La resa dei conti tra gli Stati Uniti e l’Iran

Massima pressione sul regime iraniano. Questo è l’obbiettivo dell’amministrazione americana sullo stop al petrolio iraniano, le cui esenzioni per l’importazione a 8 stati (tra cui l’Italia) sono scadute il lo scorso 2 maggio.

Non concederemo eccezioni. Arriveremo a zero… su tutta la linea.

così ha detto Mike Pompeo, il 22 Aprile, a dieci giorni dalla scadenza.

Una decisione di grande importanza quella di aumentare le sanzioni al regime degli ayatollah, dopo l’uscita dall’accordo JCPOA, la ripresa delle sanzioni e l’aggiunta delle Guardie Rivoluzionarie (IRCG, meglio conosciuti come Pasdaran) nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. In questo modo si cerca di stringere il regime verso una crisi finanziaria e ridimensionare la sua aggressività nella regione. I primi risultati si stavano già verificando, con la difficoltà nel pagare i singoli miliziani, come scritto in queste pagine.

Si spiega anche così l’interesse del presidente Trump di porre il veto sul possibile embargo per la vendita di armi all’Arabia Saudita. Al momento è un alleato vitale per la regione, nonostante sia un regime non meno repressivo di quello sciita.

Nella conferenza stampa, il Segretario di Stato ha dichiarato:

Massima pressione al regime iraniano significa massima pressione. Ecco perché gli Stati Uniti non faranno eccezione agli importatori di petrolio dall’Iran. Il mercato petrolifero è ben fornito. Siamo fiduciosi che rimarrà stabile anche lontano da quello iraniano.

Il messaggio è chiaro: chiunque importerà petrolio dall’Iran è complice del regime e incorrerà a sua volta in sanzioni. I paesi dell‘OPEC sono più che sufficienti a soddisfare la domanda.

Sicuramente azzerare totalmente le importazioni sarà difficile, visto che Cina e Turchia, clienti del petrolio iraniano, cercheranno in tutti i modi di aggirare le sanzioni.

La risposta iraniana non si è fatta attendere, con la minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz, l’unica via d’acqua dove passano le petroliere dal Golfo Persico all’Oceano Indiano. Una minaccia già usata durante la revoca dell’accordo sul nucleare e il ripristino delle sanzioni da parte di questa amministrazione.

Il Regime si è espresso con la solita propaganda anti-americana, secondo cui il presidente Trump è trascinato dalla  lobby “ formata da John Bolton, il principe Bin Salman e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, per bocca dell’ex-dimissionario ministro degli Esteri del governo di Hassan Rouhani, Mohammad Javad Zarif.

Anche in Italia i simpatizzanti dei Pasdaran parlano di decisione mossa da Israele e Arabia Saudita e alcuni si sono convinti di una futura guerra catastrofica contro l’Iran e di un regime change, quando in realtà l’obbiettivo dell’amministrazione, che sa prendere decisioni in autonomia, è il cambio di atteggiamento del regime.

Intanto ad un’altro regime terrorista, Hezbollah, viene posta una taglia su chi fornisce informazioni per quanto concerne i finanziamenti illeciti. Si sa che le milizie sciite e l’Iran usufruiscono del traffico di droga proveniente dal Sud America, in primis dal Venezuela, e si cerca una soluzione per questa fonte di denaro che viene riciclata per l’acquisto di armi da usare in Yemen e contro Israele.

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