del 2018 e ha confermato l’ordine del presidente.

La serie di sconfitte di Trump subite a causa del nono circuito, lo ha spinto a definire la corte “una grossa spina nel fianco” e “un disastro completo e totale”.

Pertanto l’immissione di giudici conservatori nel IX Circuito, potrebbe rivelarsi vantaggioso per l’amministrazione Trump, in particolare per quanto riguarda le sfide legali legate al muro del presidente lungo il confine USA-Messico e alle nuove politiche di asilo che si fanno strada attraverso le corti inferiori.

Le nomine dei giudici, hanno un impatto mediatico inferiore al Russiagate e al Muro sul Messico, ma sono strategicamente importantissime, soprattutto per contrastare gli attacchi dei liberal al II emendamento e a eventuali modifiche costituzionali (esempio: l’abolizione del collegio elettorale), nonchè per portare avanti, come scritto in precedenza, le politiche di riforma dell’Immigrazione.

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