Manifatturiero: Con Trump +399% Posti di Lavoro in Più Rispetto ad Obama

Durante la campagna presidenziale del 2016 Trump ha continuamente promesso di rivitalizzare il manifatturiero americano facendo storcere il naso a molti esperti. Obama a giugno 2016 aveva sottolineato che i posti di lavoro nella manifattura americana sarebbero difficilmente tornati indietro. Non poteva ovviamente mancare il commento (errato) di Krugman che sostenne che nessuna politica economica avrebbe riportato questi posti di lavoro negli Stati Uniti e che il settore terziario sarà il futuro dell’economia. Recentemente però l’ U.S. Bureau of Labor Statistics ha rilasciato un report che confronta il settore manifatturiero degli ultimi 26 mesi di amministrazione Obama con i primi 26 mesi di amministrazione Trump.

Il lasso di tempo scelto dagli economisti non è casuale, in questo periodo l’economia americana risulta nella fase “matura” del ciclo (fase di prosperità). Nel caso Obama la lenta crescita economica era considerata il nuovo normale. Dal 2014 al 2016 l’occupazione nel settore privato crebbe del 4,2% e il tasso di disoccupazione toccò il 4,7%. Con Trump il settore privato ha visto una crescita del 4% degli stipendi e la disoccupazione toccare il 3,8%.

Sebbene a livello macroeconomico i numeri occupazionali siano simili, c’è un vero e proprio abisso se si considera solo ed esclusivamente il settore manifatturiero : negli ultimi 2 anni e due mesi di Obama l’occupazione è cresciuta di 96 mila unità, ovvero del 0,8%. Nei primi 26 mesi di Trump si sono creati 479.000 posti di lavoro un crescita del 3,9%.

Detto in poche parole Trump nel manifatturiero ha creato il 399% di posti di lavoro in più rispetto al miglior presidente di sempre.

Confrontando poi questi dati con l’occupazione nel settore pubblico si può facilmente notare tutto lo statalismo obamiano. Negli ultimi 26 mesi a guida democratica i posti di lavoro nella PA nel sono cresciuti dell’1,7% ovvero il 303% in più rispetto a quelli nel manifatturiero.

La musica è decisamente cambiata da quando The Donald si è insediato alla casa bianca, aumentando del 168% l’occupazione manifatturiera rispetto ai posti di lavoro della pubblica amministrazione.

Cosa c’è dietro il successo del Tycoon?

Oltre al più grande taglio di tasse della storia statunitense, che ha abbassato la corporate tax dal 35% al 21%, c’è un ordine presidenziale che impone la riduzione di 2,7 regolamentazioni per ogni nuovo fardello burocratico imposto. Un terzo aspetto certamente da non sottovalutare sono stati anche gli incentivi alle grandi multinazionali a riportare in madrepatria i profitti fatturati all’estero. Per farlo ha ridotto al 15.5% la tassa sul rimpatrio della liquidità, mentre per gli altri asset la tessa è ancora più bassa, solamente l’8%. Fino ad oggi sono stati rimpatriati circa 465 miliardi su circa 3 trilioni di valore di capitali all’estero.

Quello che ora resta da chiedersi è l’impatto elettorale che avranno questi numeri. La regione con il più alto tasso di manifatturiero è il mid-west, in particolar modo la famosa Rust Belt. In questo pezzo di terra si trovano 4 stati chiave per la vittoria delle elezioni presidenziali, Ohio, Pennsylvania, Michigan e anche un pezzo di Wisconsin. Nel 2016 Trump aveva sconvolto il mondo facendo crollare il famoso blue wall vincendo tutti e 4 i territori, ora che, stando ai dati macroeconomici, sta mantenendo la promessa i democratici dovranno elaborare un’accurata strategia per poter riconquistare un elettorato tradizionalmente loro.

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