Trump alla ‘Republican Jewish Coalition’, la comunità ebraica repubblicana: occasione per fare il punto sulla situazione

Si è svolto lo scorso weekend il meeting della comunità ebraica repubblicana, occasione per fare il punto sulla situazione e sul lavoro svolto dall’amministrazione repubblicana.

Sabato scorso Donald Trump e Mike Pence, insieme ad altri protagonisti dell’amministrazione, sono intervenuti alla Republican Jewish Coalition di Las Vegas, il meeting organizzato dalla comunità ebraica vicina al GOP. E’ stata l’occasione per fare il punto della situazione di questa amministrazione.

Standing ovation quando il Presidente Trump si è avvicinato al palco, con la platea che urlava “Four more years, four more years!” – “altri quattro anni di presidenza”, visto tutto quello che sta facendo questa amministrazione per la comunità ebraica ed il paese di riferimento, Israele:

I Repubblicani credono che non dobbiamo mai ignorare il vile veleno dell’anti-semitismo.

Tra i tanti temi trattati, Trump ha parlato anche dell’accordo con la Cina e del lavoro che sta facendo la sua amministrazione:

Stiamo lavorando a un accordo commerciale con la Cina. Lo stiamo facendo molto bene.

dall’ottimismo sul fronte cinese è passato alla problematica questione mediorientale:

Gli Stati Uniti hanno riconosciuto la vera e sola capitale d’Israele e ha aperto un’ambasciata a Gerusalemme. A differenza degli altri presidenti, ho mantenuto la promessa!

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Il Presidente Trump parla alla Republican Jewish Coalition

E se alle promesse mantenute si aggiungono decisioni controcorrente che hanno creato polemiche ed inutili allarmi su possibili escalation di violenza, che alla fine non ci sono state, questa amministrazione ne esce rafforzata. A ben vedere le decisioni prese in Medio Oriente sono impopolari e per questo coraggiose, ma hanno creato confusione tra i media e l’opinione pubblica, che sono arrivate a conclusioni troppo affrettate senza analizzare bene i fatti, indipendentemente che ci fosse buona o cattiva fede nelle analisi.

Ecco l’elenco dei principali decisioni dell’amministrazione Trump:

  • L’uscita annunciata dal JCPOA (accordo sul nucleare iraniano), con gli alleati dell’UE che cercano di scavalcare le sanzioni sembra affievolirsi
  • Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale e l’apertura dell’ambasciata avrebbe infiammato il Medio Oriente con un’altra intifada. Nulla di tutto ciò è accaduto.
  • Cancellazione dei fondi all’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA), circa 350 milioni di dollari all’unica parte del mondo dove lo status di rifugiato è ereditario.
  • Superamento della linea rossa da parte di Assad, punita due volte con conseguente lancio di missili che avrebbero dovuto portare a un escalation con la Russia, che alla fine non c’è stata.
  • La liberazione di al-Raqqa, in Siria, dall’ISIS insieme agli alleati curdi e al Syrian Democratic Army, ha reso possibile anche la liberazione di Aleppo da parte dell’esercito siriano e russo.
  • Ritiro delle truppe americane dalla Siria, che non voleva dire immediato ma graduale, tenendo presente che, con alleati come sauditi e israeliani, è impossibile un disimpegno totale. Gli USA hanno una nuova base in Iraq con truppe speciali e intelligence pronte a colpire, come ha detto in un intervista Trump, pochi giorni prima di parlare allo Stato dell’Unione.
  • Avviso all’alleato turco a non interferire con l’altro alleato americano, i curdi. Secondo molti il disimpegno avrebbe consegnato i curdi nelle mani dei turchi. Le precauzioni sono state prese e una volta tramontato il Kurdistan come nazione, ora chiedono solo maggiore autonomia e riconoscono il governo di Assad.
  • Riconoscimento del Golan come territorio israeliano dopo 52 anni. Contro le proteste di tutti.

Un ringraziamento particolare gli organizzatori lo hanno dedicato a Nikki Haley, ex-ambasciatrice all’ONU, che ha difeso in maniera egregia sia Israele che le comunità ebraiche nel mondo.

Fa piacere segnalare gli applausi e la presenza al Congressman del Texas ed ex-Navy SEAL Dan Crenshaw, oggetto di scherno qualche mese fa da parte dei media liberal, perchè, così pare, i veterani per loro non valgono niente.

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L’intervento del Vice Presidente Mike Pence

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