Nuova battaglia Dem per favorire l’inquinamento

Quando i 55 delegati alla scrittura della costituzione americana si riunirono a Philadelphia nel 1787, una delle loro principali preoccupazioni fu la costante tendenza tra i vari stati americani di tassare o indebolire i propri vicini.

L’allora stato di New York si divertiva molto a mettere imposte sui cavoli del New Jersey e la legna del Connecticut oltre ovviamente ai dazi portuali che venivano applicati alla foce del fiume Hudson. Nel 1824 la corte suprema degli Stati Uniti annullò una legge promossa dal suddetto stato che garantiva un esclusivo diritto di navigazione ai battelli a vapore locali all’interno delle acque statali.

195 anni dopo la musica è sempre la stessa, il Governatore Cuomo (D-NY) vorrebbe abusare del “Federal Clean Water Act” per impedire la costruzione di un gasdotto che consentirebbe di avere una fonte di energia stabile e poco costosa non solo nell’area da lui amministrata ma anche nella zona orientale del New England.

L’industria petrolifera e gasifera usa la tecnica del fracking dal 1866, grazie alle nuove tecnologie si riescono ad estrarre questi materiali in aree che erano considerate economicamente poco vantaggiose permettendo alla Pennsylvania di diventare il secondo per produzione di gas naturale dietro al Texas.

Il problema però è che molto del gas estratto non arriva alla zona più bisognosa, New York City dove l’olio combustibile è la terza fonte più diffusa sia per la produzione dell’energia sia per il riscaldamento delle abitazioni, rappresentando però più del 30% del fabbisogno energetico statale. Bisogna anche considerare che l’olio combustibile procede il 38% di CO2 in più rispetto al gas e ovviamente è molto più inquinante se si considera il particolato prodotto durante la combustione.

Mentre Cuomo continua a fare quello che i grillini fanno da noi, l’effetto che le sue decisioni producono è controproducente per l’intero paese in quanto incentiva l’importazione di Gas Naturale Liquefatto (LNG) dalla Russia e dal Trinidad e Tobago.

A questo si aggiunge anche il divieto totale al fracking nello stato della Grande Mela che crea quindi una scarsità di gas che deve essere per forza essere colmata.

L’amministrazione Trump ha preso nota degli sforzi che solo ed esclusivamente una parte politica americana sta facendo per fermare gli oleodotti e i gasdotti in tutta la nazione (vedi il caso Keystone XL), decidendo di rispondere con ordini esecutivi per rimuovere gli impedimenti normativi, costruire più velocemente le infrastrutture per la distribuzione energetica e consentire il trasporto di LNG su rotaia.

Quando si pongono dei limiti alle forniture energetiche i prezzi sono ovviamente più alti, in Pennsylvania il costo dell‘elettricità è 10,13$ per Kilowattora mentre a New York è 14,74$, questo ovviamente ha un forte impatto sull’economia regionale già martoriata da una forte emigrazione, basti pensare che “The US Census Bureau” ha stimato che 167.000 persone hanno abbandonato il New York e 27.000 il New England nel solo 2018. A tutto questo bisogna aggiungere che a causa delle alte tasse e dei ricchi in fuga, lo stato di New York ha perso all’incirca 2,3 miliardi di entrate fiscali.

Qualora si dovesse decidere di approvare la costruzione del gasdotto si aumenterebbe l’offerta di gas naturale americano, riducendo le importazioni russe e si potrebbero sostituire i vecchi impianti ad olio combustibile.

Scene simili le vediamo in casa nostra quando in grillini hanno cercato di ostacolare il progetto della TAP, ricordatevelo quando i media cercano di dipingervi i “democrats” come competenti, in realtà sono solo dei Toninelli che parlano inglese.

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