Russiagate: i democratici ora hanno paura!

Il 3 maggio, il Capo della Commissione Giustizia al Senato, il Senatore Lindsey Graham (R) della South Carolina ha twittato chiedendosi, in merito all’attività di controspionaggio sulla campagna di Trump nel 2016, che cosa spessero su questa vicenda il Presidente Obama, Susan Rice e gli altri.

Nel Tweet c’era il link a un articolo scritto da Kimberly A. Strassel, sul Wall Street Journal del 3 maggio, intitolato “For Fear of William Barr” (per paura di William Bar).

Il tweet del Senatore Lindsey Graham (R)

L’articolo della Strassel, va dritto al punto per cui i democratici, i media e i loro sostenitori hanno paura dell’Attorney General e quindi si capisce il perchè degli attacchi infamanti e oltre la decenza subiti da Barr in queste settimane e soprattutto dall’udienza di mercoledì.

E’ il cosidetto ribaltamento del tavolo.

Di seguito il bellissimo articolo “For Fear of William Barr”.

L’unica cosa più brutta di una rabbiosa Washington è una Washington paurosa. E la paura è quello che sta guidando il blitzkrieg del Procuratore Generale William Barr di questa settimana.

Il Signor Barr ha tollerato pazientemente ore di insulti da parte dei democratici nella Commissione giudiziaria del Senato nell’udienza di mercoledì. 

La sua ricompensa per la sua pazienza è stata contrassegnata da una serie di accuse per farlo a pezzi, quali l’aver trasgredito la legge, l’essere disonesto e l’ostruzione alla giustizia. 

Nancy Pelosi e William Barr

La Speaker della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, ha accusato pubblicamente il signor Barr di aver mentito al Congresso, aggiungendo che questo è “considerato un crimine”. 

Il Capo della Commissione giudiziaria della Camera, Jerrold Nadler, ha detto andrà avanti per mettere il signor Barr in ridicolo, a meno che il procuratore generale non accetti la richiesta, senza precedenti, che si sottoponga al controinterrogatorio da parte di avvocati del personale della Commissione. 

James Comey, ex-direttore del Federal Bureau of Investigation (FBI), si è lamentato che Donald Trump abbia “divorato” l’anima di Mr. Barr.

La Senatrice del Massachusetts, Elizabeth Warren, ha chiesto le dimissioni dell’Attorney General. 

Il rappresentante della California, Eric Swalwell, lo vuole vedere incriminato.

Questi attacchi non riguardano il procuratore speciale Robert Mueller, il suo rapporto o persino il dibattito surreale sulla prima lettera di Barr che riassume il rapporto di Mueller. 

Il procuratore generale ha concesso la trasparenza richiesta dai Democratici: ha rapidamente rilasciato un rapporto, leggermente redatto, che ha ritratto il Presidente in una luce negativa. 

Che cosa hanno da obiettare i Democratici allora?

Il post di Trump a tema GoT sulla fine delle indagini del Russiagate

Alcune di queste obiezioni sono frustrazioni. I democratici hanno scioccamente investito due anni di capitale politico nell’idea che il signor Mueller avrebbe dimostrato che il presidente Trump era colluso con la Russia, e il Signor Mueller li ha lasciati invece a mani vuote. 

Altre sono di carattere personale. I Democratici sono risentiti per il fatto che il signor Barr non indietreggerà o si scuserà per aver fatto il suo lavoro. Alcuni sono amareggiati per il fatto che il signor Barr si stia comportando come un vero Procuratore Generale, facendo appello contro le accuse di ostruzione alla giustizia piuttosto che sedendosi e lasciando che i democratici si divertissero con le allusioni alle ostruzioni patite dal Signor Mueller.

Ma la maggior parte delle obiezioni deriva probabilmente dalla paura. 

Il signor Barr ha fatto davvero scalpore in quell’udienza al Senato, e mentre la stampa non se ne è accorta, i democratici invece sì.

Il Procuratore Generale ha detto che aveva già assegnato del personale al Dipartimento di Giustizia per iniziare le sue indagini sulle origini dell’inchiesta Trump-Russia. Barr ha detto inoltre che la sua indagine sarebbe stata di vasta portata e che stava ottenendo dettagli dalle indagini effettuate dal Congresso, dall’indagine in corso dell’ispettore generale del dipartimento di Giustizia, Michael Horowitz, e persino dal lavoro del Signor Mueller. 

Barr ha detto che l’indagine non si concentrerà solo sulle giustificazioni usate per i mandati di sorveglianza segreti (FISA) contro i membri del team di Trump, ma riguarderebbe anche vicende avvenute mesi prima.

Ha anche detto che si concentrerà sul famigerato “dossier” inventato dalla società di ricerca di opposizione, Fusion GPS e dall’ex-spia inglese Christopher Steele, su cui l’FBI ha fatto affidamento così pesantemente nella sua indagine. 

Barr ha riconosciuto la sua preoccupazione per il fatto che il dossier stesso potrebbe essere una disinformazione russa, una possibilità che ha descritto come non “interamente speculativa”. Ha anche rivelato che il dipartimento ha “molteplici indagini su fughe di notizie criminali in corso” riguardanti la divulgazione di dettagli classificati sull’indagine Trump-Russia.

Non bisogna sottovalutare quante persone potenti, a Washington, abbiano qualcosa da perdere dall’indagine di Mr. Barr. Tra loro:

  • I precedenti e attuali capi delle forze dell’ordine e di Intelligence;
  • Il Partito Democratico, che ha pagato un cittadino straniero (Mr. Steele) per raccogliere informazioni dai russi e consegnarle poi all’FBI;
  • I Funzionari del Governo, che hanno abusato della propria posizione per colpire una campagna presidenziale;
  • Le persone responsabili delle fughe di notizie (leakers);
  • I Media.

E questi rischiano più della reputazione. Le rivelazioni potrebbero condurre a cause legali, azioni formali disciplinari, la perdita del lavoro e anche l’incriminazione penale.

Gli attacchi a Mr. Barr sono il primo e principale sforzo per costringerlo a lasciar perdere ed evitare che queste informazioni vengano alla luce, almeno fino al 2020, quando i democratici pensano di riprendersi la Casa Bianca.

Come ripiego, i democratici, con una campagna coordinata, cercano in anticipo di togliere credibilità a quanto verrà scoperto, facendo apparire William Barr come un membro fazioso dell’Amministrazione Trump davanti all’opinione pubblica.

E non è solo l’Attorney General a essere infangato da questa campagna.

Natasha Bertrand, di POLITICO, ha scritto lo scorso mese un pezzo molto critico nei confronti del rispettato Mr. Horowitz (che sta svolgendo le indagini interne per quanto concerne gli abusi dei FISA sulla Campagna di Trump).

È chiaro che l’Ispettore Generale dello U.S. Department of Justice stia facendo le domande giuste.

L’articolo di POLITICO riconosce che Mr. Horowitz sta indagando sulla credibilità di Steele e sulla veridicità del dossier, e allora cerca di difendere Mr. Steele e il suo dossier, mentre cita “fonti anonime” che deridono la qualità dell’investigazione dell’Ispettore Generale e in modo esilarante afferma poi che non è ben preparato e quindi adatto alla funzione che ricopre al Dipartimento di Giustizia.

Dobbiamo smettere di usare il processo di giustizia penale come un arma politica.

Ha detto il Signor Barr all’udienza in Senato. Questo obiettivo sembra essere la ragione per cui abbia accettato questo lavoro spiacevole. Fermare questo abuso però richiede il cmprendere come è iniziato.

L’establishment liberal, inclusi i giornalisti loro amichevoli, non lo vuole e quindi, come missione, hanno quella di distruggere il Signor Barr.

Il Procuratore Generale sembra sapere cosa stia affrontando, e rimane imperterrito. Questo è il tipo di volontà d’acciaio necessario per raddrizzare la nave del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI.

FOX News

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