USA-Arabia Saudita. Una mozione potrebbe far cessare le forniture americane al paese saudita

Gli Stati Uniti potrebbero essere costretti a fare marcia indietro e cessare ogni supporto, in armamenti e logistica, nei confronti dell’Arabia Saudita, per quanto riguarda la guerra civile nello Yemen.

Il conflitto, scoppiato nel 2015, vede affrontarsi due coalizioni. Quella vicina all’attuale presidente della Repubblica yemenita, Abd Rabbuh Mansur Hadi, che è sostenuta da USA, Arabia Saudita, Turchia, Francia, Regno Unito, Canada, Marocco, Egitto, Kuwait, Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi. A questa si contrappone la coalizione che sostiene l’ex presidente Ali Abdullah Saleh, che è supportata principalmente dall’Iran e dai miliziani di Hezbollah. Questo per una mozione, che dopo un ping pong molto sofferto tra Camera e Senato, è stata infine approvata giovedì scorso da entrambe le camere del Congresso.

In particolare la mozione è passata alla Camera dei Rappresentanti, a maggioranza democratica, con 247 voti favorevoli contro 176 contrari: tra i voti favorevoli vi sono anche quelli di 16 rappresentanti repubblicani. Mentre al Senato, in mano ad una maggioranza repubblicana, la mozione è passata con 54 voti favorevoli contro 46 contrari.

A raccogliere questa vittoria è stato proprio il Senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders che ha affermato:

Il voto al Senato e alla Camera chiarisce che gli Stati Uniti non continueranno a seguire la leadership dispotica e antidemocratica dell’Arabia Saudita. Gli Stati Uniti non dovrebbero essere guidati in una guerra da un regime dispotico, antidemocratico e assassino.

L’opposizione democratica sarebbe motivata, soprattutto, dalla crisi umanitaria innescatasi in Yemen dall’inizio della guerra civile, nel 2015, che avrebbe ridotto in povertà l’80% degli abitanti.

L’opposizione repubblicana è motivata dall’esigenza di rivedere l’intesa diplomatica tra Washington e Riyad. Questo in seguito all’assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, il cui mandante sarebbe (secondo molti) proprio il principe ereditario di Riyad Mohammed bin Salman.

La mozione è stata presentata ed approvata impugnando la War Power Resolution. Questa risoluzione è stata approvata nel 1973, ma di fatto quasi mai impugnata, dopo la fine della guerra in Vietnam. Essa consente al Congresso di obbligare il Presidente a richiamare l’esercito da un determinato teatro bellico.

È molto probabile che il presidente Donald Trump opporrà, per la seconda volta, il veto ad una simile risoluzione.

I rapporti diplomatici tra Washington e Riyad sono fondamentali. Si tratta di rapporti economici che si traducono in scambi di petrolio e di armi. Ma sono anche funzionali al nuovo disegno geopolitico degli Stati Uniti nel Medio Oriente. Washinghton mira, da diversi mesi, a costituire una coalizione anti-iraniana coinvolgendo, oltre ad Israele, anche le principali potenze sunnite, tra le quali Qatar, Kuwait, Emirati Arabi e appunto l’Arabia Saudita.

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