Secondo Veto di Trump. Il supporto statunitense all’Arabia Saudita in Yemen proseguirà!

E’ arrivato lo scorso Mercoledì 17 Aprile, il veto del presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro la risoluzione, approvata al Congresso, che avrebbe imposto a Washington di ritirare il proprio supporto nei confronti dell’Arabia Saudita all’interno della guerra civile in Yemen.

L’Arabia Saudita supporta il governo legittimo del presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi, contro i miliziani sciiti Huthi i quali, insieme all’Iran e ai miliziani di Hezbollah, supportano l’ex presidente Ali Abdullah Saleh. Il supporto militare statunitense nei confronti di  Riad è di carattere militare e logistico, soprattutto in termini di rifornimento aereo.

Con ogni probabilità, il Congresso non riuscirà a trovare i voti necessari per superare il veto della Casa bianca.

Questa risoluzione è un tentativo inutile e pericoloso di indebolire le mie autorità costituzionali, mettendo in pericolo la vita dei cittadini americani e dei coraggiosi membri del servizio, sia oggi che in futuro

ha affermato il presidente Donald Trump. Questo è già il secondo veto presidenziale posto contro una risoluzione approvata al Congresso. Il primo è stato quello volto a porre fine allo stato di emergenza nazionale, proclamato dal tycoon newyorkese allo scopo di reperire i fondi necessari a potenziare il muro a confine con il Messico.

Il capofila dei sostenitori della risoluzione è stato il senatore indipendente Bernie Sanders.

Tra le file dei democratici vi è il rappresentante della California Ro Khanna che si è detto deluso dal veto presidenziale. Khanna stesso ha più volte cercato di incontrare il presidente degli Stati Uniti per convincerlo a firmare la risoluzione.

Il presidente ha avuto l’opportunità di firmare una risoluzione storica dei poteri di guerra e di schierarsi con una coalizione bipartisan, inclusi i suoi alleati Rand Paul, Mark Meadows e Matt Gaetz, per fermare guerre senza fine.

Tra i sostenitori repubblicani della risoluzione vi sono, come anche sottolineato da Khanna: il senatore del Kentucky Rand Paul (che votò a favore anche della scorsa risoluzione) e il rappresentante della Florida Matt Gaetz.

Come già spiegato, l’opposizione democratica al coinvolgimento statunitense nella guerra in Yemen deriva dalla crisi umanitaria comportata dal conflitto yemenita. Un conflitto che ha portato sotto la soglia di povertà l’80% della popolazione.

L’irrigidimento di molti congressmen repubblicani nei confronti di Riad si è amplificato in seguito all’omicidio del giornalista dissidente Jamal Kashoggi. Forti perplessità sono arrivate per giunta da due stretti collaboratori di Donald Trump, come il Segretario di stato Mike Pompeo ed il Consigliere per la sicurezza nazionale John R. Bolton. D’altra parte, Donald Trump dopo aver parlato a telefono con il principe ereditario saudita  Mohammed bin Salman, ha affermato che il suo ruolo nella morte di Kashoggi non è chiaro.

Tra i sostenitori del veto presidenziale vi è, invece, il senatore del Kentucky (nonché leader della maggioranza al Senato) Mitch McConnell e il senatore della Carolina del Sud Lindsey Graham. I due senatori hanno commentato la risoluzione approvata al Congresso come un attentato nei confronti del potere costituzionale del presidente degli Stati Uniti.

I rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita sono fondamentali oggi più che mai, fondamentalmente per tre ragioni.

Innanzitutto, per il fatto che i due paesi si trovano su fronti opposti all’interno della crisi libica. Gli Stati Uniti sostengono il primo ministro Fayez al-Sarraj mentre l’Arabia Saudita ha promesso lauti finanziamenti al generale Khalifa Belqasim Haftar. In secondo luogo, l’appoggio dell’Arabia Saudita è vitale agli Stati Uniti nell’ottica di una coalizione anti-iraniana, guidata da Washington e che coinvolga anche Israele ed Egitto, oltre alle monarchie del golfo come Kwait, Qatar e Barhein. Inoltre il sostegno della corona saudita è vitale, nel progetto di un accordo di pacificazione tra Israele e Palestina portato avanti dal presidente Donald Trump e dal genero, nonché senior advisor, Jared Kushner.

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