William Barr ha ragione. Lo spionaggio sulla campagna elettorale di Trump si è verificato.

Byron York del Washington Examiner nel suo editoriale del 10 aprile, si è focalizzato sulla recente affermazione dell’Attorney General (ministro della Giustizia) William Barr, secondo la quale, durante le presidenziali del 2016, la Campagna elettorale di Trump è stata oggetto di spionaggio da parte delle agenzie governative.

Tale affermazione con pesanti implicazioni, sopratutto per l’Amministrazione Obama, ha avuto come conseguenza naturale, le reazioni scandalizzate e indignate da parte dei Democratici e di alcuni media.

Di seguito le dichiarazioni dei leader dei Democratici e dei media:

  • Il leader della minoranza del Senato Chuck Schumer ha dichiarato indignato che “Barr deve ritirare immediatamente la sua dichiarazione o produrre prove specifiche per sostenerlo. Diffondere teorie cospirative è indegno dell’Ufficio del Procuratore Generale“.
  • Barr è andato fuori dai binari“, gli ha fatto eco, la presidente della Camera Nancy Pelosi.
  • Il procuratore generale deve ritirare la sua affermazione infondata e irresponsabile“, ha detto il senatore democratico Richard Blumenthal.
  • I commentatori di Cable News hanno definito “stupefacente” la dichiarazione di Barr e sono apparsi sconcertati dal fatto che il procuratore generale avrebbe fatto una simile affermazione “senza prove“.

I democratici e i media però hanno speculato e accusato il Presidente Trump, senza alcuna prova, per 2 anni, sulla falsa collusione con la Russia al solo scopo di deligittimare e contrastare l’Amministrazione Trump, non accettando l’esito delle urne elettorali.

I democratici e il mainstream media, avrebbero dovuto chiedere, come hanno fatto con il Russia-gate, un’indagine approfondita per chiarire ogni dubbio su questo possibile caso di abuso di potere del Governo. Ma non lo hanno fatto, perchè vorrebbe dire indagare sull’Amministrazione Obama e quindi su loro stessi. Un palese caso di doppio standard.

Tornando all’editoriale di York, per lui la cosa sconcertante però, era che i dem e i media fossero sconcertati. La dichiarazione di Barr è stata accurata e supportata da fatti noti al pubblico.

Per prima cosa, Barr ha detto: “Penso che lo spionaggio si sia verificato“, ha detto al comitato per gli stanziamenti del Senato. “Ma la domanda è se ciò fosse adeguatamente fondato (e quindi legale) e non sto suggerendo che non lo sia, ma ho bisogno di scoprirlo.”

Questo è del tutto accurato. È un dato di fatto che nell’ottobre del 2016 l’FBI abbia intercettato Carter Page (in applicazione di un’autorizzazione a procedere di un tribunale segreto per poter effettuare intercettazioni telefoniche), che in precedenza era stato consigliere di politica estera a breve termine della campagna di Trump.

Tale autorizzazione a procedere (FISA) è stata pesantemente censurata quando è stata resa pubblica, ma è chiaramente focalizzata su Page e “il tentativo del governo russo di influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016”. 

Alcuni critici hanno notato che l’autorizzazione per l’intercettazione telefonica è arrivata dopo che Page ha lasciato la Campagna Elettorale di Trump. Ma l’ordine di sorveglianza ha permesso alle autorità di intercettare le comunicazioni elettroniche di Page, sia a partire dal giorno dell’ordine che a ritroso. Gli investigatori hanno potuto vedere le e-mail e i testi di Pages che risalivano ai suoi tempi nella campagna.

Quindi non vi è alcun dubbio che l’FBI abbia intercettato una figura della campagna di Trump. È un’intercettazione nell’ambito dello spionaggio? È difficile immaginare un tale comportamento, anche se approvato da un tribunale, che non sia spionaggio.

Questo da solo è sufficiente per sostenere l’affermazione di Barr. 

Ma è anche noto che l’FBI ha coinvolto almeno un informatore, un professore di nome Stefan Halper, per infiltrarsi nella campagna di Trump. 

Il New York Times ha recentemente riportato: “Agenti coinvolti nelle indagini sulla Russia hanno chiesto al signor Halper, un accademico americano che insegna in Gran Bretagna, di raccogliere informazioni su Mr. Page e George Papadopoulos, un altro consigliere di politica estera della campagna elettorale di Trump“.

Halper andò oltre Page e Papadopoulos, anche contattando e cercando informazioni da parte di un aiutante della campagna di Trump, Sam Clovis. “Non era chiaro se il signor Halper avesse la benedizione dell’FBI per contattare il signor Clovis“, ha detto il Times.

Il caso Halper è un ulteriore prova del fatto che “lo spionaggio si è verificato” sulla campagna di Trump durante le elezioni del 2016. 

Almeno nei casi di Page e Papadopoulos, la raccolta di informazioni è stata fatta da un informatore ingaggiato dall’FBI.

Per quanto riguarda la seconda parte della dichiarazione di Barr, “La domanda è se fosse adeguatamente fondata“, cioè se l’FBI avesse presentato prove sufficienti a giustificare la sorveglianza, è stata oggetto di un intenso dibattito pubblico.

Infatti, quando è stata rilasciata al pubblico l’ordinanza FISA sull’intercettazione di Page – oltre le forti obiezioni dell’FBI – è seguita un’appassionata discussione sul fatto che le motivazioni per autorizzare le intercettazioni fossero o meno “adeguatamente fondate”.

I repubblicani sostenevano che non era così, perché l’ordinanza era basata in parte sul dossier Steele, la raccolta di accuse non verificate redatta dalla spia britannica Christopher Steele per conto della campagna di Hillary Clinton. I democratici sostenevano invece che l’ordinanza FISA su Page era stata eseguita correttamente e quindi era giustificata. 

In ogni caso, nonostante le urla dei democratici indignati e degli analisti dei media che semplicemente non riescono a immaginare a cosa potrebbe riferirsi Barr, le parole del procuratore generale sono state dimostrate in modo inconfutabile.

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