Elezioni a Chicago: la città simbolo del fallimento dei democratici

Oggi si elegge il nuovo sindaco di Chicago. Vi risparmiamo l’analisi sui candidati, sul sindaco uscente (amico personale del presidente Barack Obama e primo capo del suo staff alla Casa Bianca), sull’affluenza e sui vari distretti elettorali della città perché tanto è una partita tutta interna al Partito Democratico.

Vorremmo invece analizzare cosa sono in grado di fare i democratici quando governano per 88 anni consecutivi (cioè dal 1931) una città. E non una città qualsiasi, ma la Città che ha portato a furor di popolo l’ex-presidente Barack Obama alla Casa Bianca, la Città simbolo del potere democratico e di quelle consuetudini di confine nell’amministrazione del potere che negli Stati Uniti sono l’eccezione, e a Chicago sono la regola.

“Quella tetra città” come diceva Saul Bellow nelle “Avventure di Augie March”, è la 3° città d’America, ha circa 2.5 milioni di abitanti e arriva addirittura a 9.5 considerando l’area metropolitana. Questo paradiso “liberal”, nel 2016 ha registrato la bellezza di 765 omicidi, un numero superiore alla somma di tutti gli omicidi di New York e Los Angeles. La città può inoltre vantare 1.106 “violent crimes” (come, ad esempio, estorsioni, stupri, omicidi, rapine ecc.) ogni 100mila abitanti, contro i 539 di New York e i 761 di Los Angeles.

Chicago è l’ città per la percentuale di popolazione che vive al di sotto del livello di povertà, esattamente il 18,7% degli abitanti. La New York di Bill de Blasio ne ha poco meno, il 18%, mentre Los Angeles 17,4% (dati del 2017, Fonte: Statista). La disparità di reddito, la famosa “forbice sociale” tra i ricchi e i poveri – tanto cara ai dem e alle sinistre di tutto il mondo – a Chicago è tra le più alte d’America: si classifica infatti 12°. Guida la classifica Atlanta, un’altra roccaforte liberal.

La “Windy City” può vantare inoltre una gestione minuziosa del denaro pubblico: ogni cittadino, infatti, ha una media di ben 36 mila euro di debito con la Città. Il debito municipale è di circa 32.5 miliardi, a fronte di circa 9 miliardi di entrate, vi sono circa 42 miliardi di uscite (Fonte: statedatalab).

In questo contesto, a dir poco “roseo”, Chicago è la città con il carico fiscale più alto tra le principali 15 città americane, considerando sia la tassazione diretta che quella indiretta.

Indubbiamente un successo… ma perché allora è importante parlare di Chicago?

Le elezioni del sindaco di Chicago sono ormai una primaria interna al partito democratico, la “macchina” (diabolica) che si ripresenta ciclicamente ogni 4 anni per ricordare a tutti chi è che comanda.

A Chicago si è formata la generazione politica democratica che ha governato gli Stati Uniti nell’ultimo decennio, e che vedeva Hillary Clinton come sua naturale prosecuzione: i suoi membri si sono fatti le ossa nei meccanismi perversi della città di Al Capone, sono passati al non meno sordido ambiente dello stato dell’Illinois, per arrivare infine (nel 2008) a Washington con l’intenzione di plasmarla a immagine della loro città. Obama è indubbiamente il prodotto di questa macchina.

Macchina che però si è inceppata una fredda e buia notte di novembre del 2016, quando il faccione sorridente e compiaciuto di un Tycoon newyorkese si affacciò su un palco colmo di bandire a stelle e strisce per prendersi la rivincita su quella macchina che l’aveva osteggiato per un anno e mezzo, senza riuscirvi. Ora questa macchina ritorna nella sua città natale, unico luogo dove possa incassare la sua netta vittoria, per ricordare a tutti i suoi nemici, “esterni” ma anche “interni” (la nuova onda socialista che solca il democratic party), chi è che comanda.

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