Kennebunkport, Maine: l’ancora di salvezza di George H.W. Bush

A un orecchio inesperto Kennebunkport potrebbe non dire molto. Questo caratteristico villaggio perso lunga la frastagliata costa del Maine, però, è stato per oltre cent’anni il luogo di vacanza di uno dei clan politici americani più amati – e non meno discussi: i Bush.

In particolare questa cittadina lega il proprio nome con quello del Presidente George H.W. Bush, che qui acquistò, durante i suoi anni da vice presidente, un grande spiazzo di terra, precedentemente sempre di proprietà della sua famiglia, ma dal lato Walker. Quella proprietà ancora oggi mantiene il nome della famiglia che, a fine ‘800, la acquistò: Walker’s Point.

Nel corso degli ultimi decenni è stata poi ampliata con numerosi “cottage”, di proprietà dei figli – George W., Jeb, Neil ma anche Marvin e Doro – tutti costruiti secondo il caratteristico e identificabile stile New England. Una terra che, in particolare per George Bush padre, era sinonimo di “casa” quando era lontano dalla sua vera casa: il Texas.

In New England infatti frequentò la scuola – dapprima Andover e poi Yale -, definendo una parte importante tanto quanto predominante del suo carattere. Il tutto prima di trasferirsi nel Lone Star State, in quello che negli anni ’40 e ’50 era l’esotico e affascinante stato dei nuovi petrolieri americani.

La sua famiglia, fin da quando era ancora un bambino, iniziò a chiamarlo “Poppy”. Un nomignolo particolarmente indicativo del suo carattere socievolmente aperto, alla mano, colloquiale con chiunque. Una qualità che anni dopo venne riscontrata, perfino in misura maggiore, anche in suo figlio W.

Quando era a Kennebunkport, Poppy si riuniva alla piacevolezza della lenta vita di un piccolo villaggio che si affaccia sull’Oceano Atlantico. Chiunque lo conosceva e in molti hanno ancora oggi ricordi di lui, perfino da presidente, che si fermava a parlare con perfetti estranei, chiedendo loro come stavano o se il soggiorno in zona era di loro gradimento.

Scusate, vi posso chiedere un favore?

avrebbe chiesto George H. Bush – da presidente – a un vicino gruppetto di golfisti, proprio mentre stava affrontando una delle sue sempre veloci e incalzanti partite sul green.

Il gruppo, un po’ stupito e incuriosito, avrebbe immediatamente risposto di sì.

Vi dispiacerebbe fare una foto insieme?

avrebbe continuato Poppy.

Un ricordo di quella partita, di quella nuova, fortunata giornata nella terra del suo cuore.

Così il gruppo, incalzato dal presidente stesso, avrebbe fatto una foto in sua compagnia.

Altre volte ancora, durante la messa nella vicina chiesa di St. Ann, oppure durante una passeggiata in città a prendere un gelato o della pizza, avrebbe invitato perfetti sconosciuti, dopo una breve chiacchierata, a Walker’s Point.

Perché non venite su a casa per cena?

avrebbe chiesto, onestamente interessato.

E’ una questione di carattere. Il carattere definisce le persone, rendendole ciò che sono. George Bush era così amato dagli americani perché, fino agli ultimi giorni della sua vita, e durante la sua ultima estate trascorsa a Kennebunkport, non smise mai di credere che l’America è resa grande da tanti, piccoli gesti. Tanti, piccoli fuochi di umanità.

Come Ken Raynor ha ricordato, collega golfista e suo amico di lunga data, per George Bush “era facile dire ‘sì’ tanto quanto dire ‘no’.”

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L’ex-presidente George H. W. Bush nella sua villa estiva

 

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