Alan “Bombolo” Friedman dice che Trump propaganda l’antisemitismo nel suo Paese…

Alan Friedman, giornalista economico ed opinionista americano, assiduo frequentatore di talk show, noto per il libro inchiesta “Ammazziamo il Gattopardo” ed una biografia su Silvio Berlusconi, oltre a “parlare come Ollio” (Crozza dixit), da non ha mai sopportato l’elezione di Donald Trump. 

Un morto e tre feriti. Questo il bilancio dell’attacco alla sinagoga di Poway, nella contea di San Diego, in California del 28 Aprile.

A sparare un ragazzo di 19 anni, già arrestato. Si tratta di John Earnest, indagato anche per un incendio appiccato ad una moschea. Nella sinagoga della comunità Chabad si trovavano almeno cento persone riunite di sabato mattina per le celebrazioni della Pasqua ebraica.

Un fatto gravissimo, sconvolgente, che, nel giorno in cui si è compiuto, meriterebbe silenzio, preghiere, solidarietà, condanne… ma sopratutto ci si aspetterebbe serietà… e qui arriva il nostro protagonista.

A fornire l’occasione (inconsapevolemnte ovviamente) Enrico Letta, già presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, che commenta su Twitter, sconvolto, l’accaduto. L’ex-premier si trovava proprio a San Diego, all’Univerità della California della città, per un seminario, ed individua il responsabile nella “follia antisemita e suprematista”.

Ma ecco che gli risponde, lapidario, Alan “Bombolo” Friedman: per lui il “colpevole” non è la follia o l’estremismo… il “colpevole” è uno e uno solo… Donald Trump, “colpevole”, appunto, di propagandare l’antisemitismo.

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Il Tweet di Enrico Letta e la “risposta” di ‘Bombolo’.

C’è veramente molto poco da dire su una risposta del genere. In un giorno di strage, la serietà dovrebbe essere la prima ‘bussola morale’ di chi usa i social network, specialmente se, come “Bombolo”, hanno detto più e più volte che a Trump, Twitter, dovrebbe essere tolto. E Friedman qui non è stato serio (ad essere buoni).

Il Tweet è un attacco (qualcuno ha il coraggio di chiamarlo sfogo?) completamente gratuito al Presidente, completamente irrazionale e sprovvisto di qualunque argomento (magari, un giornalista navigato come Friedman, avrebbe potuto allegare una sua “inchiesta” che, per quanto risultasse comunque farlocca e sconclusionata, avrebbe potuto perlomeno “arricchire” un’argomentazione così ben congeniata e solida). Niente, il Nulla.

La Verità è che l’idelogia e la propaganda politica dei giornalisti liberal è ceca: un rullo compressore che schiaccia tutto, pare, di questi tempi, anche la comune decenza in occasione di fatti di sangue. E “Bombolo” si dimostra un maestro.

Trump è davvero antisemita?

La Verità è che Trump, di antisemita, non ha proprio nulla.

A “Bombolo” Friedman basterebbe consigliare di andare a farsi una chiacchierata con Jared Kushner o… che ne sappiamo… magari anche con la figlia di Trump, Ivanka? 

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Jared Kushner e Ivanka Trump

La Verità è che si cerca sempre di affiancare a Trump un aggettivo che non proprio non gli appartiene, “l’antisemita”, per quella “legge” liberal per cui lui è quello “brutto e cattivo”, che semina odio, che ce l’ha con i migranti, con le minoranze, e che quindi – per completezza – non può che essere pure antisemita! L’accusa più ridicola del secolo!

Tra l’altro, l’accusa di essere “contrario” alle minoranze non spiega però come mai, tra neri, ispanici, gialli e verdi, Trump non solo abbia avuto più consenso di altri candidati repubblicani, ma lo stia addirittura aumentando!

Il segreto di Trump per la vittoria nel 2020: gli elettori ispanici

Ma, concentrandoci sul fronte ebrei americani, “vittime”, secondo “Bombolo”, della folle propaganda antisemita di Trump, ricordiamo che Donald ha vinto dovendo gran parte del suo successo al genero Jared Kushner, un ebreo “esemplare”, che ha mosso le pedine giuste durante la campagna, amato da molte associazioni ebraiche, e che ha convertito sua figlia Ivanka. Quindi, per “Bombolo” essi avrebbero l’atisemitismo in casa, no? Anzi, l’epicentro dell’antisemitismo seduto a capotavola! Un Genio!

Inutile ribadire le tante dimostrazioni di sostegno alla comunità ebraica d’america fatte dal Presidente.

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Nei rapporti con gli ebrei “fuori” dall’America, poi, evidentemente per “Bombolo” l’antisemitismo si concretizzerebbe in un’ottimo rapporto di alleanza e di amicizia con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, la nomina di David Friedman come ambasciatore in Israele, un altro ebreo dal cursus perfetto, e aver promesso un’ambasciata a Gerusalemme e il riconoscimento del Golan, oltre all’inserimento dei Fratelli Musulmani nella lista delle organizzazioni terroristiche. Trump ha una posizione su Israele più chiara, laddove John Kerry e Obama si alienarono persino le simpatie degli ebrei più moderati e dialoganti. Insomma il classico “curriculum” del perfetto anitsemita.

Trump e il rapporto con l’estrema destra, antisemita.

Certo, non c’è da nascondersi dietro ad un dito: Trump raccolgie molto consenso tra i ranghi dell’estrema destra americana (alt-right) e, tra questi, anche il consenso degli antisemiti. Ma da qui a dire che propagandi l’antisemitismo ce ne passa!

Ma, volendo fare un gioco perverso, la “conta degli estremismi”, i repubblicani possono vantare antisemiti esattamente come, i dem, hanno non solo il consenso degli antisemiti “di sinistra”, ma anche il consenso di comunisti e socialisti – apertamente pro Maduro e le repressioni del suo governo – del moviemnto Black Lives Matters, fenomeno tenuto nascosto, che a violenza e odio contro “i bianchi” non fa certo invidia ad altri movimenti suprematisti, del #MeeToo, di movimenti estremisti musulmani, di chi appoggia le iniziative per il boicottaggio di Israele, etc etc… se facessimo il gioco di chi conta più estremismi, i democratici non ne uscirebbero bene, anzi, potrebbero battere tranquillamente i repubblicani.

Nel campo dell’antisemitismo, in America poi, il primato pare essere già saldamente in mano al partito dell’asinello. Ti ricordi, “O Bombolo”, di Rashida Tlaib e Ilhan Omar?

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Già, perchè, se sul web trovate articoli e analisi a profusione di quanto gli antisemiti abbiano simpatie per Trump e lo votino pure, una cosa sfugge a tutti questi “analisti”. Potete anche scorrere tutti i discorsi di Trump, non vi troverete una frase antisemita neanche ad inventarla; difficilmente troverete un esponente repubblicano di peso – un Ted Cruz, un Marco Rubio, un Rand Paul, un Mitt Romney – intrattenersi alle riunioni di gruppi dell’estrema destra antisemita.

I dem, invece, non solo hanno esponenti di ogni livello e grado che si recano candidamente agli incontri di gruppi di pressione per il sabotaggio di israele, ma gli eleggono pure in Parlamento! Semplicemente, fa comodo agganciare fatti di singoli individui ad un “disegno” più grande di Trump. Giudicate voi.

Insomma, quando si guarda la pagliuzza nell’occhio degli altri e non la trave che è nel proprio! Se elementi antisemiti dell’estrema destra americana si aspettano una politica anti-istraeliana o anti-sionista da Trump, rimarranno, molto, delusi. Se i liberal, all’opposto, si aspettano la repressione dell’alt-right, rimarrebbero, ancora una volta, assai delusi, perchè in America il concetto di libertà è molto più alto e largo che in Europa: la cultura alla base del I emendamento è molto più forte in USA che in Europa. Semplicemente, la repressione che vorrebbero delle opinioni, dei programmi, delle piattaforme alt-right, che a volte, possono contenere gravi invettive anti-semite, non è possibile proprio attuarla.

Certo, nemmeno i “media” buoni e giusti, come il New York Times, dovrebbe essere esente dalle condanne che i liberal rivolgono profusamente all’alt-right, ma che fanno finta di non vedere quando i “loro” media la fanno fuori dal vaso.

La Verità, ancora una volta, è che Trump, di antisemita, non ha proprio nulla.

E allora perchè “Bombolo” è costretto a giocare la carta dell’antisemitismo di Trump? semplice, perchè le gerarchie dei democratici hanno paura degli effetti sul proprio consenso del crescente antisemitismo in America, che – se non ha raggiunto i livelli che abbiamo in Europa (si guardi alla Francia, un paese non più considerato sicuro per gli ebrei) – desta comunque preoccupazione. Gli ebrei americani si stanno infatti allontanando sempre più dal partito democratico, e, una guida decisa e rassicurante come quella di Trump sui temi a loro a cuore, a fronte di un’estremizzazione di certe posizioni loro avverse sul fronte liberal-democratico, potrebbe far convergere nei prossimi anni parecchi consensi dai dem al GOP.

Ecco spiegato perchè la “carta”, sebbene farlocca, di dare la colpa a Trump di diffondere l’antisemitismo viene usata dai dem: una “carta della disperazione”, che certo non aiuta.

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